Gli scrittori della porta accanto
le interviste di Valentina Gerini
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Kendall Talbot presenta: Lost in Australia

Kendall Talbot presenta: Lost in Australia

Kendall Talbot presenta: Lost in Australia

Presentazione Libri Intervista a cura di Valentina Gerini. Kendall Talbot presenta Lost in Australia (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Finalmente in Italia il bestseller da più di 3000 recensioni Amazon, Romantic Book of the Year 2014: un romance avventuroso, una storia di resistenza, dolore, sopravvivenza e amore eterno.

Rimase nascosta con il cuore che le batteva forte. Mackenzie arrivò alla piattaforma di rocce e si sfilò lo zaino dalle spalle. Non indossava altro che un paio di pantaloncini blu. Il suo corpo era agile e atletico, aveva i muscoli delle braccia scolpiti e larghe spalle squadrate che scendendo si stringevano fino alla vita sottile. Era attraente, e Abigail si stava scaldando solo a guardarlo.
Era come una scolaretta che spia nello spogliatoio dei ragazzi. Rimase senza fiato quando Mackenzie si tolse i pantaloncini e rimase in piedi nudo dandole le spalle. Con le braccia allungate sopra la testa, si stirò da una parte e dall’altra e a ogni movimento le sue natiche si indurivano e rilassavano. Non riusciva a distogliere lo sguardo dal suo sedere bianco.
[...] Mackenzie si allungò e nuotò a dorso verso la cascata. Si portò sotto il getto d’acqua, lasciandolo rimbalzare su testa e spalle. Rituffandosi, fece un paio di vasche nel lago e poi scivolò sott’acqua verso il largo masso sul lato opposto.
Si arrampicò fuori con un rapido movimento atletico e Abigail trattenne il fiato mentre lui si stendeva sulla roccia. Il sole risplendeva dorato sul suo corpo, una scena di pura magia; lei si sentì euforica e viva.
Dopo diversi minuti, Mackenzie si alzò in piedi di fronte a lei, che ebbe una visione completa del suo corpo nudo. Una stupenda sensazione che non aveva mai provato prima la smosse dal profondo... Kendall Talbot, Lost in Australia


Lost in Australia

di Kendall Talbot
traduzione di Chiara Lamanna
PubMe - collana Gli scrittori della porta accanto
Romance | Avventura | Romantic suspense adventure
Romantic Book of the Year 2014
ISBN 9791254582978
cartaceo 18,00€ – IN USCITA IL 31 MARZO
ebook 2,99€
0,99€ IN PREORDER FINO AL 30 MARZO

Quarta

Romantic Book of the Year 2014
Approda per la prima volta in Italia, grazie alla traduzione di Chiara Lamanna e a PubMe, il pluripremiato Lost in Kakadu, con oltre 3000 recensioni Amazon.
Un romance d’azione e avventura, una storia di resistenza, dolore, sopravvivenza e amore eterno.

Abigail Mulholland, superficiale e snob, vive circondata dal lusso. Fino a quando il suo aereo precipita nella remota landa australiana del Kakadu National Park. In attesa dei soccorsi, si ritrova catapultata, completamente fuori contesto, in un mondo selvaggio di animali mortali e condizioni primitive, immersa in una natura brutale ma bellissima.
L’altro sopravvissuto del disastro aereo è Mackenzie Steel, giovane chef a cinque stelle, gay e dal passato doloroso, il cui volo celebrativo per la realizzazione del suo sogno si trasforma in un incubo a occhi aperti.
Per Abigail fare trekking nelle terre selvagge di Kakadu sarà una dura lotta contro le sue abitudini, gli elementi della natura e soprattutto l’attrazione magnetica verso Mackenzie, sebbene sia molto più giovane di lei. E mentre combatte i suoi demoni cercando di sopravvivere, anche lui si sentirà attratto dalla frustrante ingenuità e dall’inconsapevole ironia di Abigail, riuscendo piano piano a demolire i suoi pregiudizi.

Direttamente dall'Australia, arriva in casa PubMe, per la collana Gli scrittori della porta accanto, la penna di Kendall Talbot, che ci regala un avvincente romance d’azione e avventura, ambientato nell’aspro Kakadu National Park in Australia.
Vincitore del Romantic Book of the Year nel 2014, questo romanzo vi terrà col fiato sospeso, attraverso le esperienze di una donna snob e superficiale, che ha bisogno di ritrovare se stessa, e di un eroe dal cuore infranto che la salverà.


L'autrice racconta



Diamo il benvenuto a Kendall Talbot, per la prima volta in Italia con il suo bestseller Lost in Australia (titolo originale Lost in Kakadu). Presentati ai nostri affezionati lettori: chi è Kendall Talbtot?

Sono autrice del Romantic Book of the Year 2014, amo scrivere storie ricche di suspense romantica, cariche di azione, calore sfrigolante, misteri intriganti e ambientate in luoghi esotici. Odio i tradimenti, amo il lieto fine e adoro le eroine e gli eroi con addominali scolpiti e cuori spezzati! Ho cercato il brivido in tutti i 44 paesi che ho visitato. Mi sono calata in corda doppia lungo cascate ghiacciate, sono stata catapultata fuori da una zattera, sono saltata giù da una montagna con un uomo che parlava poco inglese e mi sono avvicinata troppo a uno squalo. Vivo a Brisbane, in Australia, con il mio eroe personale e un cagnolino dal pelo soffice specializzato nel ridurre il mio tempo di scrittura. Quando non scrivo o leggo, mi godo vino e formaggio con i miei pazzi amici e pianifico la mia prossima fuga internazionale.

Il tuo romanzo Lost in Australia è un bestseller in in lingua originale, col titolo Lost in Kakadu. Come ti è venuta l’idea di questo libro?

Adoro fare escursioni nel nostro grande bush australiano. Non c'è niente come la solitudine, gli odori della terra, gli uccelli melodiosi e la nostra abbondanza di flora e fauna, che a volte è bella e a volte un po' meno. Durante un'escursione di quattro giorni attraverso il Milford Track in Nuova Zelanda, mi è venuta in mente la storia di Lost in Kakadu. Per l'escursione abbiamo portato cibo, acqua, vestiti, biancheria da letto, abbiamo camminato sotto il sole e la pioggia, attraversato ruscelli cristallini e scalato una montagna così alta che mi sentivo in cima al mondo. Durante questi quattro giorni ho immaginato di perdermi nella natura senza alcun lusso. Così è nata Abigail: una donna che, in tempi non sospetti, sarebbe inorridita all'idea di trovarsi nella boscaglia, il suo cuore sarebbe battuto all'impazzata solo al pensiero. E infatti, quando il sole tramonta e l'oscurità completa la consuma e gli insetti fanno capolino, il suono del fruscio tra i cespugli rischia di mandarla oltre il limite. Poi, per metterla ancora più in difficoltà, l'ho intrappolata nella boscaglia con un completo sconosciuto, un uomo con cui non avrebbe mai nemmeno condiviso un caffè a casa. Abigail raggiunge il punto di rottura, e solo allora scopre chi è veramente.

Perché pensi che questo libro sia stato tanto apprezzato dai lettori angolfoni?

Il mio motto di vita è: sono grata di essere mortale e questo mi motiva. Questa storia non è solo una storia di sopravvivenza, si tratta di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo. Penso che i lettori di Lost in Kakadu abbiano adorato lo stile di scrittura di avventura e azione, i miei messaggi nascosti sull'accettazione di chi siamo, e se amano i miei personaggi tanto quanto me, allora anche loro credono veramente nell'amore! A volte ritrovarsi con il culo per terra è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Voglio personalmente ringraziare ognuno dei miei lettori per aver creduto nella mia storia tanto quanto me. E spero tanto che i lettori italiani lo apprezzino come quelli australiani!

Parliamo un attimo dei due personaggi principali, Abigail e Mackenzie: dicci una cosa che ami di loro.

