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In primo piano

[People] L'assistente turistico, il lavoro più bello del mondo, di Valentina Gerini

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Gioie e dolori dell'assistente turistico, uno splendido lavoro che pochi conoscono: somiglia all'accompagnatore turistico e viene spesso confuso con l'animatore. Ma come si diventa assistente turistico? Quali mansioni svolge?

Avevo 22 anni e stavo facendo un corso a Roma per conseguire il patentino di accompagnatrice turistica. L'insegnante parlò a tutta la classe di un'altra professione, l'assistente turistico, descrivendola come un primo, giusto passo verso la professione dell'accompagnatore. Per curiosità, cercai informazioni in internet. Era maggio e la ricerca di assistenti per la stagione estiva era ancora attiva. Così inviai un paio di curricula senza grandi speranze.
Pagata per lavorare in una località di vacanza. Come era fatto il mondo dei villaggi turistici? L'unica cosa che sapevo riguardo al villaggio era che al suo interno c'erano gli animatori e che si beveva gratis. Questo mi aveva raccontato mia sorella anni prima, di ritorno dal viaggio di nozze in Brasile, trascorso in un Venta Club. E perché tra tante persone avrebbero dovuto scegliere me per un lavoro che, apparentemente, sembrava davvero stupendo? Nessuna informazione era pervenuta da mia sorella riguardo un probabile assistente presente in villaggio. Evidentemente lei non si era mai dovuta lamentare in hotel...
Ma torniamo a quel giorno di maggio. Fui contattata da TopTarget che mi invitò a un colloquio. Per mia fortuna stava facendo selezione di personale proprio a Roma. Quando si dice essere nel posto giusto al momento giusto! Richiesta: dialettica, spigliatezzaottimo inglese e soprattutto disponibilità a partire, anche nell'immediato.
Il giorno successivo l'agenzia mi propose un contratto di 5 mesi in Grecia, nell'isola di Kos (10 motivi per visitare l'isola di Kos). Ancora ignara di quali fossero i compiti, le mansioni, le gioie e i dolori dell'assistente turistico, accettai l'incarico. Come sempre ero spinta dalla mia curiosità a scoprire e dalla voglia irrefrenabile di andare oltre il semplice viaggio, di vivere in un luogo per diversi mesi e comprenderne usi e costumi.

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I villaggi turistici, un mondo a sé, dove tutti sorridono perché chi è in vacanza è felice e chi è a lavorare lo fa con passione.

Preparati i bagagli, salutati gli amici, come se stessi partendo per una spedizione senza ritorno verso il Polo Sud, e la famiglia, ormai i giochi erano fatti. Pronti, attenti, via... si parte!
Da Fiumicino a Kos, volo diretto verso una nuova avventura. Sentivo le persone parlare di un fantomatico Eden Village, di un non ben specificato villaggio di Kardamena, di una gentile assistente che li avrebbe accolti in aeroporto. Questa gente parlava del posto in cui avrei lavorato e io ero eccitata come una bambina davanti al regalo di Natale da scartare.
Dall'arrivo in aeroporto alla presa di possesso del desk assistenza passò un attimo. Il lavoro mi piaceva e capii subito che quello fosse, almeno per me, il lavoro più bello di tutti e che il villaggio turistico o, più in generale, il centro operativo di una località di vacanze, fossero un mondo a sé. Un mondo parallelo, dove chi arriva è in vacanza e chi ci vive lavora per rendere questa vacanza la migliore di tutte. Si tratta di un mondo dove tutto è amplificato, si è sereni, sempre col sorriso, si fanno amicizie che durano una vita anche se lo stress a volte è così denso che si può tagliare a fette.
Il lavoro dell'assistente turistico è la ciliegina finale di un processo iniziato in agenzia di viaggi, passato tramite il tour operator e conclusosi con l'arrivo dell'ospite in hotel. Il cliente è al centro della vacanza e l'assistente è colui che, in ogni modo, deve farla filare liscia. A renderla indimenticabile ci pensa l'animazione, l'assistente deve prevenire, evitare, sistemare ogni problema.  Sempre in balia degli eventi, con i suoi (quasi) super-poteri, il suo carisma e la sua capacità di comunicare, riesce (quasi sempre) ad accontentare tutti. Camere vicine, letti sperati, tavolo rotondo, ombrelloni in prima fila, posti finestrino sul volo di ritorno, prima fila sull'autobus sennò vomito, escursione scontata, chiamata di un medico alle 3 di notte, torta di compleanno all'ultimo momento, prolungamento del soggiorno, appropriazione indebita dei teli mare, sottrazione del posacenere del tavolino del bar, esagerato consumo di alcolici inclusi nell'all inclusive, perdita del volo... L'assistente tutto vede e tutto può.

