Aldo Busi: 3 libri, l'autobiografia non autorizzata di uno scrittore

Aldo Busi: 3 libri, l'autobiografia non autorizzata di uno scrittore

Professione lettore Di Davide Dotto. Aldo Busi: autore, protagonista, voce narrante, avvocato del diavolo di se stesso. L'autobiografia non autorizzata di uno scrittore attraverso tre dei suoi libri.

Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, di essercela tanto presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quando si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato.
Aldo Busi, Seminario sulla gioventù

Seminario sulla gioventù è un romanzo densissimo di Aldo Busi, da centellinare con cura.

Barbino, protagonista e voce narrante, confida gli amori disattesi, profanati e mortificati. O masochisti quando diventano mezzo per sopravvivere agli stenti e tirare avanti in una città come Parigi che non lesina fame, gelo, l’umiliazione del corpo.
Nessuno – nemmeno l’autore – è in grado di frenare questo Pinocchio scalpitante uscito dalla penna, scoppiettante di entusiasmo, nato fuggiasco, capace di provare mille e più sentimenti alla volta, sfumature comprese. Precoce anzitempo, la sua personalità definita e per niente scissa è ineducabile perché bene e male, odio e amore, notte e giorno condividono la medesima sostanza.
Seminario sulla gioventù

Seminario sulla gioventù

di Aldo Busi
Rizzoli
Narrativa
ISBN 978-8817073516
Cartaceo 6,00€
Ebook 7,99€

El Especialista de Barcellona, opera della maturità, è un libro da recitare ad alta voce per la ricchezza lessicale, l’italiano perfetto che sa di ordine e pulizia. 

Come il precedente, El Especialista de Barcellona è poco adatto a lettori distratti o frettolosi.
In entrambi i casi la lettura, se attenta e parsimoniosa, si fa fluida e scorrevole. Anche gli spazi e la punteggiatura veicolano emozioni e lasciano il segno.
A completare un inesauribile monologo interiore che fa trama a se stesso e la cui voce necessita un palco (è sufficiente un platano con una foglia in bilico e una sedia di ferro della Rambla) includo Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata). Il titolo è la probabile contrazione di un'esclamazione materna («Va', che amiche»), indicando di riflesso l'armento che si immagina di incontrare sui pascoli innevati della Svizzera («direzione Davos»).
Nel pagare un prezzo salato in esistenza ed emozioni, affiora una libertà che è sfida, provocazione, vita indisponente. Una vocazione che contrasta a muso duro e a testa alta qualsiasi convenzione grazie alla quale ci si mostra il più moderno, il più fresco, «il più fanciullesco dei matusalemme del regno animale avanzato».

La libertà non è un argomento da prendere sottogamba. Essa ha molte contraddizioni che chiedono di essere accolte senza la pretesa di venire risolte.

In questo frangente Barbino  vive la propria omosessualità, una verità della quale non si può predicare nulla, un luogo in cui le contraddizioni esplodono e si dissolvono fino a non darsi più battaglia. Salvo che nelle chiose, dove si insiste cogliendo uno dei suoi aspetti, per continuare altrove l’alterco.
«Certo che pacchia, poter star bene e scegliere di star male per vizio e dare la colpa agli altri, preferendo su tutti darla alla mamma…». 
Aldo Busi, El especialista de Barcelona
Barbino accetta il bene, il male, sperimenta l’amore e l’odio come la notte e il giorno. Evita di cogliere le cose a metà, sceglie l’intero, quindi odia e ama, ama e odia. Ama ciò che vorrebbe preservare e non conserva, odia ciò che desidera distruggere e risparmia. 
El especialista de Barcelona

El especialista de Barcelona

di Aldo Busi
Dalai Editore
Narrativa
ISBN 978-8867620883
Cartaceo 9,50€
Ebook 6,99€

Si scopre il disgusto, ma non di sé, piuttosto di coloro che oltraggiano la sua eccitazione, la sua esaltazione.

Vede le cose così come stanno ponendosi al di là di qualsiasi metro di giudizio se non il proprio. Barbino fa incetta di sensazioni ed emozioni, esprime un modo di “esser-ci” che non può che dare scandalo nella misura in cui non  lascia spazio a fraintendimento alcuno.
Si rincara la dose in Vacche amiche, pagine in cui non si fanno sconti a nessuno, nemmeno ad Aldo Busi che nega l’imprimatur ma non vieta la stampa di questa “autobiografia non autorizzata” e che si rivolge al lettore aprendogli «gli occhi sulle sabbie mobili dell’equilibrio raggiunto grazie ai tanti rami morti da cui penzoli come un imminente impiccato aggrappato con tutte le forze dei tuoi pugni al nodo scorsoio per trattenerne lo strappo finale…».
Altrimenti detto: se l’autore chiude un occhio su quanto egli stesso scrive e divulga, chi raccontasse in giro le medesime cose pronunciando una parola in più o diversa, lo farebbe a proprio rischio e pericolo.
Il ritrovarsi “fuori dal mondo” è un’alternativa da mettere in conto, come l’abitarne uno che non ci rassomiglia, fatto di lupi e di agnelli. Questi ultimi spesso sognano di tramutarsi in lupi pronti a vendicarsi rincarando la dose dei soprusi.
Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata)

Vacche amiche
(un’autobiografia non autorizzata)

di Aldo Busi Marsilio
Narrativa
ISBN 978-8831721684
Cartaceo 14,25 €
Ebook 9,99 €

I soprusi in genere sono ricevuti da chi non li restituirà mai. È per questo che del dolore sofferto, alla fine ci si fa il callo. 

