Recensione: La stanza numero cinque, di Stefania Bergo

Recensione: La stanza numero cinque, di Stefania Bergo

Libri Recensione di Davide Dotto. La stanza numero cinque di Stefania Bergo (Gli scrittori della porta accanto Edizioni). Un romanzo breve corale, sei storie di donne, ciascuna con una peculiarità e un metro differenti, nessuna con in tasca una soluzione matematicamente certa.

La stanza di questo racconto è la numero cinque, cinque (anzi, sei) sono le figure femminili chiamate a rispondere di loro stesse con una scelta delicata, definitiva.
Proprio perché ne rispondono, essa non è irresponsabile. La decisione, nella sua imponderabilità, contempla tanto un SI quanto un NO. Essa si scontra con condizionamenti esterni molto forti: problemi individuali della più varia natura, economici, famigliari e lavorativi, i quali suggeriscono o impongono di interrompere la gravidanza:
«Non penserai di tenerlo, vero?»
No, certo, non le era stato concesso di pensare.
«Lo sai che saresti sola, io non potrei fare nulla per te.»


L’invito – tutt’altro che scontato – è mettersi le scarpe degli altri prima di pronunciarsi su vicende e cose di cui non si ha esperienza diretta.

Solo così si è in grado di lasciare da parte l’oggettività delle regole, la logica della soluzione uniforme, della restrizione e del divieto. Soprattutto quando è proprio una norma  (la Legge 194 del 22 maggio 1978) a intervenire nel merito, con le sue valutazioni di fondo, disciplinandone i presupposti, e di cui vale la pena considerare almeno due articoli:
Art. 2
I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza [omissis]
d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza.
Art. 4
Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

L’esistenza stessa della legge rende difficile chiamarsi fuori da una questione che non riguarda soltanto la donna. 

Non si può negare che i commi citati chiamino in causa chi ha determinato (o concorso a determinare)  «le condizioni economiche, sociali o famigliari» alla base della decisione.
Questo per capire che le storie narrate non sono una prova d’esame con in tasca una soluzione matematicamente certa. Ciascuna ha una peculiarità e un metro suoi propri, non ve ne sono due di uguali. Anzi, se le protagoniste si cambiassero vicendevolmente di posto, le storie assommerebbero ad alcune centinaia (6!=720). E non sarebbero comparabili in forza delle motivazioni profonde e del vissuto personali:
Volevo raccontare storie di donne che hanno scelto l’aborto.
Per insindacabili motivi. E proprio perché insindacabili non mi interessava soffermarmi su di essi. Volevo accendere un riflettore sulle donne. Ci sono così tante ragioni e sfumature, così tante scarpe differenti, che sarebbe stato impossibile raccontare una storia per ognuno di questi motivi.


La stanza numero cinque

di Stefania Bergo
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Romanzo breve
ISBN 978-8833664149
Cartaceo 6,00€
Ebook 2,99€

Sinossi
«Non si vendono verità e non si regalano giudizi, in questo romanzo colmo di materna delicatezza. Lo stile di Stefania Bergo è fluido, emozionale, coinvolgente. Le parole scorrono come acqua, come olio e come sangue. Non si arrestano e raggiungono l’anima.»
Emma Fenu

«Stefania Bergo, ha una penna delicata e sensibile e ha trattato questo argomento in punta di penna, dando realismo e tridimensionalità ai suoi personaggi. E, soprattutto, li ha resi veri. “La stanza n. 5” è un caleidoscopio di anime tutte al femminile dove l’Autrice ha tratteggiato ottimamente il bagaglio di vita di ogni singola protagonista; i pensieri, i retroscena, le angosce, le scelte. Un romanzo bello, intenso, senza sbavature.»
Loriana Lucciarini

Sei donne si ritrovano a raccontare la loro storia in una stanza d’ospedale in attesa dell’intervento programmato per la mattina seguente. Si tratta di Liliana e della giovane figlia Chiara, di Miriana, futuro amministratore delegato di una multinazionale, Daniela, architetto e madre di quattro figli, Valeria, editor in una casa editrice, ed Eva. Cinque di loro sono in lista per un aborto. Ma condividere le loro storie l’una con l’altra crea un cerchio di confronto ed empatia in grado anche di mettere in discussione la loro scelta. Forse.




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