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Natale a Santo Domingo, racconto di Valentina Gerini

Natale a Santo Domingo, racconto di Valentina Gerini - Inedito, Viaggi

Inediti d'autore Racconto di Valentina Gerini Storie di un'assistente turistica a Santo Domingo: Natale a Santo Domingo.

Novembre aveva lasciato spazio a un dicembre da favola. Temperature gradevoli senza cappa d’afa e piogge notevolmente diminuite, se non quasi sparite. Se quell'ospite, quello che le si era rivolto in malo modo chiedendo il rimborso per il sole che non aveva visto, fosse stato lì adesso, sicuramente non avrebbe gridato ma si sarebbe steso in spiaggia, come una lucertola in cerca di calore, e si sarebbe abbrustolito bene bene.
L’assistente stava camminando lungo i vialetti del resort, per andare a ritirare le commissioni sulla vendita delle escursioni di quella settimana. Non c’era che dire: quello era uno dei momenti più belli della routine di un tour rep. Quasi tanto quanto la giornata di aeroporto. Camminava sorridente come una pasqua, con la t-shirt bianca col logo del tour operator stampato sulla schiena e i bermuda fino al ginocchio che un pochino le iniziavano a stare stretti al sedere. Questo accadeva non perché in stagione tendesse a ingrassare, bensì perché quelle uniformi tendevano a rimpicciolirsi ogni lavaggio che faceva.
Faceva caldo, il sole era già alto, ma non sudava e questa era una gran cosa.
“A Zanzibar a quest’ora sarei sicuramente affogata dal caldo” pensò, mentre stava passeggiando proprio a lato della spiaggia, che regalava un paesaggio da cartolina. L’ufficio escursioni del corrispondente si trovava poco distante da quel bugigattolo che lei utilizzava come base all’interno dell’hotel. Per arrivarci doveva percorrere una piccola strada che passava tra i bungalow vista mare e la spiaggia, per poi attraversare la piazzetta centrale del villaggio turistico. Una meraviglia quel villaggio, addobbato com’era! Al centro della piazza si stagliava verso il cielo un altissimo albero di Natale. Non c'erano montagne imbiancate e nemmeno Jingle Bell che riecheggiava alla radio. C'erano bachate a profusione e il rumore delle onde del mare, così l'albero le sembrò stonare con il paesaggio e quello stile caraibico. Poi si ricordò che non mancava molto al 25 dicembre e, in fondo, il Natale era sempre il Natale, ovunque lei si trovasse. Pacchi e pacchetti erano posizionati vicino al tronco e un gran cartello, scritto in varie lingue, invitava gli ospiti a lasciare un biglietto di auguri appeso ai rami dell’albero. Già molti lo avevano fatto, si scorgevano decine di post-it e bigliettini attaccati alla bell’e meglio. Le venne in mente la sua famiglia, sua madre ai fornelli, l’odore delle caldarroste e i mercatini di Natale che a volte aveva visitato con sua sorella. Pensò ai regali impacchettati e a quell’albero spelacchiato che sua madre si ostinava ad addobbare nel salotto. Pensò alle luci della sua città che adornavano i negozi e le strade, ai fichi secchi e ai maglioni di lana, ai cappotti e alle sciarpe. Ebbe un leggero brivido e una punta di nostalgia iniziò ad insinuarsi nel suo cuore. Avrebbe passato il Natale con i colleghi, il che non era una novità. Con tutte le stagioni che ormai aveva fatto all’estero, era abituata a stare fuori casa per le festività. Era abituata a non essere presente per nascite, lauree, compleanni e celebrazioni di ogni tipo. Questo a volte le pesava, altre invece no.


E proprio con l’avvicinarsi di eventi come il Natale, i colleghi diventavano la sua famiglia temporanea: brindisi e banchetti al fresco di una palma, sotto il cielo di un qualche posto tropicale. 

Trascorrere il Natale lontano dalla sua famiglia era il prezzo da pagare per fare questo lavoro.
Si fermò davanti all’abete e iniziò a sbirciare tra i messaggi.
“Grazie per questa splendida vacanza”.
“Babbo Natale la prossima volta fammi venire in vacanza senza mio marito”
Sorrise di gusto.
“Caro Babbo Natale, questo anno sono stata brava e mi merito ancora un’altra vacanza”
“Tutto bello, tutto buono, ma la nostra assistente non ci è per niente simpatica”
Chissà di chi parlavano.
“L’hotel è molto bello, ma la pasta dovrebbero imparare a cuocerla meglio”
Qualcuno sembrava aver scambiato questo albero per il box in cui si potevano inserire i questionari di gradimento…
“Il prossimo anno ancora qua!”
“Caro Babbo Natale, abbiamo trascorso una splendida vacanza ma siamo altrettanto contenti di tornare a casa per trascorrere il 25 dicembre coi nostri cari”
Improvvisamente, leggere quest’ultimo biglietto le aveva tolto il sorriso.
Pensò ai suoi cari ed ebbe desiderio di vederli. Si apprestò a cambiare direzione, tornando in ufficio. Accese il computer e si connetté a Skype. In Italia era notte fonda, ma non le importava. Avrebbe svegliato sua madre per salutarla, anche solo un secondo. La mamma restava connessa giorno e notte, con la speranza di sentire in qualsiasi momento della giornata quella sua figlia pazza e giramondo. Bastarono quattro squilli e sua madre rispose. Che bello vederla, assonnata, con gli occhi mezzi chiusi e i capelli scarruffati. E nemmeno le chiese perché l’avesse chiamata a quell’ora. Non si meravigliava più di ricevere chiamate a orari strambi, tanto era abituata. Parlarono poco e si guardarono tanto. Voleva guardarla bene quella donna che l’aveva messa al mondo per poi vederla sparire, in partenza per un’avventura che si era rivelata poi essere uno stile di vita, una vocazione. Osservando bene la madre, l’assistente notò il pigiama di pile, la vestaglia e la sciarpa. Di notte il padre era solito tenere il riscaldamento spento per risparmiare, così la casa gelava. Fece caso al suo naso rosso paonazzo, al fazzoletto stropicciato che teneva stretto in mano. E allora, vedendola starnutire, pensò al vento gelido, alla brina, alla neve, alle mani ghiacciate, alla punta del naso congelata, alla noia di decidere cosa fare il 31 dicembre... e la nostalgia subito passò. Meglio passare il Natale ai Caraibi, non vi era alcun dubbio. Con la famiglia poteva passare del tempo a primavera, quando la stagione si sarebbe rimessa almeno un pochino. Salutò la madre, che con il suo sguardo le mandò un abbraccio virtuale da darle carica sufficiente per passare il Natale, il capodanno e giungere ad anno nuovo!
Tornò sui suoi passi, in direzione dell’ufficio escursioni. Le commissioni l’aspettavano e quella sera, se fossero state cospicue, avrebbe festeggiato con una bella cerveza fria con i colleghi, al bar della spiaggia. Passò di nuovo accanto all’albero addobbato. Era veramente spettacolare, da far invidia a quello del Rockfeller Center, pieno di luci sfavillanti e palline lucide di ogni colore. I biglietti erano aumentati e decise che, al suo ritorno, ne avrebbe attaccato uno anche lei.

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Valentina Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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