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Recensione: Il supervisore dei suicidi, di Claudio Secci

Recensione: Il supervisore dei suicidi, di Claudio Secci

Recensione: Il supervisore dei suicidi, di Claudio Secci

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Il supervisore dei suicidi di Claudio Secci (Delos Digital). Un romanzo di fantascienza avvincente e avventuroso, ma anche intriso di grande umanità e delicatezza.

Un libro è sempre un incontro tra autore e lettore, e per quanto, come lettrice, io cerchi sempre di essere oggettiva nella valutazione di un testo, mi rendo conto che lo stato d’animo che il lettore ha nel momento in cui si approccia a un libro può condizionarne la fruizione.
Pertanto proverò a scindere su due livelli ciò che mi è arrivato da Il supervisore dei suicidi.

Il dato oggettivo: l’ultimo libro di Claudio Secci, Il supervisore dei suicidi, è scritto benissimo.

Questo autore, che ha già dimostrato grande sensibilità e immedesimazione nei protagonisti nei romanzi precedenti (i personaggi più disparati), non si è mai fermato nella ricerca e nello studio stilistico. Claudio Secci non è uno che si accontenta, e ciò appare quanto mai evidente perché la sua maestria nel narrare è cresciuta ancora fino a rendere il testo talmente immersivo da farmi sognare la scenografia anche di notte, se prima di dormire ne avevo letto un capitolo.
La trama: in un futuro non troppo lontano, il nostro pianeta è ormai invivibile e tossico a seguito di una catastrofe e quello che rimane dell’umanità si è trasferito su un pianeta chiamato KB34. La speranza è quella di ricostruire una civiltà, meglio ancora se sulla Terra.
Ma su KB34 non ci sono solo gli umani, bensì anche i Magnus, degli androidi che possono essere buoni o cattivi a seconda che siano comandati dagli umani stessi o da Magnus0, un androide cognitivo ribelle, ma molto più potente degli altri tanto da essere in grado di programmarli e farne un temibile esercito.
Nella comunità umana il protagonista Lewis Harper viene incaricato di sorvegliare i suoi simili per prevenirne il suicidio. Infatti i suicidi sono diventati sempre più numerosi e non è chiaro il motivo. Tutto questo mentre Magnus0 si fa sempre più minaccioso.

Il dato soggettivo: benché io non sia una appassionata di fantascienza, questo romanzo mi ha toccato le corde giuste al momento giusto.

Ho empatizzato con Lewis Harper, perché mentre mi immergevo nelle sue disavventure stavo vivendo la stessa situazione: anche io ero costretta a stare in “un altro pianeta”, a subire una situazione che non avrei mai creduto, immaginato o cercato. Anche io ero prigioniera in un mondo su cui non sarei mai approdata di mia volontà. La stessa sensazione di estraneità e costrizione la stavo provando pure io.
È questa la magia dei libri: il fatto che una storia inventata e irrealistica parli proprio di te che in quel frangente stai divorando quelle pagine. Un libro così ben scritto può diventare uno specchio dei sentimenti del lettore.
Per questo ringrazio Claudio Secci che con grande raffinatezza ha saputo porgerci un racconto avvincente e avventuroso, ma al contempo intriso di grande umanità e delicatezza.


Il supervisore dei suicidi

di Claudio Secci
Delos Digital
Fantascienza
ISBN 978-8825421453
Ebook 3,99€
Cartaceo 13,30€

Quarta

Nel 2109 una catastrofe mondiale impone agli umani di abbandonare la Terra per raggiungere KB34, un pianetino abitabile già colonizzato da qualche tempo. Il nuovo pianeta è sfruttato nella zolla sud dagli umani, e nella zolla nord, quella più ricca di risorse, da Magnus0, un androide cognitivo ribelle fuggito nel 2107, capace di dare vita a un esercito di androidi convertiti in semi-senzienti. Bisogna prendere possesso delle materie prime per il sostentamento delle fabbriche e degli impianti, perché nella regione sud sono quasi terminate. Lewis Harper, il protagonista, un sopravvissuto che dopo l'approdo su KB34 viene incaricato di diventare un operatore speciale, una sorta di Supervisore dei Suicidi. Lo scopo è quello di cercare di prevenire i tentativi di suicidio da parte degli umani, che si tolgono la vita in modo preoccupante, per morivi misteriosi. Nel frattempo la guerra si intensifica, e i Magnus avanzano minacciosi. Riusciranno gli umani a sopravvivere o saranno costretti a rientrare sulla Terra, sperando sia possibile viverci?


