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Hotel omicidi, di E.Howard Hunt: pagina 69

Hotel omicidi, di E.Howard Hunt: pagina 69

Pagina 69 #149 Hotel omicidi, di Everette Howard Hunt jr., Polillo Editore. Un grande romanzo, scritto nel 1961, degno di essere annoverato tra i migliori esempi del giallo all'americana. Una storia di amore, morte e malavita.

Alle otto una cameriera aprì con una chiave universale la porta dell'appartamento 515, lanciò un'occhiata d'orrore al divano e corse strillando per il corridoio. Nella confusione che seguì, nessuno pensò di chiamare Novak, che arrivò ciondolando nel suo ufficio alle nove e trenta, dopo essere passato come sempre dalla porta secondaria. Gli uomini della Scientifica avevano già fotografato il cadavere, cosparso di polverina la camera per rilevarvi le impronte digitali e portato via il cadavere di Chalmers Boyd in un cestone dell'obitorio. Le impronte trovate sulla maniglia della porta erano quelle della cameriera, la quale continuava istericamente a ripetere che era abituata ad inciampare in corpi di ubriachi addormentati, non di cadaveri assassinati.
L'uomo che entrò passando davanti alla segretaria di Novak portava un abito marrone, né nuovo né vecchio, un cappello grigio, macchiato intorno al nastro, e una cravatta marrone. Al dito aveva un grosso anello d'oro e zircone, di un ordine di qualche confraternita. Era un individuo basso, con la faccia seria di un cane da caccia affamato. La barba già ispida indicava che era montato di servizio durante la notte. Novak aveva aveva già avuto a che fare con lui in precedenza. Era il tenente Morely della Squadra Omicidi.
Mentre si accomodava su una sedia di fronte a Novak, il tenente disse:"Tutte le faccende più sporche capitano a me. Dovrei andarmene in pensione e trovarmi un'occupazione in un posto come questo. Un bell'ufficio pulito, una segretaria carina, schedari leggibili e niente da fare se non farsi venire le vesciche alle chiappe."
"La cosa non le piacerebbe."



Quarta di copertina
Hotel omicidi, di E.Howard Hunt

Grande albergo: gente che va, gente che viene. Ed è così anche all'Hotel Tilden di Washington, 340 stanze, quasi una città nella città. Pete Novak, all'apparenza un tipo cinico e duro, è il detective privato incaricato della sicurezza dell'albergo. È a lui che vengono demandate le piccole e grandi grane che quotidianamente si presentano. Liti, furti, tradimenti coniugali, il solito repertorio, insomma. E così Novak non si scompone più di tanto quando una cliente, Julia Boyd, denuncia la scomparsa dei suoi gioielli. Il marito Chalmers, però, si affretta a sconfessarla dichiarandosi certo che questi si trovano al sicuro nella cassaforte del suo ufficio, nell'Illinois. Ma se la vicenda dei gioielli sembra risolta, subito dopo accadono due fatti ben più gravi: un'ospite appena arrivata, la bellissima Paula Norton, viene picchiata a sangue nella sua stanza e in quella stessa notte viene commesso un brutale delitto. Novak indaga e ben presto scopre che tutto quanto è collegato. Un grande romanzo, scritto nel 1961, degno di essere annoverato tra i migliori esempi del giallo all'americana. Una storia di amore, morte e malavita.


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