Gli scrittori della porta accanto
Editoriale di Emma Fenu
Editoriale di Emma Fenu
Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Amanda e il suo tesoro dentro. Avvolta in vesti scure, è la protagonista indimenticabile di un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico ma ricorda i racconti di ancestrale memoria popolare.

Amanda è seduta davanti a me, avvolta in vesti scure, con un cappellino calato sulla fronte. Fra una boccata e l’altra di sigaretta mi racconta una fiaba. No, non beve il tè che le offro, né accetta i pasticcini. Suppone che li abbiano avvelenati i suoi nemici, che è convinta siano ovunque, perfino nel mio salotto.
Appoggio la testa sull'avambraccio che avvolge lo schienale del divano e mi accingo ad ascoltare, in silenzio.
C’era una volta una principessa triste, Anna, che viveva in un castello bello, ma ogni giorno più vuoto e decadente.
L’unica compagnia della fanciulla era una buffa strega vestita di nero, sempre china sui suoi esperimenti di laboratorio.
A volte, per le sale del palazzo, risuonavano i passi di pretendenti mentitori, falsi principi dall’aspetto seducente che erano bestie diaboliche nell’anima.

Il tesoro dentro

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo psicologico
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€

La principessa aveva un cuore adagiato fra i petali di rose.

Mentre la strega aveva un cuore troppo circondato di spine: nessuna delle due poteva difendere il tesoro nascosto nei sotterranei del castello.
Finché, un bel giorno, un principe a cavallo arrivò dalle lontane terre del Nord…
«E poi?» domando impaziente, ma Amanda non può svelare altro o sottrarrebbe magia alle pagine. Si porta l’indice sulle labbra e mi porge un libro dalla copertina incantevole.

Il tesoro dentro, scritto da Elena Genero Santoro ed edito da PubMe, non è una fiaba: è un giallo psicologico dallo stile accattivante, che si divora in fretta, come una torta farcita di crema rosa.

Tuttavia, alcuni elementi fondamentali della struttura narrativa ricordano i racconti di ancestrale memoria popolare: i buoni che restano buoni; i cattivi che restano cattivi; le peripezie del protagonista attorniato da aiutanti e protagonisti; l’agnizione finale; la ricerca di un gioiello nascosto; l’incantesimo crudele ai danni di un bambino innocente.
Quest’ultimo punto è di importanza notevole. In un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico, non ci sono pozioni malefiche, ma storie reali e difficili che portano alla malattia mentale, tema che la scrittrice affronta con estrema delicatezza. Se è vero che non si può guarire con un colpo di bacchetta di fata, esiste però un’altra magia, quella dell’Amore, che può tutto. Basta crederci.


Emma Fenu

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Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Profumo di miele, di erba bagnata di rugiada e di olio benedetto. Entra Pietrina Murtas, sa levadora, madre di madri in una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

«Si sieda, Pietrina».
La donna si accosta a me, puntandomi sulla pelle bianca le sue iridi di carbone. Quasi mi brucia, con l’intensità del suo sguardo senza età.
«Prego…» aggiungo, indicando cupcakes e macarons disposti sul tavolino davanti a noi.
La donna fa cenno di no, dolcemente, e accompagna il movimento ciondolante del capo con uno più deciso della mano, piccola e ruvida, che le fa quasi da schermo.
Schiocco le dita: so che il mio è un salotto magico.
Ed ecco che compaiono acciuleddos, pabassinos e pirichittos.

Io arriccio il naso, godendomi l’effluvio di miele; Pietrina sorride calma, perché nulla la meraviglia.

«Mi dica, come era la vita di una levatrice in Sardegna, allora, quando lei era giovane?»
«Ero madre delle madri. Madre dei bambini. Madre dei padri. Madre della vita e, a volte, della morte
Il profumo di Pietrina si mischia a quello del miele: sento le esalazioni dell’erba bagnata di rugiada e dell’olio benedetto che si fa stantio e del legno che si consuma avvolto dal fuoco e del sapone di Marsiglia per pulire i panni e le chiome.

«La comunità la considerava una donna potente e giusta, dunque?»

