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Se questo è un uomo, Primo Levi

Se questo è un uomo, Primo Levi - Recensione

Libri Recensione di Ornella Nalon Se questo è un uomo, di Primo Levi, Einaudi, edizione 2014. Un capolavoro, un libro che dovrebbe far parte del patrimonio dell'umanità e dovrebbe essere letto da tutti.

Primo Levi inizia Se questo è un uomo con la data della sua cattura: 13 dicembre 1943.
Aveva solo ventiquattro anni e, come lui stesso dice, poco senno e poca esperienza. Tuttavia, nell'anno della sua prigionia nel lager di Birkenau, avrà modo di acquisirli entrambi, in una quantità tale che la quasi totalità dell'uomo odierno non potrà mai raggiungere.
Un libro breve, il suo, ma fitto.
Fitto di aneddoti, di sofferenze, di umiliazioni, di orrori, di crudeltà, di miserie umane e morali.
Un libro che, con tono quasi impersonale, ci conduce ad assistere a una delle più crudeli e oscene pagine della nostra storia.
Primo Levi non condanna, non giudica, ma racconta e analizza il comportamento umano, quello del carnefice e ancor di più quello della vittima. “Se questo è un uomo”, sarà riferito all'uno oppure all'altro? Al primo, che come fosse colto da uno stato di psicopatia, infligge dolore, umiliazione e morte, o al secondo, che si lascia dominare dall'istinto di sopravvivenza sopprimendo ogni barlume umano di solidarietà, di empatia, di generosità, abbarbicandosi all'esigenza delle sue necessità primarie?
Questo non è dato a sapere, ognuno tragga le proprie conclusioni. Per quanto mi riguarda, se ho bene interpretato i sentimenti che hanno animato l'autore durante la sua prigionia, ritengo che la sua maggiore sofferenza, ancor più grande della fame, del freddo e del dolore fisico, sia dipesa dal vedersi togliere ogni dignità umana.
Non c'è ove specchiarsi, ma il nostro aspetto ci sta dinanzi, in cento pupazzi miserabili e sordidi, eccoci trasformati nei fantasmi intravisti ieri sera. Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo.


Ed è proprio per non perdere ogni traccia di quella preziosa dignità che li rende uomini, che i deportati compiono alcuni gesti all'apparenza inutili.

Come, ad esempio, lavarsi senza sapone in un catino di acqua putrida, ma che tuttavia sono indispensabili «come sintomo di una residua vitalità, e necessario come strumento di sopravvivenza morale». Sono ridotti peggio delle bestie, poiché hanno raggiunto lo stadio dell'apatia, quello in cui non esiste più l'offesa, lo sdegno, la vergogna. Hanno tolto loro anche la dignità della sofferenza. Solo per qualche ora, dopo essere tornati da una estenuante giornata di lavoro e avere consumato il loro misero pasto, finalmente possono «essere infelici come gli uomini liberi».
È del tutto destabilizzante constatare quanta poca collera traspaia dalle pagine di questo libro nei confronti degli aguzzini e quanto invece sia grande il biasimo di Levi nel constatare il comportamento dei suoi compagni di sventura e pure di se stesso, nel momento in cui vengono soggiogati dalla paura e dalle privazioni. Nell'appurare sin dove si può spingere la meschinità di un uomo pur di guadagnare una pur minima, quasi inesistente miglioria della sua condizione di vita.
Egli racconta che nel lager la lotta per la sopravvivenza è senza remissione, i privilegiati tiranneggiano i più sfortunati, che il furto, la menzogna, la delazione diventano azioni ordinarie, ulteriori problemi da affrontare a quelli inflitti dai persecutori e sembra che siano soprattutto questi a renderlo incredulo, avvilito, vergognoso
Ecco, è proprio questo che ho colto in più di qualche occasione: la vergogna nell'essere diventato una simile persona e solo rare volte ho potuto scorgere una qualche giustificazione a tale comportamento. E allora mi chiedo quanto sia stato grande l'imbarazzo e lo sforzo per scrivere ciò che ha scritto, dettagliando anche le azioni a suo giudizio tanto disonorevoli e ancora più grande è l'ammirazione che provo per questo Uomo.
Ed è grande la mia riconoscenza nei suoi confronti per avermi fatto condividere i suoi sentimenti, per avermi consentito di conoscere qualcosa in più di questo nostro squallido periodo storico, per  avere lasciato la sua coraggiosa, preziosa testimonianza, ammirevolmente priva di odio e, nonostante tutto, pregna di dignità.
Questo è un libro che deve far parte a pieno titolo del patrimonio dell'umanità, un libro che dovrebbe essere letto da ogni persona.


Se questo è un uomo

di Primo Levi
Einaudi
Romanzo storico | Narrativa | Biografia
ISBN 8806219359
ebook 6,99€
cartaceo 10,20€

Sinossi
Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignità e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un'analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.

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