Gli scrittori della porta accanto

Dina Ravaglia presenta: Ballata triste a due voci

Dina Ravaglia presenta: Ballata triste a due voci

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Dina Ravaglia presenta Ballata triste a due voci(PubMe - Collana Gli Scrittori della porta accanto). Una storia avvincente come un giallo e coinvolgente come un romance che non evita di affrontare anche temi drammatici come depressione ed errori giudiziari.

Dina Ravaglia, nata a Parma, vive a Brescello. Architetto, tre figli, per lei scrivere è importante da sempre.
Ha pubblicato numerosi racconti e libri, con cui ha vinto anche premi prestigiosi.
“La curva del cielo”, racconto inserito nell’antologia Matrimoni (Effequ Ed., marzo 2008). La luna sporca (Edizioni Ponte Gobbo di Bobbio, 2008), romanzo vincitore del premio al concorso Città di Bobbio 2008 e 2° premio al concorso per narrativa edita “Livio Paoli” San Mauro 2009 a Signa, Firenze. La mano di legno (Edimond Edizioni, 2011), romanzo vincitore del 2° premio Città di Castello 2010 e arrivato tra i quattro finalisti del Premio Città di Forlì 2010. L’isola degli internati (ebook Io Scrittore, maggio 2013; cartaceo Independently published, gennaio 2020), romanzo finalista al torneo letterario IoScrittore 2012. Uno (Nicola Calabria Editore, settembre 2014). “Nero ultimo espresso”, racconto inserito nell’antologia del premio letterario Moak 2015. Il cuore opposto (Gilgamesh Edizioni, febbraio 2017), romanzo vincitore 1° premio narrativa concorso Andrea Torresano. Cattiva stella (Nuova Santelli Edizioni, novembre 2018). “Natalia”, racconto pubblicato nell’antologia La Cassa (Sensoinverso ed., 2019).



Ballata triste a due voci

di Dina Ravaglia
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romance
ISBN 979-1254581223
cartaceo 18,00€
ebook 2,99€

Sinossi

È un racconto a due voci, sommesso come una poesia intimista e duro come un assolo heavy metal.
È la storia dell’incontro inatteso di due mondi deserti, quello del diciannovenne Theo, chitarrista rock, e di Giada, la ventisettenne maestra elementare di suo fratello. Un incontro che produce scintille e mostra come l’incendio che divampa, anziché distruggere, finisce per creare. Perché le cose insolite non necessariamente sono destinate a fallire, e a volte le strade tortuose ci portano a destinazione.
Narrato in prima persona, in un duetto di voci e punti di vista, il romanzo esplora le parti buie e intime dei due protagonisti, affrontando anche il tema della depressione conseguente le drammatiche vicissitudini della vita di Theo, quali la morte della madre e un’accusa infondata ma infamante che gli costerà molto cara, in termini di violenza e separazione.
Ma il romanzo affronta anche la zona luminosissima dell’amore: quello innato per la musica, quello incondizionato per un fratello e quello dolce e passionale tra i due protagonisti. In un finale avvolgente come un abbraccio, liberatorio come le lacrime.


L'autrice racconta


Dina Ravaglia, benvenuta sul blog Gli scrittori della porta accanto. Entriamo subito nel vivo di questa intervista: quando e come hai maturato l’idea di creare Ballata triste a due voci?

Buongiorno a tutti e grazie per questa opportunità!
L’idea di questo romanzo è nata qualche anno fa da un fatto di cronaca, un ragazzo accusato di violenza sessuale che ha affrontato un anno e mezzo di processi giudiziari conclusi con la confessione che la presunta vittima si era inventata tutto. Mi ha colpito e mi colpisce tuttora il pensiero di come sia facile rovinare la vita a una persona, qualunque possa essere il motivo.
Questo tipo di prospettiva, che ribalta la visione comune trasformando la vittima in carnefice e viceversa, mi ha ispirato uno degli elementi fondamentali della trama, ovvero l’errore giudiziario in cui incorre il protagonista. Mi piace rappresentare la realtà anche da prospettive insolite, in questo caso un po’ in controtendenza perché per fortuna oggi, contrariamente a un tempo, si tende a pensare sempre più che le accuse di questo tipo corrispondano a verità.
Un altro degli elementi che mi hanno ispirato è il racconto dell’amore quasi simbiotico fra due fratelli di età diverse, uno che si occupa da solo dell’altro e l’altro che vede il fratello maggiore come unico riferimento.
Poi c’è la relazione iniziata quasi per caso fra i due protagonisti, attorno alla quale si sviluppa la trama. Tutti i miei romanzi (questo è il settimo che viene pubblicato, altri libri che scritto appartengono al romanzo storico e alla fantascienza) raccontano relazioni, che a mio modo di vedere sono sempre il motore delle azioni, ciò che tiene insieme le vite degli uomini e l’intero mondo personale in cui si svolgono. Mi riferisco a «l’amor che move il sole e l’altre stelle»: è impossibile spiegarlo meglio di come ha fatto Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia.

