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Recensione: L'arte di perdere, di Alice Zeniter

Recensione: L'arte di perdere, di Alice Zeniter

Libri Recensione di Davide Dotto. L'arte di perdere di Alice Zeniter (Einaudi). Un libro che racconta dall'interno l'Algeria e la Francia, l'immigrazione e il desiderio, di tre generazioni, di essere accolte nella nuova patria.

Esiste un codice ancestrale in base al quale si fa la guerra solo per proteggere dal mondo esterno la propria casa – cioè la donna che la abita, che nella casa ha il suo regno, il suo santuario. L’onore di un uomo si misura dalla sua capacità di tenere gli altri lontano dalla casa e dalla moglie. La guerra, in altre parole, si fa solo per evitare che la guerra varchi la porta di casa.
Alice Zeniter, L'arte di perdere
L'arte di perdere è l'ultimo romanzo della giovane scrittrice francese Alice Zeniter, col quale ha vinto, nel 2017, il Prix Goncourt des lyceéns.
Il racconto non riguarda l’avventura coloniale in sé ma gli sviluppi successivi, da Charles De Gaulle in poi: si tratta dell’Algeria (e della Francia) degli ultimi cinquant'anni, dall'indipendenza fino ai nostri giorni.
Alì, il capostipite algerino da cui si snodano le vicende di tre generazioni, impara a sue spese quanto sia difficile capire da che parte della Storia si debba stare. Gli servirebbe una sfera di cristallo o il senno di prima, che col senno del poi si fa poco o niente. Quando le cose precipitano, gli algerini che hanno combattuto vestendo la divisa degli europei sono  ritenuti traditori, vengono uccisi se incassano la pensione cui hanno diritto. Non si sa però dove scappare per sfuggire alla violenza dell’esercito,  a caccia di eversori e terroristi di casa in casa. Se dall’Algeria se ne vanno persino gli europei, è segno che il focolare cessa di essere un luogo sicuro. È inutile per Alì indossare l’uniforme francese ed esibire le medaglie.
Una volta che avranno svuotato il paese dai francesi e dagli algerini che gli sono rimasti fedeli torneranno per bombardare. Non foss’altro che per questo, bisogna andarsene.
Alice Zeniter, L'arte di perdere
Le scelte fatte non sono avventate ma sensate. Alì ha inteso salvaguardare se stesso, la famiglia, «si è limitato a chiedere la protezione [francese] per sé e per i suoi», la stessa «di cui hanno goduto tutti intorno a lui». L’alternativa, praticabile, risultava ugualmente rischiosa e incerta.

Se il sentiero si biforca, le strade alla fine si ricongiungono rendendo problematica qualunque sorte: quella di chi trova asilo in Francia e di chi rimane nella terra d’origine.

Se di destino si tratta, è arduo addomesticarlo, può essere favorevole e sfavorevole. È comunque e sempre Maktùb: «La vita è fatta di fatalità irreversibili e non di atti storici revocabili».
[Alì] continua a pensare che sono stati la fortuna e il torrente a portagli il torchio, poi i campi, la piccola rivendita sul crinale, e poi il commercio su scala regionale, e soprattutto l’auto e l’appartamento in città… di conseguenza pensa che quando si abbatte la sventura nessuno sia responsabile.
Alice Zeniter, L'arte di perdere
In Francia la sua è una famiglia di immigrati che ha sciolto i legami con la comunità di provenienza. È una trappola in cui crollano le ultime illusioni:
Staremo bene qui, vivremo come i francesi. Non ci sarà più differenza fra loro e noi. Vedrete.
Alice Zeniter, L'arte di perdere

Se rimanere in Algeria può essere pericoloso, in Francia ci si scontra con un’incertezza diversa. I figli di Alì (tra cui Hamid) non giocheranno mai con i bambini francesi. 

