Gli scrittori della porta accanto

Recensione: I prigionieri dimenticati, di Claudio Tagliasacchi

Libri Recensione di Tamara Marcelli. I prigionieri dimenticati. Internati militari italiani nei campi di Hitler, di Claudio Tagliasacchi (Edizioni Marsilio).

Ripercorrere la storia di oltre 650.000 prigionieri militari italiani (IMI) negli eventi della seconda guerra mondiale attraverso questo splendido libro è stato un viaggio. Un viaggio a ritroso. Doloroso e inquietante. Un viaggio insieme ad ognuno di loro.

In I prigionieri dimenticati di Claudio Tagliasacchi il protagonista ci racconta la sua personalissima storia da ufficiale del Regio Esercito italiano.

Trovatosi a Rodi l'8 settembre 1943, trasportato in Grecia e poi, ingannato come tanti altri, deportato in Polonia e poi in Germania, in diversi campi di prigionia. Gli stalag.
Pagina dopo pagina si viene travolti da emozioni forti, odio, rabbia, compassione, dolore.
Si sente la fame e il freddo, in ogni parola. Ma sempre con dignità e onore.
Il senso della patria e la forza di volontà, il carattere e il coraggio hanno permesso a Claudio Tagliasacchi, fortunatamente, di salvarsi da anni di stenti e tornare in Italia.

Le amicizie nate in drammatiche circostanze diventano automaticamente delle "fratellanze", legami forti e fisiologici che rappresentano un po' "casa".

Vedremo l'evoluzione di queste amicizie, attorcigliate agli eventi catastrofici della guerra, terribile conflitto caratterizzato da crudeltà e spregio per la vita umana.
Vedremo un popolo tedesco descritto in maniera pungente e acre, odiato e maledetto, quasi fosse senza speranza di redenzione. Ma la guerra trasforma ogni cosa. La Guerra è guerra, è brutta e orribile. Per tutti.
E allora i carnefici diventano vittime e le vittime cercano la vita lasciata sospesa dopo anni di sangue e dolore.
Vedremo gli Americani, i Russi, leggeremo le differenze storiche e antropologiche di questi due popoli combattenti. Il loro diverso modo di vedere la guerra. In questo sarà illuminante. Sì, perché un conto è leggere le cose sui libri di storia, un conto è viverle sul campo. La prospettiva è diversa.

Nessuno mai potrà descriverci meglio cosa abbiano vissuto i prigionieri di guerra, i deportati nei campi di sterminio, di lavoro, di transito.

Quelli obbligati a lavorare per il nemico nelle fabbriche, nelle cave, tra le rovine delle città bombardate. Nessuno potrà mai descriverci i sentimenti, la dignità trafitta dalla crudeltà dei nemici. La disperazione che non ammette errori.
Nessuno potrà spiegarci quanto sia forte lo spirito di un popolo che non si arrende. Bisogna viverlo. Bisogna sentirlo sulla propria pelle, respirarlo nei propri polmoni. È questa incapacità di comprendere appieno quanto accaduto che spingerà molti nel dopoguerra a non voler raccontare quel che gli IMI avevano vissuto in due anni di prigionia. È questa incapacità all'empatia, all'ascolto, all'analisi concreta dei fatti storici che porterà alla "dimenticanza", all'oblio delle vicende forse scomode dei militari italiani internati nei campi di concentramento tedeschi.

Leggere e capire, confrontare, comprendere e ascoltare i racconti spesso crudi dei reduci è indispensabile alla ricostruzione di avvenimenti troppo spesso alterati, contraffatti, alleggeriti, snaturati.

La Storia è un percorso, doloroso ma concreto, privo di abbellimenti stilistici e interpretazioni fantastiche ma convenienti.
Solo chi ha vissuto certi avvenimenti può darci la misura di quanto accaduto realmente. Non possiamo permetterci di far cadere nella polvere le vite di tante vittime, le storie di ognuno di loro, la Storia.
Questo libro non è solo un ripercorrere vicende personali sullo sfondo di altre di livello mondiale, è qualcosa di più. È un pugno nello stomaco ed un'alzata di testa. Un libro simbolo di quella forza di volontà che al giorno d'oggi, purtroppo, sembra essere assopita.
Offre molti spunti di riflessione e va oltre il mero racconto personale.
Veramente un libro da condividere, da leggere nelle scuole. Per non dimenticare. Mai.


I prigionieri dimenticati
Internati militari italiani nei campi di Hitler

di Claudio Tagliasacchi
Marsilio
Saggio storico
ISBN 978-8831772273
cartaceo 10,00€

Sinossi

Internati Militari Italiani (Italienische Militär-Internierte - IMI) fu il nome ufficiale dato dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori del Terzo Reich nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell'Armistizio di Cassibile (8 settembre 1943).
Dopo il disarmo, soldati e ufficiali vennero posti davanti alla scelta di continuare a combattere nelle file dell'esercito tedesco o, in caso contrario, essere inviati in campi di detenzione in Germania. Solo il 10 per cento accettò l'arruolamento. Gli altri vennero considerati “prigionieri di guerra”. In seguito cambiarono status divenendo “internati militari” (per non riconoscere loro le garanzie della Convenzione di Ginevra), e infine, dall'autunno del 1944 alla fine della guerra, “lavoratori civili”, in modo da essere sottoposti a lavori pesanti senza godere delle tutele della Croce Rossa loro spettanti.
In questo saggio, le loro testimonianze di sopravvissuti.




Tamara Marcelli
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