Recensione: Italiana, di Giuseppe Catozzella

Recensione: Italiana, di Giuseppe Catozzella

Libri Recensione di Davide Dotto. Italiana di Giuseppe Catozzella (Mondadori). Storia di Ciccilla, la prima capo brigantessa d'Italia.

Una cosa, però, era vera: ero l’unica brigantessa d’Italia, tutte le altre donne erano drude, io invece non accompagnavo nessuno. Comandavo, insieme a mio marito. Così, la fama di Ciccilla si era sparsa rapidamente in Francia, in Austria, in Inghilterra.
Giuseppe Catozzella, Italiana

Italiana di Giuseppe Catozzella racconta il sud dell’Italia post-unitaria. Lo fa focalizzando l’attenzione sulla vita di Maria Oliviero, la prima capo brigantessa d'Italia.

Emerge il forte legame di Maria con la sua terra, ma soprattutto un’innata voglia di giustizia che include aspirazioni difficili da appagare, perché destinate a pochi. Compreso il desiderio di istruirsi, di leggere, di studiare.
L’unica consolazione la trovavo nei libri, la solitudine di quei mesi mi ha fatto capire che sono gli unici amici fidati che una donna possa avere, sempre che abbia la fortuna di imparare a leggere.
Giuseppe Catozzella, Italiana
Maria ha sei fratelli, tra cui Teresa. Il ricordo di lei è talmente lontano da creare un mito, il simbolo di ciò che potrebbe essere e in cui si può sperare. E infatti Maria ha fiducia di lasciarsi alle spalle l’indigenza che attribuisce ben altro valore alle cose che si posseggono, alla vita che si trascorre. E che induce a essere feroci, ma non disumani, quel tanto che serve per tirare avanti.

È più alla propria portata il ritrovarsi figlio o figlia di re e di marchesi, piuttosto che vagheggiare un cambiamento radicale della società in cui si vive.

È più facile immaginare di sopraffare il padrone, vendicandosene in altro modo. Non si chiedono rivoluzioni, ma giustizia.
Qualcosa tuttavia cambia, quando a esaltare gli animi e le coscienze si fanno avanti le parole di Garibaldi, e i programmi che fanno presa, perché c’è qualcuno che si prende la briga di realizzarli. Parole che sono bombe, perché rendono pazzi per la speranza che si accende. È recente l’eco del 1848, anno di rivolte, delle Cinque Giornate di Milano da cui sembra possibile voltare pagina.
«A chi prenderà le armi» ha detto Garibaldi in un silenzio irreale «e appoggerà la rivoluzione e l’Italia unita sotto Vittorio Emanuele, prometto solennemente la redistribuzione delle terre. Il dimezzamento del prezzo del sale e del macinato. L’abolizione delle tasse comunali. Il riconoscimento degli usi civici delle terre. Potrete fare legna, pescare, cacciare, raccogliere verdura e frutta come cittadini liberi.»
Giuseppe Catozzella, Italiana

Un’idea – la rivoluzione in mano ai contadini, ai braccianti – che si fa presto illusione e diventa vecchia, e mostra da subito le sue crepe.

Frantuma i cuori, crea avvilimento e disperazione, si rivela non falsa, ma nemmeno vera. Le cose cambiano per pochi, e si ripropongono i rapporti di sempre.
Gli stessi pochi hanno capito che il modo migliore di “disinnescare” la rivoluzione e limitare i danni è parteciparvi.
«Dopo, invece, avremo la libertà, la sicurezza, tasse più leggere, la facilità, il commercio. Tutti staranno meglio, solo i preti ci perderanno… Tutto sarà meglio, eccellenza. Gli uomini onesti e abili potranno farsi avanti. Il resto sarà come prima.»
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo

È immutata la sorte di chi lavora la terra. Rimane con un pugno di mosche, e molta più rabbia in corpo.

Difficile non pensare a una novella di Giovanni Verga:
"A te prima, barone! che hai fatto nerbare la gente dai tuoi campieri!" Innanzi a tutti gli altri una strega, coi vecchi capelli irti sul capo, armata soltanto delle unghie. "A te, prete del diavolo! che ci hai succhiato l'anima! A te, ricco epulone, che non puoi scappare nemmeno, tanto sei grasso del sangue del povero!A te, sbirro! che hai fatto la giustizia solo per chi non aveva niente! A te, guardaboschi! che hai venduto la tua carne e la carne del prossimo per due tarì al giorno! E il sangue che fumava ed ubbriacava. Le falci, le mani, i cenci, i sassi, tutto rosso di sangue! Ai galantuomini! Ai cappelli! Ammazza! ammazza! Addosso ai cappelli!"
Giovanni Verga, Novelle rusticane (Libertà)

Maria sa che la libertà è roba da signori o da pazzi, roba da grandi città.