E si scopre – ecco alla fine la lezione dolorosamente appresa – che l’adagiarsi in esso significa cadere in schiavitù di pregiudizi e lacci contro i quali reclamare immediata ribellione.
Tutto ciò che ruota intorno alla libertà, e al desiderio di preservarla, ha la natura di un viaggio circolare. Sono le contraddizioni di fondo o la duplice faccia di ragione e cose a permettere un moto perpetuo. Ciò vale per Seminario sulla gioventù e per El Especialista de Barcelona, ma soprattutto per Vacche amiche.
Le donne, amiche – nemiche – confidenti – traditrici – danno il loro contributo. Arlette, Suzanne e Geneviève (Seminario sulla gioventù) interverranno in aiuto di Barbino: lo aiutano nel lavoro, nella ricerca di un tetto. Ma in questo modo si allaccia a catene che gli dispiacciono fino a un certo punto. È così che si apriranno e chiuderanno porte, ci si affeziona a nuove e antiche spine nel fianco invocando (di nuovo) il diritto all’abbandono e alla fuga.
La meta potrebbe essere il luogo della solitudine perfetta che a lungo andare dispiace, perché assomiglia a una torre d’avorio, il desiderio recondito di ogni scrittore. 

Il luogo della solitudine perfetta è quello in cui la scrittura primeggia. È un tutt’uno con la realtà che in essa si rispecchia.

E rischia di tramutarsi in niente qualora la lingua che la ritrae in forma d’arte venga meno, o sia dissipata.
Tra le pieghe di questi romanzi emerge un principio categorico che entra nel profondo delle cose e nel linguaggio che le esprime. Apre lo sguardo su un universo disincantato.
Per te l’intelligenza viene al primo posto ma poi la vita va goduta come viene, anche stupidamente, anche animalescamente, anche macchinalmente se è il caso, e un’intelligenza che te lo impedisce tanto intelligente non è, non trovi?
Aldo Busi, Seminario sulla gioventù

Il punto di vista privilegiato delle tre opere è quello dell’autore – protagonista – voce narrante.

È una presenza triplice che non passa inosservata. Barbino (Seminario sulla gioventù) vorrebbe farsi autore e sovrano degli eventi, quasi suggerire gli accadimenti. Ma è l’Autore ad avere l’ultima parola, a porre un freno a un personaggio che gli scivola da tutte le parti. Pur sfidandosi a distanza ravvicinata, non vi è una completa identificazione tra Barbino e Busi. Piuttosto vi è con i luoghi a loro comuni: Montichiari, Parigi, la prospettiva di un viaggio a Londra.
A torto considereremmo El Especialista de Barcelona (il personaggio che dà titolo al romanzo) antagonista del narratore.  A ben vedere non è antagonista di niente: è un professore che ha scoperto che gli piacciono gli uomini e vuole scriverne. Non c’è altro.
Nel professore prevale un desiderio di riscatto che parte da presupposti sbagliati. È nato agnello e non possiede artigli. Non può permettersi la mitezza di maniera, salvo sognare di farla pagare al primo che capita, in una rappresaglia che attende sempre tempi migliori. Ciò è sintomo di un mondo scisso, frammentato dai suoi stessi cliché.

Ci vuol poco per scorgere – tra mille sfaccettature e i temi abbozzati – una critica a un certo tipo di letteratura LGBT.

Se il narratore, dopo aver molto combattuto e dibattuto si è autoesiliato e ora fa incetta di memorie, l’altro si esilia dalla normalità per avere un posto al sole e pubblicare, essere riconosciuto, senza risolvere granché. È sufficiente una bandiera, un marchio che assecondi i costumi di un mondo tronfio. Di ciò vive più che della sua anima.
Vacche amiche è un’autobiografia non autorizzata. Autobiografia per modo di dire perché – parola dopo parola – si è talmente espanso, Aldo Busi, da ritrovarsi nei verbi e nella punteggiatura. Così facendo, si è affrancato da sé come da ogni possibile asservimento che sappia di censura o di ostacolo. La cosa è detta in modo chiaro e icastico: «Ditemi a quante servitù è sottoposto un uomo (…) e vi dirò quanto è altamente improbabile a)che sia uno scrittore, b)che scriva un’opera di letteratura, cioè il romanzo del suo tempo».
Il nucleo cui si giunge in questa “autobiografia non autorizzata” è un monologo non troppo dissimile da quello dell’Especialista. Con la differenza che qui manca la foglia di platano, o l’interlocutore di comodo, la voce fuori campo che esorcizza la solitudine di chi parla fra sé e sé, davanti a un auditorio vuoto.

Per dirla tutta, il vero alter ego è proprio la foglia di platano de L'Especialista de Barcelona. È un personaggio che è soprattutto voce e coscienza, sdoppiamento salutare e necessario.

La foglia pendula è in un equilibrio precario per via di un colpo di vento che potrebbe strapparla dal ramo, a memoria quasi dello scatto d’ira di Pinocchio che lascia stecchito, tra le stoviglie di casa, il grillo parlante. Ma qui Pinocchio è divenuto adulto, si è tenuto le sue sembianze senza divenire un burattino di carne e ossa. Ha superato alla grande ogni contraddittorio, col mondo e con se stesso, accettando alti e bassi, rifiutando tanto l’esito tragico che la farsa.
Il narratore alla fine si compiace della verità ultima che ha trovato, se la gira e rigira offrendocela con nonchalance. Se la ride sotto i baffi, perché ha vissuto quella terza possibilità che la logica vorrebbe non fosse mai data (tertium non datur).
Fa niente, dai, è andata come è andata, almeno per questa possibilità, l’hai vissuta tu questa terza possibilità, l’hai vissuta in barba alla sua stessa inesistenza, con te avvocato del diavolo di te stesso, ma l’hai vissuta, sei pur sempre qualcuno e qualcuno d’altro almeno con te, no?
Aldo Busi, El especialista de Barcelona
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