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William Gedney, retrospettiva di un fotografo solitario

William Gedney, retrospettiva di un fotografo solitario

FotografiA  Di Paola Casadei William Gedney, retrospettiva di un fotografo solitario, osservatore del proprio tempo, che prende ispirazione dalla strada, dalla notte e dall’adolescenza.

Chi è William Gedney? Un fotografo, purtroppo poco conosciuto in Europa e anche negli Stati Uniti, di cui è originario. Le sue fotografie scattate in India o nel Kentucky, le sue relazioni sulle parate gay negli anni '80, insieme alla sua documentazione sui movimenti hippy di San Francisco costituiscono la parte più ricca del suo lavoro, che mostra una bellezza rimasta a lungo nell’ombra.
La città di Montpellier, nel Pavillon Populaire di Montpellier, a due passi dalla Place de la Comédie dove mi reco spesso e di cui sono innamorata, ha organizzato alcuni mesi fa la prima retrospettiva mondiale dedicata a questo grande artista, realizzata grazie agli archivi e ai documenti raccolti all’Università di Durham, in Carolina del Nord, dai suoi più cari amici.
Chi frequentava William Gedney (1932-1989) lo ha descritto come un uomo molto riservato, quasi un solitario. Scriveva senza sosta e teneva molti diari. In uno di questi una volta scrisse:
Non mi considero un fotografo che si occupa di problemi sociali, mi interessa prima di tutto fare una buona foto, che riesca a mettere insieme la forma, il contenuto e il suo significato.
William Gedney è senza dubbio il fotografo più misterioso e in ogni caso uno dei meno conosciuti dalla generazione americana; ha raggiunto la sua maturità tra gli anni ‘60 e ’80. Non si occupava di farsi autopromozione, ho già detto che si trattava di una persona estremamente riservata, ma ha anche incontrato una forte incomprensione nella figura dell’allora direttore del MoMA, il Museo di Arte Moderna. In tutta la sua carriera, da vivo, ebbe dunque la possibilità di esporre molto raramente le sue foto in questo museo.

Autodidatta, convinto che la fotografia sia un mezzo di espressione efficace quanto la letteratura, accompagna il suo lavoro con molteplici scritti, giornali, aforismi.

Autodidatta, convinto che la fotografia sia un mezzo di espressione efficace quanto la letteratura, accompagna il suo lavoro con molteplici scritti, giornali, aforismi.

Gedney è l'esempio di un ottimo fotografo di strada, osservatore tanto di soggetti rurali (il suo lavoro sul Kentucky, alla fine degli anni '50, è esemplare), quanto dell’ambiente urbano (New York, dove vive più spesso, offre un campo d'azione unico, a lui come a molti fotografi della sua generazione).
Attirato dalla fotografia notturna, affascinato dalla sensualità diffusa che trova nei suoi soggetti adolescenti e dal linguaggio dei corpi, Gedney costruisce un suo stile lontano dalla ricerca di effetti spettacolari, spesso esprime la sua intima relazione con il mondo e pare guidato sempre più spesso dalla sua omosessualità nascosta, che si rivelerà solo alla sua morte: fu una delle prime vittime dell'AIDS.
Assieme all’esposizione precedente a Montpellier (Note sull’asfalto), questa retrospettiva (presentata nel periodo tra giugno-settembre 2017) contribuisce a rappresentare l’America tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta, con un fascino particolare, come un alternativo documentario dell’epoca. Mi auguro che l’esposizione venga diffusa o che altre vengano organizzate. 
Un libro-catalogo delle sue opere, per chi lo volesse consultare, si chiama Only the lonely (1955-1984), di Gilles Mora,‎ direttore artistico del Pavillon Polulaire di Montpellier. Io lo trovo affascinante!


Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.
Malgré-nous. Contro la nostra volontà, traduzione, Ensemble Edizioni.
Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo, traduzione, Cartabianca Editore.

About Davide Dotto

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