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Tania Piazza e Ivano Mercanzin presentano: L'anima fotografata

Tania Piazza e Ivano Mercanzin presentano: L'anima fotografata - Intervista

Presentazione libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. L'anima fotografata, di Tania Piazza e Ivano Mercanzin, Divinafollia, 2018. Un libro unico che unisce parole e immagini: 28 racconti per dar voce ad altrettante fotografie.

Libro fotografico | Racconti
ISBN 978-8899935405
cartaceo 17,00€
Narrativa in racconti brevi, ognuno raffigurato con più foto d'autore, dettagli precisi che restano nell'immaginario come impronte indelebili.


L'autore racconta



Buongiorno a Tania Piazza e Ivano Mercanzin e bentornati nel blog de “Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri”. L’anima fotografata è un qualcosa di unico, un libro che unisce parole e immagini col fine unico di raccontare una storia. Come è nata l’idea di questo progetto a quattro mani?

Tania L’idea è nata per caso, senza premeditazione. Qualcosa, nel modo di fotografare di Ivano, mi aveva colpita: avevo notato un linguaggio che mi accumunava a lui e al suo modo di raccontare. Nonostante scrittura e fotografia usino registri comunicativi diversi, mi è sembrato sin da subito che l’unione delle due arti avrebbe dato luogo a un progetto molto interessante, avente come scopo unico quello di raccontare, attraverso le emozioni.
Ivano Tania scorreva le mie foto dai social e dal mio sito e quando scattava la scintilla iniziava a scrivere un racconto che mi inviava e fin da subito ho capito che avevamo molto in comune: le atmosfere rarefatte, le frasi non dette, i silenzi, i tempi dilatati e sospesi e molto altro. A quel punto avendo Tania raccolto ventotto racconti mi ha proposto di pubblicare un libro con i suoi testi e le mie immagini che ho colto subito con grande entusiasmo. Mi piaceva l’idea di accostare questi due linguaggi diversi ma accomunati dallo stesso scopo, quello di trasmettere sensazioni intime e profonde nel lettore/osservatore.

Tania Piazza, mi pare di capire che siano nate prima le foto poi i racconti. Quando hai capito che quelle foto ti parlavano? Quando hai avvertito il bisogno di scrivere?

I miei scritti nascono dalla realtà, dalle ispirazioni che mi dà, da ciò che vivo e vedo e che incamero dentro di me. A volte, queste ispirazioni danno vita a una scrittura immediata, estemporanea, altre volte rimangono nella mia testa latenti, fino a che scatta qualcosa che mi dà il la. Con le foto di Ivano è successo esattamente questo: i primi racconti sono nati proprio quando, tra le pagine di facebook, ho scorto qualche suo scatto, che mi ha rapita. Mi sono messa d’istinto al computer, e ho iniziato a scrivere, inviando poi a Ivano il racconto abbinato alla foto. Solo dopo averne scritti un discreto numero, mi è venuta l’idea di raccoglierli in un libro vero e proprio, così gliel’ho proposto.

Ivano Mercanzin, quando sono state scattate queste fotografie? Sei stato tu a inviarle in visione a Tania, o è lei che ne è rimasta colpita e ha deciso di lavorarci su?

Pubblicando con costanza nei social e aggiornando di continuo il mio sito, ci sono diverse immagini a disposizione e Tania quando ne scorgeva qualcuna di suo interesse mi scriveva dicendo “questa foto mi parla” e da lì a pochi giorni mi faceva leggere il suo racconto. Altre volte mi arrivava il racconto abbinato a una mia foto e a mia insaputa. È sempre un’emozione leggere la sua interpretazione o come ha immaginato Tania la mia fotografia. È come se la sua lettura, oltre che personalizzarla, fornisse un ulteriore approfondimento e ciò che racconta è sempre in linea con la mia immagine dato che entrambi amiamo scandagliare l’animo umano.

Descriveteci come è strutturato L'anima Fotografata nel dettaglio: quante foto contiene e quanti sono i racconti?

Il libro è composto da ventotto fotografie, con, in abbinata, il racconto. In più, in copertina c’è un ulteriore foto naturalmente di Ivano.
Il libro è composto da ventotto racconti e da altrettante foto che anticipano il racconto, vi è inoltre la foto di copertina che ben si abbina al titolo. Oltre all’indice dei racconti abbiamo inserito anche quello delle fotografie da dove si evince: i luoghi, le persone e altri particolari dello scatto.

Tania Piazza, a racconti terminati, quanto pensi di essere rimasta “fedele” alle foto?

