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Il complesso di Telemaco, di Massimo Recalcati: pagina 69

Il complesso di Telemaco,  di Massimo Recalcati: pagina 69

Pagina 69 #136 Il complesso di Telemaco, di Massimo Recalcati, Feltrinelli, 2014. «Abbiamo tutti almeno una volta guardato il mare aspettando che qualcosa da lì ritornasse.»

Adulterazioni
I genitori sembrano essersi smarriti nello stesso mare dove ogni giorno si perdono i loro figli, In primo piano non è più la differenza generazionale ma la confusione tra le generazioni. È sempre più difficile crescere in un mondo che sogna l'eterna giovinezza e che rigetta l'esperienza reale dell'impossibile. Questa riduzione a zero della responsabilità soggettiva è una cifra del nostro tempo. Una recente commedia americana, Young Adult di Jason Reitman, sembra darci - già solo nel titolo - la temperatura della strana febbre che sta investendo il mondo degli adulti. In questo film la sua scomparsa viene celebrata come un miraggio di rigenerazione; l'adulterazione dell'adulto consisterebbe nella sua regressione a una immaturità testarda, al recupero (impossibile) del tempo passato, a un rifiuto di assumere quella responsabilità illimitata che la sua funzione comporta. La trama è, insieme, disarmante ed eloquente: una ex scrittrice divorziata, senza tener conto in nessun modo della irreversibilità del tempo, ritorna nel suo paesino del Minnesota per riconquistare il suo fidanzatino del liceo che nel frattempo si è sposato e ha un figlio.
Cosa sta accadendo? Se un adulto è qualcuno che prova ad assumersi le conseguenze dei suoi atti e delle sue parole - è una definizione di "adulto" che mi sento di proporre al di là di una sua semplice discriminazione anagrafica - , non possiamo che constatare un forte declino della sua presenza nella nostra società. Pensiamo a tutti coloro che, investiti di incarichi istituzionali, perseguono accanitamente i loro interessi personali anziché servire quelli comuni. A quelle figure di puer che ci hanno governato e che hanno condizionato l'immaginario collettivo offrendosi come modelli di un godimento libero, emancipato dalla castrazione, non frenato dalla Legge della parola. Ma anche al comandante Schettino, che per non rinunciare all'esibizione della sua sciagurata potenza fallica, come se fosse in un videogame, mette a repentaglio la vita di migliaia di persone. Oppure a quei genitori che anziché sostenersi tra loro nel compito educativo lo disertano bellamente mostrandosi sempre pronti a difendere le ragioni inconsistenti dei loro figli di fronte agli insegnanti o di fronte alle prime difficoltà che la vita impone.
Gli adulti sembrano essersi persi nello stesso mare in cui si perdono i loro figli, senza più alcuna distinzione generazionale; rincorrono facili amicizie sui vari social network, si vestono allo stesso modo dei figli, giocano con i loro giochi, parlano lo stesso linguaggio, hanno gli stessi ideali. Questo nuovo ritratto dell'adulto esalta il mito immortale di Peter Pan, il mito della giovinezza perenne, la retorica di un culto dell'immaturità che propone una felicità spensierata e priva di ogni responsabilità. È una cifra del nostro tempo: «Mio padre», mi confidava desolata una ragazza figlia di genitori separati, «non fa altro che correre dietro alle mie amiche e poi chiede di potersi confidare con me!» Insomma, non è che i veri bamboccioni siano gli adulti di oggi più che i loro figli?
In questo senso il dialogo di Schettino con il capitano Gregorio De Falco ha assunto il valore di un vero e proprio paradigma; non racconta solo uno scontro drammatico tra due uomini in una situazione di grande tensione e pericolo, ma ci segnala una divaricazione interna alla generazione degli adulti tra coloro che assumono - o provano ad assumere - il peso dei loro atti e coloro che invece vogliono continuare a giocare con la vita come se fosse una PlayStation.
Gli esempi potrebbero evidentemente moltiplicarsi, ma essi convergono tutti a sottolineare un fatto: la solitudine delle nuove generazioni - che definisce la posizione di Telemaco in attesa del ritorno del Padre - deriva innanzitutto dalla difficoltà che gli adulti hanno nel sostenere quella responsabilità illimitata che il loro ruolo educativo comporta.




Quarta di copertina
"Il complesso di Telemaco" di Massimo Recalcati

Edipo e Narciso sono due personaggi centrali del teatro freudiano. Il figlio-Edipo è quello che conosce il conflitto con il padre e l'impatto beneficamente traumatico della Legge sulla vita umana. Il figlio-Narciso resta invece fissato sterilmente alla sua immagine, in un mondo che sembra non ospitare più la differenza tra le generazioni. Le nuove generazioni appaiono sperdute tanto quanto i loro genitori. Questi non vogliono smettere di essere giovani, mentre i loro figli annaspano in un tempo senza orizzonte. Telemaco, il figlio di Ulisse, attende il ritorno del padre; prega affinché sia ristabilita nella sua casa invasa dai Proci la Legge della parola. In primo piano una domanda inedita di padre, una invocazione, una richiesta di testimonianza che mostri come si possa vivere con slancio e vitalità su questa terra. Il processo dell'ereditare, della filiazione simbolica, sembra venire meno e senza di esso non si dà possibilità di trasmissione del desiderio da una generazione all'altra e la vita umana appare priva di senso. Eppure è ancora possibile, nell'epoca della evaporazione del padre, un'eredità autenticamente generativa: Telemaco ci indica la nuova direzione verso cui guardare, perché Telemaco è la figura del giusto erede. Il suo è il compito che attende anche i nostri figli: come si diventa eredi giusti? E cosa davvero si eredita se un'eredità non è fatta né di geni né di beni, se non si eredita un regno?


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