E i nipoti (per esempio Naima) pur essendo cittadini francesi faticheranno a trovare l'esistenza cui aspirano. Prima c’è il campo di accoglienza, poi i casermoni popolari della periferia, il lavoro in fabbrica. Le nuove generazioni vivono gli anni ’70 della crisi economica, e la paura di perdere il poco che hanno. Alì diventa sempre più silenzioso, i figli dimenticano l’arabo.
Le cose per Naima (la nipote) sembrano più rosee ma non sono meno complicate. Libertà significa ripiegare su ciò che è alla propria portata; la terra d’origine, dove riposano le risposte a domande che non ha il coraggio di porsi, non lo è. Suo nonno e suo padre non gliel'hanno mai raccontata:
Quando sei ridotta a cercare su Wikipedia informazioni su un paese di cui dovresti essere originaria forse c’è un problema.
Alice Zeniter, L'arte di perdere
Naima vive e lavora ai nostri giorni, testimone indiretta di atti di terrorismo sul suolo francese che la chiamano in causa: «Ha doppiamente paura. Ha ricevuto in eredità la paura di suo padre e ha sviluppato le proprie». Le preoccupazioni sono le stesse: con chi schierarsi, e soprattutto in che modo? Torna lo spettro di perdere la routine e la sicurezza di una condizione non più nuova. Non è nemmeno più questione di radici. Si tratta di trovare il modo di far convivere le due anime del proprio destino, quella algerina e quella francese, la mediterranea e l'europea. In fondo a ciò suo padre (Hamid) aveva già risposto:
Le mie sono qui [...] Le ho trasferite insieme a me. È una cavolata, questa storia delle radici. Hai mai visto un albero crescere a migliaia di chilometri dalle sue? Io sono cresciuto qui perciò le mie radici sono qui.
Alice Zeniter, L'arte di perdere

L’arte di perdere di Alice Zeniter racconta non dal di fuori ma dal di dentro sia l’Algeria, sia la Francia. Va oltre il punto di vista più consueto o unilaterale, non si abbandona a comodi stereotipi. 

Il risultato è un’efficace sintesi dalla quale si ricava una realtà più sfaccettata e articolata. I punti di vista si incrociano: quello francese delle versioni ufficiali ad «esaltare l’opera civilizzatrice» europea  da cui le tante Francie e le tante Algerie secondo l’occhio che guarda. C’è l’Algeria del Sahara, quella in cui fa freddo (e non solo caldo), quella immaginata e quella reale.
L'arte di perdere di Alice Zeniter è l’occasione di descrivere un'altra Europa. Non solo quella delle conquiste civili, dei diritti umani e del principio dell’autodeterminazione dei popoli. Anch’essa a volte sta dalla parte sbagliata quando contraddice se stessa: ma questa, forse, è l’altra faccia della medaglia.


L'arte di perdere

di Alice Zeniter
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806239503
Cartaceo 18,70€
Ebook 10,99€

Sinossi
Alí ha perso tutto. Eppure non ha mai creduto che la Storia potesse riservargli qualcosa di brutto. Non a lui che è sopravvissuto alla battaglia di Montecassino combattendo per la Francia. Non a lui, a cui il cielo ha - letteralmente - donato un torchio e Dio un primogenito bello e sano come Hamid. Ma quando nel 1962 l'Algeria ottiene l'indipendenza, Alí non è più l'uomo onorato e rispettato del suo piccolo villaggio. Ha dovuto collaborare con gli oppressori francesi: ora nuovi oppressori lo perseguitano in nome di un'altra bandiera. Alí deve lasciare per sempre - ma questo ancora non lo sa - gli uliveti della sua amata montagna in Cabilia. Hamid è ancora piccolo quando perde tutto per la prima volta. O meglio, scambia tutto quello che ha: l'innocenza per lo spettacolo delle torture della guerra civile, la casetta sul crinale per una tenda in un desolante campo d'accoglienza, i suoi fieri genitori per due ombre svuotate da un'anonima banlieue francese. Di quello sradicamento Hamid finisce per farne una religione, condannando il paese della sua infanzia all'oblio e se stesso alla condizione permanente di straniero. Naïma ha perso l'Algeria prima ancora di poterla avere. Perché il padre Hamid non ha mai voluto raccontarle niente, sua nonna non parla la sua lingua, la metà dei suoi zii è nata in Francia, suo nonno Alí è morto da tempo e in fondo va bene così. Naïma è francese e pensa di non avere nulla in comune con quel paese sulla riva opposta del Mediterraneo. Fino a quando per lavoro non è costretta a visitare l'Algeria e decide di conoscere meglio la travagliata storia della sua famiglia. Anche se tutti la considerano «un'algerina» - soprattutto negli anni del terrorismo e della xenofobia che infetta l'Europa - Naïma capisce presto che un paese non è un tratto somatico e non si può ereditare.


Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.


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