«Non sempre, figlia mia. Se fai partorire, fai uscire tutto quello che c’è dentro le viscere nascoste, quello che si teme, quello che si desidera, quello che non si vorrebbe né temere né desiderare…»
Schiocco le dita e faccio diffondere le note di una fisarmonica.
Pietrina comincia a ballare, muovendo i piccoli piedi a ritmo veloce ma non angoscioso, padrona del tempo e dello spazio.
Io la osservo e, in quella musica, mi perdo a cercare l’origine di tutto, da cui tutto fu partorito e da cui l’oggi trova senso.
Sa Levadora. La maestra di parto sarda

Sa Levadora
La maestra di parto sarda

di Ivan Murgana e Carmen Salis
Amicolibro
ISBN 978-8898738403
cartaceo 8,50€
ebook 1,49€

Sa Levadora. La maestra di parto sarda è un romanzo di Ivan Murgana e Carmen Salis edito da Amicolibro nel 2014.
Ispirato alla storia vera di Pietrina Murtas, il libro racconta la ricerca delle proprie origini da parte di Peppino, nato in Sardegna da una fanciulla non sposata e, perciò, dato in adozione subito. Fu una ragazza, alla propria prima esperienza di levatrice, a salvarlo, neonato, quando versava in condizioni critiche: da questo tassello l’uomo, ormai adulto, inizia a costruire la propria vicenda personale.
Il finale a sorpresa, un po’ forzato, non toglie interesse ad un romanzo che fa rivivere una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

Emma Fenu
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Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. La fantasia fa una capriola. È il primo giorno di giugno e siamo insieme nel mio salotto virtuale. Paola mi racconta il suo progetto di genitorialità.

La memoria fa una capriola.
È di nuovo l’11 di maggio e sono in un
salotto caldo di arancione, con stelle di carta che pendono dal soffitto, libri e cd senza respiro nelle librerie, tappeti della mia Isola che hanno intrappolato nelle trame il profumo del lago di Como.

Paola, la padrona di casa, è bellissima.

Occhi di cielo e capelli di sole circondano un sorriso di chi lo sa quanto la vita è bella. E chi lo sa, spesso, ha appreso lezioni difficili, ha colmato vuoti, ha tinto di colore acceso il grigio, ha ballato sotto la pioggia, ha sferrato un pugno contro giganti di pietra.
Il suo è un salotto vero, non virtuale, così come la torta alla vaniglia e la tisana alle erbe che mi offre, mentre mi sento quasi a casa, quasi con un’amica di lunga data. E mi viene voglia di rivederla ancora, questa Paola luminosa, di organizzare incontri ed eventi, di provare a cambiare il mondo.
Ci siamo incontrate non per caso, mi dico. E so di avere ragione. E sorrido, perché lo so anche io quanto la vita è bella.

La fantasia fa una capriola.

È il primo giorno di giugno e siamo di nuovo insieme, stavolta nel mio salotto virtuale. Schiocco le dita, invocando la magia, e ci avvolge il profumo di magnolie e il cinguettio di uccelli interrotto dallo scrosciare dell’acqua che si libera dalle fontane. Sedute su una panchina, ammiriamo il palazzo di Aranjuez, a Madrid, dove Filippo II trascorreva i mesi primaverili e dove, nel 1940, Joaquin Rodrigo compose un bellissimo concerto per chitarra e orchestra.

Da qui, nell’agosto 2001, Paola e suo marito iniziarono a immaginare un progetto di genitorialità.

Un progetto che dal luogo prese il nome, il quale li avrebbe condotti lungo il percorso dell’adozione fino al ricciolo nero della meravigliosa Lucia, la loro primogenita.
Non è stato semplice affrontare la cavillosa burocrazia e, soprattutto, l’abuso di potere che, a volte, in essa si insinua, protetto dal silenzio di quanti, in nome di un sogno, ingoiano la dignità.
Non è stato semplice attendere, fra speranze e dubbi, e crescere, scoprendosi, giorno dopo giorno, come mamma e papà di un figlio sconosciuto ma che c’è già, prima ancora di stringerlo fra le braccia.
È stato semplice amare.
È stato semplice sorridere.