Elena Genero Santoro
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Recensione: La casa sull'estuario, di Daphne Du Maurier

Recensione: La casa sull'estuario, di Daphne Du Maurier

Recensione: La casa sull'estuario, di Daphne Du Maurier

Libri Recensione di Franco Mieli. La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier (Beat editore). Dall'autrice di Rebecca, la prima moglie e Gli uccelli, trasposti sul grande schermo da Alfred Hitchcock, un thriller del '69, tra storia e fantascienza.

È il primo libro che leggo di Daphne Du Maurier, scrittrice inglese, di origini francesi del secolo scorso (è morta nel 1989). Ho avuto una piacevole sorpresa. Una storia che inizia lenta ma sale di tono e suspense di pagina in pagina.
Dirk Youg, inglese, sposato con una effervescente donna americana già divorziata e con due figli, ha da poco lasciato un lavoro che non lo soddisfa in una casa editrice. Deciso a prendersi un periodo sabbatico, accetta l’invito di un vecchio compagno di studi, Magnus Lane, a trascorrere un periodo di vacanza nella sua magione in Cornovaglia. Magnus Lane, divenuto un famoso scienziato nel campo della biofisica, gli fa una sconcertante proposta: assumere una droga sintetica di sua realizzazione che permette di tornare indietro nel tempo anche se per brevissimo tempo. Dirk accetta, e viene catapultato nella Cornovaglia del XIV secolo a seguire, da spettatore inosservato, le vicende, le atrocità, i tradimenti e le vendette di famiglie nobiliari che vivevano allora in quella regione. Ben presto gli eventi sfuggono di mano. A ogni successivo viaggio nel tempo che Dirk compirà, le due epoche cominceranno a confondersi e a sovrapporsi, con terribili conseguenze sulla salute e l’incolumità di Dirk e la sua famiglia, che nel frattempo lo ha raggiunto.

La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier è un romanzo davvero avvincente che ricorda Timeline, ai confini del tempo di Crichton.

Con la differenza che La casa sull'estuario di Daphne Du Maurier è stato scritto nel 1969, mentre quello di Crichton ha visto la luce ben trent’anni dopo.
Credibili e realistiche le descrizioni paesaggistiche dell’epoca e attuali raccontate abilmente dalla scrittrice che rende edotto il lettore anche sui mutamenti climatici e dello stesso paesaggio rispetto a sei secoli prima e fa venire davvero desiderio di sperimentare questi viaggi nel tempo.
Daphne Du Maurier è autrice tra l’altro di altri due libri, Rebecca, la prima moglie e Gli uccelli trasposti sul grande schermo da Alfred Hitchcock.


La casa sull'estuario

di Daphne Du Maurier
Beat editore
Fantascienza | Thriller
ISBN 978-8865595039
Ebook 9,99€
Cartaceo 14,45€

