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La quarta sorella, di Vittorino Andreoli: pagina 69

La quarta sorella, di Vittorino Andreoli: pagina 69

Pagina 69 #134 La quarta sorella, di Vittorino Andreoli, Rizzoli, 2013. Un "romanzo scientifico" dove si coniugano scienza e letteratura, che descrive il dramma delle famiglie di oggi, polveriere pronte a esplodere.

Non aveva dubbio, anche se faticava a pronunciare quella parola che sapeva di giudizio e di morte. 
Le sembrava troppo grande il mistero della vita per intromettersi.
Nemmeno la scienza lo può fare, poiché il sapere si riempie sempre di mistero. «Aumentando il sapere aumenta il mistero e il dolore.» La scienza è una modalità di conoscere il mondo e, al contempo, i propri limiti e il proprio nulla. Una corsa nel deserto infinito inseguendo una illusione.
Carlotta mosse le labbra e da un filo di voce usciva una giaculatoria: «Virgo potens» e le altre rispondevano: « Ora pro ea». «Virgo pulcherrima, ora pro ea, Virgo veneranda, ora pro ea, Sancta Maria, sancta dei genitrix, Virgo clarissima, Virgo inviolata, ora pro ea.» . Quella filastrocca ebbe il potere di rendere tutte delle sonnambule, come se le loro menti si fossero bloccate e vivessero di suoni profetici, capaci di ipnotizzare il dolore.
Così le trovò il professor Carlo Tarantola al suo ritorno e si meravigliò, anche se non riuscì a fare alcun commento, poiché l'atmosfera sapeva di morte e forse di resurrezione.
Fu Claudia a salutare per prima. Si alzò e gli fece posto come ad obbligarlo a sedere, poiché certo si sarebbe dovuto fermare un po'.
Entrò subito nel merito e gli disse, mentre lui si guardava attorno senza incontrare lo sguardo della moglie, che di solito lo attraeva, che stavano parlando di tanti anni fa, di quando in America lui era visiting professor. Gli disse che in quel periodo era successa una cosa di cui egli era all'oscuro: doveva nascere Lucia, la quarta figlia, ma non era venuta al mondo. 
Il professore la fissava profondamente, come se stesse per svelargli qualche cosa di distruttivo e di gigantesco. 
Claudia, nonostante la conoscenza psicologica e la consapevolezza che il padre aveva per lei un debole, come sovente accade per la più piccola, non riusciva a pronunciare la parola morte, ma era come se rintronasse nella stanza.
Il professore spostò lo sguardo sulla moglie, che era fredda come il ghiaccio e immobile come la pietra. «Hai abortito?» chiese. A rispondergli fu il silenzio assoluto. 
Tutte si aspettavano che fosse lui a dire qualcosa, e invece rimase zitto. Chissà quante domande si poneva in quel momento, ripensando a quel periodo, che egli ricordava soltanto per le ricerche con il ciclotrone della Cornell University.
Passò un tempo lungo, almeno così era sembrato, ma poi incominciò a parlare.
«L'esperimento al ciclotrone andò male, distrusse la mia ipotesi che pensavo solida quanto la ragione su cui si era fondata. Ero convinto che quell'esperimento avrebbe siglato con la prova un assunto, una sorta di a priori, una verità che da quel momento si si sarebbe sparsa per il mondo.
«Ricordo ancora quella mattina, quando il gruppo che mi assisteva era pronto a far partire le due particelle che si sarebbero mosse dentro il grande magnete raggiungendo velocità che non si distanziavano molto da quella luce. Dovevano collidere e frammentarsi, e tra i frammenti dovevano esserci delle particelle che, pur prive di forza, erano saldamente connesse tra loro.
«A quel tempo, nella fisica delle particelle, tutti gli scienziati erano alla ricerca di come la materia, al livello dell'infinitamente piccolo, stesse legata. Per analogia, è come cercare le modalità di relazione tra gli esseri umani, le affinità elettive che mettono insieme una donna e un uomo per l'eternità. Si sapeva che per tenere unite due particelle serve l'energia, l'energia di legame - qualcosa che ricorda le motivazioni per cui un uomo sta con una donna -  e il principio che dominava era di ritenere che, laddove ci fossero degli insiemi, si poteva stabilire un quantum di energia necessario a tenerli uniti. 




Quarta di copertina
"La quarta sorella" di Vittorino Andreoli

Laura Tarantola, madre di tre figlie e moglie del professor Carlo, fisico delle particelle, viene trovata morta nella vasca della luminosa salle de bains di casa circondata da specchi, che dovrebbero esaltare la bellezza e non il crimine. È l'ultimo atto di un conflitto familiare scatenato intorno a una quarta sorella, che non c'è ma che è dentro la loro mente. Vittorino Andreoli, che da anni segue i delitti estremi al centro delle cronache di morte del nostro Paese, racconta una storia in cui i personaggi somigliano a ciascuno di noi. Persone normali trascinate in un vortice che culmina con un processo. Una vicenda che tocca i punti nevralgici di una società smarrita dove famiglia e violenza formano un binomio sempre più stretto e dove sempre più la violenza sembra compatibile con storie "ordinarie", come se fosse sufficiente un piccolo conflitto per scatenarla. E così lo stupore ci colpisce ogni qualvolta un fatto di sangue, un omicidio, trasforma la casa in un teatro tragico.
Vittorino Andreoli ci guida verso la comprensione degli eventi, coinvolgendoci nelle pagine di un "romanzo scientifico" dove si coniugano due campi apparentemente incompatibili come scienza e letteratura. Ma soprattutto descrive il dramma delle famiglie di oggi che si sono trasformate in polveriere pronte a esplodere. Sta a noi disinnescarle.


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