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Recensione: Io sono il Nordest, a cura di Francesca Visentin

Recensione: Io sono il Nordest, a cura di Francesca Visentin

Libri Recensione di Stefania Bergo. Io sono il Nordest (Apogeo Editore), un'antologia di racconti a cura di Francesca Visentin. Diciotto scrittrici narrano storie di «donne in prima linea, sempre. Ma troppo spesso non visibili, quasi mai protagoniste».

L'avevo in casa da tempo, era uno dei tanti libri della mia lunghissima lista di lettura. Ho acquistato Io sono il Nordest (Apogeo Editore) a maggio del 2015, quando è uscito, alla sua presentazione nell'ambito della manifestazione culturale Rovigoracconta – arrivata quest'anno alla sua sesta edizione. L'incontro, intitolato “Amare le donne, odiare le donne”, coinvolgeva le scrittrici Irene Cao, autrice di uno dei racconti dell’antologia, Sara Rattaro, con il suo Splendi più che puoi (Garzanti) – che vi consiglio di leggere – e la giornalista Francesca Visentin, che ha curato l'antologia e ne ha scritto la prefazione. Si parlava di donne, quindi. Di quelle che lasciano il segno, di quelle che passano inosservate, di quelle che scivolano via senza lasciare traccia. Donne che non sono in grado di essere protagoniste nemmeno della loro stessa vita. Donne invisibili.


Io sono il Nordest è un'antologia di racconti di autrici collegate al territorio: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino. 

Sono racconti al femminile, narrano di donne finalmente protagoniste, almeno sulla carta stampata, come se si prendessero finalmente la loro ribalta sul palco dopo essere state a lungo – spesso per un'intera vita – dietro le quinte. Questo non significa che siano storie di successi, anzi. Sono storie che spesso lacerano, lasciano il segno, fanno riflettere, in certi casi con sottile, bizzarra ironia.
Sono storie vere di coraggio, ribellione, resilienza, come quella delle madri armene.
[...] questa filosofia di umile resilienza sta alla base della lunga, feroce, estenuante battaglia difensiva che l'essere donna ha spesso reso necessario, in luoghi e forme e situazioni diversissime fra loro, ma accomunate dalla profonda certezza femminile di sentirsi portatrici di vita e non di morte.
Antonia Arslan, "Tempi di Erode", Io sono il Nordest
O come quella delle zigherane, donne che si sono emancipate anzitempo lavorando in un'industria di tabacco trentina a partire dal 1854, aprendo la strada ai primi asili aziendali in Italia – «destinati a tutte le madri, anche quelle non sposate, quelle "disonorate"» – e alle banche del muto soccorso  ("Una statua per le Zigherane", Isabella Bossi Fedrigotti).
Sono storie che si ispirano alla realtà e la fotografano. Come i racconti di prostitute di strada o dentro le mura domestiche, pur di avere un posto dove stare, una famiglia, sempre e comunque personaggi secondari delle loro stesse vite. Il loro destino è sempre nelle mani di altri, con l'unica colpa di essere nate dalla parte sbagliata del mondo ("Julia non è qui", Antonella Sbuelz) o della piramide sociale ("Pranzo d'anniversario", Francesca Diano).

Nell'antologia di racconti curata da Francesca Visentin ci sono storie di donne che attendono, e nell'attesa tengono insieme le famiglie, o di adolescenti cui il tempo è sfuggito. 

Nonne, madri, figlie, vite vissute amando un uomo che spesso non c'è, impegnato in guerra come partigiano o a macinare chilometri con il camion o impegnato in gare agonistiche che lo portano altrove. Donne che si aggrappano ai figli, cercando di mitigare in loro il vuoto del padre, avvertendo il vento freddo passare attraverso il vuoto del marito, proprio sotto lo sterno.
Pensa alla paura di rimanere sola, una paura radicata da tempi lontani in quei geni che lei stessa si porta addosso.
Irene Cao, "Noi tre", Io sono il Nordest
Adolescenti vittime di coetanei ossessionati, di stalking e femminicidio ("Vorrei che tu morissi", Mary B. Tolusso), altre che scappano di casa e vivono di espedienti ("Goodmorning Nordest", Barbara Codogno), magari con figlie di cui prendersi cura, figlie che imparano fin da subito ad accudire le proprie madri ("Due donne", Elena Girardin).


Si parla anche di aborto, in Io sono il Nordest.