In Lost in Australia, prima che si schiantasse nella Riserva Nazionale Kakadu, Abigail è la moglie insicura ed egocentrica di un adultero. L'aristocrazia di suo marito è più importante per lei di un matrimonio felice. Il suo mondo ingenuo è incentrato sulla vanità e sul rimanere in contatto con persone influenti. Tuttavia, dopo l'incidente, il suo botox svanisce, i suoi costosi riflessi biondi crescono e Abigail riesamina chi è e si trasforma in Abi, una donna con forza, coraggio e capacità di ridere di se stessa. Abi cresce per amare la donna che diventa e impara il significato del vero amore. Questo è ciò che amo di lei.
Mackenzie ha finalmente realizzato i suoi sogni di diventare uno chef a cinque stelle quando il suo tanto atteso volo di gioia si trasforma in un incubo. Ha condotto una vita tumultuosa, piena di tragedie e trionfi, e non è estraneo a combattere per sopravvivere. Anni di dolore lo hanno reso un uomo forte e compassionevole che combatte per le sue convinzioni, ma non ha paura di mostrare amore. Mentre combatte i suoi demoni in natura, trova guarigione misurandosi col bush per sopravvivere. Ma scopre anche di avere una nuova lotta interiore: i suoi sentimenti crescenti per Abigail, una donna tanto oppressa quanto ingenua e affascinante.

C'è un messaggio che vuoi dare ai lettori italiani che si apprestano a leggere Lost in Australia?

Lost in Australia è un avvincente romanzo d'azione e avventura, è una straordinaria storia di dolore, sopravvivenza, avversità, coraggio, speranza e amore inatteso. Aspettatevi un groviglio di emozioni! Piangerete, riderete e tiferete per questi personaggi che devono imparare tanto su se stessi quanto l'uno sull'altro. Il destino li ha uniti, la natura può farli a pezzi. Ma una cosa è certa: l'amore è imprevedibile come la Riserva Nazionale Kakadu e la sopravvivenza è solo l'inizio...

Grazie a Kendall Talbot per essersi prestata a questa intervista e buona lettura a tutti gli amanti del romance avventuroso, che si perderanno in Australia con Abigail e Mackenzie.




Valentina Gerini
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Hello Goodbye: intervista a Pablo Trincia, giornalista e autore televisivo

Hello Goodbye: intervista a Pablo Trincia, giornalista e autore televisivo

Hello Goodbye: intervista a Pablo Trincia, giornalista e autore televisivo

People A cura di Valentina Gerini Pablo Trincia, cittadino del mondo, col suo bagaglio culturale e la conoscenza di dieci lingue. Da Le Iene al giornalismo d'inchiesta con Veleno, ora dà voce ai viaggiatori dell'aeroporto di Malpensa in Hello Goodbye, in onda su RealTime.

Pablo Trincia è un tipo simpatico e alla mano. Lo si capisce anche dalla biografia che ha scritto sulla sua pagina Facebook. Deve il suo nome al grande poeta cileno Pablo Neruda e, come lui sostiene, ogni giorno deve farci i conti e spiegare il motivo del suo nome a tutti quelli che gli chiedono: «Ma perché Pablo e non Paolo?».
Giornalista freelance e autore televisivo, nato in Germania da madre Persiana e padre Italiano, si trasferisce con la famiglia in Italia quando ha quattro anni. La multiculturalità credo ce l'abbia nell'anima, ma a testimoniarlo c'è anche il fatto che conosce dieci lingue e le parla tutte bene: italiano, inglese, tedesco, swahili, hindi, wolof, francese, spagnolo, portoghese, russo... Qualcuna l'ha studiata, altre le ha imparate viaggiando e lavorando.
La vera ricchezza è comunicare con chiunque, perciò ai ragazzi dico: viaggiate, imparate le lingue.
L'avevo visto spesso nella trasmissione Le Iene. Devo dire che mi era rimasto impresso perché i suoi servizi erano sempre tra i più interessanti e, talvolta, anche difficili da riportare. Poi l'ho ritrovato nella prima puntata di una trasmissione che va in onda il venerdì alle 22.40 su RealTime (canale 31 del Digitale Terrestre): Hello Goodbye. Il programma, un format olandese sbarcato anche in Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Belgio, è un reality show girato in aeroporto e si propone di raccontare le storie di chi arriva e chi parte. Quando ho visto la prima puntata, ho desiderato intervistare Pablo Trincia per saperne un po' di più e così l'ho chiamato. Una telefonata breve, ma ricca. Perché Pablo è una di quelle persone che quando racconta lo fa col cuore.

Ciao Pablo e grazie per la tua disponibilità. Vorrei rompere il ghiaccio parlando brevemente di te e del bagaglio culturale che ti sei costruito con le lingue. Quando si sanno così tante lingue e si viaggia molto ci si sente cittadini del mondo e si fanno proprie le altre culture. Ma quale lingua, se ce n'è una, senti più tua? E quale cultura?

L'inglese e lo Swahili mi escono naturali, forse perché li parlo in maniera fluida o forse perché li ho studiati per anni. Ma come lingua e cultura sicuramente l'italiano. Mi sento italiano prima di tutto, perché è in Italia che sono cresciuto, dove ho frequentato le scuole, dove ho passato gran parte della mia vita. 

Tu sei un racconta storie e ciò che fai non è affatto facile. Non tutti riescono a entrare in sintonia con le persone. Come ci riesci? 

Credo che il segreto sia l'interesse. A me sta veramente a cuore ciò che le persone mi stanno raccontato in quel momento. Sono curioso per natura, e ascolto con attenzione ogni parola che dicono. Penso che questa attenzione e interesse verso l'altro permettano alle persone di aprire una finestra dentro loro stessi. Una finestra dalla quale io posso entrare senza risultare invadente. E a quel punto non sono più un semplice ascoltatore, ma sono un ospite che sente da vicino, da dentro, la storia che viene raccontata.

Hello Goodbye promette bene. La prima puntata è stata sicuramente apprezzata da molti, soprattutto da chi, come me, adora gli aeroporti. Quando ho visto il programma ho pensato: finalmente qualcuno che dà all'aeroporto l'importanza che si merita. Te lo dice una che, da ragazza, andava all'aeroporto di Pisa e passava ore a guardare gli aerei partire e atterrare, a osservare la gente in coda ai check-in o ai controlli. Tu cosa pensavi degli aeroporti prima di fare questo programma e cosa pensi adesso?

Prima vedevo degli aeroporti come dei non-luoghi, delle semplici zone di transito. Adesso li considero dei luoghi affascinanti, ricchi di storie. Soprattutto gli aeroporti internazionali e grandi, come Malpensa, dove è girata il nostro reality, possono trasmettere davvero grandi emozioni. Sono quelli i posti in cui ci si dicono i veri Goodbye...

Raccontare storie in un aeroporto però non è facile. Tu che dici?

Hai ragione, parlare con le persone in aeroporto e metterle in condizioni di aprirsi non è affatto facile. Per questo ero un po' scettico quando Luna Berlusconi, la produttrice, mi ha proposto di fare il programma. Pensavo che non mi fosse possibile riuscire a entrare in sintonia con le persone in così poco tempo, io sono abituato a seguire le persone e raccontare la loro storia per un periodo di tempo più lungo. Qui si trattava di cambiare drasticamente modo di fare. Ma, dopo aver accettato e girato il programma, ho capito che per entrare in sintonia con le persone non serve necessariamente tanto tempo, ma semplicemente il modo giusto di porsi: l'empatia. In aeroporto c'è confusione, la gente ha fretta, è euforica, è triste... Si deve riuscire a creare una bolla di intimità che permetta alle persone di raccontare di sé come se fossimo soltanto io e loro.

Chi sceglie le persone con cui parlare?

Ci sono delle redattrici che girano per l'aeroporto di Malpensa e scovano le persone da intervistare. Ovviamente non mandiamo in onda tutte le interviste che facciamo, ma scegliamo quelle più belle. Alla fine è un'improvvisazione che a volte regala davvero delle emozioni magnifiche. Perché io spesso so poco o niente riguardo alle persone con cui andrò a parlare e in quindici minuti si deve raccontare una storia. Pensavo anche che non ci fosse tanta gente disponibile a parlare di sé, a mettere in piazza i propri sentimenti. E invece ho scoperto che molti si concedono con piacere per una intervista, seppur, a volte, siano necessarie persuasive opere di convincimento. Come la storia del signore che aveva il cane, nella prima puntata. Una storia forte, fatta di dolore per una persona cara che sta lottando per la vita in ospedale, e di felicità per riabbracciare una figliastra che è, ormai a tutti gli effetti, una figlia. Sono queste alcune delle storie che si trovano negli aeroporti, storie che vale la pena raccontare.

Qual è la storia più bella che hai ascoltato in Hello Goodbye?

