Gli scrittori della porta accanto
Le recensioni di Loriana Lucciarini
Le recensioni di Loriana Lucciarini
 Recensione: Eva e Barbablù, di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso

Recensione: Eva e Barbablù, di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso

Recensione: Eva e Barbablù, di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Eva e Barbablù di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, con le illustrazioni di Camilla Lilliu (PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto). Una storia intensa che esplora le dinamiche dell’abuso e l’urgenza del cambiamento.

Conosco Emma Fenu e ho letto molto della sua produzione letteraria. Siamo diventate amiche per via della comune passione per i libri, per l’universo di Cultura al Femminile e per aver partecipato a eventi organizzati contro la violenza di genere. La violenza sulle donne è un tema a cui entrambe siamo sensibili e per il quale ci impegniamo da tempo.

Emma Fenu e Pier Bruno Cosso: l’incontro di due voci autoriali.

Lasciatemelo dire: Emma Fenu usa parole intrise di poesia, evocative e dure. Sa andare al punto e, quando lo fa, è spietata. È capace di guardarsi dentro e raccontarsi sempre la verità, anche quando fa male. Nei suoi testi narrativi imprime la forza del vento che purifica e ci offre emozioni cristalline, autentiche.
Pier Bruno Cosso è stato invece una piacevole scoperta: scrive con uno stile interessante, anch’esso intriso di liricità. Sa andare a fondo per incontrare i demoni e riesce a trovare le immagini letterarie esatte per mostrarceli. Forse, sull’orlo dell’abisso, ha temuto di non riuscire a tradurre in parole una parte tanto mostruosa? L’impresa era ardua, certo, ma lui ha tenuto il registro giusto per svelare e rivelare le pulsioni e le ossessioni dietro a un uomo abusante e maltrattante. E ha colpito nel segno.

La trama e il simbolismo di Eva e Barbablù.

Il testo drammaturgico di Eva e Barbablù presenta personaggi vivi, delineati attraverso le loro aspirazioni, ingenuità, ossessioni e fragilità. La pièce teatrale ha forza e potenza, ha ritmo e sollecita giuste riflessioni, ha evocazioni e una dolorosa attinenza con la realtà. Il messaggio arriva chiaro: le sottili strategie psicologiche sono messe alla ribalta. Il crescendo degli abusi è la fotografia reale di quanto accade nella vita. I due personaggi, a voci alterne, ci mostrano come il Principe delle favole possa trasformarsi in Barbablù, se dietro la maschera affascinante e perfetta si cela un uomo non risolto e pieno di paure.
La storia ci evidenzia i segnali, ovvero le red flag, di cui tenere conto e che ogni donna deve poter individuare per evitare di finire in una relazione soffocante, che si trasforma in un incubo fatto di violenza e prevaricazione. Eva, purtroppo, accecata dall’amore, scivola ogni giorno un po’ più a fondo. Lei, donna romantica, artista empatica e generosa, scopre solo troppo tardi l’animo oscuro d’orco del proprio partner. Sotto questo aspetto, Pier Bruno Cosso riesce a descrivere con sapienza la psiche di un uomo segnato da un abbandono del passato, che si trasforma in adulto fragile e pieno di demoni, a cui soccombe, precipitando in un’oscurità senza redenzione.

Il mantra della consapevolezza.

Eva guarda la mela che il suo Lui ha lasciato in bella mostra sul tavolo. “Non toccarla” le ha ordinato e lei se ne tiene alla larga, tuttavia il suo sguardo torna sempre lì, a osservare la succosa rotondità del frutto e a desiderarlo.
«Non tentarmi, mela.» Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, Eva e Barbablù

Eva, come la Eva del Paradiso, e la stessa irrefrenabile voglia di disobbedire.

Al solo scopo di affermare i propri desideri, le pulsioni, la vera se stessa, di affondare i denti nel dolce nettare della mela. Per riconoscersi e ritrovarsi. Tuttavia, non lo fa: rinchiusa in casa come una moderna e sfortunata Raperonzolo, guarda la porta chiusa e immagina un giorno di darsi alla fuga. Ma è solo velleità di un sogno.
«Non tentarmi, porta.» Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, Eva e Barbablù

Solo quando diventerà straziante il suo bisogno di libertà e troppo grande la necessità di riappropriarsi finalmente di se stessa, la fuga diventerà l’unica via. Eva aprirà quella porta chiusa, anche se forse sarà troppo tardi. «Non tentarmi, mela. Non tentarmi, porta.»

Un teatro necessario: il mantra, che si ritrova lungo l’arco narrativo della pièce, è potente e carico di emotività.

Perfetto per mostrare la crescita della consapevolezza della protagonista femminile.
Complimenti agli autori per aver realizzato un testo drammaturgico di pregio, che rappresenta un’importante opera di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere, di cui c’è sempre disperatamente bisogno.