Sinossi: 
Dick Young è un giovane inglese con un modesto e banale impiego in una casa editrice londinese e un'ambiziosa moglie americana che lo vorrebbe a New York, a lavorare nella fiorente impresa editoriale di suo fratello. Un giorno Dick viene invitato a cena dall'amico storico dei tempi di Cambridge, Magnus Lane, divenuto nel frattempo un luminare della biofisica. Durante la cena Magnus accenna quasi di sfuggita alla possibilità di poter ospitare l'amico e la sua famiglia a Kilmarth, nella casa in Cornovaglia ereditata dai genitori. Un'offerta allettante. Il miraggio di lunghe, incantevoli giornate passate a poltrire in un giardino o a veleggiare in una baia è certamente preferibile, per Dick, alla prospettiva di un fastidioso trasferimento a New York. Dopo qualche bicchiere di brandy, Magnus raddoppia la sua offerta: nel laboratorio di Kilmarth ricavato nella vecchia lavanderia seminterrata, Dick potrebbe sperimentare qualcosa di straordinario: una droga, ottenuta mescolando una certa pianta con delle sostanze chimiche, che non trasporta come la mescalina o lsd in un luogo fantastico popolato di meravigliosi fiori esotici, ma in un mondo reale, fatto di esseri altrettanto reali: il passato. Soggiogato dalla personalità di Magnus, Dick accetta. Una volta nella casa sull'estuario, nel macabro laboratorio popolato di embrioni sotto vetro e di teste di scimmia, beve la pozione preparata da Magnus e si ritrova nella Cornovaglia del XIV secolo, al cospetto di dame e cavalieri, spettatore invisibile di drammatiche vicende di nobili famiglie, di intrighi e aperte rivalità, di amori e segreti inconfessabili. La scoperta di Magnus Lane potrebbe cambiare le sorti del mondo se, nell'uso prolungato della sua pozione, passato e presente non cominciassero a sovrapporsi in una pericolosa spirale, e il gioco del tempo non si mutasse inesorabilmente in dramma.


Franco Mieli
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Fahrenheit 451, di Ray Bradbury

Fahrenheit 451, di Ray Bradbury

Libri | Recensione di Ornella Nalon. Fahrenheit 451, di Ray Badbury, Mondadori, 2015. Una società distopica, un futuro non ben precisato, il rogo di libri più celebre della letteratura.   

Guy Montag conduce una vita tranquilla: vive con sua moglie in una bella casa e ha un lavoro che porta avanti da tre generazioni: fa il vigile del fuoco. Ma nell'epoca in cui vive, un futuro imprecisato, il pompiere non ha il compito di spegnere, bensì di appiccare il fuoco. Poiché tutte le abitazioni sono costruite con materiale ignifugo, gli incendi non costituiscono più un pericolo, invece lo sono i libri, per cui si rende necessario metterli tutti al rogo.
La milizia del fuoco interviene prontamente, su denunce pervenute dai cittadini, a salvare l'umanità dal pericoloso influsso della lettura. Infatti, leggere non può che fare male, può far pensare e instillare dubbi sulla propria esistenza, minando la felicità che lo Stato è riuscito a garantire al suo popolo. Gente che vive una vita convulsa, che viaggia sui mezzi a velocità elevatissima, che segue ogni minuto del proprio tempo libero le serie televisive sui propri maxi schermi a parete, assordata da una pubblicità martellante e sedata, nel caso di insonnia, da una bella dose di barbiturici. Questa è la felicità: non chiedersi nulla, nemmeno se si è davvero felici e non dare valore a nulla, nemmeno alla vita umana.
Questa è la vita normale anche per Guy, finché incontra una sua giovane vicina di casa, Clarisse, che gli appare del tutto diversa. Clarisse non corre, ma si sofferma a guardare il cielo, un filo d'erba che cresce tra l'asfalto. Clarisse che ama dialogare e danzare sotto la pioggia. Clarisse che gli chiede se lui è innamorato e se sia felice. Guy è costretto a guardarsi dentro e a scoprire che sta trascorrendo la sua vita con una donna che non conosce, che non ama e dalla quale non è amato, che la sua vita è assurda e assurdo è il lavoro che da anni sta facendo.


Clarisse è la sua coscienza, quella che rimorde ogni volta che brucia dei libri e che inorridisce se le persone che li hanno nascosti preferiscono ardere con loro. 

