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Due libri sulla maternità: depressione post-partum e disforia di genere

Due libri sulla maternità, per parlare di depressione post-partum e disforia di genere

Professione lettore Di Elena Genero Santoro. Cattiva di Rossella Milone e La madre di Eva di Silvia Ferrari, due libri sulla maternità e sul rapporto madre-figlia, per parlare di depressione post-partum e disforia di genere.

Oggi voglio parlarvi di due libri incentrati sulla maternità, ognuno a modo suo. Hanno in comune il fatto che le voci narranti di entrambi siano due madri di figlie femmine (per lo meno, alla nascita).

Il primo libro è Cattiva di Rossella Milone, edito da Einaudi. È la storia di una madre in piena depressione post parto (che se questa espressione non viene mai menzionata, e la presa di coscienza è vaga).

Il libro si snoda su due piani narrativi: il presente e il giorno del parto, con alcuni flashback brevi, qua e là, che raccontano il tipo di relazione tra marito e moglie e qualcosa in più della vita di lei.
La scrittura non è lineare, anzi, esagera con le espressioni evocative, crea caos (il caos in cui è piombata la protagonista), il che potrebbe anche essere una scelta ponderata dell’autrice, ma che secondo me distoglie un po’ dal senso stesso del romanzo, rendendo meno evidenti i nodi essenziali. Si intuisce che l’obiettivo del libro è mettere in risalto l’ambivalenza del rapporto tra madre e figlia, figlia che non ha un nome se non nell’ultimo capitolo, quando la madre la riconosce come creatura separata da sé e ritrova un po’ di lucidità senza però arrivare a una piena risoluzione del suo stato d’animo né a una vera e propria conclusione. La trama in realtà è un alternarsi di piccoli fatti ed eventi vissuti attraverso lo stato d’animo della madre narratrice.
L’ambivalenza del rapporto madre-figlia ricorda un po’ le storie di Elena Ferrante, in questo senso aiuta anche l’ambientazione napoletana del romanzo.

Questa madre, che non è cattiva affatto, sente la dipendenza totale della neonata come una costrizione, come un giogo pesante. 

È entrata in un circolo vizioso di inadeguatezza, stanchezza, impossibilità ad avere spazi propri e momenti per sé (non da sola, non nell’intimità col marito) che la stanno logorando. Non riesce a vivere i primi mesi della figlia come il momento magico che le era stato prospettato.
Le istituzioni non l’aiutano, e persino la pediatra a cui si è rivolta si rifiuta di rispondere a tutte le sue domande perché sono troppe. Quest’ultimo episodio mi è parso un po’ una forzatura, un pediatra non può certo esimersi dal dare risposte, e se anche lo facesse perché il sistema sanitario notoriamente fa acqua, o perché il medico stesso non è adeguato, una madre potrebbe anche rivolgersi a qualcun altro, nel peggiore dei casi a un privato.
Comunque la madre, lasciata sola anche dal marito che deve lavorare, arriva al punto di sognare di annegare la bambina in mare, o per lo meno di domandarsi cosa succederebbe se lo facesse per davvero. Perché in fondo la ama troppo, la ama di un amore possessivo, viscerale, la ama di un amore che è sofferenza, che è difficoltà e travaglio, e a cui forse sola la morte potrebbe porre fine. 
Morte che, in altri passaggi, è l’incubo peggiore della madre stessa. Questo aspetto diventa evidente nel momento culmine del parto (un parto normale, senza particolari traumi né problemi, alleggerito persino dall’epidurale), quando la madre confessa: non sono pronta a lasciarti andare, non sono pronta a separarmi da te. E la nascita, comunque, è la morte della simbiosi tra madre e neonato.


Cattiva

di Rossella Milone
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806238438
ebook 8,99€
cartaceo 14,02€

«Passiamo ore così, a fissarci e a non sapere che fare. Mi viene da dirle, Ma che vuoi da me. Io non ti merito. E lei mi guarda. Perché sa che in qualche modo la merito, anche se non sa come dirmelo». Alle tre di notte, mentre la città riposa, la madre e la figlia sono sul divano. Una ha due mesi e urla come un'ossessa, l'altra ha trent'anni e fissa la parete, coi piedi scalzi, cercando di ricordarsi com'era vivere quando di notte si dormiva. La scrittura materica e sensuale di Rossella Milone ritrae con esattezza la battaglia di emozioni che accompagna la nascita del primo figlio. Questo romanzo riesce in un'impresa impossibile: raccontare l'accidentato e recalcitrante processo che trasforma una coppia in una coppia di genitori. «Le madri e i padri posseggono millenni di esperienza alle spalle, ma nessuno in tutta l'evoluzione umana è mai diventato un genitore perfetto». Perché un figlio è prima di ogni altra cosa una rivoluzione cognitiva, e quando è troppo presto per parlare d'amore forse è proprio il momento giusto per farlo.

