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Recensione: Le voci dei libri, di Ezio Raimondi

Recensione: Le voci dei libri, di Ezio Raimondi

Libri Recensione di Davide Dotto. Le voci dei libri di Ezio Raimondi (Il Mulino). «Il libro è una creatura che ci parla», la letteratura non è fuga, ma un modo di dare senso all’esistente.

Il più delle volte il libro assume la parvenza di un liberatore della coscienza, la quale può librarsi in volo, verso altezze e luoghi mai considerati. Chi ama i libri può ben sembrare un libridinoso, con buona pace del correttore automatico che tenta di sopprimere la r di troppo.
La lettura consente di affrancarci dai legami familiari, ma anche di consolidarli su altre basi, allargando orizzonti che non sempre esigono il viaggio, l’allontanamento, la fuga. Una volta l’istruzione gettava un ponte provvidenziale tra il dialetto che si parlava a casa e la lingua nazionale con cui ci si esprimeva a scuola. Allora (si parla degli anni Trenta) non c’era la televisione e pochi possedevano la radio per imparare l’italiano.

Gradualmente Ezio Raimondi accorda fiducia ai libri, a qualcosa che arricchisce l’esperienza (a quell’epoca più intensa rispetto a oggi).

Il libro entra nell’ambiente domestico, si insinua nel focolare in maniera silenziosa ma invasiva, anche grazie alla lungimiranza della madre dell’autore che investe e compie sacrifici per la sua istruzione.
Sua madre se non era colta, era assennata e coscienziosa, tanto da vedere nella cultura un mezzo necessario, una scommessa per il futuro.
Ezio Raimondi afferma di essere nato due volte, di essere cioè figlio di sua madre e figlio della cultura, di aver colto l’apparente distanza e la congruità effettiva tra il mondo domestico e il sapere alto.

Dal libro singolo entrato o regalato per caso frequenta la biblioteca, lungi dal mostrarsi un mero deposito di volumi: «Il libro non solo si sommava ad altri libri, ma aveva qualcosa di segreto che lo univa ad essi.»

La biblioteca è, scrive l’autore, un punto di partenza cui sempre si ritorna, a metà strada tra un tempio e una cucina. Tanto che la biblioteca dell’autore, ormai professore emerito, esplode fuori dagli scaffali, usurpando gli altri spazi, in un caos animato che esprime i viaggi e i ritorni di una mente infaticabile e accesa. Poco importa se la ricerca di un libro divenga un’ardua impresa nell’inseguire colori di copertine, o i richiami di un pensiero che divaga. In una simile foresta un libro può dirsi perduto pur trovandosi dove è stato riposto l’ultima volta.
Ogni biblioteca è popolata di fantasmi che, possiamo pensare, durante la notte riprendono la parola, in attesa che i viventi la rifacciano propria, un po’ come le mummie nel Federico Ruysch.
Ezio Raimondi, Le voci dei libri
Diversi sono i canali che hanno consentito all’autore l’ingresso all’universo dei libri e della cultura: in primis sua madre, come si è ricordato.

Le occasioni nate dal piccolo dovere scolastico l’hanno spinto in biblioteca e verso alcuni libri in particolare.

E via di seguito: dal primo contatto si passa al secondo, al terzo libro, fino a tracciare la direzione della ricerca in veste di accademico.
L’accostamento e la fruizione della cultura diventano la storia di proficue relazioni che mettono in risalto un’umanità non certo in conflitto con l’indole dello studioso.
Ogni libro si accompagna a eventi, cose, persone, e questo dialogo tra libro e libro è la miglior catalogazione del vissuto rispetto a un freddo inventario stilato per categorie di volumi.
Vi si legge la traccia di una storia personale oltre a quella di un certo problema conoscitivo che spinge il lettore verso l’una e non l’altra opera.

C’è un terzo canale che interviene in questo rapporto privilegiato: il dono d’amicizia che fa da tramite verso altri libri da leggere o da scrivere.

Ed ecco i soggetti che intervengono: la madre, la scuola, gli amici. Soggetti compartecipi della circolazione della cultura e delle idee: idee non fini a loro stesse, imbalsamate o chiuse a chiave in una vetrina.
Lo scrittore è un uomo particolare, capace nella sua narrazione di far brillare una luce che riguarda tutti, una luce che quanto è più intensa tanto si rivela conforme alla realtà di ciascuno, alla nostra realtà più domestica. E così, nell’incontro con un grande testo, possiamo trovare noi stessi, immersi in una dimensione che Bachtin chiama il tempo della grande letteratura.
Ezio Raimondi, Le voci dei libri
Letteratura non è fuga, allontanamento, ma un modo di dare senso all’esistente.


Le voci dei libri

di Ezio Raimondi
Il Mulino
Saggio
ISBN 978-8815234629
Cartaceo 12,35 €
Ebook 6,86€

Sinossi

Tanto è manifesto l'appetito di Ezio Raimondi per i libri, che un'allieva impertinente gli attribuì la qualifica di "libridinoso". Non è però la passione del collezionista o del bibliomane. Il libro, dice Raimondi, è una creatura che ci parla, e leggere è un'occasione di incontro e di amicizia. Riandare ai libri che ci hanno accompagnato negli anni significa allora davvero ritrovare pagine e persone che ci sono state amiche. Mentre l'età di Gutenberg volge forse al tramonto, la parola vivida di questo grande lettore testimonia l'inesauribile tesoro di conoscenza e affetti che l'esperienza del libro sa portare nella nostra vita.

Davide Dotto
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