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Speciale The Week: Vietnam e Cambogia

Speciale The Week: Vietnam e Cambogia

The week Di Argyros Singh. Il reportage sugli eventi che hanno segnato la geopolitica e l'attualità del Sudest asiatico nell'ultimo anno: Vietnam e Cambogia.

Questo speciale di The Week si concentrerà sull’importanza del Sudest asiatico nella contesa USA-Cina, ma verranno citate situazioni importanti nella più vasta area dell’Indo-pacifico, utili a evidenziare alcuni punti chiave. Le fonti specifiche sono citate alla fine di ogni capitolo, ma per l’impostazione generale mi sono affidato al saggio di Sebastian Strangio, All’ombra del dragone. Il Sudest asiatico nel secolo cinese, Add, Torino, 2022.

  1. Vietnam
  2. Cambogia


Vietnam

La Cina ha governato il Vietnam settentrionale a partire dal 938, per circa un millennio, trattando l’area come una propaggine diretta dell’Impero. Per secoli i re vietnamiti hanno dovuto respingere le periodiche invasioni cinesi. L’ultimo grande scontro risale all’epoca contemporanea. Al tempo di Pol Pot, la Cambogia aveva compiuto una serie di incursioni in terra vietnamita, nel tentativo di riconquistare i territori khmer nel Vietnam meridionale. Hanoi rispose nel dicembre 1978, invadendo la Cambogia e rimpiazzando i khmer rossi con comunisti cambogiani meno radicali. Con un proposito “rieducativo”, il 17 febbraio 1979 oltre duecentomila soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese attraversarono il confine sino-vietnamita.
A oggi, per ragioni di real politik, quella guerra è stata volutamente dimenticata, ma le tensioni tra i due Paesi non sono venute meno. A sud delle Paracelso, Cina e Vietnam si contendono le isole Spratly: nel 1988, l’esercito cinese allontanò i vietnamiti dal Johnson South Reef, stabilendo una propria base. Morirono sessantaquattro genieri vietnamiti, disarmati. Da allora, molti scogli sono stati trasformati in isole artificiali con porti, stazioni radar e piste d’atterraggio: il Vietnam conserva ormai solo una piccola parte fortificata dell’arcipelago.

Nonostante gli attriti con Pechino, il governo vietnamita è tutt’altro che democratico, e gode di un monopolio nella politica interna.

Questo porta alla repressione dei dissidenti con l’accusa di “abuso di libertà democratica”. Tale aspetto non tocca i cinesi, abituati a trattare con chiunque, ma rende scomodi i rapporti con l’Occidente.
Il nazionalismo vietnamita anticoloniale ha una storia ben definita e i cimiteri di guerra parlano dei soldati-martiri che hanno combattuto con francesi e statunitensi. Quando però ci si riferisce ai caduti nella guerra sino-vietnamita, la spiegazione è che sono morti “difendendo il confine” (bao ve bien gioi). Da chi, rimarrebbe un mistero, se non si chiedesse ai parenti dei defunti.
In realtà, i rapporti con gli Usa sono migliorati notevolmente negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti sono persino il principale mercato per le esportazioni vietnamite, e da anni i leader di Hanoi visitano Washington sotto ogni nuova amministrazione.

Nel 2013, con la visita del presidente Truong Tan Sang, Vietnam e Usa hanno innalzato il loro rapporto ad “alleanza generale”, sottoscrivendo il reciproco impegno a «rispettare il sistema politico della controparte».

L’anno seguente scoppiava la crisi con la Cina intorno a una piattaforma petrolifera delle Spratly, che avvicinò ulteriormente il Vietnam agli Stati Uniti. Nel 2015, il segretario generale del Partito comunista vietnamita (Pcv), Nguyen Phu Trong, venne accolto da Obama nello studio ovale, un gesto diplomatico di grande valore. A maggio dello stesso anno, seguì l’annuncio dell’abolizione dell’embargo sulle armi, per garantire al Vietnam la possibilità di difendersi in modo efficace.
Secondo i sondaggi relativi al Sudest asiatico, è in Vietnam (e nelle Filippine) che gli Stati Uniti godono di un notevole favore da parte della popolazione. La Cina risponde rinsaldando i rapporti con il Pcv, per contrastare la cosiddetta “evoluzione pacifica” promossa dagli Usa – secondo i due partiti – attraverso i social network. Nel 2017, un alto funzionario cinese dichiarava così che Cina e Vietnam erano uniti dall’interesse comune a preservare il governo comunista.

Tra le ultime notizie che giungono dal Paese, il 19 marzo 2023 si è tenuto a Hanoi l’annuale Vietnam Business Forum, collaborazione tra il governo guidato da Pham Minh Chinh, la Banca mondiale, l’International Finance Corporation e la Vietnam Business Forum Alliance.