Al di là dell'esperienza di vita che favorisce la crescita personale, il lavoro dell'assistente turistico ha un ciclo settimanale che segue ritmi ben precisi e non è mai noioso.

La settimana dell'assistente turistico ha dei ritmi precisi, scanditi da eventi e scadenze che si susseguono in maniera ciclica. Per esempio:
  1. Mercoledì, è il lunedì dell'assistente.
    Vengono comunicate le liste degli arrivi e così il mercoledì sera si fa mezzanotte per lavorarle, sistemarle, semplificarle e renderle leggibili a chiunque.
  2. Giovedì, giornata di controlli.
    Si fa il controllo camere con la Reception, per assicurarsi che siano presenti tutte le prenotazioni e, soprattutto, che siano state rispettate le note perché, l'assistente lo sa, sono solo note non una garanzia, ma il cliente questo lo ignora. Questo porta via un gran numero di ore, se poi si pensa che spesso un assistente turistico segue più hotel, va da sé che la giornata voli dritta al tramonto senza tempo per una cena al ristorante. Forse ci si concede una pizza in camera, circondati da fogli, liste e buste di benvenuto. 
  3. Venerdì, tempo di meeting.
    Si fa la riunione settimanale con tutto lo staff assistenza, capo animazione, direttore di hotel e tutti quelli che lavorano nell'aera operativa, per definire l'importante giornata di arrivi e partenze. Si prenotano i transfer, si definiscono gli orari di ogni assistente. La sera una cena staff è quasi d'obbligo. Persone che ormai sono più amici che colleghi.
    Una cena piena di risate, per scrollare di dosso la settimana quasi conclusa e caricarsi per quella che sta per iniziare.

