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Claude Monet, il padre dell'Impressionismo francese

Claude Monet, il padre dell'Impressionismo francese - Arte

Arte Di Letizia Bilella. Oscar Claude Monet, il padre dell'Impressionismo francese: pennellate come virgole serrate, contorni sfumati a vantaggio di un’enfasi marcata della luce, degli effetti cromatici e delle emozioni.

Giverny è un piccolo comune a 100 chilometri da Parigi, e qui sorge quella che fu la casa di Oscar Claude Monet. Garbatamente borghese, naturalmente comoda ed elegante al punto da essere perfettamente aristocratica in quanto la Francia di allora stava dando vita all’aristocrazia. Monet prese in affitto quella casa nel 1883 e poi la acquistò nel 1890, quando aveva ormai 50 anni, la barba lunga e molti dei suoi coetanei erano già defunti. Di quella casa a Giverny, l’anima è il vasto giardino, le due stanze più significative sono la sala da pranzo gialla e la cucina azzurra.

Oscar-Claude Monet nasce a Parigi nel 1840 ma trascorre l’infanzia a Le Havre. Si rivela abile nella caricatura, ma il pittore Eugene Boudin, suo primo maestro, lo convince a dedicarsi alla pittura di paesaggio en plen air

A Parigi dal 1859, si iscrive all’Academie Suisse, dove consce fra gli altri Pissarro. È un periodo fecondo, di tirocinio e di scoperte, durante il quale frequenta la Brasserie des Martyrs, luogo d’incontro degli artisti e intellettuali meno conformisti, fra cui il poeta Charles Boudelaire e il critico Louis Edmond Duranty.
Nel 1860 deve presentarsi alle autorità militari. A quell’epoca si procedeva per sorteggio; la sorte non aiuta Monet e i genitori rifiutano di pagare un sostituto, visto che il giovane non vuole intraprendere una regolare carriera artistica. Viene assegnato allo squadrone dei Cacciatori d’Africa e s’imbarca per l’Algeria. In questo paese che impara ad amare, si rafforza la sua convinzione di diventare un pittore.
Nel 1862 Monet può tornare a Parigi, il padre ha accettato di pagare un sostituto per il servizio militare. Frequenta lo studio di Gleyre, dove conosce Sisley, Renoir e Bazille.
Decisivo sarà poi l’incontro con Coubert, di cui studia la tecnica pittorica, affascinato dal capofila del realismo. Interessato al tema della figura rappresentata en plen air dipinge Colazione sull’erba, chiaramente sotto l’influsso di Manet, che incontra tramite lo scrittore Zacharie Astruc, e la grande tela Donne in giardino, rifiutata dalla giuria del Salon nell’anno dell’Esposizione Universale.
Nel 1865 si sente pronto ad affrontare la prova decisiva del Salon. Sottopone alla giuria due tele che vengono accettate. La Foce della Senna a Honfleur e la Punta della Heve con la bassa marea cono accolte bene dalla critica; le malelingue dicono sia per far arrabbiare Edouard Manet a causa dell’omofonia dei cognomi.

Donne in giardino e Colazione sull’erba

Nel 1869 dipinge La Grenouillere, il suo primo quadro pienamente impressionista.

Monet è sempre più assillato da preoccupazioni di ordine economico. Riesce a vendere Camille in abito verde a Arsene Houssoye, direttore della rivista L’Artiste. Nel 1869 trova una piccola casa nella frazione di Saint-Michel, nei pressi di Parigi, vicino a Bougual. Auguste Renoir gli fa spesso visita. Nascono le due versioni di La Grenouillere, un piccolo ristorante affiancato da uno stabilimento di bagni, sulla riva di un braccio minore della Senna tra Chotou e Bougual.
A Londra lavora intensamente, sempre dipingendo en plen air; attratto dai parchi della città accanto a una veduta del Parlamento lascia una tela che ha come soggetto Hyde Park.
Claude Monet non rientra direttamente in Francia, come la maggioranza dei compatrioti esiliati, finita la guerra, ma va in Olanda. Ne riporta numerose tele tra cui il Mulino a Zaandom, il Mulino di Gooyer ad Amsterdam e Marina olandese.
Ad Argenteuil, nel 1872 dipinge Impressione, sole nascente, in cui si spinge più in là nella dissoluzione dello spazio figurativo a vantaggio di un sentimento diffuso da giochi di tono, che darà il nome al nuovo movimento artistico. Viene esposto nel 1874 alla prima mostra impressionista allestita a Parigi nello studio del fotografo Nadar. La critica si scatena, piena di fiele e di sarcasmo; il pubblico è poco numeroso e viene più per puro divertimento che non per un vero interesse nei confronti delle tele impressioniste.

L’origine del termine Impressionismo è controversa. 