Sono rimasta fedele alla voce che ho colto in ogni scatto. Mi piace dire che non ho fatto altro che raccontare ciò che le fotografie mi trasmettevano. All’inizio, non ero sicura che questa idea potesse piacere a Ivano; temevo infatti che le mie parole, le mie storie, potessero in qualche modo allontanare il lettore dall’intento con cui lui aveva scattato la foto. Quando gli ho proposto il progetto, però, la sua reazione è stata entusiastica: avevamo trovato un filo comune.

Ivano Mercanzin, cosa hai provato nel vedere trasformati in parole i tuoi scatti?

È stato emozionante leggere i racconti di Tania, era come se fosse riuscita a trasmettere con le parole ciò che avevo dentro e che avevo espresso nella forma sintetica e immediata di un fotogramma, dove in questo piccolo spazio devi racchiudere il “tutto”. Quando si osserva una foto avviene una reazione, si stimola la memoria che riporta a spazi, luoghi, sensazioni, emozioni. Ecco Tania è riuscita a descrivere con le parole tutto ciò grazie alle sfumature della scrittura e all’ampio respiro che ciò permette, ha raccontato una sua storia, la sua evocazione.

Avete apprezzato subito l’opera una volta conclusa? O si è reso necessario limare gli scritti e scegliere le foto da inserire e escluderne altre?

Gli scritti subiscono sempre un processo di sistemazione. Per i miei romanzi, si tratta di un tempo ovviamente più lungo; per i racconti, invece, diventa tutto molto più immediato. Scrivo, con la foto e l’idea ben chiara nella mia mente; poi, lascio sedimentare per uno o due giorni, leggendo e rileggendo, correggendo o sostituendo qua e là qualche parola. Si tratta di un lavoro proprio di “limatura”, come hai detto tu, perché la storia ormai è delineata. Una volta soddisfatta di ogni particolare, metto la parola fine e invio. Ricordo che una volta scelto tutto (testi e foto), deciso il titolo e la foto di copertina, abbiamo provato a stampare le varie pagine per cercare di capire l’effetto che avrebbero fatto… ma è stato solo quando abbiamo avuto tra le mani il libro vero e proprio che abbiamo potuto apprezzare in pieno il nostro lavoro. Con un pizzico di emozione, anche. E tanto orgoglio!
Per le foto il lavoro è stato diverso, infatti dovevano essere all’interno del libro e prima del racconto, ma dovevano risaltare ed essere valorizzate. Abbiamo quindi verificato varie prove stampa con le foto di varie dimensioni per capire il risultato finale; abbiamo posto inoltre particolare attenzione al tipo di carta da stampa che doveva essere particolare data la presenza delle fotografie. L’editore DivinaFollia con Silvia Elena Denti ci ha seguito con pazienza e dedizione fino al risultato finale.

Un proverbio svedese cita così: “in un buon libro la cosa migliore è fra le righe”. Tra le righe di L'anima Fotografata è celato qualche messaggio particolare, cosa volete comunicare al lettore?

Bello questo proverbio! E mi pare che il nostro libro lo soddisfi a pieno: piace a entrambi, infatti, lasciare spazio interpretativo al lettore. Scrivere senza svelare troppo, far entrare a pieno chi legge nella scena raccontata, per lasciargli poi la possibilità di viverla un po’ a modo proprio. Per le foto di Ivano posso dire lo stesso: è stato proprio questo suo modo di scattare lasciando però spazio a chi osserva a darmi modo di scriverci sopra delle storie, “inventandole”. Il messaggio che potremmo comunicare forse è proprio questo: prendiamoci del tempo per vivere le emozioni, perché ci circondano, sempre, ogni giorno, solo che spesso siamo troppo presi dalla routine quotidiana per accorgercene o per permetterci di abbandonarci un po’.
Il mio modo di fotografare non è mai urlato, non c’è folla, non si percepisce il rumore, il caos, il disordine, mi piace raccontare il silenzio, l’attimo sospeso, il non detto. Il bianco e nero mi aiuta molto, perché è come se trasfigurasse la realtà, come se togliesse le distrazioni del colore e permettesse di concentrarsi nei luoghi, nelle persone, nelle forme, nell’essenziale, dove anche le sfumature di grigio e le luci e ombre diventano protagonisti. Chi guarda la mia fotografia inevitabilmente coinvolge la sua memoria e interpreta in maniera personale l’immagine facendola sua ed è attraverso questo processo che la fotografia può diventare universale.

Ivano, sei un fotografo professionista o amatoriale? Che macchina utilizzi?

Assolutamente amatoriale, infatti ho un altro lavoro che mi da molta soddisfazione e mi permette di vivere la mia passione per la fotografia in assoluta libertà non avendo i vincoli commerciali. Posso pensare e realizzare quindi progetti che mi danno soddisfazione, anche se di fatto la fotografia occupa tutto il mio tempo libero che devo anche condividere con la mia famiglia.
Perdonami ma preferisco non parlare di apparati tecnici, ritengo che la macchina fotografica sia solo uno strumento che può essere usato in modi diversi , ma che è quello che racconti che è importante e quando riesci a provocare nell’osservatore una reazione comprendi che non è una semplice fotografia perché intuisci che dietro ad essa vi è un “autore”.

