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Non tutte le bambine ribelli giocano a calcio o vincono il Nobel

Non tutte le bambine ribelli giocano a calcio o vincono il Nobel

Di Stefania Bergo. Le bambine oggi sono incoraggiate a essere ribelli, a cimentarsi in attività ritenute maschili, confrontarsi con i loro amici o con le donne celebri della Storia. Questo rischia di essere l'ennesima imposizione di una società che ci vorrebbe in un determinato modo.

Storie della buona notte per bambine ribelli. Le donne son guerriere. 26 ribelli che hanno cambiato il mondo. Donne della Storia. Donne che lasciano il segno.
Negli ultimi anni la letteratura, il cinema e alcuni brand di giocattoli stanno viaggiando di bolina verso una nuova direzione: le bambine possono fare quello che vogliono. Contro i più radicati stereotipi femminili possono ribellarsi e cimentarsi in campi finora ritenuti maschili, diventando scienziate, cantanti, sportive, viaggiatrici. Passare alla Storia come la donna che ha vinto il Nobel, fatto il record del mondo o sfondato un arcaico portone andando contro lo status quo dell’epoca.

Io ho una bambina di nove anni e qualche giorno fa riflettevo sul fatto che possa sentirsi in dovere, per essere ribelle, di dimostrare di essere migliore dei suoi amici maschi o cimentarsi in qualcosa che sia etichettato come maschile, boicottando le attività ritenute femminili.

Una bambina di oggi è spinta a essere ribelle, così come fino a qualche tempo fa era incoraggiata ad essere composta, docile e tranquilla. Perché essere ribelle, andare contro chi vorrebbe porle dei limiti solo in virtù del suo essere femmina, è, oltre a un diritto, anche un dovere sociale. Ma spesso, essere ribelle vuol dire dover dimostrare qualcosa. Perché le bambine ribelli fanno attività finora ritenute prettamente maschili e da grandi diventano donne leggendarie con cui riempire nuovi libri di Storia. Perché le donne ribelli la Storia la cambiano proprio e con gran fragore, uscendo dall’anonimato. Le donne ribelli lasciano il segno.
Ma essere ribelli misurandosi coi coetanei o distinguersi dalla massa eccellendo in qualche campo non è a sua volta l’imposizione di una società che ci vorrebbe in un determinato modo?


Ancora una volta alla donna viene imposto qualcosa, fin da piccola. Sii ribelle. Gioca a calcio, conduci qualche battaglia o vinci il premio Nobel per la fisica. 

Leggi solo storie di donne celebri, abolisci il rosa dai tuoi vestiti. Perché è così che fanno le bambine ribelli, le adolescenti toste, le donne forti. Non si fanno dire come vivere la loro vita.
O forse sì.
Perché magari a quelle bambine il rosa piace davvero, non perché sia da femmina, o hanno una vera passione per la danza classica mentre odiano il calcio e qualsiasi altro sport competitivo oppure non sono interessate a Frida Kahlo o Rita Levi Montalcini come esempi cui assurgere ma solo per cultura generale.
Mi sono chiesta: oltre a doversi confrontare con i suoi coetanei maschi, c'è il rischio che una bambina si senta in dovere di misurarsi anche con le donne celebri della storia?

È giusto che le bambine abbiano dei modelli cui ispirarsi. Ma senza il peso della performance a tutti i costi.

È giusto che le bambine abbiano dei modelli cui ispirarsi. Soprattutto se questi modelli dimostrano che una donna può fare le stesse cose degli uomini, se lo vuole davvero, e non essere da meno, anzi, in alcuni casi decisamente migliore. Ma non necessariamente questo implica che debbano dimostrare di essere la novella Jeanne Baré e partire per il giro del mondo da sole. Il confine tra ispirarsi a un modello e sentirsi da questo schiacciate è molto sottile. Le bambine possono essere ribelli anche solo non lasciandosi condizionare nella semplice, noiosa vita di tutti i giorni, senza il peso della performance a tutti i costi. In ogni caso, non devono dimostrare nulla. Il mondo è pieno di bambine e donne ribelli di cui nessuno saprà mai l’esistenza. Perché non vinceranno alcun premio,  perché non eccelleranno in alcuna disciplina, non cambieranno da sole alcuna legge.

Quello che deve sapere, una bambina, è che può ribellarsi anche nella semplicità di un no qualunque. Non è chiamata a dimostrare ossessivamente qualcosa. 

Non si tratta di boicottare le attività ritenute femminili, si tratta di far saltare queste anacronistiche etichette, scegliendo semplicemente secondo le proprie inclinazioni. Perché essere ribelle non significa sporcarsi di fango quando si gioca o sbucciarsi le ginocchia andando sullo skateboard o mettersi in competizione con i propri coetanei. Una bambina ribelle può giocare con le bambole o vestirsi di rosa, se lo vuole. Non deve dimostrare nulla. Perché è consapevole che scegliere è un diritto senza discriminazione di genere, per lei, le sue amiche e i suoi amici. Una bambina ribelle semplicemente rifiuta etichette e imposizioni. Una bambina ribelle è consapevole che non dovrebbe esserci nulla cui ribellarsi.


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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