Progetto Aranjuez: Diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez
Diario di bordo di una madre adottiva

di Paola Minussi
ETS Edizioni
ISBN 978-8846720368
cartaceo 10,20€

Le parole fanno mille capriole.

Paola Minussi, musicista, concertista, docente a Basilea di chitarra classica, membro dell’associazione “Genitori si diventa onlus” e fondatrice e organizzatrice della Women in White Society, si è, con bravura, cimentata anche nella stesura di un libro-testimonianza sulla propria esperienza lungo il percorso, spesso ad ostacoli, che culmina nell’adozione.
Con uno stile convincente e sincero e con un taglio ironico e arguto, il testo, intitolato “Progetto Aranjuez” ed edito da ETS nel 2008, conduce il lettore a immedesimarsi nel racconto, provando ansia, rabbia, indignazione, speranza e, infine, gioia.
Il cuore fa una capriola.

Emma Fenu
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Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Mi prende la mano, tiepida e leggera. Ha occhi grandi e sereni, Paula. Le verso il tè e seguiamo il fumo della memoria nelle parole scritte da sua madre Isabel.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Pablo Neruda

Mi prende la mano.
Mi sorprendo nel sentirla tiepida e leggera.
Me l’aspettavo marmorea e fredda, come una croce che svetta su una lapide innevata.
Mi guarda.
Ha occhi grandi e sereni, che sorridono. Occhi di giovane donna.
Me li aspettavo proprio così.
Le verso il tè e seguiamo il fumo della memoria.

Una sera, a Buenos Aires, una donna vestita di nero si avvicinò a tua madre, ricordi?

Le prese le mani fra le sue e le lasciò in dono quattro profezie che, interpretate, si rivelarono esatte: terribili capovolgimenti politici avrebbero gettato il Cile nel terrore, durante il colpo di stato delle forze militari; una sorta di “paralisi” avrebbe caratterizzato l’esilio in Venezuela; il trionfo sarebbe stato spettato ai propri romanzi; e, per ultima, una fama a livello internazionale sarebbe spettata alla propria primogenita.
Certo, tua mamma immaginava un futuro diverso, all’epoca, per te, Paula.

Ed eccoti, davanti a me, figlia per sempre bambina.

Molte parole sono state spese su di te, Paula. Eppure non sono troppe al punto da esimerci dal pronunciarne altre, avventurandoci insieme in un mondo di ombre e carne, di introspezione e pragmatismo, di magia e progresso, di memoria e futuro.
Le bocche e le mani sono polmoni, contratti in uno spasmo, e la parola è un surrogato di vita, dispensatore di ossigeno.
Scrisse tua madre Isabel:
Perché tante parole, se non mi puoi sentire? Perché queste pagine che forse non leggerai mai? La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa nella scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo. […] Mi rigiro in queste pagine in un tentativo irrazionale di vincere il mio terrore, mi viene da pensare che se do forma a questa devastazione potrò aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittura può essere la nostra salvezza.

Paula, ora siedi sul mio divano.

La schiena dritta, il mento sollevato, le ciglia che gettano ombra sulle iridi.
Il letto, che accolse le tue membra immobili, divenne culla, accanto alla quale sussurrare favole, senza la pretesa di edulcorarne il finale, e, infine, sepolcro vuoto, dal quale risorgere, scostando la pietra della malattia e liberando lo spirito nei cieli tinti di assoluto.
Gli stessi cieli, sconosciuti e silenziosi, da cui si proviene, prima di insidiarsi nell’utero e divenire parte della contingenza.
Ti racconto della mia infanzia ad Alghero, Paula. Ti racconto dei venerdì che precedevano la Pasqua, quando, con struggente malinconia, osservavo il Cristo ligneo, deposto in una maestosa bara barocca, portato in processione nell’oscurità squarciata solo da fiaccole.

Il feretro, nel dialetto locale, di ascendenza catalana, è denominato “bressol”, ossia culla.

Perché è non-luogo, tramite divino di spirituale inizio e di risurrezione.
Tu sorridi, mi riprendi la mano e mi inviti a cantare.
È una ninna nanna, forse una nenia, ne distinguo a fatica i lemmi.
Piango di commozione, Paula, perché tu ci sarai sempre, nel romanzo che porta il tuo nome e oltre esso.