Ammetto, appena iniziato di leggere “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury ho creduto di trovarmi davanti il solito romanzo fantascientifico di un autore troppo fantasioso e pessimista. Sono stata sul punto di abbandonarlo, perché questo genere non è esattamente tra le mie letture preferite. Eppure, una vocina mi suggeriva di continuare e, per fortuna, l'ho ascoltata. Alla fine, si è dimostrato un libro con una storia interessante, con una giusta dose di suspense, con una buona componente psicologica e, non per ultimo, stimolante per alcune riflessioni.
Guy Montag, il cui elmetto porta per l'appunto il numero 451, è indiscutibilmente il protagonista assoluto del romanzo. Su di lui verte tutto l'intreccio. Da persona tranquillamente rassegnata alla propria esistenza, che si conosce all'inizio, un po' alla volta si trasforma in una mente agitata da mille dubbi e mille domande per finire con avere una unica certezza: quella che stava compiendo non poteva essere considerata una vita. Per tale motivo, è disposto a metterla a rischio pur di adoperarsi a restaurare una dimensione meno consumistica e più umana, basata sul pensiero e la conoscenza. La sua trasformazione viene seguita passo a passo, riportando tutto il percorso interiore che è costretto a compiere, in una verosimile mescolanza di dubbi, paure, incertezze e angoscianti rimorsi.

La realtà descritta da Bradbury in Fahrenheit 451 è distopica; prospetta un futuro non ben precisato in cui il governo manipola le informazioni per far credere al popolo ciò che gli fa comodo. 

In cui la televisione ha perso totalmente la sua funzionalità informativa ed è diventata uno strumento d'intrattenimento che riempie con il vuoto assoluto le giornate altrettanto vuote della gente, oppure un imbonitore che spinge agli acquisti in una sfrenata gara di protagonismo approntato all'apparenza. In cui uno Stato spaccia per felicità la disinformazione, l'ignoranza, la totale mancanza dei valori di solidarietà, di amicizia, di amore e del rispetto per la vita stessa.
Una società distopica dicevo, ma in fondo, lo è poi tanto?
Eppure, tra tanto sfacelo, una luce di speranza viene trasmessa. Speranza nelle capacità razionali e intellettive proprie di una parte dell'umanità, quella che non si piega alle illogiche imposizioni e che è pronta a combatterle con le  armi del proprio credo e della solidarietà.

Fahrenheit 451

di Ray Bradbury
Monddori
ISBN 978-8804663058
Cartaceo 10,20€
Ebook 7,99€

Sinossi
In un'allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più riuscito del celeberrimo scrittore americano di fantascienza.



Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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[Libri] "Come morire su Marte" di Francesca Vivian Salatino, recensione di Ornella Nalon

[Libri] "Come morire su Marte" di Francesca Vivian Salatino, recensione di Ornella Nalon

Come-morire-su-Marte-Francesca-Vivian-Salatino-recensione

Come morire su Marte, di Francesca Vivian Salatino, Self Published, 2016. Una squadra di coloni sbarca su Marte per renderlo abitabile e portarvi la vita. Ma nessuno si aspetta che arrivi anche la morte. 

Una storia di fantascienza che ci proietta in un futuro piuttosto prossimo, quella raccontata nel romanzo breve “Come morire su Marte”. 
Forse perché il pianeta Terra si sta sovraffollando e oltretutto auto-distruggendo, è iniziata la colonizzazione di Marte. Sul pianeta rosso, con il solo biglietto di andata, sono state inviate alcune coppie di persone che hanno il compito di creare un ambiente simile a quello terrestre. Queste dovranno alacremente impegnarsi a sciogliere il ghiaccio presente nel suolo per consentire ai corsi d'acqua di irrigare le piantagioni che via, via andranno a creare, in modo che l'ossigeno prodotto contribuisca a rendere respirabile l'aria.
Nel frattempo, vivono in piccoli alloggi pressurizzati, tutti tra loro comunicanti e si nutrono dei vegetali che coltivano.
Altro loro compito è quello di prolificare, così da gettare le basi per una generazione marziana
Le selezioni effettuate dal comitato della fondazione Mars 40 sono state scrupolosamente eseguite tra un numero di volontari coraggiosi e innovatori. Inizialmente, la scelta cade  solo su quattro persone: due donne e due uomini. Si crede possa bastare, ma uno degli uomini ha mentito sul suo orientamento sessuale e, essendo gay, non potrà adempiere al dovere della procreazione.
È così che, sovvertendo i piani iniziali, da terra si decide di inviare, in più riprese, ancora qualche coppia. In totale, le persone che si trovano a vivere assieme diventarono dodici. Tutte loro sono convinte che troveranno una realtà stimolante, ma allo stesso tempo tranquilla e semplice, di certo molto lontana dall'esistenza terrestre, stressante, caotica e violenta che hanno lasciato.
Tuttavia, si rendono conto presto che non è propriamente così; la violenza compare anche su Marte e assume la forma di un omicidio.
Tra i coloni si insinua il timore e la diffidenza oltre che una più o meno pronunciata forma depressiva riconducibile alla nostalgia di ciò che hanno per sempre perso.