Alcuni affermano che il fratello di Renoir, incaricato di stampare il catalogo, chiese a Monet di cambiare i suoi titoli, troppo monotoni, e questi gli avrebbe risposto: «Mettete "Impressione"». Anche Manet ne rivendica la paternità. Ma ci sono forti probabilità che il termine sia stato pronunciato nel corso di animate serate al Cafè Guerbois.
È un momento di grande intensità creativa. Opere come Il giardino e la casa di Monet a Vetheuil e il Campo di papaveri vicino a Vetheuil sono dipinte in uno stato di grazia. Monet si dedica ad alcune serie di dipinti, in cui ripropone il medesimo soggetto osservato in stagioni e momenti diversi: studia così la diversa incidenza della luce e la consistenza della materia, attraverso le impressioni colorate fissate sulla retina dell’occhio, orientandosi verso un genere di rappresentazione della natura che sia una fonte inesauribile di sensazioni pure. Le pennellate, acquistano la forma di virgole serrate; i contorni sono sfumati e differenziati a vantaggio di un’enfasi marcata della luce e degli effetti cromatici che ne derivano.
Edouard Manet muore il 30 aprile del 1883: la sua scomparsa coincide simbolicamente con lo scioglimento di fatto del gruppo degli impressionisti. Un’esposizione rende loro onore a Londra.

Impressione, sole nascente e Donna con il parasole

Nel 1879, a soli 32 anni, muore la moglie Camille, modella di tante sue opere. Dal 1883 va a vivere a Giverny con Alice Hoschedé, che sposerà nel 1892. 

Monet va per la prima volta in Costa Azzurra in compagnia di Renoir. È sedotto dalla bellezza dei luoghi mediterranei. Dalle lunghe passeggiate riporta tele con tonalità assolutamente nuove, come per esempio nella Strada panoramica a Monaco. È a Giverny che intende stabilirsi con Alice, che diventerà la sua seconda moglie.
Nel 1890 acquista una bella proprietà; non viaggia più. Si limita ad andare ogni tanto a Parigi per presenziare alle serate del Cafè Riche o per portare la moglie al concerto. In cambio riceve spesso gli amici e soprattutto Octave Mirbeau che abita relativamente vicino.
La maggioranza delle opere pittoriche che porta a termine fino alla morte, nel 1926, scaturiscono dalla contemplazione dei dintorni di Giverny o di quel sapiente e misterioso giardino.
La gloria non attenua minimamente la ricerca ininterrotta e inappagata di una pittura atta a rendere l’immediatezza, l’atmosfera soprattutto e la stessa luce diffusa ovunque. Quindici sono le tele che costituiscono questo ciclo, dove i covoni sono rappresentati non solo a diverse ore del giorno, ma anche in stagioni diverse. Rinnova l’esperienza coi pioppi, colti anch’essi a tutte le ore del giorni e nella bella stagione.
Gli anni ’90 sono gli anni del ciclo delle cattedrali di Rouen e quelli dedicati alle ninfee del laghetto del suo giardino. Muore quasi cieco il 5 dicembre del 1926 a Giverny. Le otto lunghe tele con Nympheas, donate dal pittore al governo francese, vanno a ornare le stanze ovali all’Orangerie che aprirà al pubblico nel maggio 1927.

La Grenouillere e Ninfee

L’inizio del secolo lo vede a Londra e a Venezia. 

A Londra, ancora una volta dipinge il Parlamento, che osserva da un ospizio sulla riva opposta del fiume. Lo raffigura scuro, immerso in un triste crepuscolo, avvolto nel mistero e confuso con un cielo che si oscura. Realizza: Treni che si incrociano, Passaggio di treni, Nebbia sul Tamigi, Fiume nella nebbia.
L’ultimo lungo viaggio Monet lo fa a Venezia nel 1908, quando la sua vista comincia ormai a indebolirsi. Si stabilisce al Grand Hotel Britannia e si trattiene nella città lagunare da settembre a novembre.
In vecchiaia, dedica tutta la sua attenzione e la sua energia al giardino. Ne mette in evidenza il fascino e la poesia in un’incalcolabile quantità di composizioni; più degli alberi e dei fiori sono le superfici d’acqua ad attrarlo. 
Interrotto da una malattia agli occhi, nel 1914 fa costruire un terzo atelier a Giverny, che sarà pronto solo nel 1916. Fa allora sistemare delle tele su telai lunghi oltre quattro metri e alti due, che possono essere spostate su cavalletti mobili. Dispone queste tele in ovale attorno all’atelier. Monet può allora lavorare basandosi su schizzi o sulla memoria e dipinge senza sosta.
Nell’agosto del 1918, è ancora lontano dall’aver completato l’ultimo capolavoro. Si spegnerà il 6 dicembre. 

Letizia Bilella

Letizia Bilella
Diploma di maturità in Perito Commerciale e Programmatore, e laurea in Conservazione dei Beni Culturali (nello specifico in Beni Archivistici e Librari). Amo i libri sia come contenitore, sia per il contenuto. Amo scrivere, sia nel senso proprio di impugnare una penna, sia buttare idee su un foglio e dar loro forma. Dal 2010 collaboro con un settimanale della mia provincia (AG), e con varie testate giornalistiche della zona, occupandomi di cultura, spettacolo, e in alcuni casi anche di politica locale. Nel mio piccolo comune (Burgio) faccio la guida turistica, e collaboro attivamente con l’Amministrazione Comunale nell’organizzazione di eventi. Amo tutto quello che è arte, in ogni sua forma, ogni suo aspetto.

About Davide Dotto

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