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Agguato sull'isola, di Elizabeth George: pagina 69

Agguato sull'isola, di Elizabeth George: pagina 69

Pagina 69 #125 | Agguato sull'isola, di Elizabeth George, TEA Edizioni, 2016. Segreti inconfessati, un intreccio di menzogne pietose e colpevoli silenzi, un agguato ordito da un sapiente assassino.

«Dunque, mi dai per scontata?»
«Non di proposito.» Piegò la testa da un lato e la osservò.
«Francamente, non me ne dai la possibilità.» Si avvicinò e Deborah gli mise un braccio intorno alla vita.
Si baciarono, dapprima dolcemente, poi sempre più a lungo, finché lei non avvertì il desiderio che provavano entrambi.
Allora alzò gli occhi su di lui. «Sono contenta che tu mi faccia ancora quest'effetto. Ma, ancora di più, che io lo faccia a te.»
Lui le posò una mano sulla guancia. «Già. Eppure, tutto considerato, forse non è il momento...»
«Per cosa?»
«Per sperimentare alcune interessanti variazioni dell'effetto di cui parlavi.»
«Ah.» Lei sorrise. «Quello. Be', invece forse è proprio il momento giusto, Simon. Forse ogni giorno impariamo soprattutto una cosa: che la vita cambia in fretta. Basta un istante, e quello che prima era importante non c'è più. Perciò, è questo il momento.»
«Di sperimentare?...»
«Solo se sperimentiamo insieme.»
E lo fecero alla luce di un'unica lampada che accese i loro corpi di riflessi dorati, conferì una tonalità più scura agli occhi grigio azzurri di Simon e accentuò il rossore dei loro corpi nei quali pulsava il sangue caldo. Dopo giacquero sul copriletto spiegazzato, che non si erano preoccupati di togliere. I vestiti di Deborah erano sparsi dovunque li aveva gettati il marito e la camicia di Simon gli pendeva da un braccio come una sgualdrina indolente.
«Sono contenta che tu non fossi già andato a dormire», gli disse lei, appoggiandogli la guancia sul petto. «Credevo fossi già a letto. Non mi è sembrato giusto limitarmi a scaricarlo nella camera degli ospiti senza trattenermi per un po'. Ma in cucina avevi l'aria così stanca che pensavo avessi deciso di coricarti immediatamente. E invece no, con mia somma felicità. Grazie, Simon.»
Lui le carezzò i capelli, come d'abitudine, passandole la mano nella folta massa finché le dita non vennero a contatto con la testa. Allora le massaggiò la cute e lei sentì il proprio corpo rilassarsi. «Sta bene?» chiese Simon. «C'è qualcuno che possiamo chiamare, per ogni eventualità?»
«Che eventualità?»
«Che lui domani non ottenga i risultati che si aspetta dall'ambasciata. Immagino che siano già in contatto con la polizia di Guernsey. Se non hanno addirittura mandato qualcuno sul posto.»
Deborah sentì che alzava le spalle. «Con ogni probabilità, non hanno intenzione di fare nient'altro.»
Lei sollevò la testa. «Non crederai davvero che China abbia commesso questo delitto?»
«Nient'affatto.» La riprese tra le braccia. «Faccio solo notare che lei si trova nelle mani di una forza di polizia straniera. Ci saranno dei protocolli e una prassi da seguire, e l'intervento dell'ambasciata potrebbe limitarsi a questo. Bisogna che Cherokee si prepari ad accettarlo. Potrebbe anche aver bisogno di qualcuno cui appoggiarsi, se è il caso. Anzi, magari è venuto proprio per questo.» Simon pronunciò l'ultima frase in tono quasi sommesso.
Deborah rialzò la testa e tornò a guardarlo. «Cosa?»
«Niente.»
«Eh, no. C'è dell'altro, Simon. Lo capisco dal tuo tono.»
«Soltanto questo. Sei tu l'unica persona che conosce a Londra?»
«Probabile.»
«Capisco.»
«Capisci?»
«Potrebbe aver bisogno di te, Deborah.»
«E la cosa ti preoccupa?»
«No. Ma hanno altri parenti?»
«Solo la madre.»
«Ah, già, quella che si siede sugli alberi. Be', allora sarebbe meglio farle una telefonata. E il padre? Hai detto che quello di China non è lo stesso di Cherokee?»
Deborah si scosse. «Il padre della mia amica è in prigione. O, almeno, lo era all'epoca in cui vivevamo insieme.» E vedendo l'espressione preoccupata sul volto del marito, che pareva quasi voler dire «tale padre, tale figlia, «si affrettò ad aggiungere. «Non era niente di serio. Voglio dire, non ha ucciso nessuno, so solo che c'entrava la droga. Una raffineria clandestina, mi pare. E, comunque, non è la stessa cosa che spacciarla per strada.»
«Beh, almeno questo è confortante.»


Quarta di copertina
"Agguato sull'isola" di Elizabeth George, TEA Edizioni.

È una nebbiosa mattina di dicembre quando, su una spiaggia nell'isola di Guernsey, viene ritrovato il cadavere di Guy Brouard, ricco uomo d'affari e prodigo benefattore della comunità. Le circostanze oscure dell'omicidio e l'assenza di un movente non impediscono alla polizia di fermare China River, una fotografa californiana venuta sull'isola per consegnare dei progetti a Brouard. Prima di finire assassinato, infatti, il milionario ebreo, che da bambino era fuggito da Parigi invasa dai nazisti, stava pianificando un museo in onore della resistenza di Guernsey contro l'occupazione tedesca. A China, che si protesta innocente, non rimane che chiedere aiuto all'amica di un tempo, Deborah, moglie di Simon St. James, esperto della Scientifica. Nella loro indagine privata, i St. James scaveranno nei segreti inconfessati degli isolani, in un intreccio di menzogne pietose e colpevoli silenzi, che li condurrà a ciò che l'assassino ha preparato per loro, un "agguato sull'isola"...


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