Questo libro mi ha dato la conferma della validità di Francesca Vivian Salatino come autrice.

Mi ha fatto scoprire, in lei, una predisposizione alla componente psicologica che, nell'opera precedente non aveva carattere di prevalenza. Invece, è indubbio che la trama di questo romanzo, più che dall'azione, sia movimentata dalle elaborazioni mentali ed emotive dei personaggi e dalle loro elucubrazioni. Francesca ha dimostrato buone capacità di immaginazione e di analisi del comportamento umano.
In qualche punto, questo romanzo mi ha fatto venire in mente un film, anche se decisamente più cruento, che ho visto qualche anno fa: The Experiment diretto da Paul Scheuring. In entrambe le trame vengono evidenziate le debolezze, che talune volte sfociano nella cattiveria o anche nella crudeltà, intrinseche nell'essere umano, che tanto più si evidenziano quanto più si è in assenza di regole o di opportuni controlli. 
Una piccola nota dolente la devo sottolineare: la brevità. Premetto che non amo i romanzi troppo lunghi poiché, il più delle volte, peccano di ripetizioni e di eccessi descrittivi, ma a mio avviso, in questo caso, il testo necessitava di ulteriori approfondimenti nell'individuazione dell'assassino, nonostante mi renda conto che la finalità non fosse quella di scrivere un giallo. 
Ciò nonostante, Come morire su Marte” è una lettura interessante che stimola diverse considerazioni.


Come morire su Marte

La trama, benché di fantasia, si ispira ad ud un progetto reale e a breve termine: l’invio di un numero limitato di persone su Marte. Lo scopo è di colonizzare il pianeta rosso.
I coloni non sono astronauti professionisti, bensì persone normali, selezionate fra migliaia di candidati e poi opportunamente addestrate.
Il biglietto è di sola andata.
Gli esperti del progetto hanno calcolato tutto, tranne l'eventualità che uno dei coloni possa compiere un delitto. 
Questo breve romanzo prova a ipotizzare cosa accadrebbe se uno dei coloni commettesse un omicidio. Non ci sono strumenti per svolgere indagini. Non c'è una prigione. E nessuno aveva pensato di dover costruire un cimitero così presto.
Il finale è insolito.

di Francesca Vivian Salatino | Self Published | Fantascienza
ASIN B01MS2DS84 | ebook 0,99€


Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, da 0111 Edizioni.
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[Libri] "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli, recensione di Gianluca Santeramo

[Libri] "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli, recensione di Gianluca Santeramo

Vietato-leggere-all-inferno-recensione

Vietato leggere all'inferno, di Roberto Gerilli, CreateSpace, 2016. Un futuro distopico in cui la letteratura diventa una droga illegale e scrivere un romanzo è una sfida alle cosche editoriali.