Paula

Paula

di Isabel Allende
La Feltrinelli
ISBN-13: 978-8807885624
copertina flessibile 3,11€
copertina rigida 10,88€
audiolibro 17,95€
Paula è un libro scritto da Isabel Allende e pubblicato da La Feltrinelli nel 1995.
È un romanzo di formazione che procede, apparentemente, a ritroso. È la storia della figlia della scrittrice la quale, a soli ventotto anni, a causa della porfiria, cadde in un coma profondo che ne annullò le facoltà di donna adulta e la ricondusse, giorno dopo giorno, passando attraverso le braccia della madre e del marito, nell’innocenza del liquido amniotico del ventre che la ha generata.
Un testo struggente, destinato a emozionare e a far riflettere sulla Vita.


Emma Fenu
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Voglio soltanto un sorriso: inno all’amore puro

Voglio soltanto un sorriso: inno all’amore puro

Voglio-soltanto-un-sorriso-recensione

Voglio soltanto un sorriso, di Lisa Molaro: inno all’amore puro. La Vita si racconta attraverso la storia di due coppie di vecchia data, simbolo della semplicità dei sentimenti autentici o ispirati alle creature di Flaubert.

Oggi il mio salotto non è in stile provenzale e non ha colori eterei. Sono avvolta in una coperta patchwork che camuffa la forma delle mie gambe fra cuori di tessuto rosso e pile blu; ho i capelli raccolti con una matita e la ciocca ai lati del viso sfiora le ciglia, capricciosa; in mano stringo una tazza di latte e cacao che profuma di infanzia, di coccole durante la febbre.
Ed è così che ricevo Emma, come fosse una zia, un’amica di vecchia data, una mamma. Le sorrido, forse ho i baffi di cioccolato che mi rendono buffa anche a 39 anni.
Lei mi guarda e scuote la testa… e le piume del suo copri spalle seguono il movimento della loro signora. Dissentono anche loro, pavoneggiandosi sopra un divano dell’Ikea rivestito di rosso, abituate a ben altre sedute e a ben altre uscite mondane.
“Cara, mi chiamo Emma anche io e sento per te una solidarietà femminile che mi impone di esserti amica. Non puoi ridurti così, ci vuole una certa eleganza, anche per far presa sugli uomini… ragazza mia!”.
Provo a dissentire, ma l’ondeggiare delle piume precede le successive parole della mia ospite: “La vita è un romanzo, uno spettacolo. Sta a te che ruolo scegliere ed interpretare, basta non scadere nella banalità e farsi ricordare per gesti eclatanti. Quanto all’amore… sì, sì, so che non mi hai chiesto nulla, ma, da donna votata alla passione, te lo devo dichiarare con solennità: nulla è peggio di essere nulla. Voglio dire, non c’è sofferenza più grande di non avere un uomo che palpiti per te, che si strugga per amor tuo, che ti scriva poesie e poi muoia di malinconia”.
“Emma cara”, le rispondo, stupendomi di come il mio nome mi suoni strano se rivolto ad altre, “non si deve morire d’amore, ma vivere d’amore, ossia dei piccoli gesti, delle gioie quotidiane, delle salite affannose ma fatte in due, mano per mano. Sai cosa vorrei da te? Che per un attimo dimenticassi le peripezie di Emma e Charles”.
“Cosa vuoi da me?”
Voglio soltanto un sorriso. Quello che ogni giorno vedi incorniciare il mento dei tuoi vicini, Greta e Francesco. Sorridi, Emma. Sei bellissima”.
“Sono attraente?”
“No, sei il volto del vero amore. Sorridi”.

