Recensione: Candido, di Voltaire

Recensione: Candido, di Voltaire

Libri Recensione di Loriana Lucciarini. Candido ovvero l'ottimismo di Voltaire, nell'edizione curata da Riccardo Campi (Foschi). Avventure e disavventure di un ragazzotto ingenuo attraverso il mondo, in polemica con Leibniz e il suo "migliore dei mondi possibili".

La storia di Candido offre a Voltaire la possibilità di disquisire di filosofia e affrontare in modo diretto e puntuale la destrutturazione del pensiero leibniziano.
Voltaire scrisse Candido sotto anonimato, ma il romanzo fu ben presto attribuito a lui, perché «l’incomparabile esprit de Voltaire non poteva essere più dissimulato, poiché una ormai vasta produzione letteraria ed epistolare lo aveva reso celebre in tutta Europa», come scrive Riccardo Campi nella premessa dell'edizione curata per i tipi di Foschi.
Ma anche perché il modo di scrivere dell’autore è definito e netto, arguto e sagace che si riconosce subito. Condorcet nel suo Vie de Voltaire del 1791, scrive su Voltaire: «Ha la sfortuna di sembrare facile, invece esige un talento raro, quello di saper esprimere in una battuta, in un lampo di fantasia, o attraverso gli avvenimenti stessi del romanzo, i risultati di una profonda filosofia, senza smettere di essere naturale, senza smettere di essere vero… Si deve essere filosofo, e non sembrarlo».

Voltaire attacca l’approccio filosofico che “tutto è bene”.

Dopo il disastroso terremoto di Lisbona del 1755 egli «cristallizzò nei freddi alessandrini in rima baciata del Poème sur le dèsastre de Lisbonine, nel quale, in un profluvio di vocativi e domande retoriche, egli esprimeva i propri dubbi sulla fondatezza dell’ottimismo metafisico di Leibniz e di Alexander Pope».
L’autore quindi, con il suo arguto stile ironico, contro il quale nessuna coerenza sembra poter resistere, attacca l’intero sistema filosofico (incarnato dalla figura di Pangloss) trasformando in macchietta la filosofia leibniziana che, di fronte alle sciagure, trasforma la realtà in ottimistica convinzione grazie a slogan che appaiono in tutta la loro componente grottesca: «Egli così può colpire in effige i pregiudizi e la stupidità».

A chiusura di tutte le avventure di Candido arriva alla soluzione che «Bisogna coltivare il proprio giardino».

Infatti, proprio come indicato da Riccardo Campi: «Sono queste forse le uniche parole del romanzo che non celano alcuna venatura ironica». Darsi da fare, insomma, in operosità.
La forza di questo romanzo è tutta qui, come le parole di Campi sottolineano.
Forse per la prima, e certamente per l’ultima volta nella storia della filosofia e delle letteratura, si è ricorsi in Candide alla più aperta comicità per affrontare uno dei temi meno ridicoli e divertenti che abbiano inquietato le indagini dei filosofi: la inconcepibile presenza del male in un mondo creato da un Dio benigno.
Riccardo Campi, Premessa a Candido

Candido è una figura ingenua e un po’ bambinesca. Grazie a lui, Voltaire fa una critica feroce verso l’immancabile fatalismo nell’approccio con le difficoltà della vita.

Ho visto, nei paesi che la sorte mi ha fatto percorrere e nelle osterie dove ho servito, un’enorme quantità di persone che esecravano la propria esistenza; ma ne ho viste soltanto dodici metter fine volontariamente alla loro miseria; tre negri, quattro inglesi, quattro ginevrini e un professore tedesco chiamato Robeck.
Voltaire, Candido
Le avventure di Candido sono esilaranti, a tratti spietate e di incredibile ferocia, ma nonostante tutto il protagonista arriva alla conclusione della sua storia con la stessa ingenuità con cui è partito.
La cattiveria degli uomini gli si mostrava in tutta la sua bruttura; si nutriva solo di idee tristi.
Voltaire Candido

E, finalmente, Candido trova la risposta alla sua domanda: per vivere bene occorre darsi da fare, perché il lavoro è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile e, forse, occupare il tempo per farsi meno domande!

Dovete avere, disse Candido al turco, una vasta e magnifica terra. – Ho soltanto venti jugeri, li coltivo con i miei figli; il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno.
Candido, tornando alla fattoria, fece profonde riflessioni sulle parole del turco. Disse a Pangloss e a Martino: “Mi pare che quel buon vecchio abbia un destino migliore di quello dei sei re con i quali abbiamo avuto l’onere di cenare. [...] So anche, disse Candido, che bisogna coltivare il nostro giardino. – (…) Lavoriamo senza discutere, disse Martino, è il solo mezzo per rendere la vita sopportabile.
Voltaire Candido
Godibilissimo. Da leggere, soprattutto se amate la filosofia e la buona letteratura!



Candido
Ovvero l'ottimismo

di Voltaire
Mondadori
Racconto
ISBN Ebook 2,99€
Cartaceo 9,00€ con testo francese a lato

Attraverso le incredibili disavventure di un giovane inguaribilmente ottimista Voltaire (1694-1778) demolisce ironicamente la dottrina del filosofo Leibniz, che vedeva realizzato nell'universo "il migliore dei mondi possibili".
Scritto a ridosso di eventi tragici che sconvolsero l'Europa, "Candido" è una ironica meditazione sul destino umano, sul senso della storia e sulla ricerca della felicità, diventato fin dal suo primo apparire, nel 1759, uno di quei libri - come il "Don Chisciotte" o i "Saggi di Montaigne"- su cui si è formata la coscienza moderna. Sintesi di un'acutissima intelligenza critica e di una consumata maestria stilistica, "Candido" riesce a mantenersi in miracoloso equilibrio tra l'avventura e la parabola, tra il mito e il pamphlet, tra il ritmo frenetico della comica e l'elegante grazia rococò, tra la risata liberatoria e l'amaro sarcasmo della disperazione. Con un saggio di Roland Barthes.


Loriana Lucciarini
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