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La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, vincitore del Premio Strega 2018

La ragazza con la Leica, di Helena Janeczek, vincitore del Premio Strega 2018

Professione lettore Di Ornella Nalon. La ragazza con la Leica di Helena Janeczek vince il Premio Strega 2018 con 196 voti. Dopo quindici anni torna a vincere una donna.

Al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, giovedì 5 luglio si è svolta la cerimonia di assegnazione del Premio Strega 2018.
Vincitore della 72esima edizione del premio è La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, con 196 voti. Resto qui (Einaudi) di Marco Balzano è arrivato secondo con 144 voti e di seguito: La corsara (Neri Pozza) di Sandra Petrignani, con 101 voti, Il gioco (Mondadori) di Carlo D’Amicis, con 57, e infine Questa sera è già domani (E/o) di Lia Levi, con 55 voti.


Si deve tornare nel 2003 per vedere un'altra donna vincere il premio: Melania Mazzucco con Vita. In tutta la storia dello Strega, dunque dal 1947 ad oggi, sono state solo dieci le donne ad essere premiate.
Degna di nota anche la novità della casa editrice Guanda che, per la prima volta si aggiudica il premio, spezzando così quasi una egemonia dei grandi nomi editoriali quali Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Bompiani., Feltrinelli.
L’edizione del 2017 era stata vinta da Paolo Cognetti con Le otto montagne (Einaudi).


Helena Janeczek

Helena Janeczek è nata a Monaco di Baviera nel 1964 da una famiglia di ebrei polacchi. Dal 1983 vive in Italia; abita a Gallarate e lavora a Milano. È lettrice per Mondadori della sezione Letteratura straniera. Ha esordito con una silloge poetica in lingua tedesca, successivamente ha pubblicato con Mondadori il romanzo autobiografico Lezioni di tenebra, ripubblicato per Guanda nel 2011. Del 2002 è il romanzo Cibo, edito sempre da Mondadori per poi passare a il Saggiatore con Bloody Cow. Per Guanda ha pubblicato Le rondini di Montecassino, in cui ha parlato di una delle battaglie più cruente della seconda guerra mondiale che ha visto la presenza di polacchi, pachistani e altre nazionalità dimenticate.
La ragazza con la Leica (che si pronuncia "laica") è stato pubblicato nel 2017 e ha vinto anche il Premio Bagutta. È basato su fonti storiche e sulle biografie scritte dalla studiosa Irme Schaber. L'autrice dice di avere scelto di raccontare la vita di Gerda perché «è il simbolo di una donna libera e indipendente che ha creduto nelle sue convinzioni».

La ragazza con la leica

di Helena Janeckek
Guanda 
Biografia
ebook 10,99€
cartaceo 17,90€

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg ­Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda ­rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di ­vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

Il libro è stato proposto  da Benedetta Tobagi e da Marco Santagata.


Biografia, romanzo storico, romanzo sentimentale? La ragazza con la Leica è tutte queste cose e, forse, qualcosa di più: è la fotografia di un intero gruppo di giovani esuli, per lo più di origine ebraica, che si incontra e si unisce nella Parigi degli anni Trenta. Un gruppo di giovani idealisti, politicamente di sinistra, che vede nella resistenza spagnola l’emblema del proprio riscatto.
Al centro del fuoco è la ragazza con la Leica, la giovanissima Gerda Taro (Gerda Pohorylle), fotografa tedesca, compagna del più noto Robert Capa, fotoreporter ungherese, morta in Spagna a soli ventisette anni, il 26 luglio 1937, sotto i cingoli di un carro armato.
Il racconto prende il via da una fotografia che ritrae la giovane coppia in un momento di felicità, «unita da un sorriso largo, molto intimo», e si chiude su altre fotografie che li vedono insieme.
La visione fotografica domina l’intero romanzo. Gerda è messa a fuoco, infatti, da diversi punti di vista, cioè dai ricordi di tre personaggi che l’hanno conosciuta da vicino e amata: l’allora studente di medicina, Willy Chardach, detto il Bassotto, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente, il militante Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali, che Gerda ha amato follemente; l’amica di Lipsia Ruth Cerf, con la quale vive a Parigi dopo la fuga dalla Germania.
Alternando il presente dei personaggi sopravvissuti alle loro messe a fuoco memoriali, l’autrice ci offre vere e proprie istantanee non ordinate di una biografia breve, ma a suo modo ‘epica’. Robert Capa, giovane e intraprendente fotografo esule dall’Ungheria, sarà uno dei tanti amanti della giovane e corteggiatissima passionaria. Sarà lei a inventare il suo personaggio e a fondare l’atelier fotografico Capa-Taro; ma sarà lui a insegnare a Gerda a usare la ‘Leica’.
Ma chi era Gerda Taro? Lavorando su un’ampia e accurata documentazione (attentissima per esempio al mondo del cinema, ai film dell’epoca), l’autrice ricostruisce un personaggio complesso, animato da una forte voglia di vivere, da un coraggio che sconfina nella sconsideratezza, da una passione che cerca costantemente i suoi oggetti: l’amore, la fotografia, il divertimento. Un romanzo corale, dunque, che ha al suo centro un personaggio di rara intensità.
Marco Santagata

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni.
Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.
Benedetta Tobagi 

Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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