Ma sono proprio queste ultime a soccombere, a frequentarle ti divorano, e poco importa che siano Napoli, la Catania dei Malavoglia, o la Parigi di Flaubert (Educazione sentimentale). Sono luoghi in cui sembra potersi fare tutto, soprattutto ciò che si desidera nel profondo.
Sono queste le ragioni del brigantaggio, quando ormai si è messo il naso fuori e pare impossibile tornare alle condizioni di partenza, o accettarle supinamente.
È l’epilogo di tutte le rivoluzioni, tanto di quelle riuscite (tragiche) e quelle mancate (farsesche), quando brucia il non riconoscersi né tra i vinti, né tra i vincitori.
Non sono tre, ma ancora due i mondi che si contendono il terreno.
Nella Parigi del 1848 raccontata da Flaubert (nella già citata Educazione sentimentale) si parla di una guerra senza quartiere tra “quelli che hanno” (proprietari, i padroni), “coloro che non hanno e cercano di avere” (classe media, i nuovi ricchi) e “quelli che non hanno” (il popolo).

Chi ha la peggio è il popolo, che quando si muove è massa indistinta e informe, e mette a dura prova le teorie e gli ideali di cui in Europa si è discusso negli ultimi cinquant'anni.

Solo che vi è una differenza radicale tra il 1848 parigino e il 1848 o 1860 italiani. Una voragine. Manca un'intera pagina di storia: la rivoluzione borghese.
Rimane una terza via tutt'altro che scontata: il bosco, l’urgenza di Maria nel dare compiutezza al proprio destino, di prendere le distanze dalle figure inconcludenti che sono i nuovi arrivati. Italiana di Giuseppe Catozzella è un romanzo storico, come tale si basa su una ricerca rigorosa su documenti, soprattutto processuali. La letteratura si fa presa diretta di eventi non inventati, ma spiegati, ricostruiti, “immaginati”.
Non c’è dubbio si possa evidenziare una qualche competizione tra “narrazione storica” e “letteraria”. Più di una volta si è riconosciuto come l’espediente letterario possa sfiorare la verità storica più profonda, laddove lo storico esiti e non possa andare a fondo di una congettura più o meno ardita.


La distanza sfuma, si fa evanescente di fronte alle microstorie, come le chiama Carlo Ginzburg (Il filo e le tracce). Quella di Ciccilla lo è senz’altro perché rischiara, illumina i grandi eventi che hanno per protagonisti popoli e nazioni. È la Storia ridotta in scala, un universo con i suoi dettagli preziosi, un laboratorio che assomiglia molto a un primo piano cinematografico.


Italiana

di Giuseppe Catozzella
Mondadori
Romanzo storico
ISBN 978-8804735236
Cartaceo 18,05€
Ebook 9,99€

Sinossi 

Italiana. Una donna italiana. Maria Oliverio, altrimenti conosciuta come Ciccilla, nasce a Casole, nella Sila calabrese, da famiglia poverissima. Dalle strade del paese si sale sulla montagna che è selvaggia, a volte oscura, a volte generosa come una madre. Quelle strade, quei sentieri li imbocca ragazzina quando la sorella maggiore Teresa, tornata a vivere in famiglia, le toglie il letto e il tetto. E quelli sono i sentieri che Maria prende per combattere al fianco di Pietro, brigante e ribelle, diventando presto la prima e unica donna a guidare una banda contro la ferocia dell'esercito regio. Se da una parte Teresa trama contro di lei una incomprensibile tela di odio, dall'altra Pietro la guida dentro l'amore senza risparmiarle la violenza che talora ai maschi piace incidere sul corpo delle donne. Ciccilla passa la giovinezza nei boschi, apprende la grammatica della libertà, legge la natura, impara a conoscere la montagna, a distinguere il giusto dall'ingiusto, e non teme di battersi, sia quando sono in gioco i sentimenti, sia quando è in gioco l'orizzonte ben più ampio di una nuova umanità. Il volo del nibbio, la muta complicità di una lupa, la maestà ferita di un larice, tutto le insegna che si può ricominciare ogni volta daccapo, per conquistarsi un futuro come donna, come rivoluzionaria, come italiana di una nazione che ancora non esiste ma che forse sta nascendo con lei. Giuseppe Catozzella ricostruisce le vicende di Maria Oliverio in un romanzo vivo, mescola documenti e leggenda, rovescia la sua immaginazione nella nostra, disegna dramma famigliare e dramma storico ed evoca l'epica grandezza di una guerra quasi ignorata, una guerra civile combattuta in un mulinare di passione, sangue e speranza, come nella tradizione dei poemi cavallereschi, del melodramma e del cinema americano.
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Davide Dotto

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