Gli scrittori della porta accanto

Polvere, il nuovo romanzo di Arcangelo Amodio

Polvere, il nuovo romanzo di Arcangelo Amodio

Libri Sponsored Polvere, il nuovo romanzo di Arcangelo Amodio. Un viaggio porterà i protagonisti a indagare nella propria storia familiare, fino a scoprire una verità tenuta sempre nascosta.


Polvere 

di Arcangelo Amodio
Self Publishing
Narrativa
ISBN 1792823568
 Ebook 3,99€ 
 Cartceo 8,07€

La vita grigia e regolata di una routine inesorabile e precisa viene inceppata da un evento inatteso. Dall’entrata nel meccanismo di un granello di polvere, dall’arrivo di un fratello riemerso da un passato misterioso. Inizia così un viaggio che porterà i protagonisti a indagare, non senza colpi di scena, nella loro vita stessa, e nella loro storia familiare, fino a scoprire una verità tenuta sempre nascosta. La polvere del tempo e del non detto cambia i connotati alla realtà, e la verità le restituisce luce e dignità.


Non ricordo più in quale sogno fossi impigliato, ma qualcosa, mentre dormivo mi fece saltare il cuore. Lo potevo sentire picchiare con violenza e ferocia all’altezza delle orecchie, mentre mi assordava come i piatti di una batteria, come un milione di martelli che battono sui binari, come le sveglie che spezzano il cupo battere degli orologi nella canzone dei Pink Floyd, e che ti ricordano che è tempo di accorgerti del tempo che ti sta sfuggendo di mano. Della vita che si fa più breve e inesorabile ad ogni rintocco. Che forse era meglio rimanere addormentati e lasciare che il tempo ci lasciasse indietro a ingiallire e a sparire in una folata di vento, che svegliarsi solo per constatare che non c’è alternativa.
[...] I pensieri cupi sul mio presente ovattato e protetto, le vampate di libertà e ribellione giovanile, che mi avevano bruciacchiato poco prima, quando mi ero lasciato attirare dalla sarabanda di ricordi, della mia vita precedente, di quando avevo un fratello gemello, quel buio che mi chiamava da dietro i vetri colpiti dalla pioggia, assumevano ora un senso logico, come la conferma di una telepatia, la strada rischiarata dall’alba dopo aver cercato di indovinarla, presentendola e annusandola per tutta la notte. E ora volevo solo che quel telefono tornasse a trillare; che anche i timori di svegliare i vicini mi apparvero ridicoli, e assolutamente irrilevanti nel grande schema delle cose della mia vita. Forza, Cesarone, fatti vivo, e portami in regalo da dovunque tu sia stato solo un po’ di quella follia e di passione per la vita che ho finito in questi anni, portami un po’ di passato da poter fumare beato in questi anni di porte blindate, strade pulite e bottegai ossequiosi.
[...] Pieno di pensieri e con un umore dello stesso colore del lago, che spumeggiava a pochi passi da me disperdendo i suoi spruzzi impalpabili nel vento come la polvere che continuava a sollevare nella mia testa la vespa di Cesare su una strada che non andava da nessuna parte se non indietro nel tempo, arrivai all’asilo dove le mie due bambine sedevano su un divano che pareva ingoiarle, composte, con i cestini sulle gambe, chiuse nei loro cappottini rosa. Mi fecero dei gran sorrisi e mi corsero incontro piene di vita, e di gioia. Felici di vedermi, ridotto così. Con le scarpe da camera inzuppate, e l’acqua ai polpacci, tremante dal freddo e dal dolore al braccio, alla testa e a tutto il corpo, gli occhi bagnati e arrossati. Abbracciai le bambine, annusandole, provando sollievo al loro odore di pane fresco e di latte caldo, di zucchero, e pannolini sporchi.
[...] Il corpo massiccio non era il suo, la testa rasata del colore del cuoio coi capelli della stessa lunghezza della barba, ispida di un giorno, non erano i suoi, il volto duro e ruvido, butterato di cicatrici, non era il suo, le mani callose e forti non erano le sue, quella postura rigida a gambe divaricate non era sua. Ma l’orologio che aveva al polso, quello sì che mi fu immediatamente familiare. Strano, pensai, che tra tutte le cose che avrei potuto notare ero andato a soffermarmi su quel Seiko automatico che gli avevamo regalato per il suo compleanno, più di venti anni prima. Graffiato e attaccato a un cinturino di tela logora, ma era proprio il suo orologio. E poi gli occhi, gli occhi erano loro. Anche se non erano più i grandi occhi incorniciati da folte sopracciglia, così popolari tra le ragazze ai tempi della scuola, e anche se apparivano stanchi e rassegnati, piccoli e sottolineati da occhiaie rosse e rugose.
Erano proprio i suoi occhi.
-Cesare!- Dissi solo, alzandomi a fatica un po’ brillo e non riuscendo a trattenere un pianto convulso appena ci abbracciammo.

Arcangelo Amodio

Arcangelo Amodio, nato a Brindisi nel 1969, vive in Svizzera dopo molti anni trascorsi a Londra. In Italia e all'estero ha fatto i lavori più diversi: impiegato in ufficio e operaio nei cantieri, è stato magazziniere e correttore di bozze, operatore turistico, barman, autista, commesso e volontario nel sociale. Prima di Polvere ha pubblicato altri due romanzi, Stelle Cadenti (2018) e Mal di Mare (2007), quest'ultimo recensito anche da Gli Scrittori della porta accanto, e una raccolta di racconti, Controra (2006).
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