Quello che tu non vedi, un teen movie Prime Video: la recensione

Quello che tu non vedi, un teen movie Prime Video: la recensione

Cinema | Prime Video Recensione di Elena Genero Santoro. Quello che tu non vedi un teen movie di Thor Freudenthal, tratto dall'omonimo romanzo di Julia Walton. Un film drammatico che racconta ai giovani cos'è la schizofrenia.

Il titolo originale è Words on Bathroom Walls, letteralmente “parole sulle pareti del bagno”, che in italiano è diventato un più generico Quello che tu non vedi, film disponibile su Amazon Prime Video tratto dall’omonimo romanzo di Julia Walton. Si tratta di un teen drama che ho visto insieme a mia figlia e che ci ha fatto piangere, ridere e angosciare. Insomma, sia a me, alla soglia dei quarantasei anni, che a lei, a dodici, questo film ha scatenato un temporale di emozioni.

Il trailer era accattivante, ma la pellicola completa costituisce un vero gioiellino, per costruzione e per modalità di narrazione. Inoltre ha l’indubbio merito di raccontare ai giovani la malattia mentale, cosa che lo rende diverso dalla maggior parte dei teen movie.

Adam è un liceale che vive con la madre, perché il padre, a un certo punto, ha deciso che la paternità non faceva per lui. Il ragazzo nutre una enorme passione per la cucina e mira a diventare chef: quando accosta i sapori e prova ricette si sente nel suo elemento. Ma per accedere alla scuola di cucina deve prima diplomarsi. Nulla di insormontabile per un adolescente normale, ma Adam non è “normale”. Gli è stata diagnosticata la schizofrenia e, a seguito di un episodio psicotico nel laboratorio di chimica, in cui un compagno è rimasto ustionato, Adam è stato espulso dall’istituto dal liceo. La madre e il patrigno Paul lo iscrivono così a una scuola cattolica, dove lui conosce Maya, una ragazza con cui in breve stringe un legame. Contestualmente inizia ad assumere un farmaco nuovo, e le sue allucinazioni scompaiono, però Adam è afflitto da fastidiosi effetti collaterali: spasmi muscolari (e passi), vista offuscata (e passi), calo dell’udito (e passi pure questo). Ma quando Adam si accorge che la medicina ha alterato anche la sua percezione del gusto, impedendogli di cucinare, sospende arbitrariamente la cura e da quel momento la situazione degenera.

Quello che tu non vedi
Quello che tu non vedi, un film Prime Video: la recensione

Quello che tu non vedi

REGIA Thor Freudenthal
SCENEGGIATURA Nick Naveda
PRODUZIONE/PRODUTTORE LD Entertainment
DISTRIBUZIONE 01 Distribution
ANNO 2021

CAST
AnnaSophia Robb, Walton Goggins, Andy Garcia, Molly Parker, Taylor Russell

Parlare di malattia mentale e farlo in modo non banale non è semplice, tanto più quando il target è giovane e il protagonista anche.

La voce narrante è quella dello stesso Adam, che racconta le sue vicissitudini a uno psichiatra che il pubblico non vedrà mai in volto. Adam parla di sé con ironia, cosa che smorza il tono drammatico della vicenda e avvicina il personaggio al pubblico giovane. Ammetto che all’inizio, io che non sono più teenager, ho temuto che questa narrazione potesse svilire la complessità della malattia. Anche il fatto che Adam conviva e parli con tre persone frutto della sua immaginazione, consapevole che siano allucinazioni – facendo un po’ il verso a A Beautiful mind – in prima battuta mi è parsa una forzatura. Per lo meno, gli schizofrenici che ho conosciuto io, sono molto più confusi e angosciati di come appare Adam all’inizio.
Eppure Rebecca, la ragazza zen, Joaquin, il libertino e il Bodyguard con la mazza da baseball in mano, hanno la loro funzione: sono l’incarnazione dei tratti della personalità in divenire del giovane Adam e nello schema narrativo hanno il ruolo degli angeli custodi che elargiscono i loro buoni consigli e si prodigano per difendere l’eroe.

Nel complesso, comunque, la schizofrenia viene rappresentata bene e la parte più drammatica raggiunge l’apice alla fine.

Perché il vero problema non è avere amici immaginari, scherzo di un cervello con un difetto biochimico. Il tormento è non riuscire a fidarsi delle persone reali.
La schizofrenia non è un disturbo della personalità: è una disfunzione organica. Ma in un ragazzo schizofrenico, che si sente rifiutato dal padre, non amato e timoroso di costituire un problema per chi gli sta intorno, oltre all’angoscia che chiunque proverebbe si innesca una spirale di paranoia che lo porta alla vera follia. Cos’è reale, e cosa è frutto delle sue paure? Le voci che sente, le ombre che vede: ci sono sul serio? La vita è scura come appare ai suoi occhi? E quelle parole odiose, pronunciate da sua madre, dal prete, dai suoi compagni: sono state dette davvero o sono uno scherzo della sua testa che cavalca la sua ansia?

La crisi di Adam esplode quando lui smette di distinguere il vero dall'immaginato e si sente minacciato, braccato, fuori luogo.

Quando la paranoia prende il sopravvento e lo domina. Quando vede le pareti del bagno della scuola riempirsi di scritte contro di lui.
È questo il momento più rischioso per un soggetto schizofrenico: il terrore innescato dalla crisi psicotica lo porta a compiere gesti estremi verso se o verso altri.
Ecco, nel film il delirio di Adam, con tutti i limiti e le semplificazioni di una trasposizione cinematografica e di una storia che deve mantenere un buon ritmo narrativo, è rappresentato in modo efficace. A dispetto del titolo, anche lo spettatore riesce a vedere ciò che solo Adam vede.
La lezione è che l’amore guarisce. Adam comprende di essere amato così com’è, anche da chi non si aspettava. Smette di avere paura degli altri. Inizia a parlare della sua malattia. Le dà un posto. E sulla base di questa ritrovata fiducia, che mette a tacere le voci più cupe che si affacciano nel suo cervello, Adam può ricostruire la sua vita.

Elena Genero Santoro

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