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In primo piano

La vera storia di Ipazia, la scienziata che sfidò la Chiesa (degli uomini), di Davide Dotto

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Un libro, Ipazia - La vera storia, di Silvia Ronchey, e un film, Agorà di Alejandro Amenàbar, per raccontare la vita di Ipazia, martire della libertà di pensiero, matematica, astronoma e filosofa greca del V secolo d.C., un'antagonista della Chiesa, pericolosa perché non domabile, uccisa dal fanatismo religioso.

Luciano Canfora nel volume Il presente come storia (edito da Bur), dedica un intero capitolo alla filosofa Ipazia di Alessandria. Sono presenti parole di lode per il film Agorà, del 2009.
Le vicende raccontate sono verosimili, la fiction è al servizio di una accurata ricostruzione storica:
Le scene della distruzione della biblioteca sono di ottima fattura e di esattezza impeccabile. La battaglia intorno ai libri, nella quale si erano illustrate le bande al servizio di Teofilo, zio e predecessore nonché mentore di Cirillo, non ha nulla da invidiare alle gesta delle orde di Pol Pot.
Grazie al film di Alejandro Amenàbar siamo proiettati in Egitto tra la fine del IV e l'inizio del V secolo d.C., in un'epoca di fermenti e inquietudini profonde. L'Impero Romano d'Occidente è al collasso, i barbari ne insidiano da un paio di secoli i confini. L'Alessandria tolemaica è uno degli ultimi baluardi, e depositaria, della cultura greca. Il film parla di libri, ma soprattutto di un certo modo di leggerli: essi rappresentano il nutrimento della mente, della propria facoltà di giudizio e del senso critico. Questo e altro, in fondo, si contesta a Ipazia, la quale insegnava a guardare il mondo con occhi attenti, cogliendo similitudini e differenze. Per tutto il film ritorna la prima nozione di Euclide, dalla quale si è lungi dal trarre l'insegnamento che ne consegue: se due cose sono uguali a una terza, allora sono uguali tra loro. In altre parole: sono più che le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono.
Nel film di Amenàbar si fa strada la consapevolezza che se la filosofia si rivolge ai cuori, il fanatismo religioso ha come interlocutori privilegiati le masse indistinte. Queste ultime si possono manovrare, specie se si parla alla pancia, sono capaci di travolgere e corrompere i singoli, magari dotati di ingegno e di intelletto. Sul punto fa riflettere Davo, lo schiavo affascinato da Ipazia, poi reclutato tra le file dei parabolani.



Che sia una donna e non un uomo a opporsi all'establishment produce, da sempre, reazioni incontrollate e in parte inspiegabili.

Dei cristiani in mano a una pagana? La Chiesa non poteva permetterselo in anni in cui l'intolleranza segnava il passo a provvedimenti speciali contro i culti pagani, i quali finirono per ricomprendere la stessa cultura ellenistica. Da qui la ragione degli atti vandalici, dell'assedio e distruzione della biblioteca del Serapeo.
Silvia Ronchey nel libro dedicato a Ipazia scrive:
Alla mobilitazione antipagana della fine del quarto e del principio del quinto secolo aveva partecipato tutta la chiesa d’Egitto. Un clima di guerriglia civile e religiosa accompagnava il trapasso e la trasformazione dei poteri nella megalopoli di Alessandria.
Alcuni allievi della scuola di Ipazia (cristiani e pagani), armati di spade e non di discorsi, messi da parte gli insegnamenti ricevuti, si avventeranno l'uno contro l'altro. La situazione è destinata a precipitare con Cirillo, vescovo di Alessandria. Si moltiplicano le occasioni di conflitto, si chiudono le porte a qualunque possibilità di dialogo tra le confessioni, acutizzando provocazioni cui non è facile evitare di rispondere. Quella di Cirillo è una corsa per concentrare il potere nelle proprie mani. L'Egitto non è Roma, che avrebbe giocato la carta della donazione - ancorché fasulla - di Costantino.

