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  • Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni
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Natura morta, di Andrea Giorgi: incipit

Natura morta, di Andrea Giorgi: incipit

Incipit #184 Natura morta di Andrea Giorgi (Booksprint Edizioni): un’inquietante e misteriosa serie di omicidi, un giovane pittore in piena crisi creativa che trova l'ispirazione in oscure apparizioni.



Natura morta

di Andrea Giorgi
Booksprint Edizioni
Noir | Thriller psicologico
ISBN 978-8824938549
Ebook 3,49€
Cartaceo 16,90€



Il suo era più un hobby a tempo perso, un continuo cercare la fama con sforzi inutili.
Correva dietro al successo mettendogli del sale sulla coda, come quando da piccolo gli dicevano che mettendo del sale sulla coda dei passerotti non sarebbero più volati.
Ovviamente era inutile.
Trappole immaginarie per cercare di ingabbiare qualcosa di evanescente.
Erano anni che ci provava, anni che impastava le mani in quel gesso che amava modellare. Anni che sporcava i suoi abiti senza lasciare nessun segno della sua arte.
L’unico segno che avesse mai lasciato erano le macchie sui suoi vestiti.
Ormai indelebili restavano lì a ricordargli tutto il tempo chi fosse.
Chi era?
Un’artista?
No.
Forse solo un inutile macchia sporca troppo dura da lavare, troppo piccola per lasciare un segno.

Arold era un tipo affascinante, di origine italiana, del Sud, cresciuto a Londra.
Molto scuro di carnagione, capelli castani, corti, o meglio, sempre rasati. Ultimamente però gli cadevano sugli occhi.
Quasi non ci vedeva più e ogni tanto, sbuffando aria all’insù, li spostava, per riprendere possesso del campo visivo.
Non aveva curato più se stesso e questo gli dava un aspetto sciatto e poco pulito.
Barba tendente al rossiccio, di solito portata incolta, ma pulita e adesso anch’essa un po’ troppo lunga che, arricciandosi sulle guance, ricordava Enrico Beruschi quando faceva le facce da scemo.
Aveva labbra molto sottili che, per via di quei baffi lunghi, tendevano a sparire e mordersi i baffi fino a staccarli con i denti era diventato un ottimo passatempo.
Circa un metro e settantotto di altezza, un ragazzotto robusto e con belle gambe muscolose, quasi da sportivo.
Spalle larghe, il suo corpo non era definito ma non aveva tracce di massa grassa.
Beh, direi massiccio, nonostante non avesse mai praticato sport in trentadue anni ...

Ah sì, aveva 32 anni!

Il massimo sforzo che riusciva a fare era alzare un pennello o un libro, anche se non certo per leggerlo: due righe e qualche introduzione era tutto ciò che riusciva a seguire.
Però per alzare l’abat-jour i libri erano perfetti.
La sua libreria era fornitissima e di alto livello, per fare bella figura nel caso fosse andato da lui qualcuno di importante.
Capite da soli che ormai quei libri erano ricoperti di polvere.
Nessun ospite, quindi nessun motivo di spolverarli.
Si era sempre ripromesso che un giorno avrebbe cominciato a leggere ma quel giorno non era ancora arrivato.
Aveva gli occhi molto chiari, di un verde acqua che, incastonati in questa cornice scura, davano luce al suo viso.
Si vedevano anche al buio, a volte sembravano finti, chiarissimi, con un contorno netto, verde scuro. Quasi portasse delle lenti a contatto, ne andava fiero, lo avevano sempre aiutato nelle sue piccole conquiste.
Era piuttosto villoso: gambe, petto, braccia e mani e spalle dove, anche se non amava curarsi del suo aspetto, puntualmente si depilava. La paura di diventare uno yeti lo perseguitava.
Questo aspetto rude in realtà era solo un involucro, che nascondeva un cuore grande.
Era il classico bambolone, un amicone. Con un carattere estroverso e socievole, non riusciva a dire no a nessuna richiesta di aiuto.
Anche se poi faceva riflettere il fatto che fosse sempre solo. Questo suo isolarsi era dovuto alla continua ricerca di se stesso, del successo e del proprio futuro.
Pensava che tutto potesse essere una distrazione, per questo si chiudeva nel suo involucro di carta pesta, così fragile che bastava una lacrima in una giornata storta per distruggersi.
Una relazione per lui sarebbe stata troppo.
L’impegno emotivo, l’impegno fisico, la concentrazione per il suo lavoro, o meglio per quello che avrebbe dovuto essere il suo lavoro, gli toglieva tutto.

Quante volte, quante notti, lì a imprecare, spremersi, cercare un’ispirazione, a raccomandarsi a chissà chi.

Più di una volta si era ritrovato davanti all’entrata della chiesa.
Chissà, magari pregare lo avrebbe aiutato ma il suo essere ateo senza rimedio lo riportava alla realtà, facendogli evitare di varcare quella porta, rischiando di essere punito da un dio nel quale oltretutto non credeva.
Aveva speso più volte soldi per comprare polvere bianca, scaldato quel piatto, preparato le strisce con la tessera del supermarket, troppo povero per possedere una carta di credito.
Così da viaggiare con la mente, ed aiutarsi con le idee.
Ma non lui!
Ogni volta buttava tutto nel cesso senza averci mai neanche provato.
In realtà la sua mente era troppo geniale, troppo, per bruciarla in quel modo.
Passava molto tempo della sua giornata a dormire, si rendeva conto che fosse uno dei primi sintomi della depressione ma non riusciva a fare altro.
Si sentiva sempre stanco e, come si poggiava da qualche parte, si addormentava.
Questo umore di certo non lo aiutava.
Dormendo tutto il giorno ovviamente la sera non sapeva cosa fare in casa.
Si metteva a letto, rimaneva con gli occhi spalancati a fissare il soffitto.
Poggiava il dito sul telecomando ma, più che per cambiare canale, come per una sorta di mania che gli faceva passare il pollice su tutti i tasti senza neanche rendersene conto.
Come quando cominciava a toccarsi il collo e a strofinarsi come se stesse staccandosi la pelle.

Quarta di copertina
Natura morta di Andrea Giorgi.

Londra. L’esistenza di Arold, un giovane pittore in piena crisi creativa, sembra inesorabilmente destinata all’insuccesso e alla depressione, quando una notte, mentre sta tornando a casa dopo l’ennesima serata trascorsa al pub ad affogare la propria frustrazione, Arold vede apparire davanti a sé una figura demoniaca che lo fissa con lo sguardo perfido e la bocca spalancata da un sorriso sinistro, la sua vita inizia a cambiare. Grazie a quella terrificante e sinistra apparizione – ma si tratta di un’allucinazione o di una terribile realtà? – Arold ricomincia a dipingere, e le opere che compaiono sul cavalletto del suo studio sono proprio i capolavori che ha sempre sognato di eseguire. Sono delle opere terrificanti e spaventose, delle maschere di gesso macchiate di sangue, che nascondono un terribile segreto, ma lo porteranno ad avere la gloria e il denaro che ha sempre pensato di meritare. E non importa che lo abbiano costretto a vendere la propria anima. E nemmeno che siano legate a un’inquietante e misteriosa serie di omicidi.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


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