Eva e Barbablù

di Emma Fenu, Pier Bruno Cosso
illustrazioni di Camilla Lilliu
PubMe (collana Gli scrittori della porta accanto)
Pièce Teatrale
ISBN: 979-1254589045
Cartaceo 9,00€

Quarta

Eva e Barbablù esplora il tema dell’abuso familiare e della violenza maschile sulle donne. E lo fa attraverso il sapiente utilizzo di due archetipi particolarmente evocativi.
Da una parte Eva, prototipo della donna piena di talenti che, come in un progressivo vortice, rimane invischiata in una relazione che le sottrarrà libertà e autostima. Dall’altra Barbablù, il compagno orco, incarnazione di quella cultura patriarcale e possessiva che, oggettivizzando il corpo e la vita della propria moglie, finisce per macchiarsi del più atroce dei delitti.
I dialoghi serrati tra i due protagonisti ripercorrono in maniera molto precisa le tappe della relazione abusante della quale la donna rimane vittima.
Eppure, malgrado l’epilogo, ciò che gli autori riescono a veicolare è un messaggio di speranza. Nonostante tutto.
Questa coinvolgente pièce teatrale ha il pregio di mostrare le dinamiche che si sviluppano tra le due parti di una storia tossica, ponendo l’accento, senza alcuna edulcorazione, sull’enorme contrasto tra le parole apparentemente d’amore usate dall’abusante e il vero peso delle sue azioni.

Il teatro, con la sua forza evocativa, è uno strumento efficace per accendere le coscienze e stimolare il cambiamento.
Eva e Barbablù non si limita a denunciare, ma spinge a riflettere, riconoscere i segnali della violenza e immaginare una via d’uscita.
La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.


Loriana Lucciarini
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Recensione: La Madre del vento, di Emma Fenu

Recensione: La Madre del vento, di Emma Fenu

Recensione: La Madre del vento, di Emma Fenu

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. La Madre del Vento di Emma Fenu (PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto). La storia intensa di Dalida, voce narrante, che rifiuta la società dell’epoca e diventa la figura che meglio rappresenta gli abusi perpetrati verso tutte quelle donne considerate diverse.

Quante crepe ci possono essere in un'anima? E come riescono a provocare il collasso che porta alla distruzione? Accade quando il vento della follia si insinua, alimentando la disperazione, la solitudine, la morte, impedendo alla luce di passare per generare una nuova rinascita.

La Madre del Vento di Emma Fenu è un romanzo intenso e potente.

Emma Fenu realizza un’ottima prova autorale offrendoci una scrittura consapevole e matura, capace di spogliare i suoi personaggi e farli esporre ad anima nuda.
La narrazione priva di orpelli ma, al contempo, elegante e lirica, offre respiro tra le emozioni e va diretta al cuore, sollecitando empatia profonda e compartecipazione. La voce narrante è quella di Dalida, una donna che, a causa del rifiuto a conformarsi alla società dell’epoca, diventerà la figura che meglio rappresenta gli abusi perpetrati verso tutte quelle donne considerate diverse.
Da bambina ero considerata una santa: mi rivolgevano preghiere affinché esercitassi il dono misterioso di cui ero detentrice. Mi chiedevano di toccare le imbarcazioni, le reti e perfino i bambini perché curassi, prevedessi la tempesta o la calmassi, qualora fosse già scoppiata mentre le barche ancora non avevano fatto ritorno al porto.Emma Fenu, La madre del Vento

La vita di Dalida non è stata facile.

Bella e dannata, ha convissuto con l'essere additata come diversa dove, spesso, il diverso nelle tradizioni popolari trova spazio in figure ancestrali potenti che fanno paura. Il diverso è figlio del diavolo oppure un angelo, basta decidere con che sentimento lo si guardi. Una bella donna, che spicca sul resto della popolazione per colori chiari e luminosi, può essere considerata dea; ma se è affascinante e irrequieta, ribelle e libera, perde la virtù archetipa del bene e si trasforma subito in strega, demone tentatore. Così, in un’isola come la Sardegna – che ha un legame profondo con il mare che ne lambisce la costa – un territorio animato da cultura antica e tradizioni radicate, Dalida diventa la figlia oscura della Madre del Vento, ovvero colei che sceglie chi richiamare a sé oppure chi graziare con sguardo benevolo, concedendogli la sopravvivenza.

La Madre del Vento è potente e temuta: lei decide se sarà tempesta o bonaccia, se i flutti si trasformeranno in cupi mietitori o in generosi cesti di pescato, di vita.