Si tratta di una badante moldava. L'ho incontrata quando stava accompagnando suo figlio in aeroporto dopo le vacanze. Salutava il figlio, che viaggiava insieme alla nonna, la quale si occupa di lui in Moldavia. Mi ha raccontato di aver visto suo figlio solamente per  due settimane l'anno. Praticamente lei cresce i figli degli altri per lavoro, ma non ha mai cresciuto il suo. Questa è una storia toccante e straziante, e questa donna è una delle tante. C'è un esercito di donne che, dall’est europa, lasciano la loro patria per andare a lavorare altrove, perdendosi così i giorni più belli della vita dei loro figli. Una realtà comune a tanti altri paesi dove le donne, per necessità, si spingono all'estero e lasciano a casa la loro famiglia.

Prima di salutarti, vorrei sapere quale modo di fare giornalismo credi ti si addica di più. Mi spiego meglio: sei giornalista sia su carta che in video e, ultimamente, anche in podcast, con Veleno di Repubblica. Quale tra tutte queste cose ti piace fare di più?

Veleno di Repubblica è una serie audio a puntate disponibile sul sito di La Repubblica, dove è possibile ascoltare i podcast e approfondire gli argomenti trattati, casi di cronaca nera, con contenuti extra. Ho adorato raccontare storie seguendo quel format e credo che quel modo di fare giornalismo sia ciò che voglio fare.

Caro Pablo, amo il tuo modo di approcciarti, parlare con te è stato piacevole, tanto che pensavo di conoscerti da anni. Credo che tu sia una persona comunicativa e che tu abbia un dono: saper ascoltare e raccontare le storie. Ti seguiremo sicuramente in questa tua avventura all'aeroporto di Malpensa. Appuntamento ogni venerdì sera alle 22.40 su RealTime con oltre 60 storie vere.



Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto
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Trip Therapy: il giro del mondo senza aerei, intervista a Claudio Pelizzeni

Trip Therapy: il giro del mondo senza aerei, intervista a Claudio Pelizzeni

Trip Therapy: il giro del mondo senza aerei, intervista a Claudio Pelizzeni

People Intervista di Valentina Gerini. L'orizzonte ogni giorno un po' più in là: mille giorni di Trip Therapy, l'incredibile giro del mondo senza aerei di Claudio Pelizzeni.  

Succede che un giorno ti svegli e qualcosa non va. Ti guardi intorno e tutto ti sembra annebbiato. La tua casa, il tuo lavoro, la tua macchina, la tua città non ti appartengono più. Ti senti inadeguato, fuori posto. Stai vivendo la vita di qualcun altro. Quella vita non è la tua. E allora vai davanti allo specchio e cerchi di essere sincero con il riflesso di quella persona che non ti rappresenta: sono felice? La risposta arriva subito, diretta come un colpo di pistola: no, non sono felice. E da quel momento tutto cambia. Inizi a vedere le cose da un'altra prospettiva, con altri occhi e vuoi di più. Vuoi essere felice e capisci che la tua felicità devi cercarla dentro di te, viaggiando, esplorando ciò che madre natura ci ha regalato con tanta cura: il mondo. Così lasci tutto, ma proprio tutto. Vendi la macchina, ti licenzi dal tuo lavoro a tempo indeterminato, raccogli una buona quantità di preoccupazioni da parte delle persone che ti stanno accanto che non comprendono questa scelta, almeno all'inizio, fai anche il pieno di sfiducia da parte di quelli che non credono nella tua riuscita. Ma tu parti, a testa alta, perché sai che se non lo fai muori. Non si tratta di una morte fisica, ma di una morte spirituale, di una morte dell'anima. Una morte lenta e sofferente per un'anima che si adagia ad una vita che non ha mai desiderato davvero.
Dunque parti e lo fai in grande: un giro del mondo senza aerei. Perché senza aerei? Perché da quando hai letto il libro di Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, in cui si racconta la bellezza del viaggio a terra, attraversando i confini, non vuoi perderti niente di ciò che vedrai, non vuoi perderti nemmeno la divisione fisica di due paesi che poi si trasforma in divisione reale: un confine che divide due nazioni, due popoli, due usanze, due costumi.

Dal blog TripTherapy alla tv con Licia Colò.

Questo è ciò che ha fatto Claudio Pelizzeni, ex bancario, che è partito per un giro del mondo di 1000 giorni senza aerei, carico di uno zaino e una piccola zavorra, il diabete, che però non l'ha fermato in questa sua fantastica impresa.
Ho avuto l'estremo piacere di assistere alla presentazione del suo libro L'orizzonte ogni giorno un po' più in là a Pisa, alla prima edizione del Festival Civic. L'ho ascoltato, incantata dalle sue parole. Ho percepito in lui la metamorfosi di una persona tornata dal suo viaggio cambiata, decisamente in meglio. 
Claudio è partito il 4 maggio 2014 verso Est, perché voleva viaggiare col sole in fronte. Ha attraversato l'Asia, non senza difficoltà a volte, è arrivato in Australia, ha raggiunto l'America su di una nave cargo, è sceso giù fino in Patagonia. Poi, con una nuova nave cargo, ha raggiunto il Senegal e dalle coste del Nord Africa è tornato in Europa, fino a casa.
Col tempo le persone hanno iniziato a seguirlo, grazie al suo blog TripTherapy e alla sua pagina Facebook Trip Therapy - Travel Video Blog. Persino Licia Colò, mentre era ancora in viaggio, gli ha chiesto di collaborare con il suo programma. Un viaggio incredibile che lui poi ha sentito la necessità di raccontare con un libro.  E il libro, come potete immaginare, è un must per gli appassionati viaggiatori, da leggere assolutamente.
Durante il suo ritorno a casa dopo la presentazione, gli ho tenuto compagnia telefonicamente e abbiamo fatto una bella chiacchierata.
Voglio fare una premessa prima di iniziare con le domande, per dimostrare quanto il mondo sia esageratamente grande e vasto ma anche infinitamente piccolo. Proprio prima di intervistare Claudio, mi sono messa a curiosare tra le sue foto in Facebook. Ne ho trovata una che lo ritraeva con un ragazzo, Alessandro, con il quale ho lavorato a Zanzibar nel lontano 2008. Un giramondo, un po' come me. La somiglianza tra i due nella foto è, almeno per me, notevole. E sapete cosa ho scoperto parlando con Claudio? Che lui e Alessandro sono fratelli...

Un viaggio via terra e via mare che ha toccato tutti e 5 i continenti: dall'Europa all'Australia passando per l'Asia, attraverso il Pacifico, le Americhe e l'Atlantico per terminare in Africa e raggiungere di nuovo l'Italia.

Ciao Claudio, bentrovato qui con Gli scrittori della porta accanto. Ti ringrazio per la tua estrema gentilezza e disponibilità. La prima cosa che vorrei chiederti riguarda la tua famiglia. Come l'ha presa quando hai detto loro che avresti lasciato tutto per un viaggio di tale importanza?

Ciao a tutti e grazie per l'interesse che dimostrate nella mia storia. Beh, mia madre era molto preoccupata, soprattutto per la decisione di lasciare il tanto ambito posto fisso, ma adesso è la mia più grande fan! Mio fratello era anch'esso preoccupato e tentava di mettermi in guarda con tutti i pericoli che avrei potuto affrontare. Mio padre invece mi disse: «Sono le parole più folli che sono mai uscite dalla tua bocca, ma anche le più sensate». Fu l'unico che all'istante capì come mi sentivo.

La prima cosa che mi è saltata all'occhio, dando uno sguardo alla mappa del tuo viaggio, è che l'Africa è stata toccata solo parzialmente, al Nord. Come mai?

In realtà è stata quasi una scelta obbligata. Io volevo andare in Sud Africa e risalire piano piano fino al Nord, ma non ho trovato nessuna nave cargo che mi portasse fin lì. Aggiungi che avere un visto sul passaporto dei paesi dell'Africa centrale, a rischio ebola, purtroppo non avrebbe giovato al mio viaggio, per gli stati futuri che dovevo attraversare. Perciò è andata così. Ma tornerò in Africa, devo assolutamente visitare il Sud Africa, la Namibia e gli stati limitrofi.

Avevi pianificato il viaggio in ogni sua tappa oppure sei andato random, secondo ciò che ti andava di visitare?

Volevo ovviamente toccare i cinque continenti. Inoltre, c'erano tre posti che non volevo assolutamente mancare: l'Austrialia, verso la quale mi sentivo in debito per una mia esperienza di viaggio precedente, il mito del Coast to Coast Americano e Machu Picchu, che è sempre stato il sogno di mio padre. Mio padre, infatti, si è sentito male quando io ero in viaggio e, fortunatamente, sono riuscito a vederlo prima che se ne andasse. Volevo andare a Machu Picchu per la ricorrenza della sua scomparsa, volevo farlo per lui.