E cosa accade invece quando una figlia cresce? Questo ce lo racconta Silvia Ferrari nel secondo libro, La madre di Eva, edito da NEO, in una narrazione con continui flashback tra passato e presente.

Questo è uno dei libri che ho gradito maggiormente nell’ultimo periodo.
Eva è stata una bambina buonissima, che sua madre ha accettato con gioia dopo il primo momento di smarrimento. I primi mesi sono stati una favola, lei e la madre vivevano in quella simbiosi gioiosa che alla madre di Cattiva sono mancati del tutto. Nulla poteva fare presagire che dall’asilo in poi il resto sarebbe stato tremendo. Eva, infatti, presenta fin da subito una disforia di genere decisamente marcata, che non regredisce nel tempo, anzi, si radica sempre di più e infatti il presente della storia è ambientato sulla soglia di una sala operatoria, dove Eva sta subendo un pesante intervento di adeguamento del sesso e la madre ripercorre a tappe la storia della sua vita: i primi giochi, l’identificazione precoce nel genere maschile e addirittura la scelta di un nome, Alessandro, che rappresentasse il suo vero io.
In questa storia, che comunque è ben documentata nei risvolti medici e psicologici, ed è in generale realistica e credibile, l’aspetto innovativo è proprio il punto di vista dei genitori. La ragazzina pare sempre aver avuto idee chiarissime. Chi soffre di più sono mamma e papà.
Durante la narrazione il loro processo di accettazione sarà graduale e non povero di alti e bassi. Il momento più traumatico sarà proprio l’intervento, questo processo di “sventramento”, “disossatura”, come viene chiamato, in cui un corpo sano, il corpo perfetto e funzionante a cui la madre aveva dato la luce, viene mutilato di alcuni suoi organi per diventare qualcos’altro. Così il lettore, come la madre, si abitua piano piano a considerare Eva non come una bambina zuccherosa tutta principesse, ma come una bambina particolare, coi capelli corti e i vestitini da maschietto. Poi ci sarà la fase dell’adolescenza, la più delicata, dove gli sfottò a scuola si alterneranno a decisioni da prendere (la cura ormonale per rallentare lo sviluppo: sì o no?).

Il libro mette in luce un aspetto molto vero: la libertà individuale è sacrosanta, e i genitori devono supportare i figli nelle loro inclinazioni, ma questo non è sempre un processo indolore. 

I genitori soffrono, e molto. I genitori si struggono nel cercare il meglio per i propri figli e invecchiano precocemente a causa di questo. La madre e il padre di Eva patiscono lo scempio di quel corpo. Sarebbe stato più facile per loro se Eva fosse stata tranquillamente lesbica, diversa dalla maggioranza, diversa da come se la sognavano, ma sempre la Eva che avevano messo al mondo.
La madre di Eva, con fatica, accetta tutto ciò per amore. E quando finalmente Eva esce dalla sala operatoria che l’ha messa al mondo una seconda volta, senza più seno, utero e vagina, con i capezzoli innestati e con un pene posticcio che è un compromesso, lei ci prova. Dopo averla chiamata Eva per tutto il romanzo, finalmente lo saluta come Alessandro.


La madre di Eva

di Silvia Ferreri
NEO
Narrativa
ISBN 978-8896176511
ebook 6,99€
cartaceo 12,75€

Una madre parla alla figlia tra le mura di una clinica serba. Al di là di una porta stanno preparando la sala operatoria. Eva ha appena compiuto diciotto anni e da quando è nata aspetta questo momento. Vuole cambiare sesso sottoponendosi all'intervento che la renderà come si è sempre sentita: uomo. Sua madre le parla col corpo, perché è il corpo ad essere sbagliato, ingannevole, traditore, un corpo come il suo che la natura stessa vuole negare. In un dialogo senza risposte, sospeso tra l'immaginato e il reale, la madre racconta la loro vita fino a quel momento, ne ripercorre i sentieri come muovendosi in una terra straniera. La sua voce è concreta, toccante, vivida e parla di una lotta che non ha vincitori né vinti, per cui non esiste resa, in cui la forma più pura dell'amore diventa bifronte e feroce.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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