A disturbarlo è l'ascendente e il prestigio di Ipazia. Il suo assassinio pare abbia avuto ragioni più politiche che religiose o scientifiche.

vescovo-Cirillo
A dire il vero l'assassinio di Ipazia ha, da sempre, rappresentato uno scandalo che si è tentato di soffocare, sostenendo posizioni indifendibili.
Silvia Ronchey ricorda che molto si è detto in proposito: che sia stata uccisa nel corso di una manifestazione popolare e che non vi sia prova del coinvolgimento di Cirillo. Tuttavia l'esame accurato delle fonti, agli storici, dice ben altro.
Oltre alla filosofia, anche la storia ci insegna a guardare le cose affinando lo sguardo, mettendo in discussione ciò che ci viene fatto credere. Per esempio, è certo che Ipazia fosse un'antagonista pericolosa perché non domabile.
Nel film si indulge a far indossare alla filosofa le maschere con le quali è stata identificata a partire dall'Illuminismo in poi: antesignana di Copernico e di Galileo, nelle sue speculazioni trapelerebbero persino i rudimenti della teoria della relatività.
A parte questo, vi è tutt'altra corrispondenza da porre in luce. Se Galileo abiurò le sue teorie scientifiche nel 1633 davanti al Sant'Uffizio, Ipazia non ci pensò nemmeno. Se si fosse chinata all'autorità della Chiesa Copta, o davanti a un testo sacro, forse avrebbe avuto salva la vita, ma avrebbe contribuito a rendere la filosofia ciò che è stata per secoli: ancilla theologiae. Probabilmente non avrebbe potuto continuare le ricerche e non avremmo motivo di ricordarla.

Si dice, e a ragione, che il film Agorà non sia contro il cristianesimo, ma contro il fondamentalismo.

Le implicazioni di alcune scene sono tali da consentire un approfondimento. Si consideri l'angoscioso colloquio di Sinesio (vescovo di Cirene) e Oreste (prefetto di Alessandria). È complicato per Sinesio mediare tra la filosofia appresa e la verità scritta nella Bibbia. Ciascuno ha una sola e dolorosa strada da seguire. Detto in altra maniera, che alternativa c'è mai nella scelta tra l'insulto a Dio e l'insulto all'uomo, tra l'offendere Dio e salvare Ipazia?
Il regista sembra significare che persino i suoi allievi non sono in grado, Bibbia alla mano, di prendere posizione a favore di Ipazia. Il tema è rilevante dato che suggerisce ciò che possono esprimere sia le religioni sia le ideologie: in mancanza di adeguati antidoti divengono trappole senza via d'uscita. Ogni forma di fondamentalismo, a ben vedere, trova trova a riguardo la sua esauriente definizione.
L'insegnamento di Ipazia è tutto qui: semplice e pericoloso nel perpetuare l'antica tradizione platonica. Quando dice, nel film, di credere nella filosofia più che in un testo sacro, pone sul piatto un intelletto libero, vigile, attento, autocritico. Più dotata di Teone, suo padre, Ipazia cercava la verità coltivando il dubbio:
Voi non mettete in discussione quello a cui credete. Ma io devo farlo...



Agorà

Alessandria d'Egitto, seconda metà del IV secolo dopo Cristo. La città in cui convivono cristiani, pagani ed ebrei è anche un vivo centro di ricerca scientifica. Vi spicca, per acume e spirito di indagine, la giovane Ipazia, figlia del filosofo e geometra Teone. Ipazia tiene una scuola in cui l'allievo Oreste cerca di attirare la sua attenzione. C'è però anche un giovane schiavo, Davus, attratto dalla sua bellezza e dalla sua cultura. Col trascorrere degli anni la tensione tra gli aderenti alle diverse religioni diviene sempre più palese...

di Alejandro Amenabar
con Rachel Weisz, Michael Lonsdale, Ashraf Barhom, Max Minghella, Oscar Isaac 


Ipazia-La-vera-storia

Ipazia - La vera storia

Ipazia fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. La sua femminile eminenza accese l’invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte: aggredita, denudata, dilaniata, il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell’impero romano-bizantino: il cristianesimo. Per la prima volta, con rigore filologico e storiografico e abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce l’avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, e ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall’antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo.

di Silvia Ronchey | Bur | Saggio storico
ISBN 978-8817045650 | cartaceo € 10,80 | ebook € 6,99 Acquista



Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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