Amleto è un uomo sui trentacinque che abita nei dintorni di Ancona e che conduce una vita, tutto sommato, noiosamente normale. È un inserviente di un grande magazzino di ferramenta, dove passa le sue giornate cercando di avere meno contatti possibili con la gente normale, tra una passata di straccio ed un colpo di ramazza.
La sua misantropia non è il risultato di una strana forma di psicosi, ma è indotta dalla necessità di nascondersi al pubblico perché, Amleto, è un tossico. Amleto si droga, anche se sta provando a smettere.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, nel suo magazzino si presenta una donna bellissima che, per qualche strano motivo, cerca proprio lui. La ricerca non è casuale perché Eleonora è interessata al passato di Amleto, alle sue conoscenze, alla sua capacità di muoversi nel sottobosco del mondo dello spaccio.
Piccolo dettaglio: il mondo di Amleto è (fortunatamente) ben lungi (spero...) dall'essere il nostro, perché, nella sua realtà, una delle droghe più in voga del mercato è... la letteratura! Ebbene sì, nella realtà distopica del nostro Amleto Orciani, leggere romanzi è reato e la letteratura è messa sullo stesso piano (se non al di sopra) di sostanze stupefacenti, come eroina, cocaina e tutto quel genere di porcheria là...
Ed ecco che il mondo assume odori e sfumature del tutto grottesche, gli editori diventano una sorta lobby mafiosa che controlla il mercato e le menti della gente (andiamoci piano con i riferimenti alla vita reale, per cortesia...) e i boss mafiosi si insultano a colpi di citazioni più o meno erudite. A corollario, Eleonora vuole coinvolgere Amleto in un'opera magistrale della criminalità: vuole convincerlo a scrivere un libro ed a entrare, prepotentemente, nel mondo ermetizzato col piombo delle cosche editoriali.
Ed è proprio questa iniziativa che trasformerà Amleto da povero tossico di provincia (pardon: libromane) in un individuo addirittura pericoloso per i boss malavitosi già insediati che, tra intrighi e tentativi di sabotaggio spesso pesantemente cruenti, trasformeranno Amleto ed Eleonora in un duo criminale laureato.
Anche se "Vietato leggere all'Inferno" richiama temi già trattati dal maestro Ray Bradburry in "Fahrenheit 451", è un romanzo totalmente differente, meglio incastonato nella realtà dei nostri tempi, al punto da sembrare quasi una sorta di sinistra premonizione su carta stampata. È un dato di fatto che il proibito e il lecito siano solo convenzioni scelte dalla collettività in base ai valori ritenuti tali in un determinato periodo storico, così come è ben noto che ogni prodotto di cui esiste sufficiente domanda, divenuto vietato per legge, assuma automaticamente lo status di merce di particolare valore per i mercati illeciti. Mettete insieme queste due considerazioni ed otterrete l'epicentro del romanzo di Roberto Gerilli.

Vietato-leggere-all-inferno

Vietato leggere all'inferno

Mi chiamo Amleto Orciani e sono un libromane. Ho trentacinque anni e mi faccio dall’età di dodici, quando la lettura era ancora legale. Ho iniziato per scherzo con L’isola del tesoro e non ho più smesso. Leggere è la prima cosa a cui penso quando mi sveglio e l’ultima prima di andare a dormire. Sono talmente assuefatto da conoscere il significato di parole come paradosso, pennivendolo e opulenza. Insomma, uno sniffa-inchiostro senza speranza. Vivo vicino ad Ancona, lavoro come inserviente in un discount di bricolage e arrotondo spacciando romanzi alla gente della zona. La mia vita non è un granché, ma mi ci trovo. Il problema è che vorrei avere più soldi, per questo accetto di aiutare Eleonora. La ragazza è brava, ma così folle da voler cambiare il mondo dell’editoria da sola. Per seguirla mi tocca coinvolgere amici discutibili e incontrare gente che preferirebbe vedermi morto (il Bibliotecario ti dice niente?). Meno male che ho dalla mia Caterina, una camgirl con un secondo lavoro ancora meno presentabile del primo, però non sono sicuro mi possa salvare il culo, stavolta. Se ne esco vivo, giuro che smetto di leggere. Forse. 
Vietato leggere all’inferno racconta la mia storia. Non insegna qualcosa che vale la pena conoscere, non ci sono buoni sentimenti o altre cazzate ma per sballarsi con gli amici è perfetto. Provalo, e fammi sapere se funziona.

di Roberto Gerilli  | CreateSpace Selfpublished | Fantascienza, Distopico
ISBN 978-1539151784 | cartaceo 12,90€ Acquista  | ebook 0,00€ Free download


Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.
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[Libri] "Mondi infiniti – La città dei Cupi" di Stefania Dorigatti, recensione di Gianluca Santeramo

[Libri] "Mondi infiniti – La città dei Cupi" di Stefania Dorigatti, recensione di Gianluca Santeramo

C'era una volta uno di quei geni che capitano una volta al millennio che inventò una macchina del tempo. Almeno era quello che credeva...
Si perchè Shickleton, durante la presentazione della sua invenzione al pubblico spedisce suo nipote Solomon, ufficialmente, nella Londra del futuro... Solo che Solomon si ritrova in un mondo parallelo, un mondo molto strano dove prospera una società ch'è difficile definire più avanzata o più arretrata della nostra, tant'è diversa nei suoi costumi. Per di più, vuoi l'effetto demo, a Shickleton gli si scassa la macchina del tempo...
Iniziano così due vicende parallele che hanno per tema di fondo il ritorno a casa di Solomon. Da una parte Shickleton che cerca di ricostruire la sua macchina del tempo per riportare il nipote a casa, dall'altra Solomon che cerca di sopravvivere ad una realtà davvero difficile, nella speranza di essere salvato dallo zio. Ma è solo una scusa.
Il romanzo mette a confronto la nostra società malata, come spesso la si definisce, con una società dove, invece, tutto funziona splendidamente.
Nel suo romanzo, Stefania Dorigatti ci trasporta in un mondo fatto a misura del più accanito complottista, facendoci passeggiare in una vera civiltà dove il controllo è la prima voce della carta dei diritti.
Solomon, essere proveniente da un'altra dimensione calato in una realtà dove i ruoli sono ben stabiliti alla nascita e garantiti da dispositivi che istigano all'obbedienza più cieca o alla dedizione totale al proprio lavoro, deve in qualche modo adattarsi a questa nuova realtà, anche perché, sin da subito, intuisce che il ritorno a casa potrebbe essere problematico.
Proprio quando quella nuova realtà lo sta per trasformare, definitivamente, in una pedina del suo sistema, l'amore per Kaelea lo manterrà ancora più legato ai principi che sono arrivati con lui attraverso i meandri dello spazio-tempo.
"Mondi Infiniti – La città dei Cupi" è un romanzo che prova ad immaginare una civiltà dove quei problemi della società di cui, chi più chi meno, ci lamentiamo tutti sono stati egregiamente risolti. Il problema sta nel come!
Al di la del suo contenuto manifesto, tuttavia, il romanzo si rivela essere anche una grande metafora dell'esistenza odierna, fatta di grandi burattinai che controllano tutto e poveri sudditi costretti a subirne tutte le decisioni e tutte le peripezie, anche se vale quella massima per cui non tutto è come sembra...


Mondi infiniti – La città dei Cupi

L'illustre Professor S. Shickleton riesce finalmente a ultimare il progetto al quale sta lavorando da una vita, una macchina del tempo in grado di far vivere un'avventura a chiunque voglia farne uso. Un grande passo sia per la scienza che per l'umanità.
Almeno, questo è quello che lui pensa quando decide di costruirla.
Il primo a testarla sarà il nipote Solomon, ma qualcosa va storto. Il ragazzo scompare e non c'è modo di riportarlo indietro. Forse quell'invenzione non è quello che sembra veramente.
Solomon infatti finisce in una terra misteriosa, super tecnologica e avanzata, ma che in realtà nasconde delle falle profonde e dei lati oscuri, con dei personaggi peculiari e uno strano modo di vivere.
Un viaggio che cambierà per sempre la sua vita e quello delle persone che lo circondano.


di Stefania Dorigattin  | CreateSpace Selfpublished | Fantascienza 
ISBN 978-1519411334 | cartaceo 14,51€ Acquista  | ebook 6,37€ Acquista


Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.
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Recensione: E niente indietro, di Andrea Tavernati

