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Recensione: L'ago e la spilla, di Yvonne Verdier

Recensione: L'ago e la spilla, di Yvonne Verdier

Libri Recensione di Federica Dotto. L'ago e la spilla. Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso di Yvonne Verdier (EDB). Nelle versioni orali della favola, la conflittualità delle relazioni femminili nel momento della trasmissione delle facoltà genesiche.

La prima versione letteraria di Cappuccetto Rosso risale alla fine del Seicento e la dobbiamo a Charles Perrault. La tradizione orale della favola è però ben più antica e affonda le sue radici nella parte inconscia dell’umanità, in un buio forte e sanguigno.
Yvonne Verdier ci parla proprio delle versioni orali dimenticate e poi raccolte alla fine del XIX secolo nelle campagne francesi.
Risulta subito evidente come tanto la tradizione orale quanto quella letteraria avessero un intento educativo e nascessero dalle preoccupazioni che tenevano sveglia e tormentavano la società contadina. Tali ansie mal celavano la profonda paura del potere seducente della donna che si cercava di addomesticare, quasi ammansire con l’educazione. In fondo, lo stesso lupo potrebbe essere visto come un riflesso della fanciulla o, meglio, della tentazione che la sua stessa bellezza sprigiona.

Tuttavia, la favola di Perrault dei racconti popolari ignora due temi.

Il motivo del sentiero degli spilli e degli aghi, cioè il momento in cui il lupo impone alla bambina di scegliere tra la via degli aghi e quella degli spilli, e il motivo crudo e primitivo del pasto cannibalesco in cui Cappuccetto Rosso si ciba della carne e beve il sangue della nonna.
Lo spillo con cui si acconciavano tanto le vesti quanto le chiome, lo spillo che può pungere e far sanguinare, è un simbolo del menarca, della civetteria, del corteggiamento, dell’amore fatuo. È un chiaro richiamo all’universo erotico-sessuale.
L’ago, invece, ci ricorda il lavoro, la cura, la pazienza, il matrimonio; una dimensione completa e compiuta del percorso femminile.

Cappuccetto Rosso nei racconti della tradizione orale sceglie quasi sempre gli spilli.

La favola nella sua essenza è un’iniziazione, un inoltrarsi nel sentiero della femminilità per arrivare al compimento dell’intero percorso e diventare donna.
Incamminandosi, però, in questo territorio che comprende nell’ordine la pubertà, l’atto sessuale e la procreazione, la fanciulla elimina, soppianta la madre.
La bambina elimina un po’ sua madre già nel giorno della sua pubertà, la elimina un po’ di più nel giorno in cui sperimenta l’atto sessuale, e definitivamente se quest’ultimo è procreativo, in altri termini man mano che si affermano le sue funzioni procreative.
Yvonne Verdier, L'ago e la spilla. Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso
In altre parole si nutre della parte femminile del suo universo familiare per allontanarsene per sempre, e ricrearne un altro. Questo è il significato del pasto sacrificale.

Dietro il personaggio della nonna chiaramente si nasconde la madre, proprio come nei camuffamenti facilmente svelabili che l’inconscio opera nel sogno.

Quello della bambina che Perrault battezza Cappuccetto Rosso è quindi un percorso fisico e psichico molto delicato, intricato come la foresta che deve attraversare, duro come il vestito o gli zoccoli di ferro che in alcune versioni sono i suoi abiti, che per l’autrice simboleggiano la corazza protettiva dell’infanzia innocente. Corazza di cui la bimba stessa si libera per poter intraprendere il viaggio nella foresta.
In tutto questo c’è anche il gioco del lupo che si maschera e si confonde nei volti delle protagoniste.

Il mostro, infatti, è la stessa Cappuccetto Rosso che si ciba della carne e del sangue della nonna-madre, ma è anche la donna anziana che la vecchiaia ha reso invidiosa di quella giovane, tanto da volerla divorare.

Ancora: il lupo è la parte malvagia, o meglio, la forza più selvatica e cruda che governa le relazioni umane e che qui, pur giocando, pur mascherandosi, mostra in uno specchio rivelatore il destino e la natura della bambina, e di tutte le donne.
Per la bambina il lupo è il suo nemico rivelatore, quello che le mostra la sua vera natura, il suo destino di donna… Destino tutto impregnato del suo stile e svelato in tutta la sua crudezza, che trasforma le donne in rivali fra loro, spingendole a divorarsi a vicenda e gettandole ineluttabilmente nella gola del lupo.
Yvonne Verdier, L'ago e la spilla. Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso

L’ago e la spilla ci spiegano dunque come nelle versioni (dimenticate) orali della favola si ponga l’accento sull’enorme conflittualità delle relazioni femminili.

Conflittualità che accompagna il momento in cui si verifica questo passaggio di testimone, la trasmissione delle facoltà genesiche. Tutto ciò tace in Perrault.
Lo spostamento dell’attenzione dai personaggi nonna-nipote al lupo-bambina è segno del cambiamento che già alla fine del Seicento operava nella società. Si comincerebbero così a negare i grandi poteri e misteri del corpo femminile, celebrati nelle vecchie società contadine? Questo si domanda Yvonne Verdier nell’ultimo capitolo, prima di dar voce ad alcune versioni della tradizione orale, insieme ai due più celebri racconti di Perrault e dei fratelli Grimm.


L'ago e la spilla
Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso

di Yvonne Verdier
EDB
Saggio
ISBN 978-8810558362
Cartaceo 9,50€
Ebook 6,99€

Sinossi 

La favola di Cappuccetto rosso, una tra le più celebri del mondo, è giunta a noi in due versioni: quella seicentesca di Perrault, dove il lupo divora la bambina, e quella ottocentesca dei fratelli Grimm, dove un cacciatore apre la pancia della bestia e ne fa uscire nonna e nipotina sane e salve. La tradizione letteraria ha tuttavia completamente ignorato i temi che appartengono alle versioni popolari e orali della storia, che qui vengono proposte e commentate. Una delle varianti rimaste in ombra riguarda la domanda che il lupo rivolge alla bambina: "Dimmi, Cappuccetto, quale strada prenderai: quella degli aghi o quella delle spille?", indicando con la prima il lavoro di cucito e di ricamo e con la seconda la cura in funzione del corteggiamento. I due oggetti, entrambi puntuti e pronti a ferire, rinviano al sangue e alla pubertà femminile, oltre che alla contrapposizione tra seduzione e cura domestica, tra giovani ragazze e donne mature. Un elemento presente in tutte le versioni orali riguarda proprio la contrapposizione generazionale, che porta inconsapevolmente Cappuccetto rosso a mangiare un pezzo della nonna, vero e proprio "pasto sacrificale" in cui la giovane incorpora la vecchia. In questa prospettiva, la favola tratteggia un percorso iniziatico tutto femminile, legato ai temi e ai riti della crescita, alla capacità di fare figli e alle tecniche - cucire e sedurre -che consentono di addomesticare la società tradizionale e maschile. Prefazione di Augusto Palmonari.


© Federica Dotto
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