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Viaggio in India: i templi di terracotta di Bishnupur

Viaggio in India: i templi di terracotta di Bishnupur

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. I templi di terracotta di Bishnupur, nella regione del Bengala, in India.

Vi ricordate la famosa pubblicità “Turisti fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi”? Ecco, in questa tappa del nostro viaggio in India qualche ahi ahi ahi ce lo siamo detti anche noi, ma andiamo con ordine.
Dopo una corsa in taxi folle per gli standard occidentali, con tanto di inversione su una superstrada ipertrafficata ma pare nella norma per gli standard locali, siamo qui, sani e salvi, nella stazione di Varanasi ad aspettare il treno per Kolkata, partenza alle nove di sera, notte in cuccetta, arrivo domani mattina alle otto — così proviamo i famosi treni indiani; sì ma non cercavo esperienze estreme, risponde mia moglie facendo segno ai numerosi topi che corrono sui binari; ma ci sono anche a Milano, mi azzardo a dire prima di essere fulminato con lo sguardo. Il ragazzo del tour operator vuole restare con noi finché non saliamo sul treno ma il ritardo supera ormai le due ore e siamo arrivati alle foto sul cellulare del suo matrimonio di un paio di mesi fa — che carina tua moglie! Il treno arriva alla una, ci raccomanda al responsabile del vagone sleeper e ci saluta, davvero gentile.


Inutile dire che non abbiamo dormito granché, ma nessun problema, le valigie ci sono ancora, i passeggeri erano civili e gentili e il ritardo è aumentato ma non di molto, a Kolkata arriviamo dopo mezzogiorno — anche questa è fatta, è il commento di mia moglie. L’hotel è ok ma se non tieni il condizionatore al massimo le pareti si mettono a gocciolare, a letto sotto le coperte, fuori 32 C° e umidità al 97%.

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Meta del viaggio sono i templi di terracotta di Bishnupur, quattro ore di macchina dal nostro hotel.

Dobbiamo attraversare l’Hughli e il traffico al mattino è incredibile, se me lo avessero chiesto avrei suggerito un altro hotel — si giustifica Surya, il nostro accompagnatore, persona per il resto amabilissima. File interminabili di camion, autobus sovraccarichi, code a caselli dove paghi per una strada identica a quella di prima, battaglia di clacson a ogni sorpasso, attese pazienti ai passaggi a livello, risaie fino all'orizzonte — siamo nella rice bowl, così viene chiamata questa zona del Bengala, ci spiega Surya paziente —, camion carichi di patate — sono tipiche di questa zona — e — cos'è quella fabbrica? — un impianto per il trattamento della canna da zucchero — altre coltivazioni? Villaggi allungati lungo la strada tranne che nella foresta — è un santuario degli elefanti, bisogna fare attenzione perché attraversano all'improvviso —, deve essere per questo che l’autista accelera e si sfoga. Dopo cinque lunghissime ore alle 13 pranzo veloce e finalmente i templi.

Bishnupur Rasmancha e Bishnupur Radhashiam

India: i templi di terracotta di Bishnupur. Perché la terracotta?

Perché siamo su terreni senza pietre adatte alla costruzione ma in compenso ricchi di argilla — ma questo è di mattoni, non di terracotta! Un cartello blu dell’ASI (Archeological Survey of India) spiega che il Rasmancha ha una struttura unica: basamento in laterite — è questa pietra tutta porosa che non si può lavorare di fino, ci mostra Surya mentre la tocca — è composto da tre gallerie concentriche dove venivano portate le divinità dei templi vicini durante le feste, di terracotta ha solo alcune formelle con ballerine piuttosto goffe.
Il Shyamrai sembra una chiesetta di legno dei paesi dell’Est Europa, una cupola sopra la cella centrale e quattro torrette come campanili agli angoli, è del 1643 d.C., ci informa il solito cartello blu dell’ASI, è anche questo di mattoni ricoperti da formelle di terracotta, colonne archi pareti sono un unico racconto di vita civile e religiosa del Bengala nel XVII secolo, e poi ci sono animali, piante, episodi dei testi sacri hindu, insomma, invece degli affreschi delle nostre chiese, bassorilievi in terracotta, ma lo scopo è lo stesso: spiegare, ricordare, educare chi non sapeva leggere — il più famoso è questo, ci dice la guida, e ci porta a un rosone inscritto in un quadrato tutto pieno di figurine danzanti: è un rasa mandala con Krishna al centro che suona il flauto e attorno le gopi che ballano, bello.

Cinque minuti e siamo a un altro tempio, il Jor Bangla o Kesta Rai.

Stranissimo, sembra costituito da due chiesette col tetto a carena di barca rovesciata appiccicate tra di loro, in mezzo una cupola quadrata — il tetto è curvo come i tetti delle capanne di bambù, le porte sono ad arco un po’ come quelle moghul e i pannelli di terracotta sono tra i più belli del Bengala, si vede che Surya è molto preparato — le scene raccontate sui templi sono diverse, se lo sponsor è il re o qualche nobile, scene di caccia e storie di Shiva, se invece si tratta di qualche ricco mercante, allora quadretti di vita quotidiana, barche e mercati, qui ci sono anche degli europei col fucile, probabilmente portoghesi, schierati su una nave.
Comincia a essere tardi, un salto a un ultimo tempio, è il Radhashyam, è del 1758 d.C. dice il cartello dell’ASI, non è in terracotta ma in laterite con decorazioni in stucco — stava finendo il regno dei Malla, non c’erano più soldi, commenta la nostra guida, probabilmente anche oggi non ci sono più soldi per questo tempio, lo stucco cade a pezzi.
Se volete ne vediamo altri, ma… — meglio di no, altrimenti a che ora arriviamo in albergo?, a mezzanotte?

In viaggio per tornare a Varanasi

I pellegrini dei i templi di terracotta di Bishnupur.

Qualcuno lo avevamo superato all’andata, ma adesso ne incrociamo molti di più, ragazzi con un bastone a bilanciere in spalla abbellito da fiori di plastica e campanelli, due recipienti appesi alle estremità, camminano veloci sul bordo della strada — chi sono?, pellegrini, risponde Surya senza girarsi, vanno al tempio di xxx (mi sono perso il nome), c’è una festa religiosa; ne parla come se fosse una cosa normalissima ma come può essere normale vedere prima pellegrini solitari, poi gruppetti, poi una fila di persone, anche donne e ragazze, tutti con un bilanciere in spalla, che camminano a piedi nudi lungo il bordo di una strada lunghissima e trafficata nel bel mezzo della campagna? Coda di camion che sputano fumo, macchine che sorpassano spericolate, sosta all’ennesimo passaggio a livello chiuso, è ormai buio, scendiamo a guardare e arrivano senza un attimo di sosta, chi da solo con due candele accese sui bastoni, la maggior parte a gruppi, ci sono quelli che tengono il tempo come i marines scandendo mantra, i campanelli sui bastoni tintinnano al ritmo veloce, le ragazze che si vedono inquadrate sorridono, sono una fila ininterrotta, sono centinaia, migliaia — quando arriveranno al tempio?, domani mattina.
Noi siamo arrivati prima, un’ora dopo mezzanotte.



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Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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