Recensione: E niente indietro, di Andrea Tavernati

Il primo racconto che incontriamo è “Melò Veneziano”.
Lei, lui, e l'altro. Lei è Paola, studentessa in cerca di una attività, magari provvisoria, perché no, anche comparsa alla Fenice di Venezia. Lui, innamorato di Paola da sempre; la cornice è il massimo del romantico, Venezia in tutta la sua maestà e tutta la sua realtà, che è fatta pure di canali puzzolenti. La scrittura è pregevole, le citazioni molte, sia letterarie che musicali; è un innamorato che, si capisce, non combinerà mai nulla, timido e incerto. Sul comodino di Paola, il libro di Musil, “l'Uomo senza qualità”, sembra messo lì apposta per farci capire meglio il nostro Lui, è un po’ come L’Ulrich di Musil, che ad un certo punto del libro è proprio così, bloccato dal troppo pensare, non riesce ad agire.
Sinceramente innamorato, romantico e pieno di attenzioni, ma talmente bloccato, che a Paola resta per forza il bell'Antonio, forse meno dotto, ma molto più pratico e deciso.
Dopo l’amore a Venezia c’è “L’Estraneo”, racconto brevissimo, di una pagina, intenso, conciso.
Poi “La Madre”, tutti vorremmo che fosse eterna, ma non è così.
Nel racconto “Il libro di Eva”, la protagonista si sveglia una mattina con il corpo totalmente tatuato, cerca di capire, cerca di leggersi perché ha il corpo scritto dal collo ai piedi, ma nessuno capisce niente, la scrittura è incomprensibile anche a degli esperti. Il suo fidanzato le giura eterno amore anche con il corpo così trasformato e anche senza capire cosa e come possa essere successo. Tenta in tutti i modi, tarocchi, studi di antiche lingue, religioni. Eva sembra un libro scritto da dentro in una lingua ignota, invece di impazzire, si rilassa, non ci pensa più, riesce a convivere con questo suo strano nuovo corpo, e appena succede l’accettazione, il tatuaggio, poco a poco inizia a sparire, così come era comparso.
Che sia un consiglio ad accettare i "tatuaggi" , belli o brutti, che la vita ci regala?
In “Sincronicità” la comprensione che le cose non succedono per caso, e un’incontro giusto al momento giusto, serve a fare un’azione altrettanto giusta.
Molto interessante la visione in "Fluttuazione Quantistica" , il tema è tornare nel passato e compiere un'azione che possa cambiare il futuro. Chi non vorrebbe uccidere Hitler nella culla, ma sembra che non si possa cambiare il futuro nel quale si è immersi, ma solo quello di uno dei tanti mondi, paralleli al nostro. Sarebbe in ogni caso una bella soddisfazione risparmiare a qualche altra realtà, quella terribile esperienza storica.
"Il Principe della Settima Luna" è il racconto che chiude il libro.
La settima Luna, unico posto del regno di Korus rimasto autonomo mentre le altre sei lune sono sottomesse al Regno.
Governata da un Principe che nessuno ha mai visto, la prerogativa più importante del posto, è la instabilità di tutto, ogni essere animato e anche ogni oggetto, possono comparire o scomparire in ogni momento, lasciando la vita e le cose che stava facendo, semplicemente incompiute. La fantasia del nostro bravo Autore è davvero prolifica e il libro scritto talmente bene che è difficile credere si tratti di uno Scrittore Esordiente, complimenti sinceri.


di Andrea Tavernati 
I Sognatori  | Scheda 
Racconti, Mainstream, Fantastico 
ISBN 978-88-95068-60-2 
cartaceo 13,90€ | Acquista 
ebook 5,99€ | Acquista 

Raccolta di racconti che, partendo dai territori tipici del mainstream, sposa prima toni fantastici e poi marcatamente fantascientifici, seguendo un percorso che fa della vertigine della vita – quella in grado di creare crepe nella nostra quotidianità e di innalzarci verso l’ignoto – la sua principale caratteristica, muovendosi tra insicurezza adolescenziale e incertezza delle leggi di natura, tra eventi apparentemente normali e apparenze che tentano di rendere normale ciò che non lo è: il fluire del tempo in opposte direzioni, un incontro abituale, il senso del ritorno, l’attimo perfetto…


Angelo Gavagnin
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