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4 3 2 1, di Paul Auster

4 3 2 1, di Paul Auster

Libri | Recensione di Davide Dotto. 4 3 2 1 di Paul Auster, Einaudi, 2017. Un tipo di narrazione Ottocentesca, capace di scavare a fondo negli animi e nelle vicende... moltiplicati entrambi per quattro, tre, due o  uno soltanto.

Lui aveva varie personalità dentro di sé, addirittura varie persone, una forte e una debole, una riflessiva e una impulsiva, così tante e così diverse che alla fine lo rendevano grande come tutti, o piccolo come nessuno, e se questo valeva per lui, valeva per tutti gli altri, nel senso che erano tutti e nessuno contemporaneamente.
(da p. 769)
Noi siamo il popolo del libro, e il popolo del libro deve restare unito.
(da p. 887)

Pensa solo a tradurlo, un libro così. La mole spaventa, ma alla fine solo un po’. La lunghezza è quella giusta perché ci sono quattro, tre, due, una storia. I binari partono da una stessa stazione, propagandosi in molteplici rotte.
Romanzo difficile da scrivere, esige il ritorno a un tipo di narrazione ritenuto sorpassato, quella Ottocentesca. Nella quale prevale un inaudito piacere non solo di raccontare – al limite del pettegolezzo che su nulla tace – ma anche di scavare a fondo negli animi e nelle vicende (moltiplicati entrambi per quattro, tre, due o per uno soltanto).

E di grandi romanzi, qui, si parla: Rose, la madre, immobile e in dolce attesa, ha l’imbarazzo della scelta tra Moby Dick, La montagna incantata, David Copperfield, Cime tempestose, Madame Bovary, La Fiera delle Vanità, Le due città, Resurrezione, Guerra e Pace, Anna Karenina… 

Opere da non tenere soltanto in biblioteca, ma sul tavolo, pronte all’uso, indispensabili per prendere la penna in mano e concepire un libro come quello di Paul Auster.
Tutto comincia da Isaak Reznikoff, il nonno. Il quale, a chi gli domanda il nome risponde in yiddish: «Ikh hob fargessen». In tedesco suonerebbe Ich habe es vergessen, cioè l’ho dimenticato, non me lo ricordo. A qualcuno è sembrato, invece, declinasse le proprie generalità, quelle di un tal Ichabod Ferguson.
Le novecentoquaranta pagine di 4 3 2 1 presuppongono un finale deciso da tempo, senza il quale nessun inizio appare possibile. A mutare è uno svolgimento non molto diverso dalla ossatura dell’Orlando Furioso del Tasso:
Il vero modo di allargare un poema dalla struttura policentrica e sincronica come il Furioso, con vicende che si diramano [ecco la parola giusta] in ogni direzione e s’intersecano e si biforcano di continuo, era il dilatarlo dall’interno, facendo proliferare episodi da episodi, creando nuove simmetrie e nuovi contrasti. (Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da I. Calvino, Mondadori)

Non vi sono uno, ma ben quattro destini, coi loro punti fermi e di raccordo. Qua e là snodi imprescindibili in cui si incontrano le strade possibili; attraverso essi assumono significato gli esiti più incerti e le più rocambolesche avventure. Innumerevoli e incontrollabili circostanze giocano a favore o contro, la rete inestricabile di cause ed effetti (il garbuglio, lo gnommero di gaddiana memoria): come zia Mildred che manda al giovane Ferguson libri da scoprire uno a uno. Ciò gli apre le porte alla letteratura e ai primi esercizi di scrittura, per esempio la storia di un giovane uomo che scrive la storia di un giovane uomo che scrive la storia di un giovane uomo...
In sé, però, il ragazzo ha anche un’intensa predisposizione per gli sport, che pratica con serietà e indubbio profitto. Inoltre si avvicina alle suggestioni e al potere salvifico del cinema. Ferguson sviluppa vocazioni diverse. Alcuni rapporti vengono rivoluzionati: Amy è compagna, cugina, sorellastra. Insomma, per il c.d. effetto farfalla potevano aprirsi più di quattro universi paralleli, arricchiti di infinite e ulteriori varianti, accidentali e no.

Tra un destino e l’altro maturano percorsi differenti, l’ambizione e la tenacia si alternano alla moderazione delle pretese, o alla rinuncia che tiene a freno le grane di un emulo di Rockfeller.

Dove penderà mai l’ago della bilancia, si preferirà osare o mettersi al riparo dai pericolosi voltafaccia della dea bendata?
Un libro della biblioteca pubblica era uguale a quello che compravi in libreria, il tennis era sempre il tennis, che lo giocassi ai campi comunali o in un circolo privato, e bistecche e hamburger provenivano dalla stessa mucca…

A cambiare sono le singole microstorie, come le chiama Carlo Ginzburg. Non quella con la S-maiuscola. Immutabili sullo sfondo il Vietnam, l’assassinio di Kennedy, l’edificazione del muro di Berlino (1961), il processo ad Eichmann, raccontato da Hannah Arendt. Totalmente assente una strada migliore di un'altra (destra, sinistra, o sempre dritto?). I se e i ma fanno a gara nell'intrecciarsi col senno di poi di cui, si dice, sono piene le fosse: di vita in vita si perde e si acquista sempre qualcosa.


4 3 2 1

di Paul Auster
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806235017
Cartaceo: 21,25
Ebook: 9,99

Sinossi
Cosa sarebbe stato della nostra vita se invece di quella scelta ne avessimo fatta un'altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno non avessimo perso il treno, se avessimo risposto al saluto di quella ragazza, se ci fossimo iscritti a quell'altra scuola, se... Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosi ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. La letteratura, e il romanzo in particolare, ha da sempre esplorato la «vita virtuale»: non la vita dei computer, ma i destini alternativi a quelli che il caso o la storia hanno deciso, quasi che attraverso la lettura si riesca a fare esperienza di esistenze alternative. Paul Auster ha deciso di prendere alla lettera questo compito che la letteratura si è data: e ha scritto "4321", il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l'incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo, come fossero quattro libri in uno, costruendo un'opera monumentale, dal fascino vertiginoso e dal passo dickensiano, per il brulicare di vita e di personaggi. Ma c'è molto altro in "4321". C'è la scoperta del sesso e della poesia, ci sono le proteste per i diritti civili e l'assassinio di Kennedy, c'è lo sport e il Sessantotto, c'è Parigi e c'è New York, c'è tutta l'opera di Auster, come un grande bilancio della maturità, e ci sono tutti i maestri che l'hanno ispirato, c'è il fato e la fatalità, c'è la morte e il desiderio.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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1 commenti
  1. bravo scrittore, molto efficace. L'ho letto in inglese.

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