Alla presentazione hai detto di aver più volte toccato la felicità con mano, grazie ai luoghi che hai visitato. Quale, più di tutti, ti ha trasmesso qualcosa di positivo e quale invece non ti ha entusiasmato?

Come luoghi posso dire che la Patagonia per i suoi paesaggi e l'Ecuador per le persone sono quelli che più di tutti mi hanno lasciato un segno. Anche l'India, soprattutto Varanasi, è stata una tappa fondamentale. Lì, dove molti vengono per lasciarsi morire con la speranza di essere cremati e poi gettati nel fiume Gange per redimere l'anima da ogni sofferenza e terminare il ciclo di reincarnazione, ho potuto vedere la morte, in ogni angolo. Persone che spendevano gli ultimi soldi per morire in quel luogo sacro. Capitava di vedere morti per le strade e allora la morte è diventata qualcosa di cui si può parlare, si deve parlare. Perché non è un mistero che ognuno di noi abbia una data di scadenza su questa terra. Un paese che invece non mi ha entusiasmato è stato il Costa Rica. Sono anche io un po' colpevole di non averlo vissuto appieno perché non mi sono trattenuto molto e quel poco che ho visto è stato, diciamo, sciupato dalla stagione delle piogge.

Leggevi in viaggio? Se sì, che cosa?

Sì, leggevo molto. Uno degli ultimi libri letti è stato "Shantaram" di Gregory David Roberts. Ho interrotto ogni lettura quando ho iniziato il mio libro perché sentivo che ciò che leggevo stava influenzando il mio modo di scrivere. Avevo bisogno di essere libero e di non essere influenzato da niente.

Il tuo libro L'orizzonte ogni giorno un po' più in là ha venduto 4000 copie. Sapevi di avere molti followers ma non ti aspettavi una risposta tanto positiva. Come hai iniziato a scrivere il libro?

Ho iniziato sulla nave nel Pacifico. Ero senza connessione, senza contatti col mondo. Un periodo di solitudine che mi ha dato la possibilità di iniziare a scrivere dei ricordi, raccogliendo ciò che avevo appuntato sul mio blog ma in chiave romanzata. Ho iniziato a scrivere cosa era successo fino a quel momento anche se il mio viaggio non era finito, ero solo a metà. Poi sulla seconda nave cargo, che dal Sud America mi ha portato in Senegal, ho finito il libro, dandogli la forma che ha adesso: un romanzo. Credo che per il secondo libro, per avere la certezza di seguire l'ispirazione come si deve, dovrò andare a scrivere su una nave cargo!

Hai scelto la via del self-publishing, in maniera ponderata. Con tutti i followers che avevi e la notorietà che il viaggio, il blog e i video ti avevano portato avresti potuto scegliere diversamente, immagino. Ma come prima spiaggia, non ultima, hai scelto l'auto-pubblicazione. Come mai?

Guarda, è stato semplice: non volevo apportare modifiche, volevo che il libro uscisse così come io l'avevo concepito e volevo che uscisse in una data precisa, da me stabilita, che era quella del mio rientro a casa. E sono contento di averlo fatto, perché ho potuto gestire tutto da solo, almeno fino ad ora. Le cose stanno diventando complicate. Gestire la pagina Facebook, i miei vari account, le public relations, organizzare le presentazioni... Avrò presto bisogno di una mano. Il libro infatti uscirà probabilmente con una casa editrice che mi aiuterà a gestire questo lavoro di "back office" che essere uno scrittore si porta dietro.

Appunto, essere uno scrittore. Come ti senti adesso in questa nuova veste di scrittore?

Mi sento benissimo! Vivere delle mie passioni è meraviglioso. Non ho mai cercato la stabilità, e anche quando ce l'avevo non mi sentivo appagato. Vivere di viaggi e di scrittura è una cosa che invece mi appaga.

Cosa farai una volta finita la promozione del tuo libro? Ne scriverai un altro?

Ho iniziato un progetto di viaggi di gruppo "Backpackers academy" con il quale spero di poter fare ciò che si fa nelle presentazioni però in giro per il mondo, magari davanti a un falò: parlare di esperienze di vita, esperienze di viaggio con altri viaggiatori o appassionati di viaggi, con i ragazzi che vogliono sapere di più del mondo.
Sicuramente farò nuovamente volontariato in Nepal e sì, scriverò un nuovo romanzo!

Voglio ringraziare Claudio Pelizzeni, perché la sua storia è una di quelle storie che dà speranza.

La speranza di poter ancora realizzare i propri sogni, insegna che se uno ci crede davvero prima o poi riesce a fare ciò che desidera, la speranza che ci possa essere sempre una crescita e che si possa ripartire da zero, ricominciare dal niente e tornare ad essere qualcuno. La speranza che la vita non sia una mensola sulla quale appoggiare distese di beni materiali ma fotografie di ricordi di posti meravigliosi, di abbracci e di sorrisi che, come Claudio dice, sono l'unico vero lasciapassare di cui siamo in possesso.
Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
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[Expat] Vivere a Berlino: Francesca De Santis, assistente costumista, intervista di Valentina Gerini

[Expat] Vivere a Berlino: Francesca De Santis, assistente costumista, intervista di Valentina Gerini

Berlino-Francesca-De-Santis

Francesca De Santis e l'arte di creare abiti e outfit. Dal DAMS di Roma al cinema, come assistente costumista, in una Berlino dinamica, ricca di opportunità ma a misura d'uomo.

Conosco Francesca dai tempi delle medie. Siamo state compagne di scuola fino alla maturità ed è, per me, una sorella più che un’amica. Ha sempre seguito la moda anzi, si può dire che lei la moda la facesse. Dai capelli, ai vestiti… non la vedevi mai due volte con la stessa cosa! E poi era una ragazza multitasking. Mentre gli adolescenti si rincitrullivano di spinelli e musica a palla, lei andava a danza, seguiva gli scout, coltivava passioni per la moda, il cucito, i film, guardava i programmi in seconda serata, leggeva… Insomma non mi meraviglia che adesso sia arrivata dove è arrivata.
Ve la presento brevemente: Francesca De Santis, classe 1986, nata e cresciuta in Toscana, come me, ha studiato a Roma, ha viaggiato molto e si è stabilita (momentaneamente) a Berlino, dove lavora come assistente costumista nel mondo del cinema e dello spettacolo. Ma come ci è arrivata fino a lì? Chiediamolo a lei…

Ciao Francesca, ben ritrovata! È un piacere immenso per me intervistarti e mostrare al pubblico che anche i giovani della nostra generazione, quella senza un lavoro fisso, che si sposa o fa figli in tarda età, qualcosa lo combina lo stesso. Raccontaci: cosa fai a Berlino e di cosa si occupa una costumista?
Ciao Vale, per me è un grande onore essere intervistata da te! A Berlino lavoro come stylist per riviste e designer, collaboro con artisti per la realizzazione di opere e come assistente costumista per cinema e tv. Sembrano tanti lavori, lo so, ma in realtà in questo campo bisogna essere molto flessibili, soprattutto se si è agli inizi. Negli ultimi due anni però sto lavorando sempre più spesso solo nel mondo del cinema e tv. Una costumista deve innanzitutto capire un personaggio e riuscire a visualizzarlo dandogli un’identità attraverso il vestiario. È un lavoro molto complesso visto che bisogna mettere d’accordo tre diversi individui: il regista, il produttore e l’attore che dovrà interpretare il personaggio. In qualità di assistente devo quindi combinare le mie capacità creative con quelle organizzative per poter permettere alla costumista di lavorare serenamente.

Il mondo del cinema è un mondo che, visto da fuori, sembra davvero magico. Ma che livelli di stress si raggiungono durante le giornate di ripresa? E come è lavorare con attori più o meno famosi?
Come hai appena detto, una giornata tipica può essere molto stressante: so quando inizio ma non so mai quando finisco. L’imprevisto è all’ordine del giorno, quindi devo essere preparata a qualsiasi evenienza e cercare di avere la soluzione ancor prima che il problema si presenti! Non avendo una sfera di cristallo a mia disposizione, l’unico modo per prevedere possibili inceppi è una comunicazione chiara e costante con i responsabili degli altri dipartimenti. Ogni giorno è completamente diverso dall’altro, quindi se da un lato non vi è modo di annoiarsi, dall’altro questo continuo cambiare alza molto i livelli tensione. Lavorare con gli attori non è sempre facile, credo sia importante instaurare sin dal primo incontro un rapporto di fiducia. Quindi a partire dalla prova costume si deve cercare di capire le esigenze specifiche e cercare di accontentare tutte le parti in causa. Devo dire che alla fine, nonostante lo stress accumulato, ho sempre avuto esperienze positive! 

berlino

Perché proprio Berlino? 