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Voglio soltanto un sorriso

di Lisa Molaro
Amazon
ASIN B01N9G8399
ebook 3,10€

Lisa Molaro, giovane scrittrice con uno stile già peculiare, ci affascina anche con questa sua seconda prova letteraria, il romanzo Voglio soltanto un sorriso, edito con Amazon nel 2016.
La protagonista principale, nascosta fra le parole e gli eventi, è sempre lei, la Vita che, stavolta, si racconta attraverso la storia di due coppie di vecchia data: Greta e Francesco, simbolo della semplicità dei sentimenti autentici, e Emma e Charles, ispirati alle creature di Flaubert, che sono incapaci di creare felicità e complicità attraverso il desiderio reciproco di regalarsi un sorriso.
Una lettura a tratti ironica, a tratti romantica, a tratti divertente, a tratti malinconica: proprio come la Vita, ogni giorno, è.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] Lady Erinni, la zia che tutti vorremmo avere, da “Il Libertino di Hidden Brook”, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] Lady Erinni, la zia che tutti vorremmo avere, da “Il Libertino di Hidden Brook”, di Emma Fenu

Il-libertino-di-Hidden-Brook-recensione

Lady Erinni: la zia che tutti vorremmo avere ma che solo ne “Il libertino di Hidden Brook” di Antonia Romagnoli compare.

«Desiderate una tazza di tè, Lady Irene
«Certo che sì, non mi sono scomodata per venire qui, nel vostro strano salotto, lasciando la mia vita di carta, per restare anche con la gola arsa!»
«Ha ragione, mi scusi», pensai, mentre, da sotto un cappello sormontato da cinque piume in rosso e turchese, due occhi neri, piccoli e vivaci come spilli mi pungevano le carni delle mani, rendendomi incapace di servire la merenda pomeridiana come si conviene, rispettando i principi del galateo.
«Voi giovani», continuò, «non sapete più cavarvela da soli. A dire il vero, signora, più la guardo più mi accorgo che non è una fanciulla, state per raggiungere i quaranta?»
E fu così, affrettandomi a precisare che ho appena compiuto trentanove anni, che compresi perché la Baronessa si fosse guadagnata il soprannome, azzeccatissimo, di Lady Erinni.
«Anche nell’amore, ah… io e il mio povero marito ce la siamo goduta la vita, in barba a regole e cerimoniali, ma mai dimentichi del rispetto, che di una sana passione e complicità è base: lei cosa ne pensa, mia cara?» disse, rivolgendo a me uno sguardo di disapprovazione.
Avevo indosso un semplice vestito nero, i capelli sciolti e nemmeno un monile ad illuminarmi i lobi: se lei era un magnifico uccello esotico, io potevo accontentarmi di essere un merlo, al suo confronto.
«L’amore», risposi, questa volta sostenendo lo sguardo bellicoso, «non ha epoca: cambiano le donne e gli uomini che, si adeguano, o cercano di farlo, ai ruoli che la società impone; la morale sessuale odierna considera desueti atteggiamenti definibili come “libertini”; la relazione di coppia ha una dimensione strettamente privata, però…»
«Però… su, sia sincera Lady Fatina, non giriamoci attorno: il romanticismo e il brivido di due corpi e di due anime che si sfiorano è quello che cercate ancora. O lei è troppo emancipata?»
«L’emancipazione, nello specifico femminile, non esclude l’amore romantico e nemmeno la voglia di sognare. La letteratura può essere considerata sessista se svilisce la donna e nega ad essa dignità di persona. Naturalmente, non si può prescindere dal contesto storico in cui le vicende sono ambientate: ai vostri tempi…»
«Ai nostri tempi», mi interruppe Lady Erinni, «le donne potevano essere oggetto di rapimento e potevano essere violate per regolare i conti con un nemico. Ai vostri tempi, invece, non esiste nessun atteggiamento di ostilità maschile che si manifesta contro il corpo (e l’anima) delle donne, dico bene?»
«Non è la sua prima incursione nel futuro, vedo», commentai con un sorriso amaro.
«Certo che no, ora, con il suo permesso, Lady Strega, farei un sonnellino: il suo sofà, se pur frutto di una diavoleria virtuale, è molto comodo.»
In pochi attimi, sbuffando e facendo oscillare le piume ricadenti sul naso, la zia Erinni si addormentò, senza separarsi dal proprio bastone, che stringeva caparbiamente nella mano destra, nonostante camminasse agevolmente.