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  1. Sabato, giornata di arrivi e partenze.
    Si comincia con il primo transfer diretto in aeroporto senzapassaredalvia e si finisce chissàquando.
    Lì ci si destreggia tra i check-in di chi parte e i voli che invece arrivano. Salta di qua e salta di là, vento, nebbia, black-out, un panino al volo, una barretta di cioccolato, ancora check-in e ancora arrivi, una dormita di una mezz'oretta sul bus mentre si aspetta il volo in ritardo (come quando il volo che arrivava da Bergamo aveva accumulato cinque ore di ritardo e i clienti, imbestialiti, stavano per radere al suolo l'unico piccolo chiosco presente nella zona dei gate dell'aeroporto e ho dovuto, a gentile richiesta del personale greco, fare un annuncio all'altoparlante per calmare le acque) e allora chi va a prendere un paio di pizze che ce le dividiamo?, bim bum bam, in aeroporto stasera ci rimani tu, la signora ha perso il bagaglio e deve fare la denuncia, sono arrivate due persone in più e dove le mettiamo?... Insomma, tra una cosa e un'altra si fanno le 2 di notte che nemmeno ce ne siamo resi conto.
    Il sabato
    è la giornata più lunga della settimana ed è anche la più importante. È il biglietto da visita con il quale l'assistente si presenta al cliente. Se il cliente arriva e non si sente ben accolto la vacanza è già per metà rovinata. L'assistente sarà così costretto per il resto della settimana a cercare di entrare nelle grazie dell'ospite. Questo giorno è quello che dà la forza per affrontare la settimana e poco importa se non si ha tempo per mangiare come si deve. L'assistente durante la giornata di arrivi e partenze ha una resistenza alla fame e alla stanchezza che nemmeno un orso in letargo.
  2. Domenica, riunioni di benvenuto.
    Si fanno tutti i briefing con i nuovi arrivati. In questa giornata l'assistente residente si dedica al suo villaggio, mentre l'assistente itinerante vola da un hotel all'altro per poter incontrare tutti gli ospiti. Anche 10 hotel in un giorno. Senza dimenticare la vendita delle escursioni, i cambi camera e la risoluzione di problemi che, a volte, sembrano solo capricci. Ciò che sembra matematicamente impossibile un assistente turistico lo fa, perché l'assistente tutto può, lo abbiamo già detto.
  3. Lunedì si iniziano a tirare le somme.
    Si tirano le somme delle escursioni, che sono il pane con cui l'assistente mangia se vuole uscire dal villaggio e divertirsi un po' con i suoi colleghi. Prima di andare a cena si inviano in sede tutte le segnalazioni degli ospiti arrivati che risultano più difficili da trattare e le relazioni della settimana appena conclusa.
    Una volta spento il pc, l'assistente turistico entra finalmente al ristorante per mangiare un pasto decente come non accade da venerdì sera. Stremato dal week end, con un gran desiderio di dormire 8 ore filate e posare il giorno dopo le sue dolci natiche su una sdraio all'ombra di un ombrellone, prende qualcosa dal buffet, qualsiasi cosa purché non sia pizza. Una volta seduto, con lo sguardo rivolto al muro perché gli occhi sono troppo stanchi per guardare altrove, arriva lei. La gentile signora si siede accanto: «Scusa se ti disturbo mentre mangi, posso?». E mentre chiede se può, ormai ha già iniziato: «Ma secondo te devo mettere un repellente per le zanzare? Ho le spalle completamente bruciate, devo mettere la protezione? Il mio agente di viaggio non me ne aveva parlato». L'assistente ascolta e sorride, pensando che visto che siamo a Zanzibar e ci sono delle zanzare che sembrano elefanti sarebbe il caso che mettesse il repellente e che se ha prenotato con  un'agenzia di viaggio, scegliendo consapevolmente la destinazione, sa anche che Zanzibar si trova vicino all'equatore, fa un caldo bestiale e il sole scotta anche solo a guardarlo dalla finestra. Ma non risponde in questo modo, perché lui è un assistente turistico e nel suo DNA si trova anche il gene del gentil-attore, così risponde: «Certo, signora, si figuri, nessun disturbo. Io le consiglio vivamente un repellente e anche una buona protezione solare. Ah, guardi un po', è arrivato il dolce, è buonissimo, le consiglio di andare a prenderne un pezzo! Buon appetito».

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  1. Martedì, il giorno off.
    Salvo ricoveri ospedalieri inaspettati o calamità naturali, oggi l'assistente riesce a prendersi una mezza giornata libera e a godere del mare e del sole del fantastico posto in cui si trova, maledicendo la frase che tutti quelli che arrivano il sabato gli dicono: "Facendo l'assistente sei sempre in vacanza". No, non è vero, perché quando l'assistente si sdraia in spiaggia puntualmente il telefono squilla o magari inizia a piovere. Ma è anche vero che durante il (seppur poco) tempo libero può guardare splenditi tramonti visti solo in cartolina, conoscere culture diverse e vedere una natura completamente differente da quella di casa. E, non da meno, il lavoro dell'assistente si ripercuote anche sulla sua famiglia. Perché, se è vero che per il poco tempo libero non si riesce mai a parlare con la mamma ad orari decenti e si ringrazia l'esistenza di WhatsApp che ci permette di comunicare in tempo reale, è anche vero che la sua famiglia, per raggiungerlo e trascorrere con lui le vacanze, si ritrova a dover scegliere come meta per le vacanze un fantastico villaggio della Repubblica Dominicana o un piccolo centro di pescatori in Thailandia. (Quando sono partita io, nel 2008, gli smartphone ancora non esistevano e, se andava bene e trovavo una buona connessione, riuscivo a vedermi coi miei genitori via Skype una volta a settimana. Poi è arrivato Facebook, gli smartphone con la connessione internet e tutto è diventato più semplice. Mia sorella è venuta a trovarmi due volte a Santo Domingo e una in Grecia, una volta mi ha raggiunto la mia collega Amina e un'altra volta la mia collega Stefania, i miei genitori sono rimasti con me un mese intero, e, giusto per far rosicare chi era a casa al gelido inverno italiano, pubblicavo spesso foto di mare cristallino sui social network).