Cosa offre questa città che in altre non hai trovato?
Mi sono trasferita a Berlino sette anni fa grazie a una borsa di studio e quello che mi ha trattenuto è stato la sua dinamicità. È una città che offre tante opportunità pur conservando una dimensione più intima, a misura d’uomo. Una cosa che in altre grandi città è molto difficile da trovare. Credo sia il perfetto compromesso per chi vuole vivere in una metropoli, ma allo stesso tempo desidera ritagliarsi il proprio spazio come in una piccola realtà.

A volte, pur vivendo in una metropoli, la piccola vita di provincia manca. Ecco, sono curiosa, a te manca il nostro paesino, Ponsacco?
Chiaramente sono una “country girl” e le mie radici sono a Ponsacco. Quello che più mi manca è la famiglia e gli amici di sempre. Ogni volta che torno è come se non me ne fossi mai andata, ed è una sensazione straordinaria vedere che anche se il tempo passa il rapporto con le persone è rimasto praticamente immutato, come se ci vedessimo tutti i giorni!

Muro-di-Berlino

C’è qualcuno a cui ti capita di pensare quando sei all’estero?
Penso spesso a mio fratello, Daniele. Inutile dire che ha un ruolo importantissimo nella mia vita, lo reputo una persona genuina, nel vero senso della parola. Anche se siamo molto differenti nelle scelte che facciamo, per non dire opposti, riesco sempre a capire le sue ragioni e a nutrire una profonda stima nei suoi confronti. Per me rappresenta un punto di riferimento costante. 

Ma quando all’estero dici che sei di Pisa cosa ti dicono: “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”?
A dire il vero gli stranieri invece che Pisa, capiscono sempre “pizza” come se, in quanto italiana, provenissi da una pizza gigante! Poi, quando specifico che Pisa è quella città con la torre pendente capiscono tutti e un buon 80% c’è persino stato. Ci tengo sempre a precisare che vengo da Ponsacco, un paese in provincia di Pisa.

Facciamo adesso un passo indietro. Come sei arrivata a Berlino? Cosa hai studiato e che percorso hai fatto per diventare assistente costumista?

creazione-di-Francesca-De-Santis

Festival-Fusion-Germania
Ho studiato al DAMS di Roma. Ho sempre avuto una spiccata passione per la moda ma non mi ero ancora resa conto che quella passione sarebbe diventata un lavoro.
Nel 2010 vinsi una borsa di studio per fare un tirocinio al English Theater of Berlin. Iniziai come assistente alla regia e, dopo due settimane, la regista e lo sceneggiatore decisero di affidare a me, novellina, la responsabilità della scelta dei costumi. Capii che era quello che volevo fare e, da lì in poi, è stato un percorso naturale: mi comprai una macchina da cucire e, dopo il tirocinio, mi iscrissi a un corso di modellistica.
Iniziai a lavorare per diversi atelier mentre creavo outfit per me o per i miei amici. È stato il periodo più caotico e creativo della mia vita! È curioso come le persone possano cambiare il tuo percorso con delle così piccole decisioni senza neanche rendersene conto.

La tua creatività non ha mai fine. Ogni volta che ci vediamo indossi un abito diverso, cucito da te personalmente. Questo Natale, infatti, per la consueta cena a casa mia, sei arrivata con un vestitino a fiori di lana con le maniche a sbuffo! 
Come si arriva alla creazione di un abito? Da dove prendi l’ispirazione?
Il processo creativo è molto soggettivo e intimo: non esiste un’unica maniera. Io come mi lascio ispirare quasi sempre dal materiale, soprattutto dalla trama e la consistenza di un tessuto. Inizio immediatamente ad imbastire la stoffa sul manichino per sperimentare le varie possibilità e direzioni che mi si offrono. Solo in un secondo momento inizio con la ricerca iconografica, che spazia dalla pittura classica a riviste di moda, fino ad arrivare ad immagini della natura (soprattutto animali e piante). In seguito incomincio a scarabocchiare un abbozzo di quello che sarà l’abito e torno a modellare sul manichino il tessuto, ma stavolta con le idee più chiare riesco a visualizzare meglio le forme. Una volta trovata la soluzione giusta faccio il cartamodello e successivamente cucio.
Sono un’eterna insoddisfatta quindi questo processo può durare molto tempo e in fase di realizzazione cambio molti dettagli. Il risultato finale raramente coincide con l’idea di partenza.
Trovo che l’originalità sia il risultato della fusione tra il vecchio e il nuovo.

Dalla moda alla passione per i viaggi: India, Nepal, Iran, Marocco, Birmania, Thailandia, Fuerteventura...

Fuerteventura

Oltre a essere un’appassionata di moda, sei anche un’appassionata di viaggi, di quelle che parte zaino in spalla, scarpe da trekking e chi s’è visto s’è visto. Ricordo di quando mi hai raccontato che in Iran la famiglia che ti ospitava ti ha portata a fare “la colazione del venerdì” con una zuppa disgustosa ma che, per educazione, hai assaggiato… Quali paesi hai visitato e quale, più di tutti, ti ha fatto sentire a casa?
Sono affascinata dai paesi orientali. Con il mio ragazzo abbiamo viaggiato molto in India e in Nepal e sono dei paesi straordinari. Ma mai come in Marocco mi sono sentita a casa. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone (adesso amici) che mi hanno accolta nelle loro case, fatto conoscere le loro città e accompagnata nel mio viaggio. È stato il mio primo viaggio zaino in spalla da sola, e dopo quella esperienza ci sono tornata altre tre volte. La prossima tappa sarà la Birmania.

KatmanduNepal

Ti sei sempre messa in gioco. Io ti conosco, so che la strada non ti è stata spianata da nessuno, tutto ciò che sei lo sei grazie alla tua tenacia e testardaggine e io ti auguro il meglio. Ma dicci, quali sono le tue aspirazioni future?
La strada è ancora lunga, vorrei diventare costumista a tutti gli effetti! Il mio sogno nel cassetto è fare un film con Wes Anderson. So che può sembrare stravagante, ma sognare mi aiuta a stare con i piedi a terra e mi sprona a raggiungere nuovi obiettivi.

Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.


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[People] "Nasty Farmers", Classic-hard Rock, Grunge e Stoner senza fronzoli, intervista di Valentina Gerini

[People] "Nasty Farmers", Classic-hard Rock, Grunge e Stoner senza fronzoli, intervista di Valentina Gerini

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Nasty Farmers, quattro musicisti toscani al loro secondo album, tra concerti live e sessioni in studio: la passione per il Rock senza fronzoli.

Musicisti e cantanti. Tanti hanno un talento musicale ma in pochi questo talento prende forma fino ad arrivare alla registrazione di un disco e, in altrettanto pochi, questo si trasforma in un vero lavoro.
Parlando di musicisti, di talenti, di passioni e di sogni, vi presento il mio amico Giovanni Coletti, chitarrista dei Nasty Farmers. Abbiamo studiato insieme al liceo per qualche anno e lui ha sempre avuto una grande passione per la musica, in prevalenza musica con testi in inglese. Gran cervellone, di quelli che ci mettono pochi secondi a risolvere un'espressione di algebra o un problema di fisica, Giovanni, una volta finite le superiori, si è poi dedicato alla musica in maniera continuativa.

Ciao Giovanni e ben trovato nel nostro web magazine. Noi ci conosciamo dai tempi delle superiori e ti ricordo con un innato talento in matematica ma anche in musica. Da qualche anno porti avanti il progetto dei Nasty Farmers. Spiegaci a cosa si deve la scelta del nome del vostro gruppo e che genere di musica proponete.
Ciao, e piacere di essere qui! Il nostro nome nasce un po' per gioco, ma ha un significato preciso. Letteralmente si traduce in "Contadini Osceni" (indecenti, sgradevoli... Il vocabolo nasty ha molte sfumature). Contadini in senso musicale, perché coltiviamo la passione per il Rock nella sua sfera più ampia, ma senza fronzoli, nasty appunto, con il doppio senso che “sporcaccione” si porta dietro…
Il sound che proponiamo tenta di amalgamare le diverse influenze stilistiche dei membri, in particolare dal Classic-hard Rock al Grunge, fino al moderno Stoner.