L’evento ha permesso al primo ministro di sottolineare come il Paese si stia impegnando nell’àmbito della green economy, nella trasparenza sull’accesso alle risorse, nella protezione dei diritti legali e degli interessi delle imprese.
Il Vietnam può contare su notevoli investimenti esteri, cresciuti del 13,5% nel 2022 rispetto al 2021. Lo scorso anno, ha raggiunto i quattrocento miliardi di dollari di Pil, con un tasso di crescita dell’8,02% e 732 miliardi in import-export. Nel promuovere la transizione energetica e digitale, il Vietnam può contare sugli investimenti europei, statunitensi, coreani e giapponesi.
Sul tema della disputa nel Mar Cinese Meridionale, Vietnam e Indonesia hanno raggiunto, a dicembre 2022, un accordo sulla delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il testo arriva al termine di un confronto durato ben dodici anni e si fonda sui princìpi espressi dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), messa in discussione dai cinesi. Se gli Stati dell’Asean dovessero estendere tra loro questo genere di accordi basati sul diritto internazionale, potrebbero imporre la loro linea pacifica nel far rispettare un altro documento analogo, il Codice di condotta nel Mar Cinese Meridionale.

Cambogia

Per lungo tempo il Vietnam è stato protettore della Cambogia, fino all’inglobamento vietnamita dei territori dei khmer sul delta del Mekong. Da allora, la diffidenza tra i due Paesi non è mai venuta meno e ha trovato espressione nel leader Hun Sen, che ha spinto la Cambogia nelle braccia della Cina.
L’afflusso di capitali cinesi è però avvenuto troppo in fretta in un Paese impreparato a gestire il passaggio repentino alla modernità. Questo ha portato a un notevole aumento dei prezzi di qualsiasi merce, dal settore alimentare (olio, manghi, peperoncini, etc.) alla benzina e all’edilizia. Per quest’ultimo caso, è emblematica la catastrofe di Sihanoukville. Nel giugno del 2019, un condominio in costruzione crollò, uccidendo ventotto muratori cambogiani. Dalle indagini emerse che il proprietario cinese aveva intrapreso l’opera di costruzione senza permessi e ignorando l’ordine di sospensione dei lavori.
Questi incidenti allarmano la popolazione, ma i capitali cinesi risultano per ora indispensabili. La prossima grande infrastruttura dovrebbe essere completata a marzo 2023 e si tratta dell’aeroporto di Siem Reap, a cinquanta chilometri dal tempio di Angkor, meta turistica cambogiana. Dell’aeroporto si è occupato lo Yunnan Construction and Investment Holding Group, che beneficia di contratti finanziati in forma diretta dallo Stato cinese in tutto il Sudest asiatico. Tra i lavori del gruppo ci sono, per esempio, il porto di Kyaupkyu e un’autostrada tra Vientiane e Vangvieng, in Laos.

Mentre la Cina fa affari secondo i propri interessi, in Cambogia monta la polemica intorno al generale Hun Manet, figlio maggiore del premier Hun Sen e possibile leader futuro del Paese.

Il Cambodia Daily l’ha infatti accusato di essere complice nel commercio illegale di legname: il premier ha chiesto le prove di queste accuse e si teme la censura del giornale, dopo che il mese scorso era stato chiuso Voice of Cambodia, una delle ultime voci indipendenti.
Il disboscamento interesserebbe il Nord della Cambogia e sarebbe opera della società Tsmw, che opererebbe per “Okhna Chey”, un’espressione con cui i residenti indicano un misterioso “magnate”. Gli abitanti che vivono lungo il fiume Sekong, nella provincia di Stung Treng, hanno affermato che, dopo la costruzione di una strada tra marzo e aprile 2022, decine di camion attraversano il fiume di notte trasportando legname. Per disboscare la zona sarebbe necessario il permesso del governo; inoltre, parte del territorio è inserito in un’area protetta, sotto la gestione del Ministero dell’Ambiente. Secondo l’inchiesta, “Okhna Chey” corrisponderebbe al generale Meuk Saphannareth, vicino al premier e a suo figlio. Per l’attivista Ouch Leng, il governo, in previsione delle elezioni di luglio, sosterrebbe le attività illegali dei magnati in cambio del loro sostegno al Partito popolare cambogiano.

Sul Vietnam – biengioibiendao.vietnamplus.vn, ansa.it e treccani.it | Sulla Cambogia – nationathailand.com, startmag.it e asianews.it

Reportage: Il Sudest asiatico

Nelle prossime puntate del reportage:
  1. Vietnam e Cambogia
  2. Laos, Thailandia e Birmania
  3. Singapore e Malesia
  4. Indonesia e Filippine



Argyros Singh


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