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Sotto il sole di mezzanotte, di Higashino Keigo: incipit

Sotto il sole di mezzanotte, di Higashino Keigo: incipit

Incipit #176 Uscito dalla stazione di Fuse s’incamminò lungo i binari in direzione ovest. Era ottobre, ma l’aria era ancora tremendamente calda e umida.


Sotto il sole di mezzanotte

di Higashino Keigo
Thriller
Giunti
cartaceo 17,00€
ebook 9,99€


Un camion sfrecciò a tutta velocità sollevando una nuvola di terra polverosa. Sasagaki Junzō si strofinò gli occhi e la bocca, l’espressionecontratta in una smorfia, e avanzò con passo tutt’altro che leggero. Avrebbe dovuto essere il suo giorno di riposo. Dopo tanto tempo, avrebbe potuto prendersela comoda e dedicarsi alla lettura. Aveva conservato il nuovo giallo di Matsumoto Seichō apposta per l’occasione.
Sulla destra scorse un parco grande come due campi da softball, attrezzato con i classici giochi per bambini come scivoli, altalene e cubi. Si trattava del Parco Masumi, il più vasto della zona. Al di là, si affacciava un edificio di sette piani dall’apparenza anonima. Ma Sasagaki sapeva che era disabitato: prima di essere trasferito alla sede centrale della polizia di Osaka, aveva prestato servizio presso il commissariato di Nishi Fuse, a cui competeva quell’area. Fuori dall’edificio, le volanti della polizia avevano già attirato una folla di curiosi.
Sasagaki decise di non dirigersi subito sul posto. Svoltò a destra e percorse la strada che costeggiava il parco fino a quando fu attratto da un negozietto con l’insegna “Ikayaki”. Dietro alla piastra di cottura che dava sulla strada, una grassa signora sui cinquant’anni stava leggendo un quotidiano. All’interno vendevano anche snack e pacchetti di caramelle. In quel momento non c’era traccia di bambini.
«Uno di questi, grazie» ordinò Sasagaki indicando un calamaro.
La donna annuì. Chiuse il giornale e si alzò posandolo sulla sedia. Sasagaki si accese una sigaretta e lanciò un’occhiata alla prima pagina. Un titolo diceva: «Il ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha reso noti i risultati dell’indagine sulla concentrazione di mercurio nei pesci e nei crostacei in commercio». Il sottotitolo recitava: «La concentrazione è minore rispetto al livello minimo consentito». A marzo era stata pronunciata l’ultima sentenza sul caso della sindrome di Minamata: insieme a quella di Niigata Minamata, alla sindrome itai-itai e all’asma di Yokkaichi, era una delle quattro malattie causate dai grandi disastri ambientali che avevano colpito il Giappone. Tutte le cause relative erano state vinte dai querelanti, ma gli episodi avevano acceso il campanello d’allarme tra la popolazione giapponese, improvvisamente attenta alle questioni ecologiche. In breve tempo, in tutto l’arcipelago si era diffusa la paura di essere avvelenati da mercurio o PCB consumando pesce. Sasagaki si augurò che il suo calamaro non fosse contaminato.

La donna aveva passato il calamaro nella farina e nell’uovo e lo aveva schiacciato tra le due piastre per cuocerlo a dovere.