Mi sembra doveroso, adesso, raccontare quando e come sono nati i Nasty Farmers e presentare i membri del gruppo. 
Il progetto è nato inizialmente come un lavoro di studio finalizzato a un album di inediti già composti parzialmente da mio fratello, Matteo Coletti (voce e chitarra) e poi completati con il batterista, Luca Sestini. Durante le fasi di registrazione mi sono aggiunto al progetto con parti di chitarra e piano e la formazione si è poi completata con Alessandro Bartoli al basso. Principalmente, scrive musica e testi Matteo, ma già dal secondo album il lavoro di composizione e arrangiamento è diventato più corale.

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Nei film si vedono sempre giovani talenti suonare con i loro gruppi nel garage di casa. Voi avete un luogo di ritrovo, una specie di luogo “mistico” che vi aiuta a comporre, suonare e liberare le idee?

Sì, anzi molto lo dobbiamo proprio a questo luogo, dove coincidono sia la sala prove sia lo studio Magnetic Bull di Lino Sestini, dove sono stati prodotti entrambi gli album.

Le vostre canzoni sono in lingua inglese. La scelta è stata pensata per una maggiore diffusione? E quanto è difficile scrivere canzoni ed esprimere concetti in un’altra lingua?
Più che una scelta ponderata è stato naturale, almeno per Matteo, cantare in inglese sul genere. Inoltre abbiamo l’asso nella manica, molti testi vedono la partecipazione di una caro amico in Australia, Luca Terreni. Luca ci ha sempre seguito nella correzione dei testi, ed è parte attiva nella composizione di molti. Noi lo sentiamo in qualche modo parte del gruppo, il “quinto nasty” dietro le quinte.

Quali sono i gruppi o i cantanti cui vi ispirate? E quali altri sono stati fondamentali per la vostra crescita musicale?
Qui ci sarebbe da scrivere un tema. Abbiamo età differenti e gusti variegati, posso provare a tracciarti una linea immaginaria dal rock-blues con Led Zeppelin, Stone Temple Pilots, Alice in chains e grunge in genere con QOTSA, Foo Fighters e Eagles of Death Metal... E ne ho lasciati fuori un’infinità!



Dai Led Zeppelin ai Foo Fighters, i Nasty Farmers hanno all'attivo due pubblicazioni.

Qual è il titolo del vostro disco d’esordio e come siete arrivati alla pubblicazione? Si sa che la strada del musicista emergente, come quella di uno scrittore, è sempre in salita.
Il primo lavoro, l'omonimo Nasty Farmers, è stato totalmente autoprodotto, fino alla pubblicazione digitale e stampa su cd. Come ti ho spiegato tutto ciò è stato possibile principalmente per la possibilità di avere uno studio “in famiglia”, e di alcuni amici che hanno curato le grafiche del cd e del nostro primo video.

Quanti dischi avete pubblicato fino ad oggi e quale canzone meglio vi rappresenta?
Abbiamo due album completo, il primo omonimo, di cui ho parlato prima e dal quale è tratto il video musicale Go To Plow, che ha un messaggio preciso. Un "nasty farmer rocker" che vien dalla campagna, viene mandato sotto consiglio di un contadino a reclutare braccia per l'agricoltura nella vicina Nasty Town. I Nasty non si vergognano a puntare il dito contro le figure calcificate di certe società, invitandoli alla redenzione attraverso la fatica agricola.
Il secondo album, dal titolo The Strawman Fallacy, invece, è uscito per l’etichetta genovese This Is Core, che ci ha seguito nell’uscita e nella distribuzione con Audioglobe.
Alla seconda parte della tua domanda non so rispondere. In qualche modo entrambi gli album sono una sorta di fotografia, una cristallizzazione dello stato del nostro lavoro e ci rappresentano in quel momento storico. Dopo tutti questi paroloni ti rispondo a in maniera personale e sincera: voglio troppo bene a tutti e due per fare differenze!

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Come vi promuovete e vi fate conoscere al pubblico? 

Avete un sito, un blog, una pagina Facebook dove i nostri lettori appassionati di musica possono seguirvi?
Non abbiamo un sito, almeno per adesso, ma siamo molto presenti sulle piattaforme digitali e social.
Abbiamo ovviamente la pagina Facebook sulla quale promuoviamo i nostri eventi. Le nostre canzoni possono essere ascoltate su Spotify e su vari altri siti di condivisione e streaming musicale. Una veloce ricerca su Google del nostro nome soddisferà a dovere le vostre orecchie o la vostra curiosità nel caso voleste approfondire la nostra conoscenza.
Inoltre i nostri album o le singole canzoni si trovano in vendita sulle principali piattaforme (Itunes, GooglePlay etc).
Per chi ama toccare con mano, per gli amanti dei cd, basta contattarci tramite Facebook per richiedere le copie fisiche dei dischi. Il secondo in particolare racchiude degli artwork che trovo molto belli.


Novità in cantiere?
Un secondo video tratto da The Strawman Fallacy è in realizzazione mentre stiamo pianificando il calendario live per questa stagione. Ci saranno alcune novità per cui... Seguiteci!
Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.
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[FotografiA] Ariana Sichi: urban exploration, ritratti e personaggi Playmobil, intervista di Valentina Gerini

[FotografiA] Ariana Sichi: urban exploration, ritratti e personaggi Playmobil, intervista di Valentina Gerini


Ariana Sichi, barista e fotografa pisana, si diletta a immortalare personaggi Playmobil in scene di vita quotidiana. Ma le sue passioni sono i ritratti e l'esplorazione urbana: "Mi piace dare vita ai luoghi dove il tempo si è fermato".

Ho conosciuto Ariana Sichi per caso, su Facebook. Nella piccola cittadina in cui vivo, cercavamo un fotografo volontario che si dedicasse, a volte, alle foto per il mensile del paese. Misi un annuncio su Facebook e, tra le tante risposte, spiccò quella di Ariana. Semplice, diretta e divertente. Così la conobbi e ci fu subito feeling. Abbiamo lavorato insieme ad alcuni articoli, io sulle parole, lei sulle immagini.
Ora collabora con questo web magazine per il servizio editoriale per scrittori di realizzazione copertine, mettendo a disposizione i suoi scatti per cover originali.
Oggi voglio parlarvi di lei perché mi ha incuriosito un suo progetto. Innanzi tutto le presentazioni: Ariana Sichi, originaria di Montecatini Terme, vive a Perignano (Pi) e lavora in un bar. Sensibile e sempre col sorriso sulle labbra, Ariana, ha la passione per la fotografia e, ogni volta che va a fare una sessione fotografica di qualsiasi tipo, su Facebook scrive: “Vado a combinarne una delle mie…”. Una delle sue. Sì, perché ne combina parecchie…

Ciao Ariana. Prima di approfondire l'argomento fotografia, per rompere il ghiaccio, dicci una cosa: Ariana, con una sola enne, è voluto?
Ciao a tutti, e grazie per lo spazio che mi dedicate. Riguardo al mio nome, lo confesso, si sono sbagliati all'anagrafe! ... Scherzo! Ai miei genitori piaceva un nome non comune, da un suono deciso e mi hanno dato questo. Io li ringrazio, perché mi piace proprio tanto.

Parliamo ora di fotografia. Quando è nata questa passione e come l’hai coltivata?
Nasce banalmente a circa 20 anni. Il mio primo contatto con la fotografia fu con una macchinetta brutta e vecchia con cui cominciai a scattare foto secondo ciò che vedevo. Mi ricordo di essermi sentita "libera di vedere la vita a modo mio". Sono passata ben presto ad una analogica (pellicola). Da quell'obbiettivo ho guardato per tanto tempo la vita, i dettagli e le emozioni. Poi mi si è rotta e ricordo di aver pianto tanto! Dopo mi hanno regalato la Signora Reflex e, ancora oggi, è lei il mio mezzo per continuare a vedere. Seguo corsi di fotografia, corsi per post produzione e frequento il Circolo Fotografico CI.F.A.L. (Circolo Fotografico Arci Lavaiano), dove faccio parte del consiglio: lì, ogni lunedì sera, ci si confronta e si continua ad apprendere. Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia è come se non mi fossi svegliata.

Hai ricevuto riconoscimenti grazie alle tue foto?
Preferisco le letture fotografiche ai concorsi, perché ho modo di mostrare i miei lavori e far tesoro dei consigli di persone competenti in materia. Nel mio piccolo, ho partecipato, insieme al mio Circolo Fotografico, ai campionati mondiali di fotografia amatoriale. C'erano due dei miei scatti e ci siamo posizionati 40° su 377. Non male direi, visto che si parla di tutto il mondo! Personalmente, invece, mi sono classificata prima in un piccolo concorso.

Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia è come se non mi fossi svegliata.

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Quali sono i soggetti che preferisci fotografare? 

Adoro un tipo di fotografia che si definisce Urban Exploration: consiste nel fotografare strutture costruite dall'uomo e abbandonate dallo stesso. Di solito sono poco visibili nell' ambiente urbano e spesso sconfinano in luoghi non proprio accessibili. Ma quello in cui riesco meglio sono i volti, forse perché penetro dentro la persona e non tiro fuori solo la bellezza esteriore ma anche quella interiore esaltando la profondità, la dolcezza, l'arroganza...

A volte ti rechi in posti insoliti o abbandonati, come l’ex manicomio di Volterra. Ti porti dietro degli amici a cui fai fare da modelli e poi inizi la sessione fotografia, inscenando quasi un vero e proprio copione. Mi chiedo: cosa deve avere un posto per farti venire la voglia di fotografarlo? E come metti in pratica l’idea che il posto ti suggerisce?
Scelgo con cura i posti insoliti come me. Mi piace dare vita ai luoghi dove il tempo si è fermato. Non parto con idee precise, tutto nasce da dentro solo dopo aver respirato il posto. Mi lascio trasportare dalle emozioni che mi suscita e comincio a scattare e a sentirmi libera. Diversamente, quando ho una persona da fotografare la studio prima scatenando la fantasia di come renderla diversa, ma sempre se stessa.

Urban-Exploration

Il progetto più curioso per me è quello con cui immortali scena di vita quotidiana di due soggetti particolari: due personaggi Playmobil. 

Perché? Cosa vuoi comunicare?
Il progetto nasce per gioco, in una vacanza estiva, dove sui social mi accorsi della moda del momento di mettere in primo piano le gambe abbronzate davanti al mare. E io, che proprio belle gambe non ho, un po' per protesta e invidia verso le belle gambe, un po' per divertimento,  ho fatto una vedere le mie giornate al mare attraverso della ragazza di plastica. È stato talmente apprezzato, che gli ho trovato un fidanzato, e il dopo è venuto naturale...
Se mi reco a Firenze per fotografare, porto anche loro; se vado a fotografare un tramonto, faccio godere lo spettacolo anche a loro. Il messaggio è: anche se siamo di plastica davanti alle cose belle si diventa vivi e parte di esse!

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Raccontaci chi sono questi due personaggi.
Lei si chiama Milù e lui si chiama Amedeo, in onore di mio nonno. Milù è birichina, come me, e ne combina sempre una delle sue. Amedeo è più inquadrato ma segue Milù nelle sue pazzie. Direi che rappresentano molto me e il mio fidanzato, Simone!

Quale è la prossima “marachella” che hai in mente di combinare?
La prossima delle mie marachelle non te la posso ancora svelare, rischio l'arresto...

Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
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[People] Laura Dekker, la  più giovane velista ad aver circumnavigato il mondo, intervista di Valentina Gerini

[People] Laura Dekker, la più giovane velista ad aver circumnavigato il mondo, intervista di Valentina Gerini

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Laura Dekker. Una barca, tanta tenacia, spirito d'avventura, un po' di pazzia e curiosità. A oggi, la più giovane velista ad aver completato il giro del mondo via mare in solitaria. 

Cercando in internet le parole "giro del mondo" ho trovato il sito di Laura Dekker e ho letto la sua fantastica storia. Lei riflette perfettamente lo spirito del nostro contest Il giro del mondo in 80 giorni 2.0, così le ho scritto una mail per chiederle un'intervista. Laura è stata così gentile da rispondere e parlare della sua meravigliosa esperienza di viaggio intorno al mondo.
Laura è nata su una barca, nel 1995, in Nuova Zelanda, mentre i suoi genitori stavano navigando per il mondo. Dunque, possiamo asserire che la navigazione e il mare siano nel suo DNA. Fin da bambina sente di essere nata per viaggiare in barca e non per stare sulla terra ferma. All'età di 14 anni decide di intraprendere un viaggio intorno al mondo ma il Tribunale dei Minori olandese prova a fermarla. Proprio prima del suo quindicesimo compleanno, Laura va in aula e convince i giudici di essere capace di navigare attorno al mondo da sola. L'ardua battaglia legale di Laura è stata complicata ma non ha mai smesso di inseguire i suoi sogni e ha continuato a prepararsi per il suo viaggio di circumnavigazione. E ce l'ha fatta! Il suo viaggio ha inizio il 21 agosto del 2010...

Googling “travel the world” I read about Laura Dekker and her amazing story. She reflects the spirit of our contest “Il giro del mondo in 80 giorni 2.0”, so I wrote her an email asking for an interview. She has been so kind to say yes and here we are talking about her and her marvellous sail trip around world. 
First of all, I have to introduce Laura to those who have never heard about her: she was born on a boat, in 1995, in the New Zealand sea, while her parents were sailing around the world. So we can assume she has the sailing and the sea in her DNA. Since she was a child, she felt to be born to sail the world and not to stay on the ground. At the age of 14 she decided to make a round trip of the world but the Dutch Council for Child Care tried to stop her departure. Just before her 15th birthday, she went to court in the Netherlands convincing the judges she was capable of sailing around the world unaided. Laura’s arduous court battle was a complicated one but she never stop following her dreams and continued preparing her global circumnavigation trip. And she made it! Her journey began on the 21st of August 2010...

"Always prepare well for your trips, but you have to leave at the moment your preparations start to become an excuse to not leave yet". 

Laura-Dekker-intervista-interview
Ciao Laura e grazie per averci dato la possibilità di chiacchierare con te. Come ho scritto sopra, ti sei sempre dimostrata una bambina con un particolare interesse verso il mare. Quando hai capito che eri fatta per navigare e viaggiare invece di andare a scuola o avere un lavoro regolare?
Non ci ho mai realmente pensato. Sono cresciuta con il mare e l'ho sempre amato. Per me navigare era (e sempre è) la cosa più normale del mondo. Non ho mai pensato di navigare al posto di andare a scuola, semplicemente volevo combinare le due cose per studiare sia le materie scolastiche che il mondo. Di fatti, ho continuato a studiare mentre ero in mare.

Hi Laura and thank you so much for giving us the chance to talk to you. As I wrote here above, you’ve always been a special child with a special interest in the sea. When did you realize for the first time that you were made for sailing and not for going to school and do a regular job?
I never really thought about it, I grew up with sailing and have always loved it. For me it was (and still is) the most normal thing in the world. I never thought I should sail rather then going to school but wanted to combine the two to learn both my schoolwork and about the world. I did continue to do my schoolwork while sailing around the world. 

Abbiamo raccontato il tuo viaggio ma ci piacerebbe sapere la ragione della tua scelta. Perché hai deciso di partire da sola, a soli 14 anni?
Semplicemente ho pensato "perché no?".  Sono cresciuta navigando e sapevo cosa stessi facendo anche se ero una ragazzina, giovane e piccola. Avevo già alcuni anni alle spalle di solida esperienza e pratica. Non volevo piegarmi al sistema e avere persone che decidessero per me, cosa avrei dovuto fare. Amavo viaggiare per mare e ero desiderosa di vedere il resto del mondo, esplorare, incontrare nuove persone e navigare verso nuovi orizzonti. Questo è quello che volevo e ho capito che era meglio farlo il prima possibile A 13 anni avevo una barca, un po' di soldi, pratica ed esperienza. Non vedevo nessuna ragione per non partire.

We briefly explained what your sailing trip was about but we’d like to know the reason of your choice. Why did you choose to sail the world on your own, when you were just 14?
I just thought "why not?". I had grown up with sailing and really knew what I was doing even though  I was a girl, very little and young. I already had a few years of solid experience and practice behind me. I didn't like sitting in the system, having people choosing for me what I should do. I loved sailing and was very eager to see the rest of the world, to explore, meet new people and sail to distant horizons. That's what I wanted and figured it was better to do it earlier then later. At 13 I had a boat, a little bit of money saved and practice and experience. I saw no reason to not go. 


Puoi raccontarci cosa hai sentito il giorno in cui hai lasciato l'Europa con la tua barca per iniziare ad avventurarti nel mondo?

Io ero spaventata, eccitata, sola, felice, molto triste, era un giorno bello e assolutamente perfetto. Era un turbinio di emozioni. Non potrei descriverle completamente tutte. Ma è stato di sicuro il giorno più felice e eccitante della mia vita!

