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Femminismo: le donne sono davvero unite nella lotta?

Femminismo: le donne sono davvero unite nella lotta?

Di Giulia Mastrantoni. Nel corso di un dibattito tra Roxane Gay e Christina Hoff Sommers sono emersi pareri contrastanti sul femminismo. Eppure, femminismo dovrebbe prima di tutto significare rispetto per tutte le donne, essere inclusivo per definizione. Ma le donne sono davvero unite nella lotta?

Ieri sera sono andata a Melbourne a un evento che è stato ampiamente criticato su Facebook per il costo dei biglietti: Roxane Gay e Christina Hoff Sommers hanno discusso sul significato del femminismo nel ventunesimo secolo, ma il prezzo minimo per l’ingresso era di $57. This Is 42, l’organizzatore dell’evento, ha offerto una serie di sconti studente et similia, ma la sala è rimasta comunque mezza vuota. Non è questo, però, che mi ha innervosita.
Christina Hoff Sommers ha fatto il suo ingresso in sala in modo pacato, ricevendo un discreto numero di applausi. Roxane Gay è entrata nello stesso modo, ricevendo ovazioni notevoli. Lo scambio di idee tra le due femministe, notoriamente appartenenti a due correnti di pensiero diverse, non è stato godibile: Christina è stata zittita dall’audience svariate volte con fischi e altri versi tutt’altro che educati, mentre Roxane ha ricevuto applausi su applausi. Non è stata la differenza di opinioni a darmi fastidio, che anzi era il motivo per il quale ero lì, ma il modo in cui tale differenza è stata (non) accolta dal pubblico, che ha umiliato sé e il femminismo in generale.

Il dibattito si è aperto con l’ormai onnipresente domanda su #MeToo: è stato un movimento utile? Cosa ha smosso? Ci sono dei rischi? 

Christina Hoff Sommers ha spiegato che sì, dal suo punto di vista #MeToo ha avuto un valore innegabile, ha portato alla luce delle problematiche che nessuno prima aveva affrontato. Ma ci sono numerosi rischi. L’accademica ha portato come esempio un episodio accadutole non troppo tempo addietro: era in ascensore, insieme a parecchie altre persone, e una donna ha chiesto a un uomo a quale piano avesse bisogno di andare. L’uomo ha risposto: «Piano L, come Lingerie.» Una battuta infelice senz’altro, ma la reazione della donna è stata tale che c’era stato bisogno di chiamare la security. La donna insisteva che era stata traumatizzata, mentre l’uomo si rifiutava di scusarsi. Christina Hoff Sommers ha raccontato quanto la battuta fosse stata stupida, ma senz’altro non traumatizzante.
Da lì si è aperta una parentesi durata per metà dell’incontro e che è stata ripresa nel Q&A: se da un lato le sostenitrici di Roxane Gay volevano che le donne venissero “tutelate,” dall’altro Christina Hoff Sommers ci teneva a precisare che una tutela eccessiva rischia di infantilizzare l’intera causa femminista. Nello specifico, ha portato come esempio la realtà di un college americano dove alcune studentesse femministe hanno richiesto di poter usufruire di alcune stanze come spazi “sicuri” per le donne. All’interno di questi spazi, ci sono colori, cagnolini e altre amenità che, per ammissione stessa di Christina, non fanno che rendere infantile una necessità più che legittima: le donne hanno diritto a spazi sicuri dove possano condividere le proprie esperienze e guarire dai propri traumi, ma non è tramite l’istituzione di stanze speciali che sembrano disegnate per i bambini che questo può avvenire. Bisognerebbe investire in psicologi, piuttosto, in corsi di educazione sessuale. La cosa è degenerata: una delle sostenitrici di Roxane Gay ci ha tenuto a dichiarare al microfono che proteggere le donne non è infantilizzare la causa femminista, poi ha voltato le spalle a Christina e se ne è andata.

Contro Christina Hoff Sommers si è unita un’altra ragazza, la quale ha raccontato di aver studiato in un college americano. 