Vita e morte dipendono dalla Madre del Vento.
Per Dalida, portarsi addosso tale ruolo non è facile, ma in esso la donna ci si riconosce e lo interpreta con convinzione. Spaventa gli altri con i suoi strali. Stupisce per le sue scelte. Affronta il cammino impervio, mai la strada tracciata. Vaga nelle notti in cerca di risposte, sotto lo sguardo bigotto dei suoi paesani per cui è facile scivolare nella malalingua. Lei è sempre un passo avanti oppure uno indietro, non si associa agli altri. Cerca la solitudine e non viene capita.

Plasmata dalla cultura in cui essa stessa è immersa, Dalida arriverà ad attribuirsi poteri sovrannaturali.

Lei è la figlia della Madre del Vento, lei può. E il tempo calca la mano su superstizioni e paure. I malcapitati che la incrociano per strada evitano il suo sguardo. Il suo nome è bisbigliato assieme alla condanna di puttana. Dalida impara a usare le parole intrise di oscurità per proteggersi dagli altri. Sola, urla in faccia al mare agitato la sua disperazione e il suo male di vivere, senza che mai qualcuno la riesca a comprendere davvero.
La mia bellezza mi rendeva pura e dolce come un angelo agli occhi dei compaesani, eppure io non ero una creatura luminosa, ma un animale notturno e schivo. La mia vera natura non fu più un segreto quando cominciai a crescere e diventare peccatrice e seduttrice. Allora divenni strega temuta e puttana insultata, perfino prima di conoscere come fosse fatto il corpo di un uomo.Emma Fenu, La Madre del vento

Con un’anima piena di crepe, si mostra orgogliosa e fiera quando invece il dolore del rifiuto altrui la lacera dentro.

Ondeggiando sul filo sottile dell'irreale, la tela tessuta dalla società e da lei stessa finirà per soffocarla. E, quando arriverà a partorire sua figlia e scoprirà che la bimba è nata morta, precipiterà nel baratro del dolore, della pazzia, dei sensi di colpa. Perché ciò che il paese crede diventa ciò che Dalida crede e, anche se lei si ribella alle convenzioni della società del tempo, nulla può contro la strisciante identificazione verso quel ruolo di morte.

Travolta dalle sue stesse convinzioni, finirà per assumere il ruolo mitologico di capro espiatorio, addossandosi accuse e vivendo di disperata colpa.

Dalida finirà per dannarsi per sempre, diventando carnefice di sé stessa e giudice implacabile.
Sarà solo grazie all’arrivo di Lucia, la seconda voce narrante – nomen omen – di questa storia, che avremo la giusta luce e troveremo la necessaria chiarezza su una vicenda gravata da disgrazie, dicerie, silenzi, omissioni, bugie. Una chiarezza che per Dalida sarà carezza riparatrice, abbraccio liberatorio da un destino fin troppo crudele.


La Madre del Vento

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Formato tascabile | 142 pagine
ISBN 979-1254587218
Cartaceo 13,00€
Ebook 2,99€

Quarta


A Guelar, un piccolo borgo di pescatori sulla costa sarda, le vite di Dalida e Lucia si intrecciano tra le ombre di antiche leggende e le cicatrici di un passato tormentato.
Dalida è segnata da un dono inquietante che ha profondamente influenzato la sua esistenza, fino a condurla tra le mura di un manicomio. Lucia, alla ricerca delle proprie radici, scopre il destino che lega entrambe, fatto di sensi di colpa e segreti.
Attraverso una serie di rivelazioni strazianti e sconvolgenti, emerge un affresco familiare su cui pesa il fardello dei ricordi e una maledizione che ha segnato un’intera generazione. Al centro, la figura enigmatica della Madre del Vento, un’entità potente e ambigua, una presenza misteriosa che governa le acque, i venti e le tempeste, più reale di una madre di carne.
Un romanzo che esplora la profonda eredità dei traumi familiari, sfumando i confini tra realtà e mito. Un viaggio tra dolore e redenzione che conduce il lettore nell’oscurità della mente e del cuore, in uno spazio dove il mondo dei vivi e quello dei morti si incontrano.

"La verità è semplice e terribile... Non sono più la Dalida di cui si raccontava, nel silenzio di sere buie, fra bisbigli e brividi. Sono stata la fanciulla del borgo che impazzì per colpa del diavolo. A me solo tu, Madre del Vento, hai raccontato fiabe nere, tenendomi seduta sulle ginocchia; mia madre non lo fece mai."



Loriana Lucciarini
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Recensione: In cerca di te, di Emma Fenu

Recensione: In cerca di te, di Emma Fenu

Recensione: In cerca di te, di Emma Fenu

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. In cerca di te, un memoir di Emma Fenu (PubMe – Gli Scrittori della Porta Accanto). Una storia autobiografica densa di umanità e lirismo. La parte più intima della vita dell'autrice raccontata con cristallina sincerità, la ricerca della maternità, di un figlio desiderato, negato e rincorso con fatica, dolore, dedizione e speranza.

