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In primo piano

[Viaggi] In Patagonia, sul dorso del ghiacciaio Perito Moreno, di Emanuele Zanardini

 Perito-Moreno-Patagonia

Cronache del ghiaccio: un'emozionante camminata sul dorso del ghiacciaio Perito Moreno, in Patagonia.

Lo scrittore George R.R. Martin, autore delle fortunate "Cronache del ghiaccio e del fuoco", ha raccontato come partorì l'idea della Barriera. 
Quando era piccolo, a Chicago l’inverno era davvero freddo, le strade erano congelate con neve alta come trincee e le passeggiate che faceva in mezzo a queste ‘gallerie di ghiaccio’, con il vento gelido che soffiava sui suoi occhi.
Per gli appassionati della saga fantasy, che abbiano la fortuna di viaggiare fino all'estremo sud del continente America, la Barriera non può che essere quella muraglia di puro gelo chiamata Perito Moreno. Non il ghiacciaio più grande, ma di certo il più famoso del mondo.

È inverno a El Calafate, la base di partenza per le spedizioni verso i grandi ghiacciai della Patagonia. 

Flamencos-Australes-patagonia
Non ha più l'aspetto dell'avamposto che edificarono i primi esploratori. Eppure ne conserva il fascino. Esiste ancora la prima casa, costruita nel 1907, ora diventata museo. Il nucleo urbano si distende attorno a un'ansa del Lago Argentino.
In attesa dei giorni del disgelo, questo golfo è rimasto all'asciutto, mettendo in mostra il fondale. Nonostante ciò, non è avido di meraviglie!
Su terreno acquitrinoso, ha fatto base una colonia di Flamencos Australes. Camminano sulle eleganti lunghe gambe, giocando a stare in equilibrio. Il piumaggio rosa spicca sulla superficie verde scuro e marrone. Diverse altre specie di volatili vivono, si nutrono e giocano su questo lembo provvisorio di terra. I loro stridii rompono il silenzio della sera. Il sole basso penetra le nubi scure e indora i ghirigori d'acqua lasciati dalla ritirata del lago.
Il deserto della Patagonia non è un deserto di sabbia o di ghiaia, ma una distesa di bassi rovi dalle foglie grigie, che quando sono schiacciate emanano un odore amaro.
Bruce Chatwin 

Il panorama descritto nel libro "In Patagonia", è lo stesso che si gode andando verso il braccio di lago del Perito Moreno. 



Qui vacche e cavalli pascolano tra gli arbusti, senza fili elettrificati a mortificare il loro istinto di libertà. Questi terreni appartengono alle estancias, fattorie molto estese, che sono diventate anche luoghi turistici, dove fare esperienze da gauchos e godere della cucina tipica.
L'altra metà del panorama, che si gode percorrendo la RP11 verso il Parque Nacional Los Glaciares, è il braccio del Lago Argentino, cinto dalle vette innevate delle Ande. La luce dell'alba che le colora di rosa, in contrasto con il cielo blu scuro, strappa dagli occhi quel velo residuo del sonno.
Pagato l'ingresso al parco, scendiamo verso l'imbarcadero e attraversiamo con il traghetto fino alla sponda opposta, dove c'è il rifugio del Perito Moreno. Il ghiacciaio deve il nome a Francisco Pascasio Moreno, naturalista, esploratore e geografo, che per via delle sue competenze si fregiò del titolo di perito, cioè esperto. Nel tragitto, il traghetto si ferma al centro del braccio. Il Moreno è davanti a noi. Sembra una sottile striscia bianco-azzurra, invece è alto fino a 60 metri nella parte centrale, con una profondità massima di 700, con un fronte di 5 km (superficie 250 kmq), è uno dei pochi ghiacciai in avanzamento. Il merito è tutto del Campo de Hielo Patagonico sur, la terza riserva di acqua dolce della terra, che lo rifornisce di ghiaccio, favorendo questo movimento. Il Moreno scivola sopra un cuscinetto d'acqua che lo separa dal fondo roccioso. Perciò avanza e non di rado si rimane stupiti dai possenti schiocchi che precedono il crollo del ghiaccio nel lago.
Una breve camminata, fino alla spiaggia, dalla quale si gode una prospettiva spettacolare del fronte del ghiacciaio.
Era dai tempi della trasmissione Linea Verde condotta da Federico Fazzuoli, che il nome Perito Moreno è entrato nella mia mente. Ed ora sono a un passo dal camminare sulla sua groppa!
Poco sopra di noi giungiamo alla casetta dove ci verranno applicati los crampones, per camminare sul ghiaccio.

Perito-MorenoghiacciaioPeritoMoreno

In pochi minuti siamo pronti a partire. Una breve spiegazione su come camminare in sicurezza con i ramponi e... via!

I primi passi sono incerti, per colpa della pesantezza di questi strumenti, certamente, ma anche per quella lieve emozione nel trovarsi in un luogo di così rara bellezza. Altri gruppi sono già sul percorso, in ordinate file indiane. Ben presto tutto attorno a noi c'è solo ghiaccio.
Il vecchio Moreno, non si direbbe che abbia 450 anni!
Passeggiamo tra pareti azzurre e picchi improvvisi, beviamo dalle fessure colme di acqua purissima, che scendono fino nelle viscere del ghiacciaio. Ci ritroviamo circondati da pareti frastagliate, come carta increspata dalle mani di un gigante. Sento le vibrazioni di questa enorme potenza, intrappolata in cristalli esagonali. E penso a come si muova e mi porti con sé, anche se per pochi centimetri all'ora.
Anche la vista sul lago e le montagne attorno è splendida, da questo punto di osservazione.
Prima di scendere con i piedi per terra, la guida rompe con la piccozza un blocco di ghiaccio, lo frantuma e lo infila in bicchieri di vetro. Poi ci versa un poco di whiskey. Brindiamo al Moreno con ghiaccio stravecchio!




Emanuele-Zanardini

Emanuele Zanardini
Ho scavallato l'età della scuola senza infamia e senza lode... e ancora sto “immaginando” cosa farò “da grande”.
Ho toccato il suolo dei cinque continenti, ho visto il mondo, senza avere la pretesa di averlo capito. Eppure in ogni luogo ho trovato una storia. E ho deciso di raccontarle!
Mi sento un uomo in viaggio (d'amore), Selfpublished.
La guerra è finita, andate in pace, bookabook.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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