Ballata triste a due voci: ci racconti il perché questo titolo? Si riferisce alle "voci" dei protagonisti?

Il titolo che ho attribuito fin dall’inizio al romanzo deriva dalla prima persona alternata fra i due protagonisti utilizzata nella narrazione. Di solito non uso la prima persona se non in casi particolari; curiosamente, l’ho usata nell’altro mio romanzo di narrativa contemporanea (romance), il romanzo breve Uno, uscito nel 2015.
Nel caso di Ballata triste a due voci, credo che il punto di vista “immersivo" ottenibile solo con la narrazione in prima persona si adattasse a quanto volevo esprimere. La difficoltà dell’utilizzo della prima persona è quella di far sparire completamente lo scrittore lasciando uscire in modo ben caratterizzato le peculiarità dei diversi personaggi narranti, far sentire, insomma, tutte le “voci” e fare arrivare al lettore le loro differenze: spero, in questo caso, di esserci riuscita.
Ho inserito nel titolo l’aggettivo “triste” perché parte degli eventi narrati sono drammatici.

Anche Ballata triste a due voci ientra in parte nei romanzi rosa. Ci racconti qualcosa per incuriosire i lettori?

Ero convinta che il romanzo non potesse rientrare in questo genere proprio perché narra vicende drammatiche; ma in effetti esistono molti sottogeneri del “romance”, e va detto che la relazione fra i due protagonisti, seppure insolita, è la struttura su cui si regge l’intera trama quindi mi fa piacere che il mio romanzo possa rientrare in questo genere, uno dei più amati e ricercati dai lettori e dalle lettrici.
Dico solo che l’incontro casuale fra due solitudini avvicina due persone molto diverse fra loro per tipo di vita e per età, con una protagonista femminile più “grande” di otto anni rispetto al protagonista maschile che è molto giovane. Entrambi però devono ancora trovare una strada e un senso. Aggiungo che la musica ha un ruolo importante nella vita del protagonista, e quindi nel romanzo.

In questo libro affronti anche tematiche importanti, come la depressione...

Una relazione può dannare, un’altra può salvare. Bisogna però avere abbastanza coraggio per viverla quando è il momento, senza preoccuparsi se non rispetta le convenzioni che la società cerca di imporre.
Entrambi i protagonisti vi stupiranno, se saprete addentrarvi con loro nella storia.

Ci sono parti autobiografiche?

Da un punto di vista degli eventi narrati, nel romanzo non c’è nulla di autobiografico.
Tuttavia secondo me è sempre vero che ogni scrittore mette una parte più o meno consistente di sé in ogni personaggio.

Tra le righe di Ballata triste a due voci si cela un messaggio che il lettore dovrà scoprire?

In genere non scrivo pensando a messaggi da comunicare.
Credo che ogni storia abbia diritto di essere raccontata, a patto di sapere come farlo; a volte però, con un certo stupore, solo a stesura ultimata scopro che fra le mie righe c’è davvero qualcosa di universale che volevo comunicare.
Tuttavia, se c’è un messaggio principale in questa storia è che fino a prova contraria ognuno ha il diritto di essere presunto innocente.
Quando ci troviamo davanti a qualcuno, dobbiamo ricordare che vediamo soltanto la superficie, e non possiamo immaginare quali drammi la persona che abbiamo davanti sta vivendo. Quindi il modo più giusto è avvicinarsi agli altri con una sorta di tenerezza rispettosa, proprio come fa Giada, la protagonista, con Teo.

Perché si dovrebbe leggere Ballata triste a due voci?

Se siete alla ricerca di una storia avvincente come un giallo e coinvolgente come un romance che non evita di affrontare anche temi drammatici, allora Ballata triste a due voci è il romanzo che fa per voi.

Concludiamo con una domanda d’obbligo: progetti per il futuro?

Ho altri due romanzi finiti, pronti da revisionare ed editare, e un paio di bozze per nuove trame. Inoltre, sto pensando di pubblicare una raccolta di racconti e una di poesie.
Quest’ultima è una sorta di diario poetico con testi che coprono un lasso di tempo molto lungo (il primo è del 1983, l’ultimo del 2021), che racconta gran parte delle esperienze della mia vita (viaggi, figli, sogni) ed è l’unica cosa davvero autobiografica che ho mai scritto.

Ringraziamo Dina Ravaglia per essere stata con noi. In bocca al lupo per i progetti futuri!



Silvia Pattarini

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