A Tania: che genere di racconti sono scaturiti grazie alle fotografie di Ivano?

Dei racconti perfettamente in linea con il mio stile narrativo. Mi piace raccontare della realtà, delle varie emozioni che la vita ci fa vivere, del bello e del brutto; amo dar voce a chi non sempre ce l’ha, a chi mi commuove, a chi ha, dentro di sé, un mondo da scoprire. Ogni persona, ogni animale, ogni scorcio di natura ha una storia che vale la pena di ascoltare. E io sono una alla quale piace ascoltare, perché credo che l’ascolto accresca molto. Gli scatti di Ivano sono degli inviti: inviti a osservare meglio, a fermarsi un attimo per cogliere i particolari che a prima vista non si vedono. A prendersi del tempo per godersi quel frammento di vita.

Ivano, c’è uno scatto particolare a cui sei molto legato che ti emoziona più degli altri?

La foto di copertina ritengo sia la perfetta sintesi del libro. Quando Tania mi ha scritto che il libro avrebbe avuto questo meraviglioso titolo L’anima fotografata, quasi un ossimoro se ci pensi bene, subito ho pensato a questa foto. È stata scattata a Comacchio nel delta del Po in un “Casone” , una vecchia abitazione di pescatori ora in abbandono, ancora nel 2012 e ricordo benissimo, quando ho colto questa scena a suo tempo, che ho pensato proprio a qualcosa che non c’è più , a qualcuno che se ne è andato, a qualcuno che forse un giorno tornerà o forse mai . Ecco allora che per analogia è diventata a distanza di tempo la sintesi perfetta del titolo. Come era possibile descrivere qualcosa di impalpabile, di irreale o surreale, di volatile e leggero come il “soffio” dell’anima?.
Sembrava quasi che la foto fosse rimasta lì in attesa del suo momento che dopo sei anni è arrivato, come una premonizione che attendeva il suo manifestarsi.

Tania, qual è il racconto che ti sembra meglio riuscito e ti emoziona di più?

Faccio fatica a sceglierne uno; le foto che ho selezionato hanno dato vita a scritti che parlano in qualche modo di me, sono autobiografici nel senso che sono il frutto di ciò che sono io, della vita che ho vissuto, del modo in cui ciò che ho vissuto mi fa vedere le cose. Il filtro sono ovviamente io, questo è inevitabile e per questo non possono che emozionarmi. Ma se proprio devo citarne uno, credo sia “Al riparo”. L’ispirazione per questo racconto mi viene da mio padre, dal tempo che passa e che purtroppo non possiamo fermare, il tempo che lascia segni sul viso di chi amiamo e che ci fa pensare con paura a ciò che verrà. Ogni volta che lo sento interpretare alle serate di presentazione, mi emoziono. Asciugo qualche lacrima, anche, che mi tengo cara.

Progetti per il futuro?

In questo momento siamo molto impegnati con la promozione del libro. Abbiamo messo in piedi una formula che è molto apprezzata, e che coinvolge più sensi: un attore che interpreta i testi e un musicista che dà loro una voce fatta di note, dal vivo. Poi, un grande schermo, sul quale campeggiano gli scatti di Ivano. Stiamo girando per l’Italia, e la soddisfazione nel vedere gli astanti commossi e colpiti è davvero gratificante. Nel frattempo, non mi stanco di scrivere: sto procedendo con la stesura del mio terzo romanzo e con la scrittura di nuovi racconti. Chissà, magari ci sarà un seguito de L’anima fotografata!
A parte la presentazione del libro che ci sta occupando molto come dice Tania, in questo momento sono impegnato con due mostre: “The face (s) of NY” in collaborazione con & Art Gallery di Vicenza e “L’anima fotografata”, le foto stampate del libro omonimo, presso l’associazione Il PomoDoro a Bolzano Vicentino, da luglio a settembre inoltre esporrò a Sirmione presso l’hotel Catullo il mio progetto Venezia. Nel frattempo sto curando la pubblicazione del mio ultimo libro di fotografia: Terra Madre con all’interno scritti , recensioni, poesie e racconti. In precedenza ho pubblicato Venezia, The Face (s) of NY, Coney Island, 21 grammi che si trovano nelle librerie on line.

Grazie a Tania Piazza e Ivano Mercanzin per essere tornati a trovarci, in bocca al lupo per il vostro libro di cui consigliamo vivamente la lettura e per i vostri progetti futuri.



Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.

About Silvia Pattarini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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