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Aspettando Andrea, di Elena Poma

Aspettando Andrea, di Elena Poma

Libri | Recensione di Elena Genero Santoro. Aspettando Andrea, di Elena Poma, Independently published (seconda edizione 2017). La realtà delle adozioni internazionali filtrata attraverso il vissuto di una storia individuale.

Elena Poma ha sempre saputo che suo figlio sarebbe arrivato da lontano. Impressionata in adolescenza dall’adozione di un bambino da parte di un suo professore, ha iniziato a coltivare dentro di sé l’idea di fare lo stesso, prima di scoprire di essere sterile.
Non so se si possa parlare di destino, di consapevolezza interiore o di disegno di Dio. Non lo sa con certezza nemmeno l’autrice di questo romanzo che in realtà è una vera e propria testimonianza, a metà tra cronaca e vissuto personale.
Elena e il marito Toby hanno provato ad avere un figlio per vie naturali, ma non ci sono riusciti. Si sono affidati anche a una fecondazione assistita, ma più per autoconvincersi di non aver lasciato nulla di intentato. Il fallimento di questo tentativo viene liquidato abbastanza in fretta, per lo meno, nella narrazione, ed Elena non ci pensa due volte a intraprendere la via dell’adozione. Quasi come se finalmente potesse dedicarsi all’unica cosa giusta da fare.

Il primo scoglio è l’ottenimento dell’idoneità. È una delle parti più dolorose. 

Ci si domanda perché si debba essere inquisiti fino nell’intimo per provare di essere dei buoi genitori quando qualunque idiota/imbecille/criminale non-sterile può diventarlo senza chiedere il permesso a nessuno. La risposta è sempre il benessere del bambino, che può arrivare da una situazione di disagio, che potrebbe essere addirittura un bambino abusato. Che, comunque, è un bambino che ha subito un abbandono, quindi più delicato degli altri. Elena fa una grande fatica a rispondere a tutte le domande della psicologa implacabile che la obbliga all’introspezione più spinta, ma in seguito si rende conto che tutto quel lavoro è stato utile.
L’idoneità arriva relativamente in fretta. Ed è lì che Elena scopre che la parte difficile deve ancora venire.

Ottenuta l’idoneità, la coppia che desidera adottare deve contattare un’associazione (una delle mille) e affidarsi a questa per un’adozione internazionale. 

Elena e Toby vengono contattati per un bambino di tre anni che vive nel Caucaso. Seguono quindi tutti i passi della burocrazia, che in Russia è pure molto lenta ed estenuante. Il protocollo prevede che nel momento in cui un bambino viene abbinato ai coniugi richiedenti, i futuri genitori partano e vadano a conoscerlo, ovunque lui si trovi. Ma dopo questo primo incontro, che si svolge nell’arco di una settimana, con pochissimi contatti e molti vincoli da rispettare, i genitori devono tornare a casa e attendere di essere richiamati.
Elena e Toby si attengono alle regole, ma si domandano a lungo se il bambino, vedendoli sparire dopo il primo incontro, non possa essersi sentito abbandonato di nuovo. Solo la seconda volta potranno trascorrere con lui più tempo e infine portarselo a casa.
Ho una coppia di amici che ha adottato un bambino in Polonia. L’iter è stato lo stesso. Quando sono partiti per la seconda volta, sembrava non riuscissero più a rimpatriare, tanto hanno dovuto penare per il rilascio di tutti i nulla osta e del passaporto del ragazzino.
In compenso, poiché nel mondo tutti sono uguali davanti alla legge, ma qualcuno è più uguale degli altri (cit. George Orwell), i ricchi americani che arrivano in Russia per adottare possono scegliere un bambino bello, biondo e sano e tornarsene in America nel giro di quarantotto ore. A questa prassi e disparità di trattamento si fa un cenno due volte nel libro: sarebbe interessante approfondire. Dove sta allora la tutela del bambino? Dove sta l’idea che un iter burocratico lento e severo sia comunque per il bene del minore, per permettere a chi di dovere di ponderare tutte le decisioni?
Che l’approccio americano verso le adozioni sia diverso che in Europa è risaputo. Lì le agenzie mettono in contatto le donne incinte direttamente con le coppie adottanti. L’America è il paese in cui più di tutto conta una scrittura privata e se c’è stata violazione della legge non ci sono problemi se un buon avvocato convince il giudice del contrario. Stride però che il loro approccio sia consentito anche in Europa.

