Gli scrittori della porta accanto

Pag. 69 | #27 "Il tempo delle lucciole" di Francesca Gnemmi

IL TEMPO DELLE LUCCIOLE
di Francesca Gnemmi
Silele Edizioni| 490 pagine

Corsero, risero e cantarono fino all’ora di cena, quando ognuno tornò a casa propria, contento di essersi guadagnato una buona merenda e aver trascorso un pomeriggio insieme ad altri bambini.
Quella sera Emma non ebbe nemmeno la forza di cenare. Si tolse gli indumenti pieni di terra e polvere, che, dietro suggerimento della madre, diligentemente aveva sostituito al vestito che aveva indossato durante il pranzo. Si sciacquò faccia, mani e piedi con un po’ di acqua fresca e crollò distrutta nel proprio letto, dove dormì come un sasso fino alla mattina seguente, con un sorriso beato stampato in volto che esprimeva pienamente la soddisfazione per la giornata appena trascorsa.
La mattina seguente infilò le sue scarpine nuove, pronta per correre fino in paese per farle vedere alla signora Linda.
Sua nonna però l’aveva fermata sulla soglia di casa interrogandola circa le proprie intenzioni. «Dove stai andando così di fretta?» le chiese, fingendosi semplicemente curiosa.
«Pensavo di fare una passeggiata, vorrei essere sicura che le scarpe non mi facciano male e camminarci un po’ sarebbe una buona idea.» Emma aveva sempre una risposta pronta, ma quella volta non riuscì a ingannare la nonna. «Mi sembra un’ottima idea cara, per essere sicura di non rovinarle potresti camminare un po’ per casa.» Con una mano Emma iniziò a grattarsi la testa con fare pensieroso. «Sai nonna, pensavo che sarebbe gentile da parte mia portare una fetta di torta avanzata alla signora Linda, lei è sempre tanto gentile con me.» A Lia venne da ridere, ma si trattenne. «Allora, dopo aver fatto qualche giretto per casa, potrai cambiarti le scarpe e correre a portargliene un bel pezzo. Se lo farai prima di pranzo, potrà mangiarla a casa con la famiglia. Sei proprio una brava bambina, ad avere un pensiero cortese anche per gli altri.»
Emma uscì sconfitta da quel confronto. Dopotutto ci aveva riflettuto bene, convenendo che la polvere della strada avrebbe di certo rovinato le sue scarpette, anche perché non sarebbe riuscita a fare più di qualche passo camminando tranquillamente prima di mettersi a correre come al solito.

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