In cerca di te è l’ultimo lavoro di Emma Fenu, pubblicato nel 2023 per la collana de Gli Scrittori della Porta Accanto, PubMe.
L'ho letto già da un paio di settimane. Tuttavia avevo bisogno di fare chiarezza sulle emozioni che ha provocato in me e per questo ve ne parlo solo adesso. Lo faccio con difficoltà, perché ogni parola rischia di essere riduttiva o suonare ridondante, perché l’autrice ha raccontato la parte più intima della sua vita e lo ha fatto ad anima nuda e con una capacità narrativa evocativa ma, al tempo stesso, netta e sincera, cristallina.
Vorrei altresì riuscire a trasmettere ciò che penso, a tal fine sono andata alla ricerca delle parole giuste per cesellare emozioni e riflessioni che questa lettura ha sollecitato in me.
In cerca di te di Emma Fenu racconta della ricerca della maternità e di un figlio desiderato, negato e rincorso con fatica, dolore, dedizione e speranza. Sulla propria pelle e sul proprio corpo. Una storia autobiografica, priva di retorica ma densa di umanità, vibrante di lirismo.

Quanto si è disposti a fare per trasformare in realtà un desiderio profondo?

Il desiderio si impasta con la volontà e poi si fa carne, corpo, ventre in attesa pieno di amore e promesse future e, quando il ventre rimane nido vuoto, la mancata gravidanza si porta dietro il dolore di un’aspettativa che non fiorisce, un sogno infranto, una richiesta che la vita nega.
Emma ritenta. E, mese dopo mese, anno dopo anno, il grembo vuoto pesa sull’anima come un macigno. La ricerca di un figlio si forgia allora di volontà ed è rincorso con il fardello pesante di lacrime e sangue, fatica e dolore. Così, quando il sogno si infrange, Emma ne raccoglie i frammenti sparsi e li impasta, di nuovo, con ciò che resta di sé, per trovare la determinazione di provarci ancora. Ancora e poi ancora. Nonostante la vita mostri il volto amaro del rifiuto sulla propria pelle e sul proprio corpo, con segni che ogni volta rimangono.

Quanti tentativi? Quale accettazione?

In un percorso intimo e personale, l’Autrice svela e rivela – senza sconti – tutta la fragilità e le paure, le delusioni e la frustrazione, ma al contempo fa emergere anche grande forza e capacità di rinnovarsi e rigenerarsi, pur se nel sofferenza.
Ecco, trovo che la chiave di volta sia proprio qui: nel saper rinascere dalle proprie ceneri, come moderna fenice, nonostante il dolore, nonostante i segni che le mancate gravidanze lasciano nel fisico.
Emma è fenice che attraversa i no, vince il buio e genera sempre nuova luce per non perdersi. E, un passo dopo l’altro, diventa madre di sé e dei suoi sogni e di tutto quanto è in grado di abbracciare, dell’amore che riesce a produrre, a dispetto di tutto. Anche del destino. Nonostante i “nonostante”.

In cerca di te è la fragilità che diventa forza.

Emma porta sulla propria pelle e sul proprio corpo segni che non andranno mai via, cicatrici perenni, eppure lei raccoglie sempre tutti i pezzi sparsi di sé e ne fa nuova creazione. Emma partorisce ogni volta una nuova sé che, a cuore aperto, va verso il mondo e incontro alle infinite possibilità, pur se diverse dal ciò che aveva programmato. Diventa madre di idee, progetti, viaggi, esperienze, spettacoli, libri, storie, indagini, risate, lavori a maglia, feste, testimonianza, presenza, comunità, sorrisi.

Perché leggere In cerca di te di Emma Fenu?

Perché dimostra la forza di sapersi rinnovare, nonostante i segni della vita, custodendo i propri sogni ma riuscendo ad accettare anche che, a volte, sia il destino a tessere i fili della nostra esistenza.
Emma Fenu in questo racconto autobiografico, applica una narrazione che porta il lettore nel flusso di coscienza di un’anima in cammino. La scrittura è impeccabile e la delicatezza poetica innesca una straordinaria sovrapposizione compartecipativa e, dunque, l’empatia scatta immediatamente. Perché Emma Fenu si racconta con coraggio, si espone e parla di sé. E lo fa con parole sue, facendosi guardare.
Lei, anima fatta di cristallo puro.


