Gli scrittori della porta accanto

Scrittori: intervista a Ilaria Mainardi

Scrittori: intervista a Ilaria Mainardi

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Ilaria Mainardi, in tutti gli store online con Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks (Les Flaneurs Edizioni): «La scrittura è la compagna di banco del cinema».

Diamo il benvenuto a Ilaria Mainardi. Grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto e per sostenere la nostra Associazione. Entriamo subito nel vivo di questa intervista. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare:  quali sono le motivazioni che ti hanno portata a scrivere Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks?

In questo caso mi sono piuttosto basata sulla storia di un altro perché si tratta di un saggio di argomento cinematografico, in particolare incentrato sulla terza stagione di Twin Peaks, chiamata Twin Peaks: The Return.
La serie è arcinota, un cult televisivo che, dagli anni Novanta, si è sviluppato fino ai giorni nostri: il pilot è andato in onda da noi nel 1991 mentre l’ultima stagione è stata trasmessa nel 2017.
Insomma, dopo quasi tre decenni dall’ultima, iconica puntata, David Lynch e Mark Frost sono tornati a occuparsi di Laura e dell’agente Cooper, di Bobby e di Shelly ecc. ecc., introducendo anche nuovi personaggi e inedite storyline. Anche lo stile è qualcosa che non può che risentire dell’evoluzione artistica di David Lynch.
La ragione che mi ha spinto a decidere di affrontare un materiale tanto incandescente, dal punto di vista sia critico che affettivo, una serie sui cui letteralmente è stato detto tutto, non è il masochismo!
Mi è piaciuto infatti provare, conscia che poteva trattarsi soltanto di un approccio parziale, a togliere da Lynch e da Twin Peaks il velo di dogmatismo interpretativo che talvolta li ricopre. Dunque Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks è un saggio che non vuole dare risposte univoche, ma stimolare domande in chi avrà voglia di leggerlo. Il mio approccio salta di suggestione in suggestione, di rimando in rimando, sia all’interno della filmografia dell’autore di Missoula, sia al di fuori, fra filosofia e religione, arte figurativa e letteratura. Ho capito infatti che, per me, e sottolineo per me, l’unico modo per capire Lynch era rinunciare a capirlo (intendendo, con “capire”, un procedimento unicamente improntato alla razionalità).

Questa è la tua ultima fatica letteraria, ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Il mio precedente lavoro, sempre pubblicato da Les Flaneurs Edizioni, si intitola La quarta dimensione del tempo. È un romanzo non di genere al quale sono molto legata perché, tanto per cambiare, ai miei occhi è una specie di omaggio al cinema, la mia più grande passione. Se avessi la bacchetta magica e soprattutto un sacco di soldi, lo farei diventare subito un film. Ho anche il cast già pronto!


A che genere letterario appartiene Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks? Perché hai scelto proprio questo titolo?

Si tratta di saggistica di argomento cinematografico, anche se la collana Boulevard, a cui appartiene, è basata su testi spuri, pop, che tentano di osservare una porzione artistica di mondo – musica, cinema ecc. - in modo obliquo. Mi permetto di citare gli altri tre titoli della collana perché ritengo che siano, al di là di qualunque piaggeria, lavori davvero meritevoli: Internet ha ucciso il rock (di Giancarlo Caracciolo), Edificio Fellini. Anime e corpi di Federico (di Isabella Cesarini), La terra promessa. Autobiografia rock (di Otello Marcacci).
La collana è curata da Arianna Caprioli, editor competente e dalla straordinaria sensibilità.
Il titolo del mio libro parte proprio dalla considerazione sulla sua intima natura: “Is it the future or is it the past?”, direbbero in Twin Peaks. E questo è un saggio, un racconto o entrambe le cose? Per me è il racconto di un sogno, cioè un tuffo in un luogo che è più affine alla dimensione onirica che a quella accademica. Eppure è anche un saggio che muove da considerazioni di tipo esegetico.

Ci riveli qualche indiscrezione sulla trama, così da farci addentrare meglio nel tuo contesto?

Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks parla innanzitutto della me spettatrice: come posso guardare un’opera cinetelevisiva? Come posso guardare un lavoro tanto stratificato e polisemico come è Twin Peaks? Ho provato a tracciare un percorso possibile, senza lasciarmi sopraffare dalla tentazione di spiegare tutto. La me spettatrice ha deciso che il viaggio conta più dell’approdo e che la poetica lynchiana può difficilmente culminare con l’arrivo in un porto sicuro. Predominano la fluttuazione, l’incertezza, il dubbio.
Ribadisco sempre che questo è solo il mio approccio perché non si può tentare di spezzare il dogmatismo, inserendone altro. Ognuno trova la propria strada per vedere e “comprendere”.

Oltre a quelle legate alla trama della serie, c'è qualche altra tematica che affronti nel tuo saggio?

Il tema cardine è proprio David Lynch.
Il mio timore reverenziale nei confronti di questo gigante del cinema, e non solo, mi aveva sempre inibito dallo scriverne. Mi sembrava, come spettatrice innamorata, di non potermi permettere di sbagliare. Proprio l’immergermi in questo lavoro, cioè l’affrontare quella che per me era una piccola paura, mi ha fatto capire che amore ed errore non hanno in comune solo la desinenza: tanto più si ama qualcosa, tanto meno si riesce ad afferrarla. E in questo, forse, sta il senso di un amore che si rinnova a ogni visione.
Il racconto di un sogno. Ritorno a Twin Peaks?

Il racconto di un sogno
Ritorno a Twin Peaks

di Ilaria Mainardi
Les Flaneurs Edizioni
Saggio cinematografico
ISBN 978-8831314848
Ebook 8,99€
Cartaceo 13,30€

Parliamo un po’ di Ilaria Mainardi. Quali sono i tuoi gusti in fatto di libri, che generi prediligi leggere e quali preferisci scrivere?

Leggo di tutto, dalla saggistica, non solo cinematografica, ma anche teatrale, letteraria, socio-psicologica, filosofica, alla narrativa, spaziando tra generi molto diversi (e non generi, naturalmente). Dovendo scegliere, posso dire che non prediligo il genere rosa, mentre amo molto l’hard boiled e il noir.
Anche sul fronte scrittura sono abbastanza eclettica, forse perché alla fine lo sono i miei gusti!

Ti concentri meglio nella scrittura di giorno o di notte e perché?

Solo di giorno. Mi sveglio molto presto, anche intorno alle 5, e altrettanto presto vado a dormire. Credo che il mio bioritmo sia tarato così!

Se potessi esprimere con un'immagine ciò che rappresenta veramente per te la scrittura, quale sarebbe?

Per me la scrittura è immagine e immaginazione. Ciò mi riporta alle mie grandi passioni.

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Ho mille progetti e ancora più sogni: speriamo di agguantarne almeno un paio, prima o poi!

Ringraziamo tantissimo Ilaria Mainardi per essere stata ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori, e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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