Recensione: Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba

Recensione: Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba

Libri Recensione di Davide e Federica Dotto. Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche, di Antonio Malerba (CreateSpace Independent Publishing Platform). Dal rock del disincanto a un nichilismo imperfetto.

In una celebre canzone di Vasco Rossi, Sally (Nessun pericolo per te, 1996), dopo una serie di periodi semplici, giunge una rivelazione inaspettata, buttata là, quasi con ostentata noncuranza: «[la vita] è tutto un equilibrio sopra la follia».
La follia è la porta del caos, il nulla informe e privo di senso eternamente presente nella letteratura del Novecento. Fin qui niente di nuovo.
Il verso «è tutto un equilibrio sopra la follia»  esprime un’idea poetica, commovente e dolorosa insieme. Si crede di costruire, dominare, governare la strada che indica la direzione, almeno finché essa  non svolta o si biforca.
Cosa c'è sotto, su cosa poggia, quali abissi racchiude? Non è importante saperlo. Se ne prende atto. Ne hanno già parlato in tanti, talvolta a sproposito. Persino gli equilibri internazionali hanno un che di provvisorio, di precario e mostrano, qua e là, ben più di una crepa.

Accostare Vasco Rossi al pensiero di Friedrich Nietzsche può sembrare azzardato. 

Nietzsche ha dato un’impronta rilevante al Novecento, peregrinando tra Romanticismo, Decadentismo, le derive ideologiche che avrebbero condotto al nazifascismo, dottrina di cui non può comunque essere incolpato.
Fino a che punto i testi del cantautore rispecchiano il filosofo tedesco? I temi sfiorati sono importanti, ma appartengono al numero di quelli che da lungo tempo agitano l’uomo moderno: il continuo divenire che disgrega la realtà, l’io che scivola nell’angoscia più profonda.
Anche il tema della dissoluzione del soggetto è troppo caro a tanta letteratura per riferirla solo a Nietzsche. La realtà è inconoscibile, in costante mutamento, sfuggente a ogni tentativo di classificazione. Non consente di trovare un nido, un rifugio nemmeno in se stessi, l'io si è disgregato in infiniti frammenti.
Potremmo immaginare un bimbo che stringe una bella quantità di biglie nel pugno chiuso. Questa unità apparente (folle e capricciosa, perché no?), è rotta solo che egli decida di aprire la mano e disperderle tutte.
Talune finiranno lontanissime, altre ai suoi piedi. Eppure ciascuna di esse porta in sé il ricordo di quella mano, del calore di quel pugno chiuso.

L'uso che Vasco Rossi fa del linguaggio è diverso da quello filosofico.

Quello poetico colma i vuoti lasciati da un altro genere di speculazioni. Per un tratto procedono accompagnandosi. Al disvelamento del non senso, dell'inutilità dell'esistenza si sommano l'ironia, il gioco, il disincanto.
Ce ne rendiamo conto ascoltando la pungente Cosa succede in città. Il testo, nella sua apparente fragilità, è trascinante. Spuntano qua e là versi notevoli, quasi per caso o per dispetto: «Quando c'ho il mal di stomaco, con chi potrei condividerlo».
Tra le righe di questo canto entusiastico e bambinesco («guarda lì, guarda là, che confusione») non c'è molto altro. Ma già alle pietre - più eterne di noi - non è consentito fare niente di simile: essere testimoni di ciò che accade.

Nessuna verità sul piatto se non la legge del puro accadere. Nulla da spiegare, semmai da vedere e raccontare. 

Il libro di Antonio Malerba, colto e raffinato, conduce a queste e altre riflessioni. Lo si può contestare, possiamo storcere il naso, non lascia però indifferenti.
Si può tutt’al più considerare che il cantautore ha scoperto in Nietzsche cose che già sapeva – l’ha letto dopo. Si tratta di problematiche di lungo corso entrate nel comune sentire, magari inconsapevolmente e non in forme sempre elaborate.
Tutti i poeti, cantautori, filosofi e registi sono figli di Nietzsche per il solo fatto di essere vissuti nel Novecento. Da decenni si parla di morte dell’anima, di Dio, del buio della ragione, quindi di relativismo e di decostruttivismo, o di “scienza su palafitte” (per citare un saggio di Marcello Pera), di cose che hanno tutto l'aspetto di un "nichilismo imperfetto". Nel caso di Vasco Rossi potrebbe persino avere una natura "terapeutica" in quanto liberatoria: archivia infatti paure irrisolte, superandole in altro modo. Per esempio ponendo l'accento sulle impalcature fragili costruite ogni giorno sopra il caos.
Sono proprio questi equilibri sopra la follia a dare lo scacco al nulla, nel senso di accettarlo come parte di noi stessi.


Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche

Vasco Rossi e Friedrich Nietzsche

di Antonio Malerba
CreateSpace Independent Publishing Platform
Saggio
ISBN 978-1497539938
Cartaceo 9,90 €

Sinossi 

Ascoltando le canzoni di Vasco, ma anche leggendone le interviste e gli scritti, si ha la sensazione di una grande coerenza e profondità di significati. Tra i temi più sentiti: il sentimento del finito, la crisi delle verità, la vita come caos, il male di vivere, il valore consolatorio della musica. Il libro si sofferma su questi e altri temi, in un dialogo serrato e stringato con le parole di Vasco, e suggerisce anche un parallelo con le riflessioni di Nietzsche, uno degli scrittori più letti e apprezzati da Vasco.
ATTENZIONE: 1) questo libro è un saggio di filosofia. 2) Non acquistatelo se avete già "La Poesia di Vasco Rossi. Una interpretazione" essendo il presente libro una sua riedizione.


Federica Dotto.
Davide-Dotto

Davide Dotto

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