Dopo qualche minuto sollevò la piastra superiore: lo ikayaki era lì, piatto e tondo. Ci spennellò sopra un velo di salsa, lo tagliò a metà e lo avvolse in un foglio oleato color ocra, dopodiché lo servì al suo cliente insieme allo scontrino. In tutto facevano quaranta yen. Sasagaki contò le monete e lei lo ringraziò, prima di tornare al suo quotidiano, con un sorriso affabile. Sasagaki si sarebbe allontanato se una signora di mezz’età, con un cestino della spesa, non si fosse fermata a salutare la proprietaria. Doveva essere una casalinga residente nei dintorni.
«Hai visto laggiù? Che cos’è quel trambusto? Dev’essere successo qualcosa» tentò di attaccare bottone, indicando l’edificio al di là del parco.
«Sembra di sì, non ho mai visto così tante auto della polizia. Magari si è fatto male un bambino…»
A quelle parole, Sasagaki si voltò di scatto verso la donna grassa dietro la piastra.
«Perché mai un bambino dovrebbe entrare in quel postaccio?»
«Quell’edificio è un vero e proprio parco divertimenti per i bambini; vanno a giocarci tutti i giorni. Lo sapevo che prima o poi qualcuno si sarebbe fatto male, ci avrei messo la mano sul fuoco. E infatti…»
«A che cosa giocano?»
«E io che ne so? Però sapevo che avrebbero dovuto prendere delle precauzioni, è pericoloso.»
Dopo aver mangiato voracemente il calamaro, Sasagaki si diresse verso il palazzo abbandonato seguito dallo sguardo della negoziante. Doveva averlo scambiato per l’ennesimo ficcanaso di mezza età con troppo tempo libero.
I poliziotti stavano finendo di stendere il nastro per delimitare l’area e allontanare i curiosi. Sasagaki passò sotto quella barriera e si avvicinò ai colleghi. Un agente in uniforme fece per fermarlo, ma lui indicò la tasca della giacca dove teneva il distintivo; si scambiarono un cenno d’intesa. L’ ingresso era sbarrato da pannelli e lastre di compensato, ma a giudicare dall’ampiezza dell’apertura era facile ipotizzare che avrebbe dovuto ospitare una porta girevole. Alcuni pannelli erano stati rimossi per rendere possibile l’accesso, e con un saluto all’agente di guardia Sasagaki s’insinuò senza perdere tempo.
Dentro regnava il buio, proprio come aveva immaginato. L’aria era pesante, sapeva di muffa e di stantio. Da qualche parte qualcuno stava parlando. Sasagaki rimase immobile finché gli occhi non si abituarono all’oscurità. Pile di materiali edili erano depositate davanti alle porte metalliche: capì di trovarsi nel corridoio degli ascensori. Nel muro di fronte era stato praticato un varco rettangolare, ma l’assenza di luce rendeva impossibile comprendere cosa ci fosse dall’altra parte. Forse era l’uscita che portava al parcheggio. A sinistra, una stanza era chiusa da una porta in legno grezzo, una soluzione di fortuna messa lì per l’occorrenza. Qualcuno, forse un addetto ai lavori, ci aveva scritto con un gesso “Vietato l’ingresso”. A un tratto la porta si aprì e sbucarono fuori un paio di colleghi della sua stessa squadra, uno di due anni più vecchio di lui e un giovanotto entrato a far parte della Prima divisione investigativa da neanche un anno. «Oh, ben arrivato! Che fortuna, eh? Proprio nel tuo giorno di riposo!» disse Kobayashi, il più vecchio.

Quarta di copertina
Sotto il sole di mezzanotte, di Higashino Keigo, Giunti, 2018.

Doveva essere un giorno di riposo per l'ispettore Sasagaki, invece è l'inizio di un caso inestricabile che finirà per ossessionarlo per molto, molto tempo. Il corpo di Yosuke Kirihara, stimato proprietario di un banco di pegni, viene rinvenuto in un edificio abbandonato. Sdraiato su un divano, i capelli composti, l'abito elegante, come addormentato, non fosse per quella chiazza di sangue in mezzo al torace. I sospetti ricadono di volta in volta sui familiari, poi sui clienti del negozio, infine su una presunta amante, ma più il cerchio si stringe più la polizia brancola nel buio: non ci sono prove schiaccianti e gli indiziati hanno alibi che si sostengono a vicenda. E, come una maledizione, tutti coloro che hanno a che fare con il caso Kirihara finiscono per morire in strane circostanze. Tutti tranne il figlio della vittima, Ryo, un ragazzo cupo e impenetrabile che vive arricchendosi con traffici illegali, e la figlia dell'amante di Kirihara, Yukiho,studentessa brillante e di una bellezza mozzafiato.
Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, ma vent'anni sono davvero troppi, specialmente quando si tratta di un efferato omicidio. Riuscirà l'ispettore Sasagaki a sciogliere il mistero che lo tormenta e a incastrare un colpevole che gli sfugge da decenni?

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


About Stefania Bergo

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