Gli scrittori della porta accanto

Il viaggio che rifarei, un memoir di Johnny Do

Il viaggio che rifarei, un memoir di Johnny Do

Libri Comunicato stampa. Il viaggio che rifarei (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), un memoir di Johnny Do. Un emozionante viaggio alla scoperta di paesi vicini e lontani, facendo il "mestiere più bello del mondo": il tour leader.

È il Kenya, nel secondo viaggio da solo, a darmi l’energia giusta, a farmi comprendere che la strada che si perde nell’incanto della natura, nell’infinità del tutto e dell’origine umana, deve essere la via da seguire, la mia vita, la mia casa. Da qui voglio partire per realizzare la mia ricerca di libertà, di spazio, di solitudine.
Porto con me un paio di valigie. Una è piena di vanità smisurata, eccessiva per i luoghi in cui mi muovo, alternativa, pesante, forte e a volte ingombrante, capace di motivarmi contro gli scherni e le critiche di chi mi vuole diverso. La seconda, più piccola, trattiene l’immagine della mia casa per ammortizzare il distacco dal nido, in ossequio all’orgoglio, intatto ancora oggi, di sentirmi italiano. Nei piccoli oggetti e nei dettagli di una quotidianità lontana, cerco la compagnia giusta per affrontare le barriere oceaniche che mi dividono dalla stretta della famiglia e degli amici distanti. Internet e i cellulari non esistono.
Anche un lenzuolo o una tazza per la colazione rendono la giornata più libera dalle involontarie e inaspettate nostalgie, dalle comprensibili malinconie tanto forti quanto saldi sono gli affetti lasciati.
Tenerife è il primo viaggio da solo, a poco meno di diciassette anni, con la mente rapita dal sogno di volare per la prima volta, dell’aereo sempre raccontato e mai vissuto, dei tropici e dell’oceano e delle atmosfere che forse avrebbero portato pace alla mia adolescenza. Il vulcano immenso, una flora smisurata, la spiaggia nera, un rombo esasperante come il battito del cuore sul cuscino nei giorni di febbre.
All’arrivo ci accolgono un flamenco improbabile e improvvisato, musiche e balli nel sangue già da anni e pronti, come piastrine impazzite, a evaporare in sudate isteriche, nervose di libertà. Spensieratezza allo stato puro: l’approccio col sesso – un amore fugace – la maturazione improvvisa tra palme, strelitzie e pappagallini; l’eco di musiche messe in sordina dal solito rimbombo del mare, confusione di parole e gesti, sudore mischiato alla salsedine, sentimenti incompresi e incomprensibili.
Poco a poco l’attesa di un nuovo viaggio diventa desiderio assoluto, priorità di vita. Ritornare a volare, a rivivere. Liberarsi al più presto dagli obblighi: il diploma, la maggiore età, la leva militare. E, dopo Tenerife, il Kenya conferma l’aspirazione a esistere ovunque, spaziando senza sosta, con il posto Y finestrino , file posteriori se possibile, come camera da letto prediletta, versione moderna della cuccetta del treno che in quindici ore porta me e Cinzia nel tanto anelato Salento dell’infanzia, delle corse scalzi, dei tuffi, della simpatica nonnina.
A essere decisivo per il mio destino è il terzo viaggio, consumato tra i mille divertimenti di Orlando e della Florida, abiti da sera sfarzosi per cene esorbitanti, le crociere di lusso alle Antille e il primo approdo in una Miami assopita, lontana dalla rinascita degli anni Novanta, con i palmizi e i cocchi sparsi ovunque sull’incanto di borotalco delle spiagge.
In questo bailamme divento amico di Tata, una tour leader, una donna che ha visto gli albori di un sistema turistico in cantiere, quando una comune vacanza era il ritorno al paese del sud con il portapacchi della macchina pieno di ciò che non sarebbe servito. Lei già accompagnava i pochi viaggiatori disponibili a sorvolare il reticolo magico di latitudini e longitudini. Ogni parola per me diventa Vangelo, sostanza per generare i sogni che covo, per assaporare i ritorni più dolci sotto il Teide, ma soprattutto dai miei elefanti sull’Amboseli. E così un volo notturno di American Airlines da San Juan de Puerto Rico a New York e poi verso l’Italia, ignaro che il destino mi avrebbe mandato a svolgere la leva militare nella sua stessa città di residenza – per altre sere di racconti e ascolto in estasi – diviene una lezione magistrale, l’occasione unica per crearmi un’idea lavorativa appassionante.
Johnny Do, Il viaggio che rifarei

Il viaggio che rifarei

Il viaggio che rifarei

di Johnny Do
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Memoir | Narrativa di viaggio | Non fiction
ISBN 9788833669984

Sinossi

Il primo viaggio in Kenya, ancora adolescente, è il punto di partenza per inseguire un sogno chiamato mondo.
Il mal d’Africa dà inizio a una vita alla ricerca della libertà personale, delle latitudini più lontane, delle solitudini più profonde, del luogo perfetto dove vivere, della conoscenza di persone eccezionali, svolgendo un lavoro per certi aspetti sconosciuto ed esplorando i luoghi più suggestivi del pianeta.
Il viaggio che rifarei è il libro di una vita. Una prima sintesi, più che il bilancio, di un percorso ancora vivo ma già ricco, del suo svolgersi tra il racconto di una professione, poetiche descrizioni di paesaggi unici, lussi e party esclusivi, piccole solitudini e grandi lontananze, suggerimenti di viaggio e grotteschi aneddoti sui turisti italiani. Brasile, Giordania, Egitto, Estremo Oriente, Santo Domingo, Tenerife, Mykonos, Bali, Cuba e Miami, sono alcune delle mete vissute da Johnny Do come tour leader e da residente.

Il libro è stato scritto con la collaborazione di Salvatore Gerace, insegnante di lettere presso il liceo “Norberto Bobbio” di Carignano (TO) e scrittore di saggi, articoli di teatro e letteratura italiana e sportiva.



ESTRATTI E RECENSIONI




Johnny Do

Johnny Do è nato a Torino nel 1969. A sedici anni, dopo aver usufruito di un primo viaggio incentive cedutogli da suo padre, inizia a maturare il desiderio di lavorare nell’ambito del turismo. Nel 1990 si trasferisce a Toronto dagli zii, per affinare la sua pratica dell’inglese, e successivamente lavora per grossi tour operator prima a Ibiza come assistente, successivamente come capo-area a Tenerife, Mykonos, Bali, Cuba e Miami. Nel 1997 si dedica per un breve periodo alla moda, altra sua passione, ma presto ritorna al turismo rientrando a Mykonos e trasferendosi a New York fino alla crisi del settore, successiva al crollo delle Torri Gemelle. Brasile, Giordania, Egitto, Estremo Oriente, Caraibi, sono alcune delle mete vissute da residente e come tour leader, ruolo che, dopo la morte della sorella Cinzia nel 2006, svolge solo d’inverno per stare vicino alla famiglia. Dal 2003 vive e lavora a Ibiza, accogliendo migliaia di turisti a stagione.
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