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"L’allegro manicomio" di Lodovica San Guedoro, recensione di Samantha Terrasi


"L’allegro manicomio ovvero nove giorni di villeggiatura in famiglia" di Lodovica San Guedoro, Felix Krull, 2016. La commedia della follia, tra i 27 candidati al Premio Strega 2016.

È un romanzo autobiografico di Lodovica San Guedoro che si svolge in nove giorni. Ogni giorno è un capitolo in cui la storia si incanala.L’allegro manicomio” è un titolo che potrebbe portare fuori strada, ma la villeggiatura o vacanza si svolge nella casa dei suoceri dell’autrice. Non è un vero manicomio ma chi non considera la casa dei suoceri un po' un manicomio?

La famiglia Wagner, i suoceri, si trova in Sud Tirolo. Lei e il marito Hans si ritrovano tra i gorgheggi di Mammina, fiori e piante di un giardino bizzarro nel suo modo di crescere e di Papino che invece gioca a scacchi ed esce sempre di casa. Ricorda molto quei signori che fingono di non sentire per non ascoltare troppo o per non dover rispondere. Lui è una macchietta, lei la suocera. L’ambiente è quello tipico di una famiglia tedesca. Ci si risente molto l’abitudine germanica nel fare colazione, la cena parca. Le stanze. I rumori e gli odori. Per chi è stato in Germania qui c'è un mix di elementi in cui ritrovarsi. Non è per le parole scritte in tedesco, né per il parafrasare di Papino. È uno stile di vita. Minuzioso, attento anche se ci troviamo alle pendici delle Dolomiti.
Per chi è attratto delle letture veriste e realiste potrebbe ritrovarsi in uno stile tedesco realista. È sicuramente una lettura che deve conquistare prima di piacere. Non facile forse per tutti, potrebbe risultare noiosa. L’eccessiva destinazione degli aggettivi, descrizioni e ambienti rallentano la narrazione. Le frasi dei grandi classici di cui l’uso potrebbe forse far storcere il naso, frammiste nel testo, non sono inserite come narrazione ma come frasi lapidarie. Vorrebbero spiegare o forse essere un cartello ma ne rallentano la trama. Si vorrebbe leggere del dramma famigliare prima di attraversare stanze e arredi, ma, perché il ma è doveroso, nell’intento di presentare la follia l’intorno diventa un personaggio. I personaggi parchi anch’essi di emozioni danno poco spazio e sfogo alle loro personalità. Non entrano mai come un coltello nel burro forse perché il burro, die Butter, è molto caro ai tedeschi.
Il frigo è la follia. L’accatastarsi di cibo scaduto, incartato in vari involucri da cui Hans ricompone la data di “vecchiaia”. Come è possibile accumulare anche le briciole del pane mangiato a tavola?
La follia di solito è difficile da definire, ognuno ne ha la sua parziale visione, fuori dal proprio comune e dalle proprie abitudini.
La follia è le mille idee di Mammina. Lo sguardo della stessa che risulta essere un puzzle di metamorfosi da ricercare poi nei nove giorni. Apprensiva, ansiosa con la soglia del catastrofico sempre in tasca.
Una lettura sicuramente ricercata questa della Felix Krull, casa editrice bilingue, dove l’esigenza di spiegare anche l’apertura del sipario può essere controproducente. Il dramma, la storia o la descrizione minuziosa di tutto aiutano o disorientano il lettore? In questa ricerca di follia c’è anche il sogno. Il ricordo.
Rimane alla fine della lettura il sapore di una follia intestina e famigliare che ben si trova a suo agio proprio in una villeggiatura dove la vita rallenta. Rimane una curiosità sulla famiglia Wagner: la follia è la loro forza o il loro punto di disequilibrio?

L’allegro manicomio ovvero nove giorni di villeggiatura in famiglia

Il più bizzarro motivo che abbia mai spinto essere umano a mettersi in viaggio spinge l'io narrante a fare i bagagli e a salire sul treno per una località del Tirolo austriaco: per uscire dalla sua follia, chiede ospitalità a quella dei suoceri, due adorabili pensionati, lunatici di prima forza.
Da questa paradossale decisione prende le mosse una commedia umana tutta vertiginosi picchi e abissi, fedelissimamente registrata e filtrata da scintillante umorismo e profonda saggezza...

di Lodovica San Guedoro  | Felix Krull | Narrativa 
ISBN 9783939901181  | cartaceo 15,00€  Acquista 








Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.

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