L’ultima parte del libro si concentra sul bambino, Andrea, e sul rapporto tra lui e i nuovi genitori, iniziato in Russia e consolidatosi in Italia. 

Andrea, il vero protagonista di tutta questa vicenda, è molto ben caratterizzato nel testo. Per parlare di lui, però, bisogna anche parlare delle condizioni dell’orfanatrofio in cui Andrea è cresciuto e di cui Andrea è il frutto.
Si intuisce che Andrea e tutti gli altri orfani hanno ricevuto quello che noi chiameremmo “il minimo sindacale”. Mangiano brodo di cavolo e patate a pranzo e a cena, yogurt e frutta a merenda e a colazione. Toby, che è un medico, rileva nel bambino i sintomi di una malnutrizione, anzi, di una denutrizione. I bambini sono abbandonati a se stessi, indossano calzamaglie di lana anche d’estate (perché se si sporcano poi le inservienti li devono lavare una volta di più e non vogliono farlo). La loro vita è scandita da regole e da orari. Non escono mai dall’istituto. Sono poche le coccole che i piccoli ricevono: dipende molto dall’approccio dell’istitutrice di turno.
Elena Poma descrive tutte queste cose con delicatezza, ma anche con lo strazio che solo una madre può provare nell’osservarle. Se potesse porterebbe con sé tutti quei bambini. Ma sa che anche se ciò fosse possibile, una nuova tornata di orfani presto riempirebbe l’istituto.
Quando Andrea inizia il suo rapporto con Elena e Toby, i neo genitori capiscono che è un bambino molto indipendente, si lava e si veste da solo, ma anche molto represso e in vena di compiacerli in tutto pur di non subire un altro rifiuto.
È solo dopo un po’ di tempo che Andrea inizia a opporre delle resistenze, anzi, a farli diventare tutti matti con dei capricci allucinanti: è il suo modo di sentirsi finalmente libero, di imporre il proprio volere, di far sentire la propria voce. Nel frattempo impara l’italiano e rifiuta il russo (che, peraltro, non conosceva nemmeno così bene). Questo è un dettaglio curioso che mi ha colpito perché è ricorrente. Tutti quelli che conosco che hanno adottato un bambino già grandicello (dall’Est Europa, per giunta) raccontano del rigetto che i figli adottati manifestano dopo un po’ per la loro lingua d’origine. Sembra che si impegnino per disimpararla e alla fine ci riescono.
Il libro è ambientato nel 2003, quando presumibilmente si sono svolti i fatti. Non sappiamo come oggi stia Andrea, ma vogliamo credere che sia grande e ormai integrato nella sua nuova famiglia, quella che il destino, o Dio, gli ha riservato, nonostante il cammino tortuoso che ha dovuto affrontare prima di trovarla.
Aspettando Andrea è un libro gradevole e garbato che merita di essere letto perché spiega la realtà delle adozioni internazionali, pur filtrandole attraverso il vissuto di una storia individuale.


Aspettando Andrea
Storia di un bambino venuto da lontano

di Elena Poma
Independently published
Narrativa non-fiction
ISBN 978-1973417927
cartaceo 6,24€
ebook 4,00€

Sinossi
Il racconto appassionato di una mamma che da sempre sa nel suo intimo che adotterà un figlio... Così avviene, passando attraverso l'esperienza della sterilità fisica, l'inizio dell'iter per l'adozione fino ad arrivare ad un orfanotrofio russo, dove appunto c'è Andrea, che è aspettato e che aspetta a sua volta la sua mamma. Scritto in modo fluido, si legge come un romanzo, ma è un racconto di vita vera che può aiutare altri a mettersi sulla stessa strada.
«Fin da bambina ho fortissimamente voluto un figlio. A questo proposito sapevo, e lo sapevo per certo, che avrei avuto un bimbo venuto da lontano. Certo, non potevo immaginare che non avrei mai fatto figli, ma uno venuto da lontano era già nella mia testa tanti, tanti anni fa, quando ancora non sapevo chi sarebbe stato suo padre»
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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