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Mademoiselle Coco e il profumo dell'amore, di Marly Michelle: incipit

Mademoiselle Coco e il profumo dell'amore, di Marly Michelle: incipit

Incipit #175 Uno, due, tre, quattro, cinque… Uno, due, tre, quattro, cinque… Le sue labbra si muovevano, ma dalla bocca non usciva alcun suono.


Mademoiselle Coco
e il profumo dell'amore

di Marly Michelle
Narrativa
Giunti
cartaceo 12,66€
ebook 8,99€


Contava in silenzio i tasselli del mosaico che aveva sotto i piedi. Ciottoli irregolari, calpestati per un secolo e incastonati nel pavimento in forme geometriche o immagini mistiche.
Cinque stelle, cinque fiori, un pentagono. Una disposizione tutt’altro che casuale. Aveva imparato che l’ordine cistercense considerava il cinque un numero dal valore simbolico, l’incarnazione pura e perfetta delle cose. Le rose avevano cinque petali, le mele e le pere erano frutti con una struttura a cinque raggi. L’ essere umano aveva cinque sensi e le cinque stigmate di Cristo venivano ricordate in ogni preghiera. Quello che le
monache non le avevano insegnato era che il cinque rappresentava anche il numero dell’amore e di Venere, la somma indivisibile del numero maschile, il tre, e di quello femminile, il due. Questa rivelazione, particolarmente interessante per una ragazzina di quattordici anni, l’aveva trovata in un libro che leggeva di nascosto in soffitta.
La biblioteca del convento nascondeva infatti tesori stupefacenti. Meno scandalose, ma comunque non destinate agli occhi di un’adolescente, erano le prediche medievali di Bernardo di Chiaravalle, in cui il monaco ricordava ai confratelli il significato delle essenze aromatiche durante le preghiere e i lavaggi rituali. L’ abate consigliava addirittura di immaginare, con lo sguardo spirituale rivolto verso l’interno, i profumati
seni della Vergine Maria osannati nel Cantico dei Cantici. Incenso e gelsomino, lavanda e rose sull’altare permettevano di intensificare la contemplazione con l’aiuto dell’olfatto.
Per gli orfani come lei, gli aromi ricavati dalle piante del giardino del convento, così come l’idea di rifugiarsi tra i seni prosperosi di una madre amorevole, restavano un sogno lontano. Le allieve venivano regolarmente strofinate in una tinozza con sapone scadente per ripulirle dopo il lavoro nei campi o in cucina, in modo che odorassero di pulito invece che di sudore e stanchezza… Ma certo non si poteva parlare di profumo. Le
grandi lenzuola bianche che le ragazze dovevano lavare e all’occorrenza rammendare, per poi riporle in pile ordinate nella stanza della biancheria, venivano trattate con più cura della pelle delle orfane.

Uno, due, tre, quattro, cinque…

Ingannava il tempo contando mentre, in fila insieme alle altre ragazze, aspettava che il parroco la confessasse. Dopo un’attesa infinita, tutte sull’attenti come soldati nel cortile di una caserma, una dopo l’altra entravano finalmente nel confessionale. Era convinta che le monache le facessero aspettare così, dritte e in silenzio – una posa in cui nessun bambino poteva resistere a lungo – in modo che di lì a poco avessero davvero qualcosa da confessare. Di solito, infatti, nessuna di loro dall’ultima confessione del sabato precedente aveva commesso peccato.
Lassù, tra quelle rocce lambite dal vento su cui nel XII secolo era stato eretto il monastero di Aubazine, non c’era nessuna occasione per peccare.
Erano due anni che abitava in quel mondo isolato nel centro della Francia, abbastanza lontano dalla strada principale per Parigi da scoraggiare ogni idea di fuga. Ed erano passati più di settecento giorni dalla morte di sua madre e dall’istante in cui il padre l’aveva messa su una carrozza per poi abbandonarla dalle cistercensi. Come se fosse un peso. Quindi era scomparso per sempre, e per l’anima fragile della piccola si erano aperte le porte dell’inferno.
Fin da subito aveva iniziato a bramare il momento in cui sarebbe stata abbastanza grande da lasciare il monastero e iniziare una vita indipendente. Forse la chiave poteva essere l’ago da cucito. Infatti, chi sapeva cucire e si impegnava con costanza poteva arrivare fino a Parigi e trovare un impiego in una grande casa di moda. Così aveva sentito dire, ma in realtà non sapeva esattamente di cosa si trattasse. Però suonava allettante.
L’ espressione “casa di moda” faceva vibrare in lei un ricordo lontano. Di belle stoffe, seta frusciante, volant profumati e pizzi eleganti. Non che sua madre fosse mai stata una signora. Era solo una lavandaia e suo padre un venditore ambulante che non aveva mai venduto merci così pregiate. Eppure ogni pensiero di cose belle era legato a maman. Le mancava così tanto quel senso di protezione che lei le aveva sempre trasmesso.
Ma adesso doveva cavarsela da sola, tra insegnamenti severi, punizioni e ogni tanto l’assoluzione divina. E dire che desiderava solo un po’ di affetto. Era questo il peccato che doveva confessare? Era questo il segreto che avrebbe impedito alla sua anima di trovare pace? Forse… o forse no. Ma di una cosa era certa: non avrebbe rivelato al parroco che nella vita desiderava semplicemente amore. Né quel giorno, né mai.
Riprese a contare i tasselli del mosaico lungo il viale del monastero di Aubazine: uno, due, tre, quattro, cinque…

Quarta di copertina
Mademoiselle Coco e il profumo dell'amore, di Marly Michelle, Giunti, 2018.

Parigi, 1919: a trentasei anni Coco Chanel è già un’icona di stile e tutte le signore si contendono le sue audaci creazioni, simbolo di una donna moderna, sensuale anche quando indossa i pantaloni. Gli anni di povertà in cui Coco era soltanto Gabrielle, un’orfana abbandonata in un convento, sembrano ormai alle spalle, eppure le sue umili origini continuano a perseguitarla, tanto che il grande amore della sua vita, l’aristocratico inglese Boy Capel, la adora ma non rinuncia a un matrimonio di interesse. Quando Boy muore in un tragico incidente, Coco sprofonda nella depressione, finché, durante un viaggio a Venezia, un impresario russo le offre un fazzoletto che emana il profumo più inebriante che abbia mai sentito: un’essenza realizzata per la famiglia degli zar, e divenuta introvabile dopo la rivoluzione. Coco non ha dubbi: è questa l’eau de l’amour che desidera ricreare in ricordo del suo innamorato. Rientrata a Parigi, nemmeno il turbine di feste e nuove passioni – come quella per il grande musicista Stravinskij – riescono a distoglierla dalla sua ossessione. Sarà l’incontro con il granduca russo in esilio Dmitrij Romanov, con cui fuggirà in Costa Azzurra, a metterla in contatto con un noto profumiere che la accompagnerà nella ricerca della fragranza perfetta. Coco sente finalmente di essere a un passo dal suo obiettivo: la creazione di quello che diverrà il profumo più esclusivo e desiderato di ogni tempo, Chanel N° 5… Un viaggio suggestivo nella Parigi degli anni Venti, sulle tracce di una delle donne più affascinanti e irriverenti del Novecento.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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