E dopo ogni stagione lavorativa cosa rimane? Un inestimabile bagaglio di ricchezze.

Ecco, questo è ciò che fa un assistente turistico ed io, a Kos, giorno dopo giorno iniziavo a imparare.
Dopo Kos accettai una nuova destinazione: Zanzibar. E mi legai così tanto all'Africa e ai Masai (Zanzibar e i Masai di "Volevo un marito nero") che volevo tornare lì. Ma l'agenzia mi propose i Caraibi. Come rifiutare? E poi ancora Kos.
Grazie a queste esperienze ho anche ripreso a scrivere e sono nati i miei due romanzi (Volevo un marito nero e La notte delle stelle cadenti).
Dopo ogni stagione lavorativa mi portavo a casa un bagaglio di esperienza e conoscenza che non ha eguali. Mi sentivo arricchita, in ogni ambito. Non solo crescevo operativamente parlando, ma maturavo anche sulla sfera personale. Ho imparato a fare colazione senza un caffè espresso per sei mesi di seguito, ad apprezzare il panino con la mortadella preparato da mamma, a valorizzare il tempo che trascorro con la mia famiglia e ho capito che le cose materiali non sono poi così scontate e soprattutto non sono poi così necessarie. Ho imparato a farmi bastare un pisolino di mezz'ora, a fare calcoli per le liquidazioni di escursioni in tre valute diverse (come euro, dollari e pesos dominicani), ho sviluppato la memoria per poter ricordare i nomi dei clienti associati ai numeri di camera, ho aguzzato la vista per poter controllare e osservare le tovaglie sporche al ristorante, ho stretto amicizie con persone fantastiche, amici che sono poi diventati parte della mia vita a lungo termine.

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Dopo 4 anni di assistenza turistica è seguita una pausa di 5 anni durante i quali sono diventata mamma, ho lavorato e tuttora lavoro come accompagnatrice turistica in Toscana e come assistente turistica per un importante tour operator inglese. Insomma la mia vita è molto cambiata da quel lontano maggio del 2008, ma appena ho saputo dell'opportunità di tornare a essere assistente, vicino casa, l'ho colta al volo.
E oggi ho 31 anni e mi ritrovo qua, sul litorale pisano, a indossare di nuovo la divisa per combattere con chi vuole il tavolo vicino a Tizio ma la camera lontana da Caio, chi sostiene che ci sia poca scelta al buffet e chi si abbuffa come se non ci fosse un domani, a dare indicazioni sulle località da visitare, a dispensare sorrisi e "benvenuti e ben arrivati", ad ascoltare critiche e consigli ma anche complimenti e belle parole, a ricevere le liste il mercoledì, a fare il controllo camere il giovedì, a preparare le buste per gli arrivi il venerdì, a fare riunione con lo staff il sabato, a trascorrere la giornata in reception per gli arrivi la domenica... e via di nuovo inghiottita da una nuova settimana.
Non ci saranno le palme, i cocchi, il mare cristallino, la bachata e il merengue, le scimmie e le tartarughe giganti, lingue di sabbia e barriera corallina, ma poco cambia perché ciò che una assistente deve fare a Santo Domingo è identico a ciò che deve fare in provincia di Pisa. E allora ho capito: chi nasce assistente turistico, lo rimane per tutta la vita. 

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Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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