Gli scrittori della porta accanto

[Libri] Non sono nato e mi sento molto bene, di Angelo Gavagnin, pag. 69 | #107



Non sono nato e mi sento molto bene, di Angelo Gavagnin, IlMioLibro, 2015. Un romanzo provocatorio, un non nato ripercorre la sua vita precedente di padre e riflette, col lettore, su una possibile soluzione per guarire il pianeta.

138 pagine  | ebook 2,49€

Si stava un poco perdendo, riflettendo su questi concetti assimilati da letture curiose, davvero si era convinto che tutti i cambiamenti cui siamo sottoposti nella nostra organizzazione della vita lavorativa e sociale, avrebbero potuto rendere le nostre vite semplici, felici, senza problemi di sorta, e invece abbiamo realizzando una schifezza di società.
Un grandissimo progresso tecnologico, balzi in avanti di tutte le scienze, ma non è servito a farci diventare migliori, né a renderci più felici.
Abbiamo raggiunto un picco negli anni ‘80 e ‘90, almeno in Europa, forti momenti di libertà individuale, diritti dei lavoratori al massimo storico, diminuzione dell'orario di lavoro, baby pensioni, sindacati forti che riuscivano a difendere tutto e tutti.
Adesso stiamo indietreggiando su ogni argomento, lavoratori depredati da dirigenti sempre più esosi, che percepiscono stipendi quattrocento, cinquecento volte quello dei loro operai e non pagano mai per i propri errori.
Dirigenti strapagati che portano le loro aziende alla rovina, ma poi a pagarne i danni sono i lavoratori più in basso nella scala sociale.
Dopo una vita di lavoro non si va neanche più in pensione, parlano di oltre i quaranta anni di lavoro, come se fosse facile farli.
Quello che poi succede nella realtà è che dopo i cinquant'anni nessuno ti vuole più, diventi lento, acciaccato e anche il cervello non è più così flessibile, allora che si decidano questi signori, dobbiamo oppure no lavorare fino ai settant'anni o dobbiamo suicidarci a cinquanta in modo che l'organizzazione sociale che abbiamo così brillantemente elaborato sia salvata.
Tutta la tecnologia che abbiamo realizzato a cosa serve se poi ci porta solo povertà, insicurezza, disperazione.
Un’umanità intelligente dovrebbe usare le scoperte, le macchine, per vivere meglio, per lavorare sempre meno, usare il proprio tempo per studiare, progredire sulle scienze umane, godere dell'arte, meditare, avvicinarsi all'essenza del proprio essere.

Un’umanità intelligente dovrebbe imparare anche ad accogliere il momento della morte con gioia, perché ha vissuto una buona vita.

~ 69 ~

Quarta di copertina
"Non sono nato e mi sento molto bene" di Angelo Gavagnin.

Non siamo obbligati a mettere al mondo dei figli, il pianeta è già allo stremo e ci chiede attenzione. Visto che l'Umanità non è così intelligente come crede di essere, forse l'unico modo per riuscire a stare bene, tutti, è essere un numero che il pianeta riesca a sopportare e supportare.
D'altronde chi non è nato non soffre certo per questo, anzi, penso proprio che stia meglio di noi.


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