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Viaggio a Kajuraho, incredibile India

Viaggio a Kajuraho, incredibile India

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Kajuraho, nella regione del Madhya Pradesh, nel cuore di una incredibile India: dai templi famosi per le sculture erotiche, alla vita rurale dei villaggi.

Per due motivi volevo andare a vedere i templi di Kajuraho, uno serio, sono i capolavori dello stile nagara tipico del Nord dell’India, uno un po’ meno, sono i templi famosi per le sculture erotiche.
La nostra guida ci sta aspettando all’ingresso dei templi del Western Group. 
Buongiorno, mi chiamo Prabhat – sulla quarantina, baffetti neri e occhiali scuri, conosce qualche parola di italiano – sono stato a Verona a tenere dei corsi di Tantra Yoga – mi sembra uno che la sa lunga, sussurra mia moglie - i templi costruiti a Kajuraho attorno al Mille d.C. erano un’ottantina, oggi ne restano una ventina e sono tutti sotto patrocinio dell’UNESCO – lo so, lo so, andiamo.

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Il Lakshmana Temple, il primo a sinistra, visto di fronte è una costruzione a gradoni di arenaria chiara che si alza da una piattaforma alta un paio di metri, quattro tempietti uguali gli fanno da corona. 

Partiamo da qui – dice Prabhat indicandoci la fascia di bassorilievi che circonda la base e così andiamo incontro a una processione ininterrotta di cavalli e cavalieri, elefanti e guerrieri, musicisti e ballerine, re e regine, scene di guerra e di vita quotidiana, e attività sessuali esplicite – le sculture erotiche sono circa il dieci per cento del totale – ci spiega Prabhat, ma l’occhio cade lì.
Se la qualità delle sculture sulla base è piuttosto grossolana quella delle sculture che si affollano lungo i fianchi del tempio è decisamente superiore e intrigante, decine di statue del pantheon indù, animali mitici, coppie innamorate, coppie in tutte le posizioni dell’amore, bellezze sensuali di fronte, di profilo e di schiena e meno male che sono solo il dieci per cento. Una ragazza indiana in pantaloni e maglietta smanicata si fa un selfie di confronto sorridendo, tre signore di una certa età in sari e a piedi nudi sembrano come minimo perplesse.

Khajuraho, Lakshmana temple e Kandarya Mahadeva temple

Il Kandariya Mahadeva è a cento metri su un’altra piattaforma.

Il capolavoro di Kajuraho è una serie in crescendo di guglie a pannocchia fino a quella sopra la cella del tempio, la più alta, sorretta da piccole guglie che ne enfatizzano l'elevazione. È la rappresentazione del monte Meru, il centro dell’universo nella mitologia hindu – ci dice Prabhat mentre ci avviciniamo. Alto sulla piattaforma sembra un trono finemente cesellato e le sculture che corrono in tre fasce lungo le pareti esterne sono eleganti e seducenti come quelle del Lakshmana, se non sei un esperto non noti le differenze, anche delle posizioni. Negli occhi dei poco numerosi turisti, per lo più indiani, vedi ammirazione e curiosità, come noi si domandano il significato di tutta questa esuberanza dei sensi. Alcuni ritengono che le sculture siano legate alla corrente tantra dell’induismo che i Chandela, i re che hanno sponsorizzato i templi di Kajuraho, seguivano, altri pensano che si tratti semplicemente della rappresentazione del Kama, il piacere sessuale, uno dei quattro scopi della vita di un uomo nel pensiero induista, altri … – la sa lunga il nostro Prabhat.

I templi jain, l’Eastern Group, sono a un paio di chilometri, cinque minuti di macchina.

Se l’Adinath, di cui è rimasta solo la torre sopra la cella, è piccolo ed elegante, il Parsvanatha è abbastanza integro e carico di sculture, non ci sono scene erotiche ma le solite bellezze provocanti, c’è quella di spalle che si guarda allo specchio, quella che si toglie una spina dal piede – ma sono le stesse su tutti i templi !? Sì, è vero – risponde Prabhat – sono figure classiche, esiste un testo antico che elenca 16 posizioni in cui dovrebbe essere rappresentata la figura femminile per poter mostrare tutta la sua bellezza, mentre si trucca, mentre si pettina, mentre scrive una lettera d’amore, mentre gioca col figlio…. – la sa davvero lunga il nostro Prabhat.
Pomeriggio – facciamo un giro da soli a far foto? – ma le foto le fanno a noi, una ragazza indiana insiste per fare un selfie con mia moglie, mai con me.
La luce del tramonto riscalda le decine di corpi voluttuosi che sulle pareti dei templi si guardano, si parlano, si accarezzano e si amano, mia moglie stanca ma soddisfatta si riposa sui gradini del tempio di Varaha, il cinghiale, una delle incarnazioni di Vishnu, alcune anziane fedeli salgono lente la scalinata di un tempio ancora in uso lì di fianco, ogni tanto si sente il tintinnio di una campanella, sono le bambine che in cima saltano felici per farla suonare.

L’altra faccia di Kajuraho: l’old village

Secondo giorno, l’altra faccia di Kajuraho.

Andiamo a vedere l’old village, vi garantisco che ne vale la pena! Insiste Anil, il ragazzo dell’agenzia locale del nostro tour operator. Basta templi, dice mia moglie, andiamo a vedere questo villaggio, ci tiene tanto. Anil non ha il patentino per fare la guida ai templi ma la vita del villaggio la conosce bene, lui ci è nato in un villaggio.
Muri di mattoni a vista e tetti storti di tegole scure, recinti di fitte ramaglie, bambini eccitati dalla nostra presenza, gambe secche come quelle del vecchietto che esce a salutarci, donne con cesti in bilico sulla testa che si fermano curiose, attorno a un pozzo, una buca quadrata senza nessuna protezione, una donna attinge acqua, un’altra lava il suo bambino in una tinozza d’alluminio, una ragazza si fa una doccia tutta vestita, ognuna ha la sua corda per calare i secchi.
Una signora sta cuocendo qualcosa sotto una tettoia, un’altra che Anil sembra conoscere bene ci invita in casa per vedere la preparazione del chapati, il tipico pane indiano, una stanza, fuoco sul pavimento, rami secchi accatastati in fondo, quattro padelle di metallo, bottiglie di plastica piene di liquidi nelle nicchie della parete, panni ad asciugare sopra l’ingresso, sorride tranquilla mentre lo prepara, assaggiamo per cortesia, tre bambine ci guardano divertite.


Un’anziana signora ci vuole vendere una confezione di crackers – è una vedova e il figlio l’ha abbandonata, non ha più nessuno e cerca di arrangiarsi – ci traduce Anil, lei ringrazia per le rupie e insiste perché prendiamo i crackers. Un bugigattolo di cemento in mezzo agli sterpi - quello cos’è? – è un gabinetto costruito dal governo ma nessuno lo usa, nei villaggi si va lungo i campi. Mentre usciamo dal villaggio una dozzina di bambini di un po’ tutte le età smettono di giocare e ci osservano curiosi – è la scuola del villaggio - ma tu quando torni al villaggio? – ogni tanto, sto studiando informatica, poi andrò in città.
Kajuraho, incredibile India, davvero.



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Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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