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Quando il cielo era il mare e le nuvole balene, di Guido Conti: incipit

Quando il cielo era il mare e le nuvole balene, di Conti Guido: incipit

Incipit #173 «La brezza leggera accarezza l’acqua del grande fiume dopo il riposo dell’inverno e lo spirito di Dio corre sulla pianura per risvegliare l’erba dei prati, i fiori nei fossi e la linfa nelle radici degli alberi.


Quando il cielo era il mare
e le nuvole balene

di Guido Conti
Narrativa | Romanzo storico
Giunti
cartaceo 14,45€
ebook 9,99€


Così rinasce la vita» diceva nonno Ercole. Stavamo uno di fianco all’altro, seduti appoggiati al tronco di un pioppo per goderci il calore del primo sole.
«M’insegni a fumare?» chiesi all’improvviso. Dovevo avere una decina d’anni. Lui si mise a ridere: «Io alla tua età fumavo già i tralci di vite, ma non devi dirlo a nessuno, men che meno alla nonna, altrimenti quella ci sgrida tutti e due».
L’allodola in cielo faceva più grande il silenzio dell’estate.
«Vedi dove cresce l’erba?» Con la mano aperta accarezzò la terra dura e poi la picchiò con un pugno. «Questo una volta era il fondo del mare e le balene volavano in cielo dove oggi corrono le nuvole!» diceva guardando verso l’alto, mentre le nuvole leggere stavano immobili nell’azzurro.
«Non ti credo!»
Lui mi guardò serio. «Perché non mi credi?»
«Perché mi stai raccontando una favola!»
«Ti sto dicendo una cosa molto seria! La pianura, quando Dio l’ha creata, era coperta di acqua. Il grande fiume Po è l’ultimo pensiero rimasto di quel mare che una volta correva sopra le nostre teste, e sopra le nostre teste, nelle correnti, nuotavano le balene.»
«Non ti credo, mi stai raccontando delle favole, e io non sono un ragazzo che vuole ascoltare le favole!» risposi alzandomi in piedi.
Non ricordo perché mi arrabbiai tanto. Forse volevo che nonno mi parlasse da uomo. Volevo essere grande come lui e quelle storie non mi divertivano affatto. Nonno Ercole non mi rispose, si grattò in testa perplesso, e si appoggiò di nuovo al tronco. Quando si voltò mi guardò divertito stirandosi i baffi. E si rimise il cappello.
Aspettò qualche giorno, poi, una domenica pomeriggio mi chiamò.
«Vieni con me!»
«E dove andiamo?»
«Vieni con me!»
Aveva preso il vecchio calessino per addestrare e abituare una giovane cavalla al traino. Non mi parlò per tutto il tempo che servì nell’attraversare la pianura, passando da strade e carraie lunghe e polverose. Ogni tanto schioccava la lingua, dava ordini alla cavalla che correva, rallentava e poi trottava, sempre seguendo docile e ubbidiente i suoi ordini. Alla fine attraversammo un grande pioppeto, fiancheggiammo campi sterminati dove l’erba cresceva rigogliosa. Mi sembrò un viaggio lunghissimo. C’era un grande campo verde, soleggiato e splendente, nei pressi di un torrentello dove il nonno portò la cavalla a bere.
«Ecco, siamo arrivati! Vieni con me!»

Ero curioso e divertito.

Camminammo per un po’ lungo la riva del torrente. L’acqua era gelida. Nonno fece qual­che passo nell’acqua, vicino a un muro di roccia bianca che
si sgretolava tra le mani. Camminò con gli stivali lungo il greto, spostò un po’ di pietre, grattò con le mani e con i palmi aperti mi mostrò alcuni sassi meravigliosi. «Ecco, queste sono conchiglie!» mi disse. Era la prima volta che tenevo delle conchiglie in mano. Erano bianche come gesso.
«Queste c’erano prima che gli uomini camminassero sulla terra.»
Erano bellissime. Le ammiravo estasiato.
«Questo torrente si chiama Stirone! Si butta nel Taro. Qui riposa Leviatano che Dio ha creato il quarto giorno della creazione. Tieni!» mi disse, «portiamole a casa. Il nonno non ti racconta bugie, e se una volta le balene nuotavano dove oggi volano le nuvole, mi devi credere!»
Ecco chi era nonno Ercole, un uomo con la testa piena di parole e di storie che nascevano prima ancora della Bibbia.
«In ogni terra c’è l’impronta di Dio, quando l’ha creata il primo giorno; perciò la terra è sacra! Per questo motivo cresce l’erba e i semi diventano fiori, altrimenti tutto resterebbe pietra e fango».
«Va bene la terra, ma sui sassi non ci cresce niente!» dissi io.
«Non è vero, la vita cresce anche sui sassi» e mi mostrò le chiazze verdi e gialle dei muschi e dei licheni sulle rocce del fiume. «Questi sono pensieri di Dio che diventano vita. Anche i più piccoli fiori gialli, e quelli azzurrini che chiamano “gli occhi della Madonna”… ogni filo d’erba, ogni fiore, anche il più umile, ha la sua dignità di esistere, ha la sua bellezza da mostrare, è un segno della presenza di Dio sulla terra, e tu devi rispettare ogni forma di vita. E questo non è facile da comprendere. Gli uomini pensano di capire tutto e invece non capiscono niente, perché altrimenti non si spiega che da un grumo di fango possa nascere una spiga di grano!»

Quarta di copertina
Quando il cielo era il mare e le nuvole balene, di Guido Conti, Giunti, 2018.

Che la pianura fosse il fondo del mare è una favola affascinante per Bruno, un bambino che vive in una grande corte a ridosso dell'argine del fiume Po con nonno Ercole, socialista, che racconta storie meravigliose, e nonna Ida, che guarisce le storte e scaccia i demoni dai cani. Bruno cresce incantato dalle storie che vive e sente raccontare: qui c'è il suo amico Millemosche che riceve da un angelo, in chiesa, il dono di curare i cavalli, qui conosce la tragica avventura di Vera e l'amara esperienza del Peppo che gli narra com'è diventato cieco durante la prima guerra mondiale.
Poi un giorno, in mezzo ai campi, appare un uomo che arriva a piedi con una valigia: è l'Americano, il padre assente, l'eroe ambiguo che segnerà per sempre la sua adolescenza. Bruno vive tra stupori e fascinazioni, immerso in una natura spesso crudele, dove gli animali sono messaggeri di gioie e disgrazie. Tra le magiche nebbie del Po conosce anche Laura, una ragazzina sveglia e intraprendente con cui vivrà l'esperienza della guerra, l'arrivo dei tedeschi lungo il Po, i primi incanti di un sentimento che non sa ancora definire e poi lo sfollamento e il trauma della separazione. Nel dopoguerra Bruno, diventato grande, tornerà a cercare i ricordi di un'infanzia vissuta intensamente tra sogni e immaginazioni, e incontrerà una donna, Betty, affascinante e seducente, che lo metterà di fronte a tante verità difficili da accettare.
Un romanzo di formazione e vocazione, intenso, scritto con una lingua energica e lirica allo stesso tempo, che affonda le sue radici in quel realismo magico emiliano che, fin dall'esordio, ha nutrito e dato corpo e anima alla narrativa di Guido Conti.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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