Si parla di donne che abortiscono e poi portano il peso di quella che considerano una colpa per sempre, magari punendosi con una vita senza fissa dimora ("Clochard dagli occhi di ghiaccio", Gabriella Imperatori) o pensando di non meritare affatto una seconda possibilità ("Il mondo è pieno di stronze", Federica Sgaggio). Donne che devono scegliere tra l'essere madre e l'essere amante di uomini che non vogliono essere padri, donne che devono rinunciare a un figlio per un lavoro che le ingabbia nella speranza di una promozione, dietro sbarre di straordinari non pagati, umilianti richieste di prestazioni sessuali o stereotipati avanzamenti di carriera dei colleghi maschi.
Non era mai riuscita a dire di no agli straordinari, ai doppi turni. Avrebbero capito quanto valeva. Un figlio proprio in quel momento significava stroncare ogni possibilità. Si era arrovellata, angosciata, poi aveva deciso. Per tre volte. Era giovane, pensava ci sarebbe stato tempo. Invece tempo non ce n'era stato. Quel dolore e il rimpianto bruciavano ogni giorno.
Francesca Visentin, "Betty La Bella", Io sono il Nordest

Perché ancora oggi una donna è obbligata a fare una scelta. Oppure non ha scelta alcuna. Che poi è la stessa cosa.

Perché a volte arriva il momento in cui una frase velata d'altruismo cela la triste realtà dell'umiliante dipendenza economica dal marito: «Se facciamo un figlio non puoi anche lavorare. Chi starà con lui? [...] Tu potrai rimanere a casa a fare la bella vita, come le signore» ("Io mi salverò", Michela Scapin). Si inizia col lavoro, poi con gli interessi, le passioni, infine coi sogni. A lei spesso è chiesto di sacrificare tutto, perché le sue priorità non sono mai tali se paragonate a quelle di chi le sta intorno. Lei deve essere moglie devota, sempre pronta a soddisfare il bisogno, anche sessuale, di un uomo che spesso non ha la minima attenzione al suo piacere – o, al contrario, mendicare attenzione da chi non ha più alcun interesse, perché ormai il corpo di lei non è più attraente ("Senza lacrime cattive", Annalisa Bruni) –, madre presente per i figli, perno di famiglie in balia di crisi finanziarie ed esistenziali ("La crisi", Serena Antoniazzi - "Il fermaglio di Tessa", Maria Pia Morelli). Per poi finire come una scarpa vecchia: messe da parte perché ormai il sentimento si è consumato. Oppure continua con la sua carriera, salvo poi sentirsi comunque in colpa, perché organizza eventi internazionali ma non riesce a organizzare una festa del compleanno al figlioletto. E si sente sbagliata: «Sono una madre assente, una pessima madre. Domani mi licenzio, sì me ne vado» ("Save the date", Michaela K. Bellisario).

Ma c'è posto anche per la sottile ironia, tra i racconti di Io sono il Nordest.

Un'ironia al femminile, intelligente e pungente, che schernisce addirittura il simbolo della virilità maschile, quello di cui un uomo va fiero, il suo scettro ("Un colpo di clava", Anna Laura Folena). Un'autoironia che spoglia la gravidanza di quell'aura rarefatta e perfetta che le altre hanno, mentre quando è il nostro ventre a gonfiarsi, oltre alle caviglie, tutto appare un po' più terreno e non così estatico.
Quelli che dicono che la gravidanza sia uno stato di grazia o sono maschi o non parlano delle loro gravidanze [...]
Irene Vella, "Stato di grazia", Io sono il Nordest
Davvero bella, questa antologia di racconti a cura di Francesca Visentin, capita di riconoscersi in molte di quelle donne o di riconoscere un tratto che ci appartiene in ognuna di esse. Donne che subiscono, anche l'epilogo della loro esistenza, come burattini di carne, donne che diventano finalmente protagoniste e sciolgono i fili, riprendendosi il diritto di scegliere per loro stesse. Non è un'antologia di dolore e soprusi plateali, non si narra di grandi epici eventi, sebbene le storie siano intense. Solo di donne ordinarie, o forse straordinarie ma chiamate a vivere l'ordinario di ogni giorno. Ed è proprio per questo che i racconti restano impressi, perché sembra che parlino di noi.

Io sono il Nordest a cura di Francesca Visentin

Io sono il Nordest

a cura di Francesca Visentin
di Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti, Irene Cao, Mary B. Tolusso, Gabriella Imperatori, Barbara Codogno, Federica Sgaggio, Michaela K.Bellisario, Francesca Diano, Elena Girardin, Anna Laura Folena, Annalisa Bruni, Antonella Sbuelz, Micaela Scapin, Maria Pia Morelli, Serenella Antoniazzi, Irene Vella, Francesca Visentin
Apogeo Editore
Racconti
ISBN 9788899479039
Cartaceo 12,75€

Sinossi
Donne in prima linea, sempre. Nel lavoro, in famiglia, nel sociale. Ma troppo spesso non visibili, quasi mai protagoniste. Talento, impegno, dolore, amore, resistenza nonostante prevaricazioni e discriminazioni. La forza inesauribile, la positività e la voglia di futuro, le piccole e grandi battaglie vinte ogni giorno, sono una ricchezza femminile unica, che emerge in questo libro attraverso i racconti delle scrittrici del Nordest, mettendo insieme per la prima volta le più interessanti voci narrative di Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia.



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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