In cerca di te

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa non-fiction | Memoir
ISBN 979-1254583982
Cartaceo 9,00€
Ebook 2,99€

Emma, la protagonista di questa storia, affronta con coraggio e sincerità le sfide di un viaggio fatto di attese, esami medici e trattamenti dolorosi. Non si risparmia le lotte emotive legate alla fertilità e all’endometriosi, la pressione sociale sulle donne per generare nuova vita, né i demoni che si frappongono tra lei e il suo sogno di diventare madre.
Tra queste prove, non mancano le dinamiche familiari fatte di momenti commoventi, teneri e drammatici.
In cerca di te è intima esplorazione di sé, racconto di un percorso nella sua interezza e nelle sue sfaccettature più profonde.

«Questa non è la storia della mia vita, ma solo di una parte di essa. Ci sono molti aspetti che in tale percorso di aspirante mamma, possono essere messi in luce: alcuni sono commoventi, altri teneri, altri drammatici, altri ancora decisamente ironici. E io li ho attraversati tutti, nel corso di dieci anni. Ora voglio liberare la mia parte in ombra, quella più fragile, quella che cede al dolore, quella che subito viene messa a tacere dalle altre, per far spazio al sorriso e alla determinazione. Non è la parte più vera di me: è solo la più nascosta.»

Loriana Lucciarini
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Recensione: Candido, di Voltaire

Recensione: Candido, di Voltaire

Recensione: Candido, di Voltaire

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Candido ovvero l'ottimismo di Voltaire, nell'edizione curata da Riccardo Campi (Foschi). Avventure e disavventure di un ragazzotto ingenuo attraverso il mondo, in polemica con Leibniz e il suo "migliore dei mondi possibili".

La storia di Candido offre a Voltaire la possibilità di disquisire di filosofia e affrontare in modo diretto e puntuale la destrutturazione del pensiero leibniziano.
Voltaire scrisse Candido sotto anonimato, ma il romanzo fu ben presto attribuito a lui, perché «l’incomparabile esprit de Voltaire non poteva essere più dissimulato, poiché una ormai vasta produzione letteraria ed epistolare lo aveva reso celebre in tutta Europa», come scrive Riccardo Campi nella premessa dell'edizione curata per i tipi di Foschi.
Ma anche perché il modo di scrivere dell’autore è definito e netto, arguto e sagace che si riconosce subito. Condorcet nel suo Vie de Voltaire del 1791, scrive su Voltaire: «Ha la sfortuna di sembrare facile, invece esige un talento raro, quello di saper esprimere in una battuta, in un lampo di fantasia, o attraverso gli avvenimenti stessi del romanzo, i risultati di una profonda filosofia, senza smettere di essere naturale, senza smettere di essere vero… Si deve essere filosofo, e non sembrarlo».

Voltaire attacca l’approccio filosofico che “tutto è bene”.

Dopo il disastroso terremoto di Lisbona del 1755 egli «cristallizzò nei freddi alessandrini in rima baciata del Poème sur le dèsastre de Lisbonine, nel quale, in un profluvio di vocativi e domande retoriche, egli esprimeva i propri dubbi sulla fondatezza dell’ottimismo metafisico di Leibniz e di Alexander Pope».
L’autore quindi, con il suo arguto stile ironico, contro il quale nessuna coerenza sembra poter resistere, attacca l’intero sistema filosofico (incarnato dalla figura di Pangloss) trasformando in macchietta la filosofia leibniziana che, di fronte alle sciagure, trasforma la realtà in ottimistica convinzione grazie a slogan che appaiono in tutta la loro componente grottesca: «Egli così può colpire in effige i pregiudizi e la stupidità».

A chiusura di tutte le avventure di Candido arriva alla soluzione che «Bisogna coltivare il proprio giardino».

Infatti, proprio come indicato da Riccardo Campi: «Sono queste forse le uniche parole del romanzo che non celano alcuna venatura ironica». Darsi da fare, insomma, in operosità.
La forza di questo romanzo è tutta qui, come le parole di Campi sottolineano.
Forse per la prima, e certamente per l’ultima volta nella storia della filosofia e delle letteratura, si è ricorsi in Candide alla più aperta comicità per affrontare uno dei temi meno ridicoli e divertenti che abbiano inquietato le indagini dei filosofi: la inconcepibile presenza del male in un mondo creato da un Dio benigno.
Riccardo Campi, Premessa a Candido

Candido è una figura ingenua e un po’ bambinesca. Grazie a lui, Voltaire fa una critica feroce verso l’immancabile fatalismo nell’approccio con le difficoltà della vita.

Ho visto, nei paesi che la sorte mi ha fatto percorrere e nelle osterie dove ho servito, un’enorme quantità di persone che esecravano la propria esistenza; ma ne ho viste soltanto dodici metter fine volontariamente alla loro miseria; tre negri, quattro inglesi, quattro ginevrini e un professore tedesco chiamato Robeck.
Voltaire, Candido
Le avventure di Candido sono esilaranti, a tratti spietate e di incredibile ferocia, ma nonostante tutto il protagonista arriva alla conclusione della sua storia con la stessa ingenuità con cui è partito.
La cattiveria degli uomini gli si mostrava in tutta la sua bruttura; si nutriva solo di idee tristi.
Voltaire Candido

E, finalmente, Candido trova la risposta alla sua domanda: per vivere bene occorre darsi da fare, perché il lavoro è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile e, forse, occupare il tempo per farsi meno domande!

