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Recensione: Il Francese, di Massimo Carlotto

Recensione: Il Francese, di Massimo Carlotto

Libri Recensione di Davide Dotto. Il Francese di Massimo Carlotto (Mondadori). Un nuovo, iconico personaggio «disposto a tutto pur di tutelare il suo patrimonio».

Il titolo concentra l’attenzione del lettore sul protagonista, il cui mestiere – se di mestiere si tratta – si identifica secondo una molteplicità di registri, di lessico e di punti di vista. Toni Zanchetta – il Francese – è un macrò, un lenone, un prosseneta, un pappone, un magnaccia, uno sfruttatore. Si considera un imprenditore e, in quanto tale, «disposto a tutto pur di tutelare il suo patrimonio» e il suo discutibile posto nel mondo. Intorno si è costruito una fugace comfort zone, una parvenza di irrinunciabile normalità. Uscirne significa avere la polizia alle calcagna, ma anche essere braccato dalla criminalità organizzata con molti meno scrupoli dei suoi.

Chi è quindi il Francese?

Con la scomparsa di una delle sue ragazze inizia il suo calvario. Toni Zanchetta è il colpevole perfetto, ma anche un investigatore sui generis: è il primo ad avere interesse a sciogliere i nodi della vicenda per tornare alla routine di sempre. Quella che cerca non è necessariamente la verità in sé, quella cui mirano le indagini della Ardizzone, commissario di polizia, poco incline a fargli sconti.
Il Francese in questi tentativi pecca di ingenuità, anche se in alcuni momenti le sue indagini sembrano le uniche possibili, tanto quelle ufficiali si arenano davanti agli ostacoli di un ambiente che non perdona. Ma in ciò – è lui stesso a riconoscerlo – è «l’ultimo dei dilettanti». Tuttavia vive di illusioni, per esempio quella di «essersi allontanato per sempre dall’ambiente criminale e violento, ottuso e implacabile». Ma egli stesso – per necessità e virtù – lo è (criminale, violento, ottuso).

Molto più concreta è la sua avversaria, la commissaria Ardizzone, con la quale entra subito in competizione, braccando l’unico colpevole possibile.

Alla fine questo angelo custode implacabile e di cattivo umore inquadra esattamente il Francese, non si fa abbindolare dalla di lui “arte manipolatoria”, né dal suo modo di vedere e considerare ogni donna. Ha capito che l’uomo per indole è imprigionato in una strada senza uscita, anche se lastricata di buone intenzioni. È un'anima pericolosamente in bilico, cui è negata qualsiasi tipo di redenzione.
È a un passo, tuttavia, dallo strappare un velo che gli mostri le cose così come sono (e conosce molto bene) e che lo separa dall’essere mostro tra altri mostri. Non vi è un’esistenza che si sia lasciata alle spalle, non ci sono veri e propri giri di boa. La caduta è inevitabile, salvo il gioco di circostanze favorevoli o contrarie che da lui non dipendono, e gli consentono di restare a galla, o gli offrono insperate scappatoie. Le stesse che contribuiscono ai meccanismi della storia e dell’intreccio.

Le attenuanti cui Toni ricorre (tipo che il mondo è corrotto e non esistono eroi senza macchia) non sono alla fine gran cosa.

Altro che mostro. Toni si convinse una volta di più di essere un onesto uomo d’affari, a tratti un benefattore. Tutti si riempiono la bocca di paroloni sul sesso, ma soltanto chi conosce il mondo della prostituzione sa cosa sia realmente: una stanza buia dove ognuno può soddisfare ogni desiderio, voglia, perversione. Legale o illegale. Tutto è permesso, basta pagare.
Massimo Carlotto, Il Francese
Ha molto da espiare. Il come è tutto da vedere.
La Ardizzone insegue tutt’altro genere di normalità: quella che fa volentieri a meno di simili personaggi, che attenua le contraddizioni del contesto sociale e rafforza l’esigenza di giustizia e di legalità, facendo in modo che queste non alberghino troppo sullo sfondo.
Si tratta di due universi che si contendono lo stesso spazio, costretti a confrontarsi e a comunicare per scalzarsi a vicenda. In altre parole: scarsi i punti di contatto, e molte le occasioni di scontro.

Troppe sono le ombre e le minacce di un contesto reale che pone nel nulla ogni possibile illusione.

Anche quella di riuscire a difendersi da insidie velenose di cui egli stesso è compartecipe. Le regole del gioco che il Francese stesso ha accettato non danno scampo e non lo aiutano di certo a “coltivare uno spazio interiore". Inizierà a compiere un errore dopo l’altro dato che sembra aver perso (o non ha mai posseduto del tutto) la spregiudicatezza che gli serviva.



Il Francese

di Massimo Carlotto
Mondadori
Giallo
ISBN 978-8804746614
Cartaceo 16,15 €
Ebook 9,99€

Sinossi 

Lo chiamano il Francese. Gestisce una "maison" di dodici donne. Ognuna ha un nome d'oltralpe, ognuna recita un personaggio diverso: dalla pin-up d'altri tempi alla manager in carriera, il Francese è in grado di soddisfare le fantasie di commercianti, imprenditori, professionisti. È un giro medio-alto, il suo, le mademoiselle non lavorano in strada, e non tutti se lo possono permettere. Tutto precipita quando una di loro scompare nel nulla: è lui l'ultimo ad averla vista viva, e quindi il primo sulla lista degli indagati. Il commissario Franca Ardizzone non gli dà tregua, lo vuole sbattere in galera a tutti i costi. E la sua maison fa gola alle bande che gestiscono la prostituzione in zona.
Per salvarsi, il Francese è costretto a cercare la verità, un gioco pericoloso dove nessuno rispetta le regole.
Massimo Carlotto, uno degli autori più amati, incisivi e schierati del noir italiano, debutta nel Giallo Mondadori con un nuovo, iconico personaggio, dimostrando per l'ennesima volta il suo talento unico nel raccontare la nostra società e gli scheletri che cerca di nascondere nell'armadio.


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