Il-libertino-di-Hidden-Brook

Il libertino di Hidden Brook

di Antonia Romagnoli
A. R. S.
ASIN B01N02WAI3
ebook 1,99€ Acquista

Il libertino di Hidden Brook è un romanzo, ambientato in epoca Regency, scritto da Antonia Romagnoli ed edito a novembre del 2016; nonostante la recente pubblicazione, ha scalato le vette di Amazon.
Non è una storia che indugia su particolari scabrosi e che si concentra sul sesso sfrenato e sulle dissolutezze morali di un libertino, ma vanta un erotismo delicato ed accennato e una buona dose di romanticismo. I protagonisti, la giovane, ingenua e vitale Victoria e il magnetico e tormentato Jared, etichettato come libertino, sono descritti in un processo di evoluzione personale che solo l’amore può rendere possibile.
All’autrice il merito di aver composto un’opera fruibile e di immediata lettura, nonostante le conoscenze storiche ben precise che sono premessa alla stesura di essa.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un viaggio fino all’utero della propria storia, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un viaggio fino all’utero della propria storia, di Emma Fenu

Se-chiudo-gli-occhi-Simona-Sparaco

Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco, Giunti, 2014, Premio Selezione Bancarella 2015. Un viaggio fino all’utero della propria storia.

Se chiudo gli occhi non sono più seduta sul divano color crema, con un computer portatile sulle ginocchia e le lucine rosa di un Natale perenne che scaldano i vetri della finestra, rendendo il candore del cielo meno severo.
Se chiudo gli occhi non avverto più il profumo della cannella fusa nel latte e della vernice che tenta di asciugare sulla facciata.
Se chiudo gli occhi non sento più il rumore del trapano, lo stridere dei gabbiani, le canzoncine in danese cantate in coro.
Se chiudo gli occhi torno nel mio salotto immaginario, fatto di broccato e seta, con le tende pesanti scostate a far entrare il sole di primavera. Indosso guantini di pizzo e una piuma rosa chiude un ricciolo a lato di un mio zigomo.

Se chiudo gli occhi ci sei tu, Viola, e mi sorridi.

Hai i capelli biondo scuro, raccolti sulla nuca con un nodo, come faccio anche io, quando un elastico manca all’appello. Hai la pelle chiara e il fisico asciutto di tua madre, ex gallerista d’arte, e la bocca carnosa di tuo padre, pittore e scultore.
Sei un’opera d’arte, e non lo sai, Viola.
Credi di conoscerti, e non ti conosci, Viola.
Non sai di essere l’erede di streghe dei Monti Sibillini, non sai di avere il potere femmineo di guarire e di vedere oltre le cose, non sai che il perdono è donna.
Il perdono è un atto di forza, di coraggio, di compassione: bisogna avere la dolce durezza della Dea Madre per elargirlo.
Non sai che sei stata partorita dalle viscere di una montagna, che la terra rossa del bosco ti scorre nelle vene mista al sangue, che la neve reca le tracce delle fate, tue ancelle.
Non lo sai ancora, Viola, che, se chiudi gli occhi, sei davvero tu.

Se chiudo gli occhi

di Simona Sparaco
Giunti
ISBN 9788809788763
cartaceo 5,87€ Acquista
ebook 4,99€

Una figlia e un padre, diventati nel trascorrere degli anni sempre più estranei. 

Percorrono in auto un viaggio attraverso lo spazio, recandosi nelle magiche Marche, precisamente nel cuore dei monti Sibillini, dove ci sono donne che, quali figlie della Natura, incarnano il potere divino femminile, in simbiosi con ventri di grotte e di boschi.
Ma non solo di un percorso di strade si tratta, quanto di un ritorno alle origini, in un utero di generazioni, dove ritrovarsi e riconoscersi come parte di una storia millenaria, di cui siamo l’esito ultimo, ma non la fine.
Viola, la protagonista, conoscerà intimamente i propri genitori oltre il ruolo familiare, quali essi erano prima della sua nascita e oltre essa; ne comprenderà le miserie e le fragilità fino a dissetarsi con il perdono e a sentirsi figlia e madre nell’accezione più completa e perfetta.
In bilico fra la saga familiare e il romanzo di formazione, soffermandosi sulla peculiarità del rapporto d’amore fra una donna e il proprio padre, Simona Sparaco propone un libro delicato e commovente.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
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