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"Nato di domenica" di Maurizio Spano, recensione di Stefania Bergo


"Nato di domenica" di Maurizio Spano, Apogeo Editore, 2016, una corsa lunga una vita. 

Dario ha quattordici anni e gioca a calcio nella squadra del suo paese, Adria, nel cuore del Polesine, a pochi chilometri dal mare. Siamo negli anni settanta e allora, come adesso del resto, il calcio pareva l'unico sport possibile per un ragazzino. Ma Dario lo pratica senza molta convinzione. Fino al giorno in cui qualcuno gli suggerisce di indossare un paio di scarpe comode e correre. Pronti? Vià! Per una corsa lunga una vita.
Inizia così la storia di Dario, un corridore, un sognatore, un cuore malinconico. Una tristezza di fondo che forse ha ereditato dalla madre, rimasta sola a crescere un figlio dopo il forfait dell'uomo che l'ha messa incinta.
Nella sua vita, entrano due amori, uno adolescenziale, con la coetanea Linda, l'altro più maturo, con Gianna, più grande di lui di qualche anno. Una ragazzina e una donna, estremamente diverse, non solo per età anagrafica. Ma entrambe profondamente importanti per la crescita di Dario, come uomo e come corridore.
Linda è il primo palpito, il cuore che vibra all'unisono con le carezze innocenti sempre più intime, il fremito alla bocca dello stomaco che diviene desiderio. Un amore che non arriva mai a essere consumato davvero, ma a consumare Linda, sì, non abbastanza matura per il sesso, ma già per il tormento. Mentre in Dario, concentrato sul suo sogno, cresce la consapevolezza di essere un corridore, di avere del talento, di poter andare alle olimpiadi. E forse, tra i cerchi olimpici, perde Linda.
Conosce poi Gianna, atleta come lui, donna. Appartiene allo stesso mondo, ma lo vive con diverse regole, senza privarsi dei piaceri della vita, come il buon cibo, le serate con gli amici, il sesso. Con lei Dario cresce ancora, diventa un giovane uomo ad un passo dalle olimpiadi. Si innamora come un adulto, non più come un ragazzino.
Tutto gira intorno allo sport, in questa prima parte del libro: gli amici conosciuti prima come avversari durante le gare, i discorsi diretti che riportano tempi di percorrenza, limiti da superare, strategie di corsa. Perchè per correre non basta indossare un paio di scarpe adatte. Correre nasce dal cuore, dalla testa, inizia da lì, è una filosofia di vita. Le gambe sono solo un'estensione che permette al corpo di macinare chilometri, di rincorrere i sogni.
Ma poi, qualcosa si incrina. Dario si perde. Il sogno appare sfumato, come quando si guarda il mondo con gli occhi velati di lacrime. Persino correre non ha più senso. Ma al destino non si può fuggire, non si ha abbastanza fiato nei polmoni per eludere il suo pedinamento. Come l'ombra che rimane attaccata alle scarpe. E Dario si ritrova a gareggiare contro "il corridore", in una maratona che lascia senza fiato anche il lettore, commovente, intensa, intrisa di simbolismi e significato, la parte del libro che preferisco, una corsa contro i fantasmi del passato, contro l'immagine riflessa di ciò che avrebbe potuto essere.

«Non avere più dubbi, fa' ciò per cui sei nato, non pensare a ciò che non puoi più essere. Pensa solo a correre, campione. A quello che vivi. A chi ti sta aspettando. Sei il più forte, lo sei sempre stato. Tu sei "il corridore".»

È allora che Dario si rende conto che lui non corre per allenarsi per le olimpiadi, lui corre per allenarsi a vivere. Lui corre per vivere. Del resto, è nato di domenica, il giorno prima della creazione del mondo, quando tutto è ancora in potenza, nulla in atto, e possiamo decidere di essere ciò che vogliamo. Ciò che sentiamo nelle gambe e, soprattutto, nel cuore.

È il secondo libro di Maurizio Spano che leggo, dopo "Francesca", e ho avuto il piacere di constatare una crescita stilistica e una maggiore capacità di creare empatia con il lettore di questo bravo autore polesano, che ama ambientare i romanzi nella sua terra. Malgrado una manciata di refusi, la lettura è scorrevole, piacevole, emozionale. Si avvertono i pensieri di Dario, anche se a volte si fatica a condividerli e si vorrebbe entrare nelle pagine per svegliarlo dal torpore, scacciare la malinconia, gridargli "non fermarti, continua a correre!".


Tre donne attraversano la vita del "corridore", mentre gli anni Settanta sfilano via e nuovi incroci si presentano sulla sua strada, chiedendogli di scegliere la direzione, di prendersi la responsabilità di essere un uomo. 
"Sai Dario", gli dirà una di loro, "la vita è una corsa alla quale siamo tutti iscritti, anche chi non vuole partecipare. Qualunque cosa ti accada, dovrai allenarti sempre, senza stancarti mai". 
Eppure all'inizio tutto sembrava così semplice, bastava indossare le scarpe e correre. E il sogno di diventare un vero atleta, forse un campione, appariva realizzabile. 
Ma la felicità del grande amore o il dolore che impedisce quasi di respirare no, questi eventi, così naturali nella vita di un essere umano, lui, un giovanotto nato nella campagna accanto al fiume e ansioso di conquistare il mondo, non li aveva previsti. Incontri che cambieranno la sua vita e riempiranno le pagine della sua esistenza.


di Maurizio Spano |  Apogeo EditoreNarrativa
ISBN 9788899479022 | cartaceo 15,00€  Acquista 




Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

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