Dovete avere, disse Candido al turco, una vasta e magnifica terra. – Ho soltanto venti jugeri, li coltivo con i miei figli; il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno.
Candido, tornando alla fattoria, fece profonde riflessioni sulle parole del turco. Disse a Pangloss e a Martino: “Mi pare che quel buon vecchio abbia un destino migliore di quello dei sei re con i quali abbiamo avuto l’onere di cenare. [...] So anche, disse Candido, che bisogna coltivare il nostro giardino. – (…) Lavoriamo senza discutere, disse Martino, è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile.
Voltaire Candido
Godibilissimo. Da leggere, soprattutto se amate la filosofia e la buona letteratura!



Candido
Ovvero l'ottimismo

di Voltaire
Mondadori
Racconto
ISBN Ebook 2,99€
Cartaceo 9,00€ con testo francese a lato

Attraverso le incredibili disavventure di un giovane inguaribilmente ottimista Voltaire (1694-1778) demolisce ironicamente la dottrina del filosofo Leibniz, che vedeva realizzato nell'universo "il migliore dei mondi possibili".
Scritto a ridosso di eventi tragici che sconvolsero l'Europa, "Candido" è una ironica meditazione sul destino umano, sul senso della storia e sulla ricerca della felicità, diventato fin dal suo primo apparire, nel 1759, uno di quei libri - come il "Don Chisciotte" o i "Saggi di Montaigne"- su cui si è formata la coscienza moderna. Sintesi di un'acutissima intelligenza critica e di una consumata maestria stilistica, "Candido" riesce a mantenersi in miracoloso equilibrio tra l'avventura e la parabola, tra il mito e il pamphlet, tra il ritmo frenetico della comica e l'elegante grazia rococò, tra la risata liberatoria e l'amaro sarcasmo della disperazione. Con un saggio di Roland Barthes.


Loriana Lucciarini
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Recensione: Le Beatrici, di Stefano Benni

Recensione: Le Beatrici, di Stefano Benni

Recensione: Le Beatrici, di Stefano Benni

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Le Beatrici di Stefano Benni (Feltrinelli). Ottima prova d’autore per Benni e le sue Beatrici, che sono diventate anche un’opera teatrale di successo.

Libro insolito, questo di Stefano Benni. Le Beatrici comprende alcuni monologhi, poi utilizzati da alcune giovani attrici in uno spettacolo tenutosi al Teatro dell’Archivolto, a Genova. Al suo interno anche alcune poesie e due canzoni.
Nell’insieme, Le Beatrici di Stefano Benni è emozione pura: il testo arriva come una frustata.
Nel primo monologo appare Beatrice che, stufa di aspettare il vate, scalpita dietro la finestra oltre la quale c’è il mondo. L’esser la musa ispiratrice non le basta più, anche perché…
Tanto gentile e tanto onesta pare…
Certo che il lettorato capisce che PARE sta per APPARE. Ma quelli del borgo San Jacopo, quando passo, li sento: «Guarda la Bea, la Beatrice Portinari… sai che c’è? Tanto gentile e tanto onesta… PARE».
E giù che ridono. Bel servizio mi ha fatto, la Poiana canappiona.
Stefano Benni, Le beatrici

Nel testo de La Mocciosa, Stefano Benni fa una fotografia impietosa dello squallore della società moderna. La Presidentessa, invece, raccoglie l’accusa contro l’attuale classe dirigente italiana, spietata e cinica.

Cucinare mi rilassa quando ho dei problemi. E ne ho avuto, ultimamente! Questi operai, che incubo. Tremila ne ho, a libro paga. Sempre scontenti, sempre acidi, sempre pronti ad accusare. Le morti sul lavoro, ad esempio. Certo, nove in un anno, ma insomma, mica mille… cadono dalle impalcature… be’, l’hanno scelto loro di salire lassù… se facessero gli impiegati cadrebbero dalle scrivanie…
Stefano Benni, Le beatrici
Suor Filomena è il pezzo comico che racconta di un’indemoniata incallita.
Il monologo Attesa è intenso e vibrante, da leggere tutto, provando per empatia le stesse emozioni della protagonista, descritte in modo perfetto dall’autore.

Vecchiaccia è il pezzo più intenso e più bello.