Can you tell us what you felt the day you left Europe with your boat to start venturing the world?
It was scary, exiting, lonely, absolutely perfect, beautiful, happy, yet sad. It was such a jumble of emotions. I couldn't completely describe it all to you. But it was for sure one of the happiest and most exiting days in my life! 

Adesso facci sognare! Fai una lista dei paesi che hai visitato durante questo viaggio. Il tuo itinerario è stato pianificato in anticipo o è stato qualcosa che hai deciso passo dopo passo?
Ho pianificato il mio viaggio con molta attenzione prima di partire, ma è molto importante anche essere aperti e flessibili durante il viaggio. Io ho cambiato il mio itinerario un paio di volte, apportando a volte grandi cambiamenti altre invece piccoli. Dunque: ho lasciato l'Europa e ho navigato verso sud fino alle Isole Canarie e a Capo Verde. Ho proseguito verso St. Martin, attraversando i Caraibi fino al Canale di Panama (Mi sono fermata molto lungo il cammino ma sarebbe una lista lunga se scrivessi ogni singolo posto dove ho approdato). Da Panama sono arrivata alle Galapagos poi Marquesas - Polinesia Francese - Tonga - Isole Fiji - Vanuatu - Darwin - Sud Africa - ancora Caribbean and poi passando di nuovo dal Canale di Panama e toccando altre isole sono giunta in Nuova Zelanda.

Now, let's dream together! Make a list of all the place you went during this sailing trip so that we have an idea of your itinerary. Was it planned and studied months before or it’s something you decided step by step?
I did plan out my trip carefully before I left, but it is very important to still be open and flexible along the way. I had to change my course a few times, sometimes big changes other times just small things :) So I left Europe, sailed south to Canary island and Cape verde, sailed to St. Martin then down along the Caribbean islands and onto the Panama Canal (I stopped a lot along the way but it would be way to much to write every single stop down). From Panama to Galapagos - Marquesas - French Polynesia - Tonga - Fiji - Vanuatu - Darwin - South Africa - Caribbean and then on to panama canal again and via some of the islands to New Zealand. 

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So che molte persone hanno provato a fermarti ma tu hai continuato a viaggiare, seguendo il tuo sogno, nonostante tutto. 

Tu sei stata e, sono certa, sei ancora una persona determinata. Ma parlando di problemi tecnici: ci sono state difficoltà e momenti ardui durante il viaggio?
Certamente ci sono stati momenti difficili, in ogni sforzo che sia grande o piccolo ci sono. La sfida più grande era che fossi davvero sola la maggior parte del tempo e non potessi chiedere l'aiuto di nessuno, nel caso qualcosa si fosse rotto o fosse andato storto. Ma tutto questo mi ha fatto imparare molto di più e più rapidamente. Ho semplicemente continuato a viaggiare e riparato le cose che si rompevano, crescendo velocemente e imparando rapidamente.

I know that during your trip lots of people tried to stop you and you kept going, following your dream no matter what. You have been and, am sure, still are a purposeful person. But speaking about technical problems: were there any difficulties and hard moments during this trip? 
Of course there are always hard moments, in any endeavour whether it is small or big. My biggest challenge was that I was really very much on my own and couldn't ask for help if things broke or went wrong, but that made me learning things much quicker. I simply had to keep going and repair things. It made me grow up and learn a lot faster. 

Ci racconti qualche storia sui posti che hai visitato?
Ogni posto ha cose belle e cose brutte, c'era sempre qualcosa che mi piaceva in ogni posto che ho visto. Le mie isole preferite sono quelle della Polinesia Francese. Sono molto belle e se ti allontani dalle grandi città le persone sono incredibilmente amichevoli. Fa comunque differenza sapere se in un posto vuoi viverci o no. Non credo mi piacerebbe vivere lì perché si tratta di isole troppo piccole e a me piace viaggiare. Adesso vivo in Nuova Zelanda, paese che mi calza a pennello. Il mare qua è perfetto e le persone sono gentili. Inoltre, è anche un bellissimo paese.

Can you tell us some stories about a few places you visited?
Every place has its good and bad things, there was something i liked everywhere. My favorite islands are the French Polynesian islands. They are very beautiful and if you get away from bigger cities the people are incredibly friendly. It also makes a big difference whether you want to live in a place or not. I don't think I would like to live there, because it's too small and I like to travel. I now live in New Zealand which suits me very well, the sailing is great and the people are nice. It is also a very beautiful country.

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Com'è adesso la tua vita? 

So che ti sei sposata e hai deciso di vivere in Nuova Zelanda. So che vivi su una barca in Whangarei's Quayside Town Basin, il posto in cui sei nata. Cosa fai per vivere? C'è un altro obbiettivo che ti sei prefissata di raggiungere?
Sì, vivo in Nuova Zelanda. A volte faccio consegne di yacths per alcune persone con mio marito. Altre volte faccio attività per programmi all'aria aperta con alcune scuole locali della zona, alcune presentazioni e lavori in barca, un mix di cose, insomma. Sto cercando di trovare una barca più grande e spero di portare le persone, anche bambini e teenagers, in mare per mostrare loro quanto magnifici siano gli oceani  e quante cose si possano imparare da essi.

How is your life now? I know you got married and decided to live in New Zealand and you are living on your boat in Whangarei's Quayside Town Basin, the place you were born. What do you do for a living and is there another goal you want to achieve?
Yes, I do. Sometimes I do delivery of yachts for people together with my husband. Sometimes I do a few things for the outdoor program with a local school here, some presentations and working on boats in between so really a mixture of things. I am trying to find another bigger boat to hopefully take people and maybe even kids/teenager out sailing showing them how magnificent the oceans are and how much there is to learn from it.

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C'è qualcosa che vorresti dire a quelli che si sentono come te, quelli che devono viaggiare per il mondo in un modo o nell'altro, a quelli che non riescono a stare fermi nello stesso posto per più di un mese?
Andate! Nessun posto è perfetto, ma ci sono persone ovunque - che siano buone e cattive non è importante. C'è abbastanza cibo, acqua e luoghi in cui ripararsi ovunque, e non abbiamo davvero bisogno di altro. Non abbiate paura di andare. Aspettatevi momenti difficili e scomodi, ma anche di essere meravigliati e di imparare UN SACCO! Preparatevi sempre bene per i vostri viaggi, ma partite nel momento in cui le preparazioni diventano una scusa per rimandare la partenza...

What would you like to say to those who feel like you feel, those who feel they have to travel the world in a way or another, those who cannot stay in a place for more than a months? 
Just go :) No place is perfect, but there is people everywhere - good and bad ones it really doesn't matter where you are. There is pretty much food, water and shelter everywhere, and we really don't need much more than that. So don't be afraid to go. Expect to have hard times and be uncomfortable, but also to be amazed and learn A LOT! :) 
Always prepare well for your trips, but you have to leave at the moment your preparations start to become an excuse to not leave yet...

Laura, grazie mille per il tuo tempo. Mi sono davvero divertita a leggere la tua storia e a parlare con te. Ti auguro il meglio.

Laura, thank you for your time. I enjoyed reading about your story and talking to you. I wish you all the best!

Un libro e un film su Laura Dekker

Per chi fosse interessato a leggere la sua storia completa, consiglio il libro autobiografico, in lingua inglese, "One girl one dream", edito da Harpercollins.
Laura ha anche interpretato sé stessa nel film-documentario ispirato alle sue imprese, Maidentrip, presentato al Southwest Film Festival negli Stati Uniti nel 2013.

One-girl-one-dream

One girl one dream

The amazing autobiographical account of the youngest ever solo circumnavigation of the Earth. If you want to see the other side of the world, you can do two things: turn the world upside down, or travel there yourself. In 2012, at the age of just 16, Laura Dekker became the youngest sailor ever to single-handedly circumnavigate the globe. In realising her long-held dream, she had not only braved the wild oceans and long weeks of solitude at sea, but also the doubts and sometimes hostile resistance of officials. In this remarkable account of her incredible journey - for the first time in English - Laura describes in her own words what it is like to sail solo around the world, and the determination it takes to do it at such a young age. Exciting, awe-inspiring and inspirational, this is a real-life adventure for readers of all ages.

di Laura Dekker | Harpercollins | Narrativa di viaggio
ISBN 978-1775540458 | ebook 6,38€ | cartaceo 15,54€ Acquista




Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, scrivendo romanzi e collaborando con un mensile dedicato alle storie di paese e ai fatti che accadono nella zona della Valdera (Pi), Il Ponte di Sacco.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.
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