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Recensione: Case vuote, di Brenda Navarro

Recensione: Case vuote, di Brenda Navarro

Libri Recensione di Maria Civita D'Auria. Case vuote di Brenda Navarro (Giulio Perrone Editore). La maternità, il rapporto di coppia, la violenza domestica, la disabilità, con uno stile asciutto ed essenziale.

Tra i vari temi trattati in Case vuote di Brenda Navarro, quello della maternità è affrontato in maniera davvero insolita. Una donna non accetta di essere madre, l'altra desidera con ossessione un figlio.
Siamo in Messico, ai giorni nostri. Le due protagoniste sono donne senza nome.
La prima conduce una vita benestante e tranquilla con Frau, il marito, un uomo molto calmo e noioso; c’è un figlio, Daniel, che ha tre anni. A costoro si aggiunge Nagore, di Barcellona. È la figlia della sorella di Frau, morta ammazzata dal marito. Frau ha fatto di tutto per averla in affidamento, prima che Daniel nascesse, lunghe pratiche – a Barcellona –  per accoglierla in famiglia.
L'altra donna, invece, convive con Raphel, un compagno violento che la picchia e che lei mantiene con il suo lavoro di pasticcera. A casa prepara dolci che poi vende a privati e nei negozi. Desidera un figlio che Raphel non ha intenzione di darle, tanto che lei si riduce a rapirlo in un parco. È qui che avviene questo dramma.

La madre di Daniel aspetta un messaggi da Vladimir, l’amante che l’ha abbandonata. Distratta al telefono, la seconda donna ne approfitta. Prende il bambino e fugge in taxi.

Daniel è scomparso, ma è rimasto nel piatto di zuppa lasciato sul tavolo prima di uscire, nei vestiti infilati nella cesta dei panni sporchi, nei soldatini sparpagliati sul pavimento. Nel letto sfatto. Daniel continua a essere presente nello scricchiolio delle mattonelle che non accolgono più i suoi passi, in ogni angolo della sua casa vuota.
Brenda Navarro, Case vuote
La madre prova un grande dolore anche perché si sente terribilmente in colpa per la scomparsa del figlio. Il marito, non di grande aiuto, non fa altro che ripeterle che doveva stare più attenta.
Così lei si sente una madre che non doveva essere madre. Alcune non nascono per essere buone madri che anzi, è il peggior capriccio che possa venire in mente a una donna.
Brenda Navarro, Case vuote
Inizia a odiare Nagore che non riconosce come figlia, finché un giorno le dice: «Perché non sei scomparsa tu?» Una frase che mi ha colpita molto, perché mostra il lato debole di una donna fragile, insicura,un po' cinica. Anche se biologicamente Nagore non è sua figlia, le è pur sempre stata affidata, come spesso le ricorda il marito.

Se in una casa si sente l'assenza di Daniel, un'altra accoglie un bambino tanto desiderato. Quando la seconda protagonista si rende conto che il bambino è autistico, si pente della scelta fatta. 

Il bambino urla, tira calci, è difficile interagire con lui. Raphel, stanco, minaccia di andarsene. Solo alla fine del libro vi sarà un colpo di scena.
Case vuote di Brenda Navarro affronta molti temi legati al mondo della donna: la maternità, il rapporto di coppia, la violenza domestica, la disabilità. E tutto questo è scritto con uno stile asciutto ed essenziale. Anche se molto triste, ha il merito di incollare il lettore dalla prima all'ultima pagina. Non ho figli ma questo romanzo mi ha coinvolta nel dolore che una madre a volte può provare nell'essere tale, parlandone senza alcuna ipocrisia.

Case vuote di Brenda Navarro

Case vuote

di Brenda Navarro
Giulio Perrone editore
Narrativa
ISBN 978-8860045133
Cartaceo 15,00€

Sinossi 

Messico. Un normale pomeriggio al parco, i bambini che si rincorrono tra le altalene e lo scivolo, le madri che si concedono qualche chiacchiera e li sorvegliano con lo sguardo. In quel parco c'è anche Daniel, c'è un momento prima e quello dopo non c'è più. A nulla serve urlare il suo nome, interrogare ogni angolo. Daniel è sparito ma è rimasto nel piatto di zuppa lasciato sul tavolo prima di uscire, nei vestiti infilati nella cesta dei panni sporchi, nei soldatini sparpagliati sul pavimento. Nel letto sfatto. Daniel continua a essere presente nello scricchiolare delle mattonelle che non accolgono più i suoi passi, in ogni angolo della sua casa vuota dove su madre non la smette di maledirsi, una madre che madre non si è sentita mai, né quando Daniel c'era né, soprattutto, quando si è perso chissà dove. Ci sono donne, si dice, che non sono buone a fare le madri e a quelle donne, a quelle come lei, dovrebbero impedire di mettere al mondo dei figli. Se una casa rimbomba di un'assenza, un'altra accoglie quel bambino estraneo nel gesto estremo di una donna che non lo ha messo al mondo ma fa di tutto per fargli da madre. Brenda Navarro costruisce un romanzo scomodo, che erode ogni ipocrisia e canone sociale su un tema ostaggio spesso di una retorica a buon mercato. Lascia parlare due donne che nella maternità, non desiderata da una parte o inseguita a tutti i costi dall'altra, ci conducono nel mistero più fitto dell'essere donna.

Maria Civita D'Auria

Maria Civita D'Auria
Ho frequentato i corsi di archeologia, storia dell'arte e scrittura creativa presso l'università popolare eretina e ho collaborato come giornalista esterna per la rivista NOIDONNE, MINERVA, EPOCA. Ho vinto diverse edizioni dei concorsi letterari della Montegrappaedizioni e sono arrivata finalista con il racconto di “Gianna e Nicoletta” alla terza edizione del concorso letterario RacconTIAMO della Valletta edizioni.
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