La difficoltà nel vivere una vita fatta di violenza e di prove difficili. L’accusa contro i governi che hanno permesso la cancellazione di eredità storiche che come popolo ci siamo conquistate. La voglia di non cedere alla crudeltà dell’esistenza, continuando a punzecchiare gli altri con piccoli dispetti, tanto per ricordare al mondo che si esiste ancora.
Che ore sono? Non voglio saperlo. Le ore in cui si aspetta non hanno la durata del tempo quotidiano. La loro misura non è quella di un pendolo che oscilla regolare, ma quella di un cuore che batte, a spasmi e inciampi. Il tempo dell’attesa ti circonda, ti avvolge interminabile.
[...] Se mi chiedete quanti anni ho vi rispondo: che cosa ve ne frega. Mica diventate più giovani a chiedermelo e io neanche, a rispondervi. Io non ho età, sono come la mia dentiera, rido e digrigno in un corpo che non è mio, che è troppo diverso dalla mia anima, la mia anima non fa questa puzza, sa di mare la mia anima.
Stefano Benni, Le beatrici

Volano è un racconto breve, quasi onirico, delicato quanto un volo lieve.

Ma anche spietato nell’inchiodarci alle nostre responsabilità, rispetto alla solitudine e all’abbandono: «E il vecchio ascolta quel piano lontano, un filo fragile di melodia, e annusa l’aria per capire da che parte viene la musica.»
Mademoiselle Lycanthrope è ben scritto, ironico al punto giusto, ma forse è l’unico fra gli altri che ho trovato quasi banale.
Ottima prova d’autore per Stefano Benni e le sue Beatrici, che sono diventate anche un’opera teatrale di successo.


Le Beatrici

di Stefano Benni
Feltrinelli
Monologhi | Poesia
ISBN 978-8807881602
Cartaceo 8,55€
Ebook 3,99€

Sinossi 

Otto monologhi al femminile. Una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un'adolescente crudele e una donna-lupo. Un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno "spartito" di voci, un'opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione.
Tra un monologo e l'altro, sei poesie e due canzoni.


Loriana Lucciarini
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Recensione: Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Recensione: Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Recensione: Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un romanzo che indaga l'animo umano e i suoi mutamenti, sullo sfondo di una Torino magica e misteriosa che sa far innamorare.

Un cuore in inverno, trattenuto da un dolore che fatica ad andar via e che rende pesanti i passi compiuti nell’oggi.
Uno straniero, in fuga da se stesso, eppure alla disperata ricerca di un senso.
Un segreto nascosto nella storia secolare di una città, che cela nell’ombra i suoi misteri.

Prendete un pizzico di giallo, un po’ di rosa, una manciata di thriller, amalgamate con lo sfondo di una Torino magica e piena di misteri, capace di far innamorare e, infine, shakerate bene.

Ne verrà fuori un cocktail dal gusto speziato, morbido al palato, che di certo apprezzerete!
Il tesoro dentro, infatti, è una commistione di generi, un mix capace di coinvolgere in un viaggio intrigante, leggero ma intenso, di spessore, affascinante e multi sfaccettato. Una storia scritta bene, con il giusto ritmo, che narra di intrigo, di amore e lo fa con umorismo, trattando anche spinose tematiche sociali. La trama avvincente è tenuta in scena da personaggi ben caratterizzati, che si muovono in una Torino contemporanea.

Elena Genero Santoro per me è una certezza. Con lei vivo storie appassionanti, avvincenti, realistiche, pennellate da descrizioni argute e anche divertenti, in romanzi che non stancano e che coinvolgono.

L’Autrice sa narrare e intrigare; anche in questo romanzo non delude: Il tesoro dentro è ben congeniato nella trama, nella struttura, ma anche nella gestione dei flashback, dei retroscena e degli elementi a sorpresa.
Questo romanzo è una buona lettura, condita da precise descrizioni circa la personalità dei protagonisti, da un’attenta sensibilità nell’affrontare argomenti delicati.
Elena Genero Santoro riesce a tenere alto il livello del testo agendo una puntuale e arguta osservazione del mondo e delle dinamiche sociali, senza scadere in banalità o situazioni scontate.

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe
Narrativa | Romanzo psicologico
ISBN: 978-8833663265
Cartaceo 12,50 €
Ebook 2,99€

Sinossi 

Anna è una bella donna che ha perso il marito da due anni ed è ancora depressa. Ha ereditato una libreria antiquaria sull'orlo del fallimento e mal sopporta il caratteraccio di Amanda, la sua contabile. Due uomini la corteggiano da qualche tempo: Emil, uno scrittore danese che fugge da se stesso, e Alberto, un entusiasta imprenditore che si offre di aiutarla con la sua libreria in crisi. Inizialmente Anna pare destinata a destreggiarsi tra entrambi gli uomini, in attesa di capire di chi innamorarsi e di tornare alla vita. In realtà per uno dei due il cuore di Anna non è il vero obiettivo. Ci sono ben altri interessi in gioco. Così, mentre il passato bussa alla porta di Emil, due persone si faranno davvero male. Ma chissà che nei vaneggiamenti della stramba Amanda non si nasconda qualche indizio e la chiave per arrivare alla fine di una singolare caccia al tesoro. Un romanzo a tinte gialle e rosa, che affronta anche il tema della malattia mentale.