La ragazza ha parlato di un ragazzo che l’ha corteggiata insistentemente, fino a che lei, esasperata, non gli ha permesso di andare a letto con lei. «Per me, questo è stupro,» ha concluso la ragazza, chiedendo a Christina Hoff Sommers come pensa che si possano risolvere casistiche del genere. Christina, a mio parere, ha fatto prova di una classe rara: anziché far notare alla ragazza che la scelta delle parole tramite le quali ha confessato il suo stupro era essa stessa un’ammissione di non-stupro (permettere a qualcuno di fare qualcosa significa consentirvi), l’accademica ha specificato che esistono dei programmi volti a prevenire lo stupro on campus. In particolare, sosteneva Christina Hoff Sommers, quelli volti a educare le donne si sono rivelati particolarmente utili: «Non si parla di cose come fare attenzione a cosa si indossa, o non bere troppo. Sono corsi che forniscono gli strumenti emotivi per cavarsela in alcune situazioni alle quali siamo abituate a rispondere con gentilezza. Il corso aiuta le donne a mettere la gentilezza dopo la propria sicurezza.» La platea ha iniziato a fischiare, sbuffare e altre espressioni molto educate di dissenso.

Roxane Gay, da parte sua, ha spiegato come lei creda che gli uomini «se la caveranno».

Non vanno protetti, non ci si deve preoccupare dell’uomo dell’ascensore, perché storicamente e socialmente gli uomini se la sono sempre cavata e continueranno a farlo. Al contrario, bisogna «over-compensate», perché dopo secoli di svantaggi e sottomissione le donne possono permettersi di overcompensare. A questo, Roxane Gay ha aggiunto che è ridicolo che si possano inviare delle persone nello spazio, ma non si riesca a trovare un modo per fermare gli stupratori. Riversare sulle donne la responsabilità di frequentare dei corsi per non essere stuprate, a detta dell’autrice del bestseller Hunger, è assolutamente controproducente, nocivo e sciocco.

Quando è stato il momento di affrontare il gender pay gap, la cosa è arrivata ai suoi livelli minimi.

A quanto pare il soccer maschile è meno seguito di quello femminile negli USA, ma i giocatori di sesso maschile vengono pagati sensibilmente di più delle giocatrici donne. Christina Hoff Sommers sosteneva che il gender pay gap non esiste, che occorre tenere in considerazione una serie di fattori e variabili che giustificano la differenza di stipendio. Roxane Gay ha molto semplicemente detto, riferendosi alle statistiche inerenti gli stipendi nel soccer: «È letteralmente un pay gap.» Quello che Christina Hoff Sommers cercava di dire è che si tratta di business molto diversi: il soccer maschile guadagna sul merchandising, sui posti allo stadio, su una serie di eventi che nel soccer femminile non vengono apprezzati dalla fanbase. Non sono state offerte statistiche circa le spese che le fan del soccer femminile sono disposte a sostenere, quindi è difficile trarre conclusioni informate, ma una cosa è certa: se la platea avesse smesso di sbuffare rumorosamente, magari Christina avrebbe avuto modo di sentirsi a suo agio ed esporre le sue idee come avrebbe voluto.

Non ci dovrebbe essere guerra tra sedicenti femministe, il femminismo dovrebbe essere inclusivo per definizione.

Il fatto che ci si faccia la guerra tra sedicenti femministe e che si dimentichi a casa la buona educazione quando si ascolta una second-wave feminist non fa onore alle fan di Roxane Gay, che non sembrano lottare per un femminismo inclusivo. Infatti, quando è stato sollevato il punto relativo alle donne latine e ai loro diritti, che vengono spesso ignorati dalla causa femminista, le seguaci di Roxane Gay si sono dette scandalizzate: il femminismo dovrebbe essere intersezionale, si è detto. Ma quando si è trattato di mostrare rispetto per le idee di Christina Hoff Sommers, cercando un compromesso o comunque uno scambio pacifico, che testimoniasse la voglia di costruire insieme un femminismo migliore, i fischi si sono sprecati.
Il mediatore dell’incontro, Desh, fondatore di This Is 42, ha dichiarato che alla conferenza di Sydney le cose sono ulteriormente degenerate. Cosa dire? Se il femminismo implica zittire chi non la pensa come noi, fischiare a una donna che cerca di dire la sua e fingerci esseri così delicati da venire traumatizzati dalla parola “lingerie,” allora forse non voglio essere femminista. Le idee di Christina Hoff Sommers sono controverse, hanno bisogno di ulteriori ricerche e di lavoro, ma se non altro sono idee basate sul rispetto per tutte le donne, e non solo quelle che la pensano come noi. Il femminismo dovrebbe significare prima di tutto rispetto.





Giulia Mastrantoni
Ho collaborato per quattro anni all’inserto Scuola del Messaggero Veneto. Scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada e ora vivo in Australia. Ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, Gli Scrittori della Porta Accanto.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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