Loriana Lucciarini
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Recensione: Il sogno dell'isola, un romanzo poetico di Tamara Marcelli

Recensione: Il sogno dell'isola, un romanzo poetico di Tamara Marcelli

Recensione: Il sogno dell'isola, un romanzo poetico di Tamara Marcelli

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Il sogno dell'isola di Tamara Marcelli (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). La lenta marea delle onde di un'anima inquieta.

Vi parlo di un libro profondo, introspettivo, capace di scavare e – a volte fare male – ma dotato di luce e poesia: Il sogno dell’isola, di Tamara Marcelli.
Tara ha una personalità complessa e sfaccettata, che si ritrae e si espande, proprio come il moto ondoso del mare.
Profonda, come gli abissi. Mutevole, come il mare in tempesta. In questo romanzo introspettivo scopriamo la sua vita, il passato, i pensieri, le tante forme che il suo animo prende e che si lascia scoprire, a poco a poco.
La Tara fragile, che annaspa nelle relazioni con gli altri.
La Tara debole, che si rifugia nel rifiuto al cibo.
La Tara affannata, che si perde nei suoi amati libri.

La Tara creativa, che recita a teatro, interpretando mille maschere e che balla, al ritmo dell'amata musica.

Tara e i suoi cuccioli, Tommy e Leo.
Tara e la felicità delle piccole cose, del suo mondo fatto di spazi speciali.
Tara e la determinazione, i successi professionali, il bisogno di stare sola, la necessità di gettarsi in abbraccio.
Complessa Tara, piena di contraddizioni.
Fragile, con l’anima di carta velina, eppure forte.
Lo sguardo di tigre e il cuore di leonessa.

E poi… Tara e Lawrence. L’amore.

Loro sono una coppia destinata a stare insieme, legata da un amore straordinario e unico. Lawrence è un uomo che ha il dono di saper amare davvero, anche nei silenzi, con gli sguardi che arrivano dentro e accarezzano e la profonda complicità. Lui ama Tara, con tutte le sue fragilità e la supporta nella scelta di ricerca di maternità, una maternità che però non arriva, nonostante il forte desiderio.
Una mancanza che diventa un vuoto doloroso e crudele.
Un vuoto che si espande ma che non porta alla rinuncia. L'agognato desiderio pertanto diventa un percorso fatto di sofferenza, sogni, incubi, paura, speranza.

Il sogno dell’isola ha un finale che spiazza eppure pieno di poesia.

Salutiamo questa donna forte, con l’anima di carta velina e lo scintillio negli occhi dei felini, certi di portarla assieme a noi con affetto. Perché Tara non va via, rimane.
Il merito è dell’autrice Tamara Marcelli, che, con abilità e precisione, ha saputo tessere una storia che scende sì negli abissi, ma rimane piena di colore, luce, emozione e poesia.

Il sogno dell'isola

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 9788827519424
cartaceo 12,00€
ebokk 2,99€

Sinossi

«La mia vita è tutta qua. La mia follia sempre accanto per non soccombere al tempo, per non ingrigire, risucchiata dalla desolazione del mondo. Spesso serve bloccarsi, respirare e guardare indietro, per poter guardare avanti. Per guardare ad un sogno. E stare tra le stelle.»

Questo romanzo non è semplicemente il racconto di una storia d'amore, in tutte le sue accezioni, ma piuttosto quello di una vita che si interseca con molte altre. Un viaggio nel tempo che rappresenta un viaggio dentro se stessa. Fino alla consapevolezza dei propri incubi più segreti.
È la storia di Tara, la protagonista instabile e romantica, perennemente inquieta, innamorata della Vita, dell'amore e dell'arte. Il suo incontro con un Poeta, con un Musicista e con Laurence, l'uomo che diventerà il suo alter ego e la salverà dall'autodistruzione.
Una vita vissuta intensamente, tra luce e ombra. È la storia di un sogno che, una volta raggiunto, chiude il cerchio e rivive, trasfigurandosi, in nuovi occhi verdi. Nei sogni e nella vita, in un continuo scambio di dimensione e di senso, i segni diventano indizi, vanno colti e compresi.
Ciò che sembra squilibrio e irrazionalità, è emozione e istinto nel momento in cui incontra il mondo reale, le sue maschere, quelle che spesso si è costretti ad indossare per apparire "in linea" e sopravvivere. Ma